DANDOLO Enrico

DANDOLO Enrico

(Adro, 16 novembre 1850 - 16 gennaio 1904). Di Tullio e di Ermellina Maselli. Ultimo della stirpe, nacque due anni prima della morte del fratellastro Enrico e nove anni prima di quella di Emilio. Crebbe in clima patriottico, vicino alla madre che teneva un salotto dove convenivano patrioti (come Cavour) e letterati. Appassionato di studi ma più ancora di agricoltura e di problemi economici, esperimentò nei possedimenti di Adro e di Bargnano (di cui assunse la direzione diretta) moderni metodi di coltura, specialmente della viticoltura. Scrisse anche articoli sulla "Sentinella bresciana". Liberale moderato fu candidato al Parlamento e, dal 1889, salvo un breve periodo, fu consigliere provinciale del Mandamento di Adro. Nel 1895 fu pure segretario del consiglio stesso, eletto anche dal voto di avversari. Frequentò l'alta società milanese e al tempo stesso seppe immedesimarsi nella vita più semplice di Adro. Fu anche un abile tiratore e nel 1887, con la squadra di tiro a segno di Brescia formata da lui, da Fisogni, da Bonicelli e da Sabatti, difese i colori italiani a Ginevra. Si deve soprattutto a lui, presidente della locale congregazione di carità, oltre che alla madre, la costruzione dell'ospedale di Adro donato al paese dalla famiglia.