LUDRIANO

LUDRIANO (in dial. Ludrià)

Borgata a N di Orzinuovi a 4 km dalla riva sinistra dell'Oglio. Dapprima sede comunale, nel 1927 frazione di Roccafranca. Il paese è collegato direttamente con Cizzago, altre due strade sbucano sulla provinciale Orzinuovi- Palazzolo; una quarta sulla strada Orzivecchi - Comezzano. Nel territorio hanno origine o passano varie rogge quali la Savoria, la Savarona, il Donadello, la Fornana, la Comune ecc. Forse da Ludria - lontra (in lat. lutria) e l'ambiente è adatto a questo mammifero che un tempo veniva cacciato. Ma potrebbe derivare da un supposto lutrianus dal nome personale Luturius o Lutorius. L'Olivieri indicherebbe un latifondo di un ricco signore chiamato Lotorius, donde sarebbe derivato a questo latifondo il nome di Lutorianus e richiama dal Pieri un nome toscano di Lutiano di Scarperia. Pur non rifiutando la dubitativa assegnazione dell'Olivieri, al Guerrini sembra più ovvia la provenienza dal nome personale Eleutherius, e quindi da un fundus eleuterianus; sia l'una che l'altra derivazione conferma, scrive lo stesso Guerrini, che questa plaga oggi feconda di messi, era già coltivata dai tempi romani. Abitanti (Ludrinesi): 1200 nel 1565, 580 nel 1715. Abbandonata poi a causa delle invasioni barbariche, venne affidata al monastero cluniacense di Rodengo al quale lo confermava con altre località, con sua bolla, Papa Urbano III nel 1187. Il toponimo "Monasterolo" al centro dell'abitato indica l'esistenza di un priorato. Fu poi feudo dei Martinengo che vi eressero un castello. Al declinare della presenza dei Martinengo vi ebbero vaste proprietà i Lupatini o Lovatini che figurano come nobiles nella matricola malatestiana del 1406, proprietà che essi conservarono quasi con scrupolo, tanto da far supporre a F. Lechi che fossero stati investiti un tempo del piccolo castello. Nel '400 dai Lupatini venne compiuta una atroce strage. Un po' fuori mano Ludriano non fu coinvolto in grosse operazioni militari ma solo in azioni sporadiche. Nel 1527 vi si stanziarono mercenari tedeschi, al servizio di Venezia, da qualcuno chiamati "luterani". P. Guerrini compendiò la breve storia del "Monasterolo" in questa epigrafe posta sulla parete principale del palazzo: Questa casa - sorta dalle rovine dell'antico Monasterolo - signorile dimora dei castellani di Ludriano - venne eretta l'anno 1723 - dal munifico conte Giov. Fabrizio Suardi - ereditata dai nob. Ugoni - sugli inizi del secolo XIX - passò con la vasta campagna adiacente - ai conti Camozzi de' Gherardi Vertova di Bergamo - e dal 1917 ai Folonari di Brescia - i quali - emulando il fasto degli antichi penati - a nuova più splendida forma - vollero fosse richiamata - serena dominatrice di agresti benefiche attività - Antonio e Maria Folonari - a ricordo perenne - MCMXLV. Oltre ai ricordati Lupatini emersero i Maggi che vi risiedettero nei secoli XV e XVI; poi nei secoli XVII e XVIII passò ai conti Suardi di Bergamo, dai quali la ereditarono i nobili Ugoni. Queste famiglie lasciarono ricordo nelle varie opere (altari, pale, arredi sacri, ecc.) e nella fondazione di due cappellanie denominate: Lupatini-Suardi e Suardi-Ugoni. Gli Ugoni vendettero la casa e i fondi ai conti Camozzi de' Gherardi Vertova di Bergamo i quali, con nuovi acquisti di fondi dei nobili Buzzoni, allargarono la loro proprietà fondiaria, raggiungendo i 1711 piò di terra, costituendo un grande latifondo, passato nel 1917 in proprietà dei fratelli Folonari. Abbandonando Ludriano la contessa Angelica Camozzi Vertova donò alla chiesa parrocchiale tutti i ricchi arredi della cappellania (otto pianete, quattro camici, un calice d'argento, ecc). La famiglia dei Camozzi assumeva il titolo di conti di Ludriano per le alte benemerenze patriottiche di Gabriele Camozzi e del senatore G. Battista Camozzi; della nobile famiglia sono ancora viventi la contessa Maria Edvige Camozzi de Gherardi, Vertova Palma e il figlio Edoardo con la sua famiglia. Il conte Antonio Folonari vendette a più riprese case e terreni a diverse famiglie e infine l'11 novembre 1958 alienò il palazzo e tutta la restante proprietà al comm. Giovanni Spazzini di Palazzolo s/O.


Nel 1836 fece la sua comparsa il colera, ritornato, nel 1855 e nel 1884. Nel 1866 Ludriano divenne comune autonomo e lo rimase fino al 1927 quando venne unito a quello di Roccafranca. Per iniziativa di Antonio Folonari venne aperto nel settembre 1933 nella campagna di Ludriano un campo d'aviazione per la scuola di volo a vela con il conseguimento del brevetto di pilotaggio. I primi aerei si librarono nel febbraio 1934. Il monumento ai caduti venne eretto nel 1970.


Già dipendente della pieve di Bigolio, Ludriano divenne parrocchia indipendente molto presto. Fu patronato dei Martinengo, che poi vi rinunciarono. La chiesa parrocchiale venne ricostruita probabilmente nel sec. XVI e in pratica rifinita su ordine del vescovo Bollani. Vi esisteva un antico chiericato di S. Sebastiano, posseduto poi dal S. Ufficio di Brescia. La chiesa aveva una sua Disciplina con un antico oratorio dedicato all'Annunciazione, detta anche di S. Rocco e distrutta nel 1935. Nel sec. XVI dipendeva inoltre da Ludriano una cappella dedicata ai SS. Cosma e Damiano sulla strada per Comezzano. La chiesa parrocchiale venne ricostruita con una elegante facciata nel '700. Agli inizi dell'800 venne rifabbricata la facciata neoclassica con pronao a quattro colonne. Particolarmente attivo fu il parrocchiato di don Vincenzo Scaravelli (1887-1925) che nel 1888 fece fondere cinque nuove campane, costruire l'organo e restaurò la chiesa erigendo la cupola e la volta e ne curò la decorazione Nel 1908 venne eretta dal capomastro Battista Bianchi, del luogo, una bella torre inaugurata nell'ottobre di quell'anno. La chiesa venne arricchita con bei paramenti. Intensa fu la vita parrocchiale che registrò nel dicembre 1908 la nascita del Circolo della Gioventù Cattolica, la costruzione nel 1913 di un nuovo asilo. Nel 1923 per dono del comm. Francesco Folonari venne aperto un centro giovanile. La chiesa venne via via abbellita di discrete opere d'arte. Sull'altare maggiore venne posta una bella soasa barocca intagliata e dipinta nella quale la vecchia pala cinquecentesca venne sostituita da un'altra di Ponziano Loverini (1858-1929) raffigurante S. Filastrio, eseguita nel 1881, in cui il santo è raffigurato nell'ombra mistica di una chiesa, presso una balaustra, con un grande piviale di velluto rosso. Bell'altare della Scuola del S.S. Sacramento con una mensa di marmo lavorato e policromo ed una pala di scuola bresciana del sec. XVI. Pure tardo cinquecento la soasa dell'altare della Madonna del Rosario con telette raffiguranti i Misteri del Rosario e statue di epoca posteriore. Per voto e ringraziamento per essersi salvato al ritorno da una azione su Salonicco con l'apparecchio in avaria il pilota Antonio Folonari il 23 gennaio 1941 faceva pubblicare sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" la notizia che avrebbe donato al suo paese una nuova chiesa parrocchiale dedicata alla Madre di Dio e a S. Filastrio. Il Folonari si affrettò ad affidare il progetto all'arch. Mario Cereghini di Lecco, cui più tardi si affiancò, per il progetto della cappella dei donatori annessa alla chiesa, l'arch. Guido Alberti. Demolita definitivamente l'antica disciplina, si diede il via ai lavori. Nell'agosto 1946 a dipingere l'edificio venne chiamato il pittore perugino Adalberto Migliorati che con l'assistenza dell'allievo Alberto Ottavio dipinse dapprima le due pareti con due grandi affreschi di m. 10x13, raffiguranti l'uno la Passione (eseguito fra il 1947 e il 1948) l'altro la "Gloria" di N.S. Gesù Cristo eseguito tra il 1949 e il 1950) di grande suggestione pittorica. Nel 1949 il Folonari affidava allo scultore senese Vico Consorti, autore della porta in bronzo dell'anno Santo 1950, l'incarico di eseguire la porta in Bronzo per la nuova chiesa di Ludriano con episodi della S. Scrittura. Il presbiterio venne pavimentato con marmo verde mentre l'altare maggiore venne costruito in marmo nero del Belgio. Più tardi venne aggiunto ancora in nero del Belgio il tabernacolo con la piccola porta riproducente la copertina dell'evangelario di Teodolinda del tesoro del Duomo di Monza, con scritte dedicatorie da parte del popolo ludrinese. Nell'abside venne posta una grande croce dipinta (cm. 330 x 260) di scuola umbra degli inizi del sec. XV. La chiesa venne consacrata da mons. Giacinto Tredici il 2 ottobre 1954, alla presenza di mons. Giovanni Battista Montini eletto pochi giorni dopo arcivescovo di Milano. Sull'antico castello sorse nel settecento una villa che incorporò sempre nuove abitazioni così da creare, scrive F. Lechi, un insieme oggi indefinibile. Oltrepassato il fossato e attraversato un ponte moderno e un cancello, la villa presenta un'importante fabbricato animato da un bel porticato, è a pianta rettangolare e termina a sud con un corpo di fabbrica più alto e probabilmente più antico. Vasti e piccoli ambienti non mancano di interessanti decorazioni del '600 e '700. Più a mattina della villa un gruppo di fabbricati costituiscono probabilmente, secondo il Lechi, il nucleo antico e forse originario del castello. Si presenta dapprima, preceduta dal basso corpo di fabbrica un porticato che si protende verso la fossa, una torre colombara di pianta rettangolare, che costituisce come la torre d'angolo di un basso edificio piuttosto ampio che circoscrive il cortile. In esso sorge l'antico campanile della chiesa il quale, con la cella campanaria così vuota e aperta, potrebbe anche dare l'impressione di una torre castellana. Costruita la nuova chiesa il conte Antonio Folonari incorporò entro il limite del fossato anche la vecchia chiesa parrocchiale così da costituire un solo corpo edilizio. L'unica risorsa economica fu l'agricoltura, sia affidata ai grandi proprietari sopra ricordati, sia a piccoli coltivatori diretti ai quali, come ricorda il Da Lezze, nel 1609-1610 venivano affidati, per famiglia e con affitto annuale, 10 piò di terra. Il boom agricolo si ebbe nei primi decenni di questo secolo e specie negli anni Trenta e Quaranta, grazie all'intraprendenza del conte Antonio Folonari che introdusse anche forme di compartecipazione oltre a capitali e mezzi che migliorarono molto i terreni. Negli anni Cinquanta tuttavia anche Ludriano conobbe una intensa emigrazione e un accentuato pendolarismo specie verso Milano.


PARROCI: Pietro qd. Andreolo Dardoni di Albino (rin. 1473); Besotti di Ludriano, (nom. 21 sett. 1473); Maggi Bernardino di Caravaggio, chierico bresciano (rinuncia 1533); Maggi Giulio Francesco di Caravaggio (investito 1533); Pilati Girolamo (nom. intorno al 1560, nel 1566 fu richiamato dal vescovo Bollani alla residenza, rin. 1576); Priotti Giacomo di Martinengo (BG) , 1585-1622); Gennari Bertolino di Borgo S. Giacomo, (1622-1630); Festa Luca di Coniolo, (1631-1658); Dusina Francesco di Borgo Pile, (1658-1679); Cezzani Francesco di Brescia, (1689-1702); Barbo Cristoforo di Brescia (1702-1706); Fracassi Giacomo di Roccafranca, (1706-1713); Fracassi Camillo di Roccafranca, (1713-1736); Mosti Amedeo di Brescia, (1736-1760); Nespoli Pietro di Palazzolo, (1760-1776); Zucchi Carlo Antonio di Orzinuovi, (1776-1806); Martinelli G. Battista di Bione, (1806-1820); Viola Domenico di Roccafranca, (1820-1855); Girelli Gio. Battista di Bargnano, (1855-1873); Raffaelli Pietro di Azzano, (1873-1877); Galti Giovanni di Quinzano, (1877-1877); Scaravelli Vincenzo di Manerbio, (1877-1925); Assoni Fermo di Nigoline, (1925-1956); Bergamini Paolo (1956-1972); Pizzetti Luigi (dal 1972).