LODETTO

LODETTO (in dial. Lodèt, in lat. Laudeti)

Frazione oltre 3 km a SE di Rovato, a m. 155 s.l.m. Gli abitanti erano 1200 nel 1984. Forse dal latino lutum = fango. Ma P. Guerrini fa derivare il nome dai nob. Lodetti che vi ebbero ampie proprietà. Il territorio è attraversato dalla linea ferroviaria Milano-Venezia. È particolarmente fertile anche grazie alla Seriola Nuova di Chiari costruita dal 1476 e da altre seriole che lo attraversano. L'abbondanza di acqua suggerì a certo Omodei di propagare l'1 aprile 1882 la notizia che a Lodetto era giunto il mare richiamando nella zona grandi folle.


Il nucleo della prima comunità andò raccogliendosi intorno alla antica chiesetta di S. Giovanni Battista, eretta nei primi decenni del secolo XVI dal canonico Pecino Conte del Greco della Collegiata di Rovato, cui si aggiunse poi la chiesetta di S. Croce che il Bollani nel 1565 concedeva in patronato alla famiglia Lodetti che l'aveva eretta. Questa, servendo gli abitanti di 31 fienili circostanti abitati da 75 famiglie, ebbe per concessione fatta dal vescovo Bollani un cappellano mantenuto dagli abitanti stessi e dal prevosto di Rovato. Sviluppatosi il centro abitato intorno alla chiesa di S. Giovanni Battista tenuto conto della distanza da Rovato, nel 1669 il curato ricevette dal Prevosto e dal capitolo della Collegiata di Rovato la delegazione perpetua della cura d'anime. Lodetto assunse una certa notorietà sulla fine del sec. XVIII quando il curato don Giovanni Battista Aliprandi vi aprì un suo collegio dove insegnò anche il noto grecista ab. Pietro Rivetti. Lo stesso don Aliprandi ottenne il 19 ottobre 1796 di poter erigere una nuova chiesa, che, iniziata nel 1799, venne poi benedetta il 7 novembre 1813 dal vescovo Nava. Nello stesso anno, con testamento del 27 giugno 1813 il sacerdote don Vincenzo Gallerini destinava la terza parte della sua sostanza all'erogazione di farina e di sale ai poveri della contrada. La piccola comunità anche se non autonoma ebbe una sua vitalità religiosa di rilievo tanto che nel 1843 veniva concesso il fonte battesimale. Nell'800 si arricchì di associazioni cattoliche e nel 1876 di un gruppo di terziari francescani la cui congregazione venne eretta il 29 novembre 1914, contando 20 uomini e 70 donne. Il 3 maggio 1908 presente il dott. Giorgio Montini veniva inaugurata la Società Operaia Cattolica di Mutuo soccorso. La parrocchia venne eretta con decreto vescovile del 10 marzo 1903. Anche la Comunità Civile ebbe notevole sviluppo tanto che nel 1868 venne avanzata al Consiglio Provinciale dal consigliere Sigismondi la domanda di separazione della frazione di Lodetto da Rovato e l'erezione di un comune autonomo; domanda che venne respinta. Durante la I guerra mondiale nel 1917-1918 fra la Padana Superiore e l'abitato di Lodetto si accampò un forte contingente francese che pose le sue cucine nel locale detto "Vaticano" nell'attuale Piazza Vittoria e che nell'inverno organizzò anche corse di cavalli sui prati gelati alle quali la popolazione, anche se invitata, poco partecipò. Troppo duro era il lavoro e preoccupante il pensiero dei figli e padri lontani il cui contributo fu di 29 caduti, ricordati poi in un monumento, inaugurato il 25 settembre 1921. Il dopoguerra ebbe invece momenti sereni come quando negli anni Venti ritornò il richiamo di "Lodetto al mare". Riempita una cava di acqua vi vennero infatti trasportate due barche dal lago d'Iseo, e con botti tagliate a metà e tinozze vennero organizzate gare e kermesse che richiamarono per qualche tempo molta gente anche per un asino volante cioè una pelle d'asino riempita di paglia con le ali, manovrata su e giù dal campanile con una carrucola.


Deciso fu nel primo dopoguerra, il progresso del paese con la costruzione dell'asilo infantile eretto in Ente Morale con D.R. del 25 giugno 1925 e affidato nel 1931 alle Suore Adoratrici di Rivolta d'Adda (Cremona). Il 17 dicembre 1934 venne approvato il progetto ad opera dell'ing. Oreste Buffoli delle Scuole elementari, già auspicato nel 1919 e che per merito del sindaco Alessandro Torri divennero realtà nel 1935.


La chiesa parrocchiale è ricca di tele fra cui quella dell'altare maggiore raffigurante la "Natività di S. Giovanni Battista" (m. 2,45x1,65) attribuita a Santo Cattaneo. Ai lati del presbiterio due tele raffigurano: a destra la Madonna e i SS. Rocco e Fermo (m. 1,25x1,75) a sinistra: l'adorazione dei Magi (m. 1,25x1,75). Sopra la cantoria è una tela raffigurante la Madonna del Rosario (m. 2.05x1,30). Sull'altare di sinistra sta una bella tela settecentesca raffigurante i SS. Antonio di Padova e S. Carlo Borromeo (m. 1,90x1,25). Sulla parte laterale di sinistra sta una tela raffigurante S. Luigi Gonzaga (m. 2,00x1,27). Il battistero è adorno di tre tele raffiguranti al centro il Battesimo di Gesù (m.2,15x1,45) e ai lati Gesù e Nicodemo e la Discesa dello Spirito Santo. Sopra il battistero sta una tela raffigurante la Madonna di Caravaggio (m. 2,95x1,20). Nella contro facciata due ovali (1,20x0,9) raffigurano S. Lucia e la B. Stefana Quinzani, e sono attribuiti ad Antonio Guadagnini. In sagrestia è un ritratto di don Aliprandi, mentre in canonica è custodita una tela attribuita da qualcuno al Pitocchetto raffigurante un sacerdote (individuato nell'ab. Angelo Savoldi) che distribuisce l'elemosina ai fanciulli. Esiste un bel santuarietto edificato nel 1843 su disegno dell'architetto Rodolfo Vantini e inaugurato con il cimitero che gli sta alle spalle, nel 1843. Il disegno è forse uno dei più ben riusciti dell'architetto bresciano. All'esterno si presenta come un grande dado ingentilito però da elegante pronao neoclassico sostenuto da quattro colonne monolitiche di marmo di Rezzato. Nell'interno, a pianta quadrata di metri dieci per dieci, quattro slanciate colonne di scagliola rosa sostengono una cupoletta con un lucernario senza lanternino, riproduzione in piccolo di quella del Pantheon. Nella parete di fondo si apre il presbiterio nel quale si trova l'altare e dietro di questo la tela che rappresenta il mistero dell'Annunciazione che è l'oggetto del culto dei buoni lodettesi. La tela era opera di Ottavio Ronchi di Castelcovati che la restaurò poi nel 1865; venne trafugata la notte tra il 20 e il 21 maggio 1982 e non più ritrovata. Il quadro deve essere stato la copia fedele di un'opera di un grande artista di cui si ignora il nome. Al centro delle due pareti laterali vi sono due altre tele di discreto valore artistico rappresentanti quella di destra il riposo della Sacra Famiglia e l'altra i santi Antonio da Padova e Carlo Borromeo che adorano il Bambino Gesù. Nel 1943, nel primo centenario della costruzione, il parroco don Giovanni Ercoli promosse il restauro di tutto il santuario affidato ai Rubagotti di Coccaglio e al rovatese Gerolamo Calca che nei pennoni della cupola affrescò Davide, Ezechiele, Tobia e Giuda Maccabeo. L'opera era da poco compiuta, quando il 18-11-44 lo scoppio di vari carri di tritolo, sulla vicina linea ferroviaria, sconquassava fino dalle fondamenta tutto l'edificio. L'opera di restauro iniziata dopo la guerra venne completata negli anni mariani 1954-1958 con il consolidamento di tutte le parti danneggiate e con la posa del nuovo pavimento. La chiesa è stata di nuovo restaurata per iniziativa del parroco don Luigi Venni nel 1982-1983. Sull'altare maggiore una pala di G. Franco Caffi, raffigurante l'Annunciata, ha sostituito la tela trafugata. A Lodetto nacque mons. Francesco Galloni, (Lodetto, 1890 - Velo d'Astico, 1976) coraggioso cappellano degli alpini nella I guerra mondiale e fondatore dell'opera e della rivista "Pro Oriente" con sede a Sofia in Bulgaria.


Curati - Giov. Battista Aliprandi di Camignone (1790 - ?); Francesco Andreis di Chiari ( + 1856); Giacinto Caglio di Coccaglio (1857-1862); Giulio Foresti di Castrezzato (1866-1893). Parroci - Pietro Minelli di Travagliato (1893 - 1904); Federico Sciotta, di Salano (n. 26 novembre 1904 - m. 22 marzo 1940); Giovanni Ercoli (11 settembre 1934 - rin. 15 dicembre 1949); Giovanni Rizzi (19 dicembre 1949-1952); Bartolomeo Baratti (1953-1981); Luigi Venni (1981...).