BONATELLI Francesco
BONATELLI Francesco
(Iseo, 25 aprile 1830 - Padova, 13 maggio 1911). Di Filippo, commissario distrettuale e di Elisabetta Bocchi. Orfano, ancora fanciullo, di padre fece i primi studi a Chiari presso lo zio canonico don Annibale Bocchi che aveva accolto la famiglia. Passò poi al liceo di Brescia dove dimostrò sentimenti patriottici tanto da dover fuggire in Svizzera. Tornato nel 1847, nel 1849 si dedicò all'insegnamento ottenendo l'abilitazione per filosofia, matematica e fisica che esercitò a Milano (Istituto Sorre) e a Chiari. Privato dell'insegnamento nel 1853 per motivi politici lo riebbe alla condizione che nel 1855 frequentasse un corso di studi superiori a Vienna. Dalla capitale austriaca tornò dopo alcuni mesi, per ragioni di salute, e insegnò nel liceo di Mantova (1858), di Brescia (1859-60) e al Carmine di Torino (1860-61). Nel 1852 incominciò l'attività pubblicistica ("Sulla sensazione", "Intorno allo studio della psicologia", ecc.). Nel 1861 vinse la cattedra di filosofia teoretica a Genova alla quale preferì quella di Bologna (1861-1867) moltiplicando gli studi e le pubblicazioni e stampando una delle sue opere maggiori "Pensiero e conoscenza" (Bologna, 1864). Dal dicembre 1867 passò ad insegnare filosofia teoretica a Padova dove nel 1878-1910 insegnò anche storia della filosofia pubblicandovi un'altra sua opera principale "La coscienza e il meccanismo interiore" (Padova 1872). Tenne sempre salda la sua fede religiosa tanto da dimettersi dal comitato di redazione della rivista "La filosofia delle scuole italiane", per aver la rivista pubblicato articoli di G.M.Bertini di critica al cattolicesimo. Herbertiano passò poi allo spiritualismo e fu divulgatore del pensiero del Lotze ed in genere dei filosofi tedeschi del suo tempo e in contrasto con l'Hartmann. Possedette doti didattiche eccezionali, tanto da far scrivere al De Gubernatis nel 1875 "Se v'è altri che in Italia lo ragguagli, non v'è chi lo superi nell'efficacia d'insegnare filosofia, e ciò principalmente in ragione del metodo e della prima consapevolezza del valore e dei limiti della scienza". Rigoroso e anche difficile negli scritti filosofici il Bonatelli si dilettò a scrivere versi italiani e bresciani e drammi che fece rappresentare a Chiari, dove aveva passato la sua giovinezza. In tre opuscoletti (Ore felici, 1881; Nozze Assereto-Bonatelli, Padova 1809; Per le faustissime nozze del signor dott. Cirillo Barcella colla signorina Matilde Biancinelli, Padova 1890) come scrive il Bresciani (Storia di Brescia, IV pp. 769-770) "il filosofo innamorato della nostra parlata scandisce versi che sono sempre gustosi e soprattutto lucidamente espressivi di tutto un mondo interiore fatto di comprensione umana, malinconia rassegnata, acuto raziocinio". Fra le sue opere: "La coscienza e il meccanismo interiore' (Padova 1872); "La filosofia dell'Inconscio esposta ed esaminata" (Roma, 1876); "Dell'esperimento in Psicologia" (1858); "Sulla sensazione" (1852); "Attinenze della Logica colla Psicologia" (1861); "L'argomento ontologico" (1868); "Il numero pitagorico" (1877); "Pensiero e lingua" (1867); "Idee della Natura"; "Il Pensiero, la Conoscenza, il Bene, il Bello e la Scienza" (1872); "L'Antropologia e la Pedagogia" (1873). Dopo la sua morte uscì il primo volume della sua traduzione dell'opera "Microcosmo" di E.Lotze (Pavia 1911). Fra le sue composizioni di versi italiani si ricordano: "In morte di Tommaso Grossi" (Milano, 1853), il poemetto "Alfredo" (Lodi 1856), il Carme "Il servaggio e la liberazione. A Vittorio Emanuele II, (Brescia 1860).