TEATRO Sociale

TEATRO Sociale

Sorto nel 1851 come Teatro Guillaume (v. Guillaume, teatro) abbattuto e riedificato nel 1873, migliorato nel 1884 è stato ricostruito con l'attuale intitolazione dal 29 set. 1903 con la costituzione della Società anonima "Teatro Sociale" (durata 90 anni) avente "per iscopo l'acquisto, il riattamento e l'esercizio del teatro Guillaume". Presidente del comitato promotore conte Antonio Valotti (v.), segretario l'ing. Nob. Giovanni Soncini (v.). Atto di costituzione rogato dal notaio Giorgio Porro Savoldi. Nel consiglio di amministrazione i conti Calini, Ippolito e Gaetano Maggi (v.), Camillo Martinoni (v. Martinoni Caleppio Camillo), Alessando Pirlo (v.), Antonio Valotti (v.). Sindaci Federico Bettoni-Cazzago, Giovanni Bianchi, Giovanni Soncini. Sindaci supplenti Luigi Borra ed Ippolito Buzzoni. Primo atto: acquisto del teatro dal signor Emilio Guillaume (v.). Nella nuova società entrò anche, per un terzo del capitale, la deputazione del Teatro Grande (v.). È il 23 ott. 1904 quando si decide di dare il via "...al piccone demolitore della vecchia struttura".


Il progetto del nuovo teatro, nato dalle ceneri del Guillaume, fu firmato dall'ing. Arnaldo Trebeschi (v.). Lavori seguiti da arch. Egidio Dabbeni e geom. Francesco Moretti; struttura in cemento armato. In stile floreale, color panna con fregi in oro, velluto rosso, sembrava una bomboniera. Come nel precedente teatro Guillaume vennero realizzati i giri di panche ai lati, l'ampia gradinata, i ballatoi, ecc. I lavori in legno vennero eseguiti dai fratelli Loda e quelli in ferro dalla ditta Gennari, le inverniciature dei serramenti da Antonio Teodoro, le tappezzerie da Angelo Timini, i mobili in ferro furono forniti dalla ditta Pietro Crescini, gli impianti d'acqua e di riscaldamento a termosifone della ditta Togni (v. Officine Metallurgiche Togni), l'illuminazione elettrica della "Società Elettrica Bresciana" (v.); il lucernario venne costruito dall'officina fabbri dell'Istituto Derelitti. La costruzione venne realizzata dalla "Società Bresciana Costruttrice in cementi". Nel 1910 furono eseguiti altri aggiustamenti al locale e nel 1926 al progetto dell'ing. Trebeschi furono necessarie "alcune varianti, per sopravvenute complicazioni riguardanti soprattutto la mancata cessione di una parte di fabbricato attiguo che avrebbe potuto favorire di molto l'allargamento del corridoio d'accesso al teatro con nuova biglietteria usando la sala dell'ex ufficio municipale delle affissioni, ampia vetrata all'ingresso della sala stucchi nuovi nel ridotto, guardaroba ricavato in una insenatura. Sostituita la primitiva intonazione floreale in platea, pavimentazione in mattonelle, abbassamento del piano dell'orchestra, rinnovate le gradinate del pepiano con pavimenti in parquet e protezione con parapetti in ottone, disposte in platea poltrone e poltroncine nuove, ripulitura di palchi, galleria e loggione, tappezzeria, poltrone e sedioline nuove nei palchi; destinate a posti numerati due file di galleria, rifatta la scala d'accesso ai palchi. Abbattuto e rifatto il palcoscenico in modo da ottenere una profondità di 13 metri e una larghezza di oltre 20 metri. Sostituiti i quattro piloni che sorreggevano il tetto con capriate in ferro per consentire manovre sceniche più facili in uno spazio maggiore, costruiti 25 camerini nuovi, nuova cabina elettrica. Vi lavorarono l'impresa Paroletti per la parte muraria, Casalini della Società bresciana cementi e laterizi, per gli stucchi, le ditte Amilcare Gavazzi e Anelotti per le arcate in ferro, le ditte Bottazzi e Cavagnini per gli impianti elettrici, le ditte Tonelli e Valetti per la falegnameria, le ditte Cimini e Sottini per pitture e decorazioni, la ditta Timini per le tappezzerie, la ditta cav. Tonoli per riscaldamento e impianti sanitari. Tutti gli impianti di palcoscenico vennero seguiti dai macchinisti Enrico Adamoli ed Emilio Bonara (quest'ultimo realizzatore anche del primo teatro Santa Chiara) che dimostrarono allora maggiore esperienza e conoscenza dei problemi del teatro di quanto ne abbiano dimostrata, in epoche successive, altri tecnici più blasonati chiamati ad operare in altre sale della città e provincia.


Il Sociale fu diretto fino al 1926 da Alessandro Amadei e Riccardo Trivelli. Assicurarono perfino 325 recite all'anno (prosa, operette, rivista, lirica). Anche a Ferragosto di solito era occupato dal circo equestre, detto popolarmente "el bal dei caài". Dall'ottobre del '26, dopo i lavori di cui si è detto, la direzione venne assunta dal cav. Alessandro Tavernari e poi dal comm. Eleuterio Rodolfi, attore del cinema con il nome di Rodolfo Rodolfi, quindi dal torinese Achille Chiarella che già gestiva a Torino e Genova teatri del genere. Al fallimento successivo, per divergenze fra eredi della ditta da lui presieduta, passò poi al giornalista Alessandro Sartori (v.) coadiuvato dal prof. Ezio Amadei, direttore dell'ufficio affissioni. Subentrò poi il veronese Leopoldo Tonini e infine il cav. Mario Giani. 


Diverse le utilizzazioni successive. Innumerevoli gli spettacoli ospitati dal vecchio Sociale, dalle opere liriche, alla prosa, a spettacoli di lotta greco romana a quelli di varietà. Nel Sociale si costituì anche il "Gruppo nazionalista bresciano" (v.) presieduto da Arturo Reggio. Nel 1917 propose il cinema la -Società Cinema Bresciana" (v. Cinema). La ricostruzione si impone inderogabile negli anni 50. Nel 1954 viene indetto un bando nazionale per un progetto di massima di ricostruzione ex novo del teatro ridotto ormai a topaia. Doveva avere 2000 posti a sedere, una acustica perfetta, e un secondo teatro sotto il primo da 700 posti, nonché un piano di sfruttamento intensivo dell'area adiacente (con l'acquisizione nel 1948 della proprietà De Petenti Nulli, adiacente alla vecchia sala, la società era diventata proprietaria di un'area rettangolare di circa 2800 metri quadri sita in una zona che i piani regolatori consideravano zona di ricostruzione).


Vennero presentati 14 progetti, tutti meritevoli. Pochi gli elaborati futuristici. Sotto il motto di "Schubert" l'ing. Bargnani di Brescia propose una tensostruttura capace di tenere in sospensione, attaccato a un sistema a fascio di cavi d'acciaio ancorati a un pilone, uno sconcertante peso di masse e volumi. Un altro concorrente suggerì una sala a forma di uovo dalle cui pareti sporgevano mastodontiche pipe delle quali il focolare era il palco e il cannello, il corridoio di accesso. Più realistici gli altri progetti.Con il motto "sicut animus domus" l'ing. De Cina di Brescia puntò più allo sfruttamento economico dell'area che al teatro. Per il teatrino inferiore si ispirò a Milano e al Sant'Erasmo con sala a pianta circolare. "Pigmalione" era il motto dell'ing. Gorlani di Pralboino che mise due teatri allo stesso livello stradale sprecando area preziosa valorizzando però la rimanente con due gallerie pedonali allaccianti via Cavallotti con la futura via del Gambero. Notevole in quel progetto l'imponenza di un albergo ristorante che arrivava a 46 metri sul livello della piazza antistante. Eluso il progetto di "Lux in umbra" dell'arch. Luigi Maccarini di Voghera, che non si potè classificare per una erronea interpretazione dell'area fornita, debordando col fabbricato dal perimetro dell'area. Vincitori risultarono, classificati ex aequo, due progetti. Il primo "Vittoria alata" di un gruppo di milanesi (Marcello Zavelani Rossi del teatro della Scala in collaborazione con Tito Varisco e Francesco Aghemio) gruppo che vinse il concorso mondiale indetto dal governo inglese per la ricostruzione della "Royal Opera House" di Malta fu prescelto dai committenti bresciani. Mostrava il Sociale (900 posti in platea, 100 posti nella corona di palchi appesi al soffitto e 800 posti in galleria) e un piccolo teatro sottostante (762 posti). Primo, a pari merito, il motto "1955" di Luigi Picconato in collaborazione con Bruno Fedrigolli e Gino Bozzetti. Aveva una caratteristica pianta circolare. Non esisteva soluzione di continuità fra palcoscenico e platea. Il terzo premio andò a "Il gambero" del gruppo Piero Ranzani e Carlo Maspes di Milano. Fu l'elaborato più discusso per la potenza della concezione, l'architettura e lo sfruttamento dell'area. Nonostante tutto questo il cantiere non venne aperto.


Nel 1961 i palchettisti del Grande cedettero le azioni del Sociale. Nel 1975 venne chiuso per esigenze di riattamento secondo le norme di PS. Sempre nel 1975 il consiglio comunale adottò un piano particolareggiato che prevedeva la demolizione della sala. Si ipotizzò una nuova struttura. La chiusura definitiva fu nel 1981. Ultimo spettacolo "Bentornata signora rivista" con Renato Rascel. Il problema non era solo del teatro ma di tutta la zona chiamata la traversa del Gambero (v.) Il Comune aveva stipulato una convenzione con i privati che stavano rimettendo a posto la zona: avrebbe consentito la creazione di nuovi uffici e negozi, oltre a un ampio parcheggio ma il Sociale doveva essere salvato. L'1 marzo '85 la Loggia approvò in via definitiva il nuovo piano che prevedeva il recupero del Sociale. Il comune otteneva la proprietà del teatro risistemato cedendo in cambio ai privati un'area di 1420 mq (il vecchio parcheggio della Sip) con a fianco parte del vecchio albergo Gambero per un totale di mq 1490. Sorsero i primi problemi: il piano di recupero allora approvato non era conforme al piano regolatore generale. Nel 1995 il Comune decise di entrare nel contratto d'appalto della Società Centro Storico. Nel 1997 la Società Centro Storico di Vitaliano Gaidoni, proprietaria dell'immobile, affidò l'incarico all'impresa Gaidoni Spa. Nel 1996 iniziarono i lavori. La giunta assegnò l'incarico all'ing. Roberto Berlucchi per la direzione dei lavori. Lo affiancano Enrico Job per la decorazione e l'arredo, Cesare Lievi, direttore artistico del CTB, consulente per il palcoscenico, l'ing. Francesco Malgrande per i macchinari teatrali, Gian Paolo Perini per l'impianto di condizionamento, Marco Belardi per gli impianti elettrici, Franco Robecchi per le ricerche storiche, Mario Lucchini, ingegnere capo del Comune, coordinatore. Il 24 gennaio 2000 riapertura con una carrellata di diversi generi di spettacolo presentata da Fabio Fazio. Ospiti Olcese e Margiotta, Corrado Abbati, Giancarlo Dettori, Patriza Valduga, Franca Grisoni, Daniela Schiavone, Graziano Piazza, Emanuele De Cocchi, Nicola Rignanese, Franca Nuti, Fabio Spruzzola, Cecilia Bartoli (assente). Il nuovo teatro si annuncia fin dall'atrio con una grande vetrata che si apre sul sottoportico di via Cavallotti e contrada del Gambero. Immette in un salone decorato di stucchi. Poi appare la sala con triplice fila di logge, balaustre liberty, il grande lampadario e le appliques disegnate da Enrico Job, realizzate da Sergio Barra. Domina un soffuso color petrolio, un verde blu riposante; posti a sedere 629 e 4 per disabili.