DALLE CROCI Giovanni Francesco

DALLE CROCI Giovanni Francesco

Orafo, della famiglia dei Dalle Croci. Figlio di Bernardino. Autore della croce esistente in S Francesco. E' firmata "Juanis Fracisci a Crucibus industria 1501? Venne commissionata probabilmente sulla fine del 1499 in esecuzione del testamento di p. Francesco Sanson. La croce alta un metro e cinque centimetri, si regge come scrive A.Peroni, su una palla lavorata a intrecci con quattro foglie che si dipartono dal centro delle due semicalotte, divise da una fascia incassata con ornamenti quadrati filigranati. I bracci recano nei punti terminali medaglioni con profilo ricavato dal nesso di un quadrato con una serie di quattro archi inflessi per lato. In realtà la medesima forma si ripete lungo i bracci, fino al centro, con un elemento in più nel braccio inferiore, più lungo. Dal medaglione più basso del braccio inferiore si dipartono due cornucopie che, attraverso una base baccellata, reggono le due figure intere a tutto tondo della Vergine e di S.Giovanni. Rivolte verso il recto, esse accompagnano, secondo l'uso tradizionale (ma questo è il primo esempio che se ne conserva nel Bresciano), il Crocifisso. Nello stesso lato, alle estremità, sono applicati a tutto rilievo la figurazione del pellicano, sopra, e il busto della Maddalena sotto, secondo il solito repertorio tematico, mentre nei due laterali prendono posto i busti dei santi vescovi Bonaventura e Ludovico. Le figure del verso comprendono in prevalenza santi dell'ordine francescano. Al centro, a tutta figura, S.Francesco stigmatizzato, e poi i busti rispettivamente, sopra quello di S. Bernardino, sotto quello di S.Chiara, a sinistra quello di S.Antonio da Padova, e a destra quello di S.Pietro martire. Tutte le parti figurali a rilievo sono appoggiate su una mensola lavorata a intrecci o a girali nel cui fregio è la scritta niellata coi nome del personaggio. I medaglioni intermedi recano al centro un rilievo di forma quadrata con figure dorate su fondo brunito; si tratta delle storie della Passione. Gli spazi laterali si adornano di grottesche con minuscoli busti, delfini, cornucopie, fogliami di minutissimo cesello, su fondi smaltati con alternanza di verde e azzurro. Con eguali motivi ma senza smalti sono riempite le zone dei bracci intermedie ai medaglioni. Sulla costa si sviluppa un motivo a intreccio di nodi francescani, mentre non mancano ai vertici le appliques in forma di bocci e motivi di delfini contrapposti che aggettano sul profilo, ma con una sobrietà che si distacca nettamente dalle forme globulari, piuttosto grosse che abbiamo visto sin qui. Di unitaria perfezione, la definisce ancora il Peroni, che ne esalta la tematica figurale e decorativa impostata su basi assolutamente inedite. Assistiamo, da una parte, ad un estremo affinamento di quei motivi ornamentali, che venti anni prima le maestranze lombarde avevano con stupefacente virtuosismo elaborato nei fregi della chiesa dei Miracoli e della Loggia. E ciò con tutti i mezzi propri dell'oreficeria più scaltrita come dimostra anche solo il sapiente uso dei fondi colorati a smalto. D'altro canto poche altre oreficerie mostrano un dominio così pieno, una così coerente finezza interpretativa e stilistica nelle parti figurali. Ma dove raggiunge una vera altezza del tutto singolare è nel sovrapporsi, in calcolatissimo contrappunto, a tanto frastagliato e frantumato cromatismo decorativo, di forme sotto cui preme un pathos autentico, un penetrante rovello interpretativo. Lo sbalzo persegue larghi arrotondamenti e gonfia i panneggi cui non manca una certa tensione lineare. Tutte le figure esprimono così una contenuta drammaticità, un senso di sofferta e serena aspettazione, condividendo quella certa "ambiguità" stilistica tra ieratismo e pienezza umana tra residui di compostezza formale precostituita e spunti realistico-espressivi che è propria anche delle manifestazioni più suggestive dell'arte lombarda contemporanea, a cominciare dalla stessa pittura foppesca. Il Peroni ancora scrive: "Per quanto si cerchi, non si riesce a trovare nella produzione coeva dell'oreficeria qualcosa che possa adeguatamente paragonarsi a questa serie di piccoli rilievi. Ma l'opera tutta resta isolata anche nell'ambito locale" Gli è attribuito dal Morassi con dubbi, il reliquiario di S.Afra nella chiesa omonima che, sempre secondo il Peroni, appartiene ad un "genere" meglio documentato in altre città e rappresenta a Brescia il primo ed unico caso che si possa citare, per il periodo che stiamo esaminando. La struttura tondeggiante della testa, il morbido circolare del chiaroscuro, l'assenza di quel disagio che tradisce, in lavori consimili, la fatica dell'orefice impegnato in un tema statuario, anche se non manca una certa pedantesca minuziosità nel trattamento della veste, sono altrettante constatazioni che emergono da un confronto con le figure della croce di S.Francesco. Ci ritroviamo dunque al punto in cui, ribadita l'eccezionalità e l'isolamento di Giovan Francesco nell'ambito della oreficeria vera e propria. dobbiamo sottolineare la sua affinità con le migliori manifestazioni della scultura del tempo, e in particolare con quelle di Stefano Lamberti. Anche in questo senso, di partecipazione profondamente impegnata nella ricerca stilistica, il maggiore esponente della famiglia dei Dalle Croci va considerato tra gli autori, a Brescia, di un vero rinnovamento "rinascimentale".