CIMBERGO

CIMBERGO (in dial. Shimberg, in lat. Cimbergi)

Paese dell'alta Valcamonica a 82 km. da Brescia. Sorge a m. 850 s.m. sulla costa del monte Badile, poco a monte di un vasto pianoro che si affaccia a strapiombo a N sul corso del torrente Re e sulla sottostante Valle. Il territorio comunale (con superficie di 26.33 kmq.) raggiunge la massima elevazione con il monte Frisozzo (m. 2899) ad E del capoluogo ed è dominato dal monte Badile. E' comune e parrocchia autonomi. La parrocchia fa parte della vicaria di Breno, zona (II) Media Vallecamonica. L'Olivieri lo fa derivare dal nome personale germanico Sigimbergo. Ma il nome potrebbe derivare da shima - cima, berg, voce celtica - altura o da cember, legno cembro. Abitanti (Cimberghesi): 785 nel 1851, 840 nel 1871, 873 nel 1881, 943 nel 1901, 883 nel 1911, 857 nel 1921, 801 nel 1931, 800 nel 1941, 830 nel 1951, 658 nel 1961, 749 nel 1971 (famiglie 230, maschi 369, femmine 380, addetti all'agricoltura 40, ad altre attività 262, popolazione presente 653).


La zona venne abitata da tempi antichissimi come documentano numerose incisioni rupestri che vi sono state trovate. La rocca è già nominata dagli Statuti bresciani nel sec. XIII ma la prima investitura di Cimbergo da parte del vescovo di Brescia sembra sia stata fatta nel 1153 a Lanfranco V, della "gens" ghisalbertiana dei conti di Bergamo dai quali, secondo il Wurstenfeld, discenderebbero i Martinengo. Di altri beni sulla costa di Serio o di Zero il vicario vescovile investiva il 12 aprile il Comune nella persona del sindaco Martino fu Rodolfo. Distrutto il centro di Serio o di Zero, Cimbergo ampliò nel 1447 i suoi beni boschivi. Il Castello sarebbe stato distrutto nell'ottobre 1288 dai Bresciani, per essersi ad essi ribellato. Ma, in effetti, Cimbergo seguì le vicende di Cemmo della cui contea entrò a far parte intorno agli inizi del sec. XIV, rimanendo fedele agli ideali guelfi specie a Brescia e poi a Venezia, contro i Visconti di Milano e i Federici di Valcamonica. Forse a causa di una ribellione Barnabò Visconti faceva uccidere il 6 luglio 1361 trentotto abitanti di Cimbergo e di Almenno, e nel 1363, dispersa la lega che questi castelli gli opponevano, li faceva diroccare. Fu certo in seguito alle continue estenuanti e sanguinose lotte che il 12 marzo 1378 si riunirono in Cimbergo alcuni capiparte guelfi e ghibellini delle Valli Camonica e di Scalve per stabilire la cessazione delle ostilità in tutti i luoghi fortificati della Valle, ad eccezione della rocca di Cemmo. Nella pace di Breno del 1397 troviamo, di parte guelfa, anche un Antoniolo da Grevo coi suoi amici di Cimbergo. Nel 1428 aveva la contea Bartolomeo da Cemmo. Il 28 maggio 1430, in cambio della fedeltà dimostrata, Venezia conferiva a Bartolomeo di Cemmo la giurisdizione su Cemmo e Cimbergo. Ma nel 1439 Cimbergo con Cemmo e Vezza veniva liberato da Minolo Federici che si fece passare per amico di Venezia, la quale l'11 aprile 1441, toglieva Cimbergo al conte di Cemmo per investirne il conte Paride di Lodrone che nel 1438 era sceso in Valcamonica contro i Visconti e in aiuto a Venezia. Cimbergo rimase fedele alla Repubblica anche durante la ripresa viscontea del 1441-1446. Per questo il 23 dicembre Venezia concederà ad alcuni cevesi privilegi particolari. Fu probabilmente nel 1441 che il castello venne rinforzato con cannoniere aperte quasi a raso terra. Nel 1455 poi, quando la Serenissima dispose che tutte le fortificazioni della Valcamonica venissero smantellate, concedette che il castello di Cimbergo non venisse demolito proprio in grazia della benemerenze acquistatesi dai Lodrone nella lotta ai Visconti, i quali da Cimbergo estesero la loro potenza su altri luoghi della valle come su Vezza (1502). Ma i Lodrone che avevano la loro base altrove se ne liberarono presto tanto che nel catastico del da Lezze si legge che patroni un tempo di molti beni, "li hanno venduti restandogli essa rocca". Nel sec. XVIII, dai Lodrone, il castello ormai diroccato forse da un incendio, passò a famiglie private del luogo. Del castello scrive il Lechi che è uno dei pochissimi della Valcamonica che "conservino tracce di un certo rilievo dell'antica costruzione" anche se dai ruderi non si può immaginare l'aspetto architettonico. Chiara invece la planimetria a pentagoni anche se non perfetti. Fu certo abitato e poi distrutto da un qualche incendio. Nella casa parrocchiale una iscrizione forse trasportatavi da Breno ricorda il conte Celso Duceo, vicario della Valcamonica nel 1592. La strada che raggiunge Cimbergo e Paspardo venne costruita nel 1942 e venne chiamata "strada del duce". Un edificio scolastico nuovo venne costruito nel 1960. La parrocchia si formò nel sec. XIV circa, staccandosi dalla pieve di Cemmo. La chiesa parrocchiale dedicata a S.Martino, venne forse eretta nel sec. XV, su una precedente cappella. Assai angusta venne ampliata nel 1613, mutandone l'orientamento così che l'abside divenne la cappella laterale della nuova chiesa. Da quell'anno la chiesa mutò il titolare da S.Martino in quello dell'Assunta. Coperta da un semplice tetto venne completata di un volto nel 1700, mentre nel 1735 ebbe il fonte battesimale. Nel 1851 venne edificato il campanile e nel 1868 collocato un buon concerto di campane. Frattanto nel 1860 il parroco don Fasanini, aveva iniziato la costruzione di una nuova chiesa non senza prima aver innalzato con lavoro improbo di tutta la popolazione, un forte terrapieno ed una muraglia ad arcate per sostenere le nuove campate della chiesa. L'opera venne condotta da un architetto cimberghese, Giovanni Maria Donati. Compiuta la costruzione nel 1863, il Pellini la abbellì con stucchi. In più venne abbellita con una tela del Campini, raffigurante la comunione di S.Luigi da S.Carlo. Una tela rappresentante la "Natività della Vergine" è di Santo Cattaneo. Vi esistevano anche due statue di S.Pietro e di S.Paolo di Antonio Callegari, poi scomparse e una bella cancellata di ferro secentesca. La pala dell'altare maggiore raffigurante l'Assunta (olio su tela 2 x 250) è del Baldissera datato 1608. Sul primo altare di destra sta una pala di Ariassi (olio su tela 190 x 110) raffigurante i SS. Carlo B. e Luigi, sul primo altare di sinistra sta un'altra tela del Baldissera, datata 1634 e raffigurante la Madonna del Rosario (olio su tela 2 x 250). Gli affreschi sono tutti del Guadagni di Esine e raffigurano nell'abside la glorificazione della Vergine: nella prima campata l'Assunzione, nella seconda la Presentazione al tempio, nella terza l'Annunciazione, nella controfacciata Gesù che caccia i profanatori del tempio. La vetrata riproducente S.Anna e Maria bambina è della ditta Bontempi di Brescia. Gli altari sono di marmo intarsiato, bellissimo il maggiore con tabernacolo elegantissimo a colonnine e festoni e il ciborio a sei colonne a tortiglione. Le soase sono tutte del settecento. Belle le statue dell'Immacolata del secondo altare a sinistra (alta 1,40) di scuola fantoniana e della Madonna del Rosario settecentesca restaurata dal Ferrari nel 1962. L'organo venne costruito nel sec. XVIII da G.Gregori. La chiesa di S.Giovanni Battista ha begli altari e soase di marmo. Sull'altare maggiore sta una pala di Anna Baldissera raffigurante la "Natività di S.Giovanni B." (olio su tela 200 x 300), sull'altare di destra sta una tela di Santo Cattaneo raffigurante la "Natività di Maria SS." (olio su tela 100 x 200), sull'altare di sinistra sta una pala con il crocifisso e l'Addolorata di "Frate Blancus" (olio su tela 200 x 300). La chiesa dedicata a S.Giovanni Battista venne eretta nel 1529 per opera della confraternita dei Facchini di Venezia, con l'incoraggiamento del vescovo di Brescia, Paolo Zane. L'ancona, raffigurante la nascita di S.Giovanni Battista, fu dipinta dal Baldissera nel 1621. Nel 1574 venne eretto il campanile. Sopra l'arcata del presbiterio sta un bell'affresco rappresentante l'Annunciazione. Un ex voto del 13 luglio 1653 ricorda un fatto tragico accadutovi: un fulmine uccise due donne e ferì parecchi fedeli che vi ascoltavano la messa. Legata alla chiesa di S.Giovanni Battista è la Confraternita dello stesso santo di cui esiste una mariegola del sec. XVI pubblicata da R.Putelli nel 1925. Vi si accenna ad una "vision miracolosa" avvenuta nel 1522 e al miracolo della risurrezione di un bambino. La confraternita venne fondata nel 1533 per iniziativa di Benvenuto Polonioli. Distante mezz'ora dal paese vi è una cappella detta dei morti di Boano e, in dialetto, i "Morcc de Buà" che ricorda i morti di peste alla quale i cimberghesi accorrevano spesso.


Gli ampi pascoli hanno favorito soprattutto l'allevamento di bestiame bovino. Vi sono coltivazioni di frutta, frumento, patate, orzo e soprattutto di segale che dà ottimo pane, cotto in forni all'aperto. Abbondanti furono un tempo i castagneti, i boschi cedui e resinosi. Squisitissimo il miele che vi si produceva. Attive alcune segherie, e, da qualche anno, una piccola fabbrica di attrezzature metalliche. Numerosissimi un tempo i muratori, gli scalpellini, falegnami, fabbri e arrotini. Di rilievo l'emigrazione della manodopera, specie edile, all'estero. Buone le prospettive turistiche, grazie anche allo sviluppo di strade come quelle per il bosco "Varecola" a Sottocastello.


Parroci: Giacobino da Braone (22 aprile 1459 1496), ? (15 maggio 1507 - ? ), Francesco De Livi (8 marzo 1523), fra Gabriele Cominzoli (23 marzo 1532 - ? ), Giov. Battista di Leno (? ), Rocco Bontempi di Bienno (8 marzo 1553), Martino Recaldini di Cimbergo (1561 (? ) - 11 luglio 1580), Giov. Paolo Recaldini di Cimbergo (3 agosto 1580 - 20 maggio 1603), G.B. Agostani di Capodiponte (10 agosto 1603 - 5 giugno 1605), Martino Recaldini di Cimbergo (1 aprile 1613 - 15 ottobre 1636), G.B. Omeri di Sellero (15 novembre 1636 21 novembre 1646), G.B. Cerruti di Vezza (21 novembre 1646 - 8 gennaio 1648), G.B. Moratti (o Creceri) di Vione (16 maggio 1684 - 19 gennaio 1657), Domenico Cerruti di Ponte di Legno (5 marzo 1657 - 2 novembre 1659), Giacomo Troncatti di Corteno (6 dicembre 1659 - 1662), Bartolomeo Rizzi di Vione (18 dicembre 1662 - 2 novembre 1674), Faustino Fadiga di Capodiponte (26 febbraio 1675 - 31 luglio 1685), Benedetto Giulia di Cimbergo (29 novembre 1685 - 10 marzo 1702), Pietro Cuzzetti di Villa d'Allegno (11 aprile 1702 - 24 aprile 1728), Comino Spranzi di Collio (18 agosto 1728 - 30 agosto 1731), G.B. Sica di Zone (23 aprile 1732 - 21 maggio 1774), Domenico Casalini di Cevo (31 agosto 1774 - 18 giugno 1788), Lazzaro Eusebio Ceresetti di Capodiponte (15 settembre 1788 - 28 agosto 1792), Domenico Botticchio di Ossimo (23 novembre 1792 - 27 giugno 1824), Pietro Vitali di Grevo (7 ottobre 1824 - 2 marzo 1837), Gioachino Gulberti di Rino di Sonico (28 settembre 1837 - 1846), Bortolo Fasanini di Cimbergo (24 maggio 1849 - 26 novembre 1871), Domenico Torri di Corti di Lovere (6 giugno 1872 - 5 novembre 1875), Valentino Demarie di Cimbergo (29 gennaio 1876 - 14 febbraio 1876), Luigi Brescianelli di Capodiponte (11 maggio 1876 - 15 giugno 1884), G.B. Bonomini di Cimbergo (19 agosto 1884 - 13 giugno 1933), Luigi Bazzoni (1933 - 1940), Giuseppe Bontempi di Berzo Inferiore (1941 - 1956), Paolo Blanchetti di Cemmo (1956 - 1973), Giuseppe Chiapparini di Paisco (1973).