BORTOLOTTI Timo

BORTOLOTTI Timo

(Darfo, 15 giugno 1884 - Milano, 15 ottobre 1954). Orfano in tenera età, appena in grado, assunse la direzione dell'azienda del padre, proprietario di cave di pietra, dedicandosi nelle ore libere alla scultura. Durante la I guerra mondiale fu ufficiale degli alpini e venne ferito sull'Ortigara dove si guadagnò la medaglia d'argento. La vera attività artistica di Timo Bortolotti ebbe inizio nel 1923 quando realizzò il Monumento Ossario della Vittoria Alata al Passo del Tonale. Partecipò poi, quasi ininterrottamente, alle manifestazioni collettive di arte figurativa sindacali, biennali e quadriennali di Venezia, Milano, Roma) che si svolsero in Italia e all'estero. Tenne numerose personali a Milano, a Roma, a Bergamo, ecc. Nel 1930 ebbe due premi nella Mostra d'arte sacra a Padova nel 1935 gli fu assegnato il "Premio Savoia-Brabante per la Scultura" e nel 1937 conseguì l'imperatore Federico I. il "Gran Premio per la Scultura" all'esposizione Internazionale di Parigi. Fu membro del direttorio del Sindacato fascista delle Belle Arti. Scultore di buon modellato, di una semplicità strutturale ricca di significati, acquistò una grande conoscenza del mestiere che gli permise di creare opere colossali come il Cristo Redentore di Bienno (al quale lavorò dal 1929 al 1931 e di cui gli fu chiesta una ripetizione per il Cile oltre a busti e piccole teste di bambini. Numerose le sue opere che vanno dai busti (di Cesare Battisti, 1934), del Pittore Tosi, esposto alla Biennale di Venezia del 1930, di Lucilla Antonelli, cera del 1933, di Socrate Loris, del capitano Sora, bronzo del 1933 per il Comune di Foresto Sparso, ecc., ai soggetti idillici o tratti dalla vita come "Contadinello", terracotta del 1934 ai Musei Capitolini di Roma, "Prima pesca", bronzo del 1934, "Bevitore", ecc., alle teste e alle statuette di fanciulli e di ragazzi (come "Fanciulla.', terracotta del 1931 nella Galleria d'arte moderna di Milano, "Treccine bionde", terracotta del 1935, "Sonno" ecc.), ai casti nudi (come "Riflessi", 1935), ai soggetti sportivi (come i due "Accademisti", 1935, "Trampolino" 1935), fino ai soggetti religiosi e familiari (come "Pietà", marmo del Duomo, 1928, "Annunciazione", "Maternità", esposto nel 1926 alla Biennale di Brera, "Maternità e infanzia", "Preghiera" bronzo del 1927, "Crocefisso", bronzo per l'Ospedale Militare di Brescia, 1935, ecc. Egli fu soprattutto ritrattista attento e sensibilissimo, amoroso interprete della figura umana. Timo Bortolotti fu nella sua scultura ricercatore costante di una forma poetica aderente alla realtà. Sue opere furono raccolte nella Galleria d'Arte di Milano, nel Palazzo del Governo di Milano, nel Museo Mussolini di Roma, nel Museo di guerra di Rovereto, nel Museo del Buon Consiglio di Trento e in Gallerie private e pubbliche di Milano, Roma, Venezia, Firenze, Genova, Piacenza, Ferrara, Faenza e poi a San Marino, in Germania, in Svizzera, in Francia, in Inghilterra, ecc. Grande lavoratore, fu anche disegnatore e pittore di buon gusto e incisore a colori.