PALCHETTISTI del Teatro Grande

PALCHETTISTI del Teatro Grande

Proprietari o usufruttuari di un palchetto a Teatro, costituirono una vera istituzione o associazione o società di supporto ai teatri pubblici bresciani; prima dell'Accademia, poi del Teatro Grande. Fatta eccezione di due palchi (uno riservato ai Rettori veneti, l'altro alle autorità cittadine), i palchettisti possedevano tutti i palchi del primo teatro pubblico allestito nel 1664 dall'impresario Antonio Barzino, sotto il portico sottostante la sala dell'Accademia degli Erranti, presso piazza Paganora. Tali palchettisti erano già stati proprietari o avevano acquistato da soci i palchi del teatro dell'Accademia e versavano un contributo annuo in base alle rappresentazioni. Nel 1709, fu decisa dall'Accademia la ricostruzione di un nuovo teatro più capiente: i palchettisti se ne assunsero in gran parte l'onere. Infatti, le spese di ricostruzione furono coperte soprattutto dalla vendita dei palchi cui era stato attribuito un valore dipendente dalla forma e dalla posizione, con diritto di prelazione per i proprietari dei palchi nel vecchio teatro, ai quali era riservato il palco nello stesso luogo; erano anche quelli che, pur non avendo avuto un palco, avevano già contribuito alla spesa della riedificazione. Fu inoltre stabilito il diritto a trasmettere, donare, permutare o alienare il palco che diventò esclusiva proprietà di coloro che avevano contribuito all'erezione del teatro. Il Consiglio generale dei palchettisti del 26 febbraio 1742 oltre a dividere le spese fra i palchettisti in proporzione della posizione dei palchi nell'ambito della costruzione del nuovo teatro, sorteggiava i nomi delle nuove famiglie dei palchettisti che dovevano essere nobili per i palchi di primo ordine; mentre gli altri palchi potevano andare a famiglie non nobili «purché di civile trattamento».


I proprietari dei palchi erano tenuti periodicamente a corrispondere all'Accademia il relativo affitto per consentire lo svolgimento degli spettacoli. La gestione del teatro era concentrata nella Reggenza, il braccio operativo dell'Accademia degli Erranti. Numerosi (1753, 1785, 1790) furono gli interventi dei palchettisti nei restauri, anche attraverso la vendita di palchi, cooperando, tra l'altro, il 30 luglio 1760 alla costruzione di una nuova sala, anche attraverso la cessione della rendita derivante dal dazio del porto di Iseo.


Abolita nel luglio 1797 dal Governo Provvisorio Bresciano l'Accademia degli Erranti e subentrata nella gestione una commissione speciale, ai palchettisti vennero imposti aumenti di canone. Costituitasi il 24 marzo 1805 la Deputazione che ancora oggi dirige il Teatro, i palchettisti vennero impegnati assieme alla Municipalità nella costruzione di un nuovo teatro, ma di fronte all'imposizione di aumenti del canone i palchettisti si opposero sostenendo di essere i veri proprietari del Teatro, rivendicando l'incontrastata amministrazione del Teatro. Rinnovato nel 1810 il Teatro, le spese vennero in gran parte sostenute dalla Municipalità, fino a quando nel 1830 i palchettisti ottennero l'equiparamento del loro canone al finanziamento del Comune. Nel 1843 i palchettisti ottenevano, e ciò fino al 1901, la riduzione da cinque a tre dei membri della Deputazione, dei quali due espressi dai palchettisti ed uno dalla Municipalità. Nel frattempo nel 1838 i palchettisti, non senza polemiche, riuscivano ad imporre nuovi restauri della sala e del palco dividendo la spesa a metà con il Comune. Nel 1861 vennero divise a metà le spese per nuovi restauri, per l'illuminazione a gas e per quelle degli spettacoli, mentre si apriva una lunga controversia per la "democratizzazione del teatro" accogliendo anche spettatori a pagamento per sollevare il Municipio dai propri contributi anche in ragione del fatto che il Comune era già considerato proprietario della platea e del palcoscenico. In ragione della democratizzazione nel 1908 il Comune, accollandosi le spese di esproprio e di restauro, diventava proprietario dei palchi di quarta e quinta fila soppressi per la realizzazione di galleria e loggione corrispondendo al teatro non più una dote ma un assegno quale corrispettivo per i canoni dei palchi soppressi e aumentava ancor più la sua comproprietà. Nel 1901 era stato adottato un nuovo Statuto secondo il quale dei tre membri della Deputazione uno veniva designato dai palchettisti e scelto fra loro, uno scelto sempre fra i palchettisti dal Consiglio Comunale, il terzo nominato dalla Giunta Municipale anche fra i non palchettisti. Nel 1920 i palchettisti ottenevano che anche il membro non palchettista della Deputazione nominato dalla Giunta municipale venisse scelto in una terna indicata dall'assemblea dei palchettisti, mentre la Commissione per gli spettacoli risultava composta di membri nominati dall'assemblea dei palchettisti fra i suoi soci, consegnando praticamente il teatro ai palchettisti. La loro forza divenne tale che nel maggio 1942 erano in grado di opporsi al progetto del prefetto di Brescia di trasformare il Teatro Grande in Teatro Comunale conservando la natura privatistica della Società del Teatro Grande. Solo il 23 dicembre 1970 la Giunta Municipale riusciva a riportare a cinque i membri della Deputazione così nominati: due dall'assemblea dei palchettisti, due dal Consiglio comunale ed uno nominato a maggioranza dai quattro deputati così eletti. Nella programmazione degli spettacoli venivano invece coinvolti l'Ente Teatrale Italiano e il Centro Teatrale Bresciano.


Nel 1989 il corpo dei palchettisti era così composto: 67 palchi privati; 22 palchi del Comune di Brescia e 19 palchi del Teatro.