CAIONVICO

CAIONVICO (in dial. Caionvich)

Centro abitato che si stende sulle propaggini orientali del Monte Maddalena a m. 169 s.m. E' diviso da S.Eufemia dal Monte Mascheda che raccoglie il paese in una piccola ma suggestiva insenatura. Comune autonomo fino al 1925 in tale anno venne aggregato amministrativamente alla città. E' invece parrocchia autonoma nella vicaria Brescia Est e nella zona urbana (XIX). Conta circa 2300 abitanti in continuo aumento dato lo sviluppo edilizio. Reperti dell'età del bronzo vennero scoperti nel 1914. Il Guerrini sostiene che Caionvico fu il centro primitivo della Valverde. Nell'epoca romana, infatti, il piccolo gruppo di case (vicus) di proprietà di un unico signore di nome Callio (donde poi il nome al paese di Caionvico da Callionis vicus - vico di Callio), costituì il primo nucleo di colonizzatori anche della plaga di Botticino e di Rezzato. In effetti quello di Caionvico è l'unico nome romano della zona, senza dire che una riprova dell'importanza di Callio è confermata dalla vastità del territorio in seguito compreso nel Comune di Caionvico che partendo dall'abitato di S.Eufemia si estendeva oltre le Bettole di Buffalora verso Castenedolo per abbracciare poi gli attuali territori di Rezzato, confinando al Castello di Serie, a Molvina di Nuvolera, e a Virle col pago di Nuvolento. Il fatto che si trovasse a poca distanza dalla strada romana per Salò avvalora l'ipotesi che sembra suffragata da un piccolo frammento di lapide rinvenuta nel 1961. Col sopravvento dei barbari e poi dei Longobardi, tutto il vasto territorio sopra descritto divenne territorio demaniale e fu poi soggetto con le rispettive chiese e cappelle alla cattedrale e cioè alla pieve urbana presieduta dall'arciprete del Duomo. Il fatto poi che la chiesa di Caionvico come quella di Botticino siano dedicate ai SS.Faustino e Giovita ci assicura che gran parte di questo territorio dovette essere assegnato dal vescovo Ramperto al monastero urbano di S.Faustino al quale appartenevano anche il colle e la chiesa della SS.Trinità. Più tardi, nei secoli X e XI, con la decadenza del monastero di S.Faustino molti dei suoi fondi furono nuovamente ripresi dal demanio vescovile e assegnati al capitolo della Cattedrale e ai due nuovi monasteri di, Serle e S.Eufemia, i quali continuarono anche in Valverde l'opera di bonifica come confermano le rogge Musia, Musiolo, Caionvica ecc. e di civilizzazione. Più tardi il capitolo della cattedrale otteneva da papa Eugenio III nel 1148 con bolla data dal monastero di Leno l'unione dei benefici semplici di S.Maria a S.Eufemia, Caionvico e Botticino acquistando su di esse il diritto di patronato e il possesso di vigne, campi, boschi ammessi a tali benefici. Nel frattempo si andava formando il comune di Caionvico, frutto dell'unione delle vicinie sparse nel suo territorio e appoggiato al castello di cui non resta traccia se non in una località che ha tale nome. Concomitante fu la nascita della parrocchia, cui era preposto un rettore. nominato fino al sec. XVI (o meglio fino al 1578) circa dal capitolo della cattedrale. Pochi gli avvenimenti di rilievo. Nel 1438 servì al Piccinino come punto d'appoggio del suo esercito, schierato contro Brescia e il 18 ottobre 1515 ospitò il Consiglio provvisorio di Brescia formato dagli esuli, fedeli a Venezia. Caionvico possiede ancora belle case quattrocentesche (tre in via S.Orsola e un'altra nei pressi della piazzola) che il Lechi ritiene siano appartenute alla famiglia Ganassoni anche se per una resta il dubbio che possa essere stata dei Mazzola. Sono tutte ricche di portici e di eleganti loggette. La chiesa parrocchiale risale almeno al '400, probabilmente costruita su precedenti edifici romani e medioevali. Da notare l'altare della Scuola del SS.mo Sacramento con ancona lignea dorata del XVI secolo e pala dell'Ultima Cena attribuibile a Pietro Marone assai simile seppure più semplice nel fondale con elementi architettonici, a quella custodita nella parrocchiale di Bassano. Grande tela (fino a pochi anni fa pala spropositata dell'Altare Maggiore) raffigurante il Martirio dei SS.Faustino e Giovita presumibilmente del sec. XVII. Fonte battesimale del '500. Altare della Madonna in Marmo pregiato con incastonate tavole lignee dei misteri del S. Rosario (sec. XVII-XVIII). Nella piazzetta del Paese c'è ancora la semplice chiesetta (ora officina) dedicata a Maria Regina, costruita dalla nob. famiglia Maggi e attualmente proprietà Coccoli, regolarmente officiata fino a una ventina d'anni fa. Assai interessanti alcune case: Bornati (ora proprietà Fontana); Ganassoni (ora proprietà Montanari); Brunelli (ora Scuola Materna) e l'attuale casa Moscheni. Notevoli poi alcune costruzioni di carattere agricolo con loggiati e porticati caratteristici, sebbene in alcuni casi vi siano stati energici restauri che hanno stravolto irrispettosamente le caratteristiche originali. Sarebbe opportuno un solido vincolo paesaggistico. Nel 1807 il governo di Napoleone vi fondava una fabbrica di cannoni. Agli inizi del nostro secolo erano pienamente funzionanti i molini Zopfi. Venendo da S.Eufemia della Fonte, proprio a 4 confine fra le due parrocchie, esiste una industria, la grande fornace per la calcina, la cui materia prima viene estratta dalle falde del M.Maddalena. Sulla strada statale n. 11 (Brescia-Verona): nella ex fabbrica di cannoni è ora situata 'O.L.ME.VA (Officina Lavorazione Metalli Vari) dei fratelli Torelli. Poi la M.A.P. (Manifattura Armi Perazzi) l'OMAP (apparati d'iniezione Diesel), 'I.M.I. (Industria Macchine Idrauliche), la METALGOI (Laminazione Prodotti Siderurgici), la sede della Coca-Cola, la nuova sede dell'Alfa Romeo, la lavorazione argento Petruzzi e Branca, la ditta Franzoni Alberto (prefabbricati in cemento). Altre poi di minore consistenza di quelle citate.


Parroci: Bertazzoli Pietro (25 giugno 1578 - 1605); Marco de Todeschis (19 gennaio 1605 - 1626) ; Antonio Franci (16 febbraio 1626 - 1673); Giulio Scala (15 novembre 1673 - 1703); Francesco Macario (13 luglio 1703 - 1706); Giovanni Maria Bosio (30 aprile 1706 - 1726); Tommaso Scarpari (21 dicembre 1726 - 1774), Antonio Maceri (13 giugno 1774 - 1784); Giuseppe Ribba di Nave (11 giugno 1804 - 1828), Angelo Pellizzari (7 marzo 1828 1854), Pietro Baroni (18 aprile 1854 - 1884), Isaia Cornacchia (18 dicembre 1884 - 1903), Giovanni Mendeni ( 16 febbraio 1903 - 1912), Federico Piovanelli (25 novembre 1912 - 1 ottobre 1917), Angelo Filippini (8 aprile 1919 - 30 giugno 1951), Giuseppe Maria Maifredi di Chiari (14 settembre 1951).