PRATO della fame

PRATO della fame

Si tratta di una minuscola striscia di terra sulla sponda occidentale del Lago di Garda in comune di Tignale formata dal torrente Baes. Si trova ai piedi di un alto dirupo che rendeva inaccessibile l'entroterra a chiunque vi approdasse. Il luogo si trova vicino al porticciolo di Tignale, prima di imboccare le gallerie che conducono a Campione. Vi sorgono alcune case e una serra di limoni. Ma un tempo il posto era completamente deserto. Qui, come scriveva già Silvan Cattaneo nella VII delle XII giornate, sorpresi da una delle non frequenti ma tremende tempeste che imperversano talvolta sul Garda, approdavano i barcaioli in cerca di rifugio. L'attesa che il lago si quietasse durava talvolta per giorni interi per cui spesso gli sventurati dovevano sopportare oltre ai rigori e ai disagi del maltempo, anche il morso insopportabile della fame. Da qui il nome, dato al luogo. A Prato della Fame si dice anche che dopo un fortunale alcuni naufraghi rimasero digiuni per alcuni giorni cibandosi solo di magre radici, per essere salvati poi dai pescatori. Da questo episodio deriva il motto «qui si affonda anche restando in terraferma». Il Grattarolo alla fine del '500 annotava la presenza di alcune caverne abitate da eremiti nei pressi del "prato della fame" e ciò fa capire quanto il luogo fosse isolato e inaccessibile. In una Carta del Garda del 1546 al Prato della Fame è registrato un "fons gelidissimus". La località venne, con atto del 17 luglio 1754, acquistata dalla famiglia Parisini di Gargnano che vi costruì un giardino d'agrumi ancora oggi chiamato "Giardino vecchio"; nel 1850 venne costruito più a S un "Giardino nuovo" ed entrambi furono esaltati per la loro bellezza. La località venne raggiunta negli anni '30 dalla Gardesana occidentale. Nel 1985 venne restaurata la limonaia, mentre si sviluppava il turismo. Il proverbio "long come 'l prà dèla fam" sta a significare un'attesa che sembra non aver fine.