BAGOLINO

BAGOLINO

Sorge nella valle Caffaro laterale sulla destra della Valsabbia. L'abitato si estende lungo le pendici sud occidentali del Roccolo Strine, e sovrasta la sinistra del torrente Caffaro. Il territorio comprende anche una parte del lago d'Idro, l'abitato di Ponte Caffaro. E' a 60 Km da Brescia, a 778 m.s.l.m., con una superficie com. di 109,69 Kmq. Abitanti (bagolinesi): (1951) 5295, (1961) 4390, (1970) 4296, attiva 1575. Il nome deriverebbe secondo Ottavio Rossi da "Pagus Livi", cioè il Pago di Livio, secondo altri (dal dialettale bagolì) da bacca e secondo altri ancora dall'anglosassone bag: sacco col quale i montanari trasportavano il ferro da Bovegno. Bagolino fu probabilmente terra romana come dimostrerebbero un ponte, il nome Romanterra dato a una località, e il ritrovamento di una statuetta di bronzo. I toponimi "via pagana" e "corna pagana" significherebbero i resti di paganesimo di fronte alla diffusione del Cristianesimo come le "case antighe" indicherebbero gli ultimi rifugi di popoli primitivi quali i Vennoni. Sicura è, comunque, l'esistenza di Bagolino nel sec. X quando i monaci di Monte Orsino di Serle iniziarono una vasta opera di bonifica del Pian d'Oneda e di altre località. Religiosamente Bagolino rimase a lungo nell'ambito della pieve di Condino di cui fu curazia fino al sec. XVI, divenendo noi parrocchia autonoma sempre della diocesi di Trento. Del vescovo di Trento furono feudatari i Lodrone, spesso invisi ai bagolinesi fieri della loro autonomia civile. Per contrastarne la potenza Bagolino gravitò spesso su Brescia guelfa, dato che essi si professavano ghibellini, e si appoggiò sui Visconti e su Regina della Scala che nel 1384, per segnare una netta divisione con il Trentino fece edificare la rocca di Anfo. Nel sec.XV i Bagolinesi si schierarono ancora con i Valsabbini e con Galvano di Nozza, passando nel 1433 sotto il dominio veneto cui furono in gelosa autonomia amministrativa fedeli fino al 1797, salvo un periodo di infeudazione ai Lodrone dal 1441 al 1472. Nel 1473 i bagolinesi confermavano la loro volontà di autonomia negli statuti comunali. La storia di Bagolino è però contrassegnata da gravi sventure e specie epidemie e incendi. Provocarono gravi stermini la peste del 1337-1340, del 1478, del 1577 (con 3000 vittime), del 1630 (con 2.586 morti), le febbri maligne del 1646-1647 e i colera del 1836, 1855, 1867, 1873. Fra gli incendi furono particolarmente disastrosi quello della notte del 5 settembre 1555 che incenerì 126 case, e l'altro, ancor più grave, della notte fra il 30-31 ottobre 1779 che provocò la morte di 260 persone distruggendo quasi tutto il paese. L'Ottocento bagolinese vide la bonifica del Pian d'Oneda provocando gravi divisioni interne e la morte per pazzia del parroco Crescimbeni e più tardi il dominio di una ristretta categoria di liberali su una popolazione fieramente autonoma. La borgata dopo il passaggio dei Garibaldini (1866) ebbe una vita amministrativa quieta in un isolamento durato fino verso la fine del secolo quando si risvegliò alle prime aperture turistiche facilitate nei primi decenni del secolo dalla costruzione di una strada. Ma soltanto in questi ultimi decenni il paese va scoprendo le sue grandi possibilità di espansione economica. Fra gli uomini illustri del paese sono da elencare: Fioravante Moreschi, condottiero dell'esercito di Carlo V e dei papi Giulio III e Paolo VI; Marco Benini, sindaco generale della Valsabbia dal 1510 al 1564; la Beata Lucia Versa da Lumi (morta nel 1524); il prevosto di Gussago mons. Giorgio Bazzani; don Antonio Cosi; il giornalista Zanetti, ecc. Ospite del paese fu in gioventù anche Papa Paolo VI che ha richiamato i ricordi del suo soggiorno in una udienza memorabile alla Famia bagossa il 24 aprile 1912. Paese eminentemente agricolo, Bagolino ha conosciuto un'intensa emigrazione ma negli ultimi anni é andato sfruttando sempre più le sue possibilità organizzandosi economicamente in forma cooperativa (come il caseificio sociale) e turisticamente, protendendosi verso la Val Dorizzo, Bazena, ecc. Il paese ha mantenuto in gran parte i suoi aspetti caratteristici, di notevole interesse. In più offre momenti insigni d'arte. Fra questi la Chiesa quattrocentesca di S. Rocco abbellita ed ingrandita tra il 1577 e 1581 e affrescata nel 1586 da Giovanni Pietro da Cemmo. Una vera cattedrale è la parrocchiale dedicata a S.Giorgio iniziata nel 1624 su disegno di un Domenicano e compiuta nel 1632. La chiesa è ricca di opere d'arte fra cui quadri del Celesti (S.Giorgio) di Pietro Marone (Vergine e Santi), di Camillo Rama ( S.Carlo, S.Domenico e S. Lorenzo) di Giacomo Barbelli (Gesù Risorto) di Palma il Giovane, di Antonio Gandino (la Madonna del Rosario), (Ultima Cena). Sono attribuiti al Tintoretto il quadro con la S.S.Trinità e i S.S. Bernardo, Rocco e Sebastiano, al Tiziano o più probabilmente al Moretto il quadro con S.Marco e S.Antonio. Veneratissima è la Madonna nera che la leggenda vuole portata dai Lodrone di ritorno dalle Crociate e poi ad essi tolta dal popolo in rivolta, ma che proviene invece da madonnari cretesi operanti a Venezia. Ricchissimi gli altari e le soase. Alla decorazione hanno contribuito Tommaso Sandrino, Camillo Rama, Palma il Giovane (per le pareti e il voltone), il Lucchese e Ottorino Viviani (per il coro e l'abside). Interessanti sono anche le chiese di S.Gervasio (sec. XVIII) e dell'Adamiro (1614). Molte le cappelle e le icone sparse sul territorio. Particolarmente interessante è il folclore bagolinese sia nelle vesti come nei cibi e nel linguaggio. Il fulcro di esse è però costituito dal Carnevale, caratteristico per i costumi, le danze ecc. Specialità bagolinese sono il formaggio bagosso e la grappa genziana. La sua particolare ubicazione e la configurazione delle sue montagne, fanno di Bagolino, oltre che un centro di soggiorno estivo, una stazione di sport invernali che si va incrementando di anno in anno. La prossima valorizzazione del Maniva, completerà l'opera iniziata in Valledorizzo ed al Gaver, dove sono in funzione ottimi impianti di risalita. Nella zona di "Romanterra" il trampolino Scuola di salto, dello Sci Club Bagolino, prepara i giovani a questa severa disciplina. Lo Sci Club lo mette a disposizione (unitamente al proprio istruttore Federale) di coloro che desiderano provare la specialità del "salto". Al Gaver, nella stupenda piana, eccellenti sono i percorsi di "fondo". Eccezionali gli itinerari sci-alpinistici, fra i migliori di Brescia e Lombardia. L' attrezzatura alberghiera e accessoria, in continuo sviluppo e miglioramento, già si rivela adatta alle più disparate esigenze.


Curati-Parroci - Prevosti: Grazioli Giacomo da Vestone (1595), Mancioni Giuseppe da Mura S. (1595-1598), Armani Bartolomeo da Presegno (1598-1606), Merici don Geronimo da Rezzato (1606-1608), Corvino Pietro da Campoverde (1608-1615), Paiardi Battista da Vestone (1615-1622), Oltrocchi Francesco lodigiano, Stravolzino don Giacomo da Savallo (1622-1630), Zanotti Giovanni da Rendena (1631-1633), Cioli G.B. da Teglie (1633 - ), Bianchi Andrea ( - 1642), Borghetti Carlo (1642-1662), Moretti Tranquillo da Ghedi (1662-1663), Costa Carlo di Pontremoli (1663-1672), Carminati Pietro di Avenone (1673-1674), Zanoni Camillo (1674-1675), Buccio Antonio di Bagolino (1675-1701), Treccani Pancrazio di Montichiari (1701-1703), Turrini Pietro di Teglie (1703-1708), Dagani Martino (1708-1711), Ussoli Francesco (1712-1717 ), Benaglia Bortolo (1718-1730), Zanni Giovanni di Nave (1732-1764), Sedaboni G.B. (1764-1767), Fini Pietro (1768-1770), Catazzi Giuseppe (1770-1772), Mora Giuseppe di Capodiponte (1772-1778), Barozzini di Brescia (1778), Buccio Battista di Bovegno (1791-1809), Serioli G.B. (1809-1817), Pelizzari Angelo di Bione (1819-1828), Crescimbeni Giov. Maria di Vobarno (1829-1839), Gatta Angelo (1841-1850), Chiappa Andrea (1851), Bertoletti Pietro di Leno (1852-1857), Castelli Giuseppe (1858-1875), Margosio Giacomo (1875-1880), Foresti Agostino di Inzino (1882-1899), Albertini Cesare di Prevalle (1900-1934), Bianchi Pietro di Gussago (1934-1949), Garosio Paolo.