CASTELLI Arturo

CASTELLI Arturo

(Brescia, 20 giugno 1870 - 12 novembre 1920). Rimasto orfano di padre giovanissimo, fra estreme condizioni di indigenza si avviò alla pittura. Debuttò alla biennale veneziana del 1897 col quadro "La musica" che destò l'ammirazione di artisti e di critici. Seguirono una grande composizione allegorica "I fiori della morte" che ripetè in due motivi. Più tardi dipinse il "Medioevo" ultimando il ciclo delle creazioni con l'"Ora nera". A questi lavori ne frammischiò altri di carattere decorativo per alcuni palazzi bresciani come quello del Credito Italiano e, in collaborazione con Gaetano Cresseri, della Loggia. C. Ronchi ha definito la sua arte "di idealissima ispirazione aristocratica sempre" che rivelava "un fine ricercatore del Bello" e lo poneva "fra l'eletta schiera di quegli artisti superiori che nel realismo non trovano le sole ragioni dell'arte, ma per l'educazione della loro anima e per considerazione di dignità sentono la necessità di elevazione e di finalità umana. Egli era così un mistico tendente alla scuola di Verlaine, scuola che in pittura, se portò alla scienza coloristica del Ghil, da Carrière ad Aman Jean diede quella meravigliosa serie di opere significative che si contrapposero all'invadenza dei colossi dell'accademico convenzionalismo e del verismo d'oltralpe". Fu poco compreso ed ebbe nessuna fortuna, ma solo amarezze. Colpito da male inesorabile morì non ancora cinquantenne. Davanti al suo quadro "Musica" esposto alla Mostra internazionale di Venezia del 1897, Ugo Ojetti ebbe a scrivere: "Molti famosissimi vecchi potrebbero venire a refrigerarsi a questo esempio di profonda sincerità", e definì la sua arte "Vivismo poetico". Si trattava di un autorevole battesimo per un autore giovanissimo che si affermò poi con scarsa ma valida produzione come confermarono "Le Vergini", "I fiori", esposti in mostre internazionali nel 1899, nel 1901, nel 1907 ecc. In effetti Castelli fu colorista fine, dai toni caldi, un "poeta sempre in lotta tra la materia e l'idea e l'ispirazione". Fu definito anche "la più squisita tempra di artefice bresciano che dai tubi di Schohenfeenmd o di Lefranc , di Schmincke o di Cambrige, sapesse trarre note di poesia e canti di colore . Egli stesso definì la sua arte "vivismo poetico". Ebbe vita travagliata e trovò soli conforti nell'arte. Amò le grandi composizioni decorative d'ispirazione lirica e romantica, non aliene da qualche spunto retorico proprio del suo tempo: sullo scalone del palazzo della Loggia "Brescia armata", in palazzo Togni "fregio con putti fiori e animali", in Duomo vecchio una lunetta, nel palazzo del Credito Agrario Bresciano allegorie fra cui l'agricoltura, l'industria e il commercio. Dipinse inoltre la chiesa di Padenghe, i soffitti della farmacia Morandi e della Banca Cooperativa, e parecchie case bresciane. "L'ora nera" fu molto discussa a Milano ed egli ne perfezionò il motivo in un'altra opera intitolata "Il Martirio del Belgio". Discusso ed apprezzato anche il polittico "I fiori". Altre sue opere sono "Medio Evo" (olio su cartone di proprietà Pietro Feroldi) "Dama del '700" olio su cartone di proprietà di Gerolamo Bettoni). Notevoli alcuni piccoli dipinti fra cui: "Ritratto femminile" (cartone ad olio, proprietà Ernesto Ferrari), "Nevicata in Val Seriana" (cartone ad olio, proprietà Ernesto Ferrari), "Motivo orientale" (tela ad olio, proprietà dei Fratelli Rovetta), "Paese della Valseriana" (cartone ad olio, proprietà Ernesto Ferrari), "Due cavalieri" (tela ad olio, proprietà Comune di Brescia), "Prime tristezze" (pastello su carta, proprietà di Giuseppe Facchini), "Ritratto di fanciulla" (pastello su carta, della Pinacoteca Tosio Martinengo), "Lago Barbellino" (olio su cartone, di proprietà di Pietro Feroldi), "Mia figlia" (pastello su carta, proprietà di Virgilio Togni), ecc.