CIMITERI

CIMITERI

I primi cimiteri bresciani sorsero dapprima fuori della città e dei centri abitati, lungo le strade di comunicazione, perché i mortali non dimenticassero i morti. Fra le necropoli suburbane di Brescia una delle principali è quella di S.Afra, allora fuori le mura cittadine. Verso il sec. VI i cimiteri vennero sistemati attorno alle prime basiliche urbane e poi alle pievi e alle chiese parrocchiali, per cui ogni chiesa di rilievo ebbe il suo "sagrato" o cimitero, anche se in effetti si poteva seppellire ovunque vi fosse un luogo sacro e sacro diventava ogni luogo dove si scavasse una tomba. L'uso e abuso di seppellire in chiesa, onore prima riservato ai personaggi più elevati, si estese nel sec. XIII con la diffusione degli ordini mendicanti che avevano incominciato a fabbricare chiese più vaste e ad accogliervi salme di benefattori o di appartenenti a congregazioni religiose. Cimiteri comuni si estesero intorno alle chiese parrocchiali di città come S. Giovanni, S. Nazaro, S. Giorgio (dove esistette anche un cimitero per giustiziati), S.Lorenzo (del quale rimasero lapidi del sec. XVI), e attorno a S.Domenico, S.Francesco (la cui piazzetta era un cimitero chiuso con muro e ornato di tombe distinte), S.Giuseppe, Carmine. Avanzi del Cimitero di S.Agata vennero rinvenuti durante gli scavi per costruire piazza Vittoria con iscrizioni del 1518. Anche il chiostrino delle Grazie è sorto su un cimitero del convento. Molti cimiteri scomparvero quando vennero costruite chiese più ampie che andarono specie nel Cinquecento ingombrandosi di tombe e ciò fino a quando nelle loro visite il vescovo Bollani e S.Carlo proibirono il seppellimento nelle chiese senza speciale licenza. Furono allora distrutti monumenti di personaggi insigni, mentre alcune iscrizioni ci sono state conservate dalla diligente cura del pittore archeologo Sebastiano Aragonese. Nel seicento tuttavia l'uso di inumare nelle chiese riprese nonostante le pestilenze e le proibizioni. Alla fine del settecento si incominciò, alfine, a dare ai cimiteri decorosa forma artistica alla quale contribuirono artisti come il Carboni, il Donegani, il Marchetti ed altri. Una vivace discussione sulla "laicizzazione" dei cimiteri preparò l'applicazione della legislazione napoleonica del 1809. Sopra il cimitero della parrocchia di S.Alessandro a SE della città venne sistemato un altro cimitero per defunti degli Ospedali. Prese il nome, analogamente ad altre città fra cui Milano, di Foppone (v.). e funzionò fino al 1835. Numerosi i cimiteri della provincia che ebbero le cure dei vescovi di Brescia e specialmente di S.Carlo Borromeo nelle loro visite pastorali. In seguito alle leggi napoleoniche in tutta la provincia, fatte poche eccezioni come a Quinzano, Corteno, ecc. sorsero nuovi cimiteri. Fra i più monumentali ricordiamo quelli di Chiari, Bagnolo M., Verolanuova.