CELLATICA

CELLATICA (in dial. Saladega, in lat. Cellaticae)

Centro agricolo e industriale che si adagia sui primi rilievi a NO di Brescia, confinando per buona parte con essa. Si trova a 7 Km. da Brescia, m 170 s.l.m. ed ha una superficie comunale di 6,42 Kmq. L'abitato è sparso, con belle case di campagna ed oggi con villaggi moderni. E' comune e parrocchia autonoma. Questa fa parte della vicaria di Gussago e della Zona (XVII) Suburbana II. Abitanti (Cellatichesi): 600 nel 1610, 1557 ab. nel. 1861, 1588 nel 1871, 1572 nel 1881, 1941 nel 1901, 2040 nel 1911, 2291 nel 1931, 2747 nel 1936, 3137 nel 1951, 3231 nel 1961, 3404 nel 1971 (famiglie 916, maschi 1639, femm. 1765, popol. pres. 3329, add. all'agric. 86, ad altre attività 1279). Secondo il Rosa costituirebbe la punta più orientale della Franciacorta. Nel sec. XII si chiama Zellatica, nel sec. XVI Celadèga. Nel sec. XIII in luogo vi erano due toponimi Cella e Villa. Probabilmente deriva da cella,termine che prima del sec. X significava oratorio o piccola chiesa, e che in seguito significò deposito di frutti campestri. Probabilmente si tratta di una "cella vinaria" di un monastero. La zona era attraversata dall'antica strada per Iseo e la Valcamonica che usciva dalla città dalle porte dell'Albera. Vi si rinvenne una iscrizione romana dedicata a Minerva. Cellatica fece parte del "territorium civitatis" che Corrado II il Salico donava nel sec. XI al vescovo di Brescia Olderico I. Religiosamente passò nel contempo a far parte della plebs urbana e perciò alla dipendenza della Cattedrale che vi nominò per la cura pastorale un canonico. Soltanto nel 1616 vi venne nominato un parroco. Vi ebbe, inoltre, proprietà il Monastero di Leno. Nel 1439 Cellatica venne messa a ferro e a fuoco da Nicolò Piccinino. Durante il dominio veneto il paese fece parte della Quadra di Gussago. Nei secoli XVII e XVIII vi assume importanza una borghesia attiva che si dedica allo sviluppo agricolo e commerciale della zona. Tipica in questo senso la famiglia Borgondio - Sala e quella di Ottavio Boroni che danno incremento all'agricoltura e soprattutto alla viticoltura. I Borgondio-Sala ebbero il punto d'appoggio nella fattoria "La Cinta" e il Boroni nel suo palazzo e sui suoi vasti fondi. Nel 1300 venne edificato un convento di francescani. La costruzione venne poi trasformata in abitazione civile passata ai Trebeschi. La casa è stata dipinta dal Teosa. Caratteristica l'antica cantina con tini di marmo, scavati a mano in massi monolitici, della capacità fino a cento brentine. Pietro e Giovanni Trebeschi vi costruirono una sala-teatro per la ricreazione degli abitanti. La casa servì come punto di riferimento e rifugio di patrioti. Un palazzo eressero a metà "Terra" i Pulusella che nel 1428 ebbero dalla Repubblica Veneta terre e privilegi in compenso ai molti servizi prestati. Costruito nel Cinquecento ha robusta ed armoniosa struttura. E' passato poi alla famiglia Mazzola. Analoghe ricompense e privilegi ebbero in Cellatica i Martinengo che vi costruirono un robusto e spazioso palazzo di stile rinascimentale. Fra i più bei palazzi o ville di Cellatica spicca quello dei Covi che si erge in località Terra. Ha tutta l'aria di una fortezza. Fu dipinto egregiamente da pittore ignoto ed arredato con grande gusto. Nel 1868 venne donato dalla signora Sempreboni Boroni Teresa alla Congrega Apostolica e nel 1880 venne adibito ad oratorio maschile. Caratteristica la dimora che volle prepararsi a Cellatica Ottavio Boroni, impresario nautico, che oltre ad acquistare molte terre e i palazzi Covi e Pulusella fece costruire nel 1806 un palazzo a forma di nave con una torretta al centro, oblò nelle pareti e che volle abbellito da Giuseppe Teosa. Nel palazzo Boroni ha trovato ospitalità per lunghi anni l'"Istituto Pro Familia" accogliendo coppie di fidanzati e di sposi per corsi di preparazione al matrimonio. ECCLESIASTICAMENTE appartenne alla pieve di Gussago. Quando circa nel 1130 papa Onorio II volle dotare di beni il Capitolo della Cattedrale, incluse fra i benefici anche quello della cappella di S. Giorgio in Cellatica. Cresciuta la popolazione, il Capitolo vi mandò un parroco, riservandosene il diritto di patronato, che venne esercitato fino alla fine del sec. XVI, quando passò al vescovo. La chiesa parrocchiale venne edificata nel 1500 e conserva ancora la struttura basilicale con pianta a tre navate divise da archi su colonne. Intitolata a S. Giorgio M. è stata consacrata nel 1670 dal vescovo di Brescia Marin Giorgi. Contiene tele di notevole bellezza fra cui la grande pala dell'altare maggiore raffigurante S. Giorgio a cavallo che uccide il drago firmata "Palea pinxit anno 1663" di cui lo stesso autore, Francesco Paglia, scrisse "per me S.Giorgio di Cellatica è il mio capolavoro". Bella è anche la pala dell'altare di mezzo a destra raffigurante la Madonna con Bambino e i SS.Carlo B. e Francesco d'Assisi in preghiera firmata "Octavius Amigonius pinxit anno 1633". La terza tela collocata sull'altare del SS.Sacramento di autore ignoto è sicuramente della Scuola del Romanino. Le tre tele sono state restaurate nel 1966 da G.B.Simoni. La chiesa parrocchiale conserva tre croci astili in argento del sec. XVIII, finemente cesellate, una lampada votiva in argento massiccio datata 1702 ed una bellissima pianeta cinquecentesca non a torto detta "papale". Su un'amena collina sorge il SANTUARIO della MADONNA DELLA STELLA. Nel luogo chiamato la Selva, il 31 maggio 1536 apparve la Madonna con Gesù Bambino nel mezzo di una stella lucentissima al sordomuto Antonio de Antoni di Gardone V.T., pastore del gregge di Bonomo Bonomi di S.Vigilio, esprimendogli il desiderio che sul luogo venisse costruito un tempio e lo guarì. Trovandosi il luogo ai confini di Cellatica con S.Vigilio e Gussago, il 24 giugno dello stesso anno veniva formata una commissione per la raccolta delle offerte e la costruzione della chiesa già permessa il giorno antecedente dal vescovo di Brescia. Deciso il 25 marzo 1537 l'inizio dei lavori, il 2 giugno veniva posta la prima pietra e in due anni la fabbrica venne realizzata. Il santuario fu continuamente abbellito. Del 1538 è la bellissima pala del Romanino. Del 1612 la pala di S.Carlo dovuta al Cossali e del 1632 alcuni quadretti che vi fanno corona dovuti a Gian Giacomo Barbello ed altri attribuiti a Giuseppe Tressino. Del 1621- 1623 la pala di Antonio Gandino, dedicata a santi protettori delle tre parrocchie (S.Lorenzo, S.Vigilio, S.Giorgio) oltre ai SS.Fermo e Gottardo. Nel 1624 il Lanzini fece l'ancona dell'altare maggiore. Il paliotto dell'altare è dovuto a Lattanzio Oliva e Marco Angelo Benaglio. Nel 1627 viene eseguita l'ancona piccola della Madonna sostituita poi nel 1713 da quella attribuita a Bortolo Balladori. Nel 1667 Antonio Morone dipinge la lunetta del coro. Del 1633 è il pulpito, dovuto ad Angelo Gambaria. Nel 1665 venne posta la pala di Pietro Marone raffigurante S.Francesco. Sono ancora del Marone o della sua scuola (metà sec. XVI) i dipinti della "Natività della Madonna" e l' "Apparizione della Madonna della Stella". Del 1696 sono i due buoni dipinti raffiguranti la "Flagellazione" e l'"Incoronazione di spine". Nel giugno 1637 Graziadio Antegnati riparava l'organo, sostituito nel 1731 e ancora nel 1880 ad opera di G.B.Molinari. Nel 1965 veniva completato il concerto delle campane. La chiesetta di S.ROCCO, sul colle omonimo, è del sec. XV, in armonioso stile romanico e contiene una preziosa statua lignea di S.Rocco del sec. XVI. La tradizione vuole che intorno ad essa sia esistito il primo cimitero di Cellatica. Dal 1971 al 1973 gli alpini del Gruppo locale hanno costruito una chiesetta dedicata ai caduti di tutte le guerre, su progetto del sindaco Corti. Affrescata da Giovanni Trainini conserva nel piccolo altare un pugno di sabbia del deserto libico ed un pugno di terra russa. A Cellatica trovarono rifugio e vissero patrioti quali i Trebeschi. Nel 1849 ai Campiani si rifugiò don Boifava. ECONOMIA. Un certo risveglio economico-sociale è indicato dalla nascita di una Cassa Rurale. Una presenza attiva vi ebbe il movimento cattolico che espresse nel 1883 un comitato parrocchiale e che ebbe poi esponenti nell'avv. Andrea Trebeschi, in don Luigi Daffini e mons. Trombetta. Nuovo sviluppo a Cellatica venne dal tram elettrico Brescia-Gussago inaugurato nel 1908. L'agricoltura, tipicamente collinare, vede estese coltivazioni di vite con coltura specializzata e con cantine annesse alle aziende agricole ed un enopolio. Vari i vitigni coltivati e più precisamente per i vini rossi: Schiava, Merzemino, Barbera, Nebbiolo, Corva, Sangiovese, Cabernet; per i vini bianchi, vinificati per uso solo familiare: Malvasia, Moscato, Trebbiano, Imbrunesca. Il vino che si produce è un tipo di mezzo colore, sapido, con buon profumo, prontamente frizzante, abbastanza aromatico ecc. con gradi di alcool 10-11 in pianura, 11-13 in collina. Di prestigio i vini della Stella e dei Campiani. Fra le vigne si notarono sempre quelle dei Carabioli, in un crocicchio fra la vecchia strada Brescia - Fantasina - Gussago, della Fantasina, dei Boschi, dei Boschini, dei Roveri, delle Costiole, e sulla collina le vigne della Polona, della Poaf. Nel sec. XVI, Teofilo Folengo si chiedeva: "Che vale la Vernaccia di Volta Mantovana in confronto di quella che Cellatica partorisce?" Lodi particolari alle uve di Cellatica fece Agostino Gallo. Ancora pochi decenni fa il vino prodotto nelle cantine Magnocavallo si trovava sui listini dei migliori ristoranti di Milano. Poi la fama cadde, per riprendere solo recentemente grazie alla buona volontà di alcuni coltivatori quali i Trebeschi, Folonari, Bontempi, Mazzola, Magnocavallo, Salvi ecc, e alla fondazione, nel 1952 della Cooperativa vitivinicola produttori vini. Il lancio sul mercato del "Cellatica Chiaretto" ha incontrato il gusto dei consumatori e l'approvazione dei tecnici. Specialità del luogo sono i due rossi "Cellatica" e "Franciacorta" e il "Pinot" bianco cui si possono aggiungere il "Tokai" e il "Vino dei soci". Per la valorizzazione in forma cooperativa della viticoltura locale è sorta in località "Caporalino" la "Cantina sociale". Allo sviluppo agricolo contribuisce la "Cooperativa lavorazione associati terreni" che ha dato vita a chilometri di strade consorziali per permettere, sulle balze delle colline, l'accesso ai trattori. La valorizzazione turistica ha avuto incremento nella costruzione (1969-1970) di una strada collegante la collina della Stella con i Campiani, e poco più tardi della grande arteria fra Concesio e la strada sebina. Il paese è diventato una vera e propria zona residenziale, grazie alla costruzione di numerose abitazioni private e di un quartiere "La Famiglia". All'industria sono stati riservati circa 12 mila metri quadrati. Ridottasi l'attività agricola ed entrata in crisi la mezzadria, la manodopera cellatichese è andata gravitando sempre più sulla città. Da due decenni, tuttavia, sono sorte alcune officine meccaniche in luogo e decine di piccole aziende a ridosso della Badia. La festa patronale è fissata al 24 aprile, festa di S. Giorgio.


PARROCI: Pecinus q. Venturino de Bozinis di Gottolengo (rin.1353), Comino f.Bono de Ravazoli di Brescia (21 ottobre 1353 - rin. 18 gennaio 1354), Francesco de Ognabeni di Milano (18 gennaio 1354), Pietro da Soncino (1354), Guidone di Borgo S.Domenico (1424), Sigismondo Bulgaroni (14 gennaio 1450),Gabriello de Orlandis di Bagnolo (29 dicembre 1475),Bortolo (Bartolomeo) Guarinoni (1484), Gabriello de Orlandis (1519), Antonio Bresciani (dal 17 aprile 1525), Giulio Zamara (dal 17 agosto 1528), Stefano Zamara (dal 31 maggio 1545), Bartolomeo Paganino di Quinzano (23 settembre 1579 - 1 settembre 1611), Pietro Ongarini (23 febbraio 1612 - febbraio 1617), Gabriele Gennari (1 aprile 1617 - 11 aprile 1624), Giovanni Maria Franzini (18 marzo 1624 - 1630), Felice Ussoli (23 novembre 1630 - 28 giugno 1631), Bartolomeo Sacchetti (15 luglio 1631 - 26 febbraio 1659), Guglielmo Soardi di Montisola (18 marzo 1659 - 10 settembre 1680), Lodovico Zambelli di Brescia (13 dicembre 1680 - 1687), Giovanni Maria Alberghini di Nuvolera (25 gennaio 1689 - 1693), Giovanni Borelli di Pontevico (4 dicembre 1693 - 30 settembre 1720), Francesco Suanini (Svanini) di Ospitaletto (29 aprile 1721 - 1740), Antonio Soardi di Montisola (15 luglio 1740 - 14 gennaio 1745), Giacomo Delai di Botticino Mattina (3 agosto 1745, durato pochi giorni), Giacomo Binetti di Botticino Mattina (8 agosto 1745 - 31 gennaio 1790), Pietro Delai di Collio (5 aprile 1790 - 11 settembre 1829), Carlo Gottardo Gazza di Brescia (13 febbraio 1830 - 1856), Giosuè Pedercini di Vesio (24 maggio 1856 - 1856), Antonio Salvinelli di Sarezzo (10 novembre 1856 - 1859), Luigi Benedetti (6 dicembre 1859 - ottobre 1874), Angelo Almici di Coccaglio (19 ottobre 1874 - 1903), G.B.Guerra di Odolo (12 febbraio 1904 - 9 ottobre 1920), Edoardo Camplani (10 marzo 1921 - 1946), Giuseppe Giavarini di Pontoglio (6 gennaio 1947 - 1977), Antonio Bonometti (15 dicembre 1977- 1999), Pietro Lazzaroni (1 gennaio 2000 - 16 novembre 2006), Claudio Del Pero (8 gennaio 2007), Daniele Faita (10 ottobre 2010- 2018), mons. Claudio Paganini (27 luglio 2018).


SINDACI E PODESTA': Bontempi Giacomo (1866 al 1880), Bona conte Giulio (1880 al 1885), Bonomi rag. Giovanni (1885 al 1905), Bontempi Carlo (1905 al 1910), Compagnoni cav. Emanuele (1910 al 1920), Bontempi cav. Luigi (1920 al 1925), Dallavecchia cav. Gustavo (1925 al 1930), Trombetta geom. Gino (1930 al 1935), Lombardi ing. Arturo (1935 al 1939), Perotti rag. Francesco (1939 al 1944), Contadini Torquato (commissario 1944), Maggi Umberto (podestà 1944), Turola dr. Francesco (commissario 1944), Gottardi Giuseppe (commissario 1945). Sindaci: Zanetti rag. Luigi (1945 al 1950), Trebeschi avv. Cesare (1950 al 1960), Tonoli Bernardo (1960 al 1964), Corti geom. Bartolomeo (1964 al 1975), Zanetti Emilio (1975).