LICEO "Arnaldo da Brescia"

LICEO "Arnaldo da Brescia"

Come formula di istruzione media superiore prima che come nome i licei incominciarono a prendere consistenza in tempi lontani attraverso i corsi di umanità di filosofia ecc. Ancor più specifico in tal senso l'orientamento impresso dalla Repubblica Veneta quando nel 1774 dopo la soppressione della Compagnia di Gesù e attraverso i beni ad essa confiscati si installarono nelle scuole delle Grazie, corsi che abbracciarono con iter scolastico di otto anni di cui gli ultimi tre erano destinati, uno all'"umanità" e due alla "filosofia". Dopo la rivoluzione giacobina, il 3 Vendemmiale anno secondo della Libertà (25 settembre 1797) il comitato di Pubblica Istruzione della Repubblica Bresciana presenta un progetto di Scuole Maggiori accanto a quelle del Ginnasio fissate a due classi destinate allo studio della filosofia preceduto da un anno di umanità, ma allargato addirittura ad insegnamenti universitari. Tali scuole vennero sistemate nell'ex convento di S. Domenico e si avvantaggiarono dei beni di Corporazioni religiose, fraglie e discipline. Una decisione importante venne presa 11 ottobre 1797 completato il 14 ottobre quando il Governo del Sovrano Popolo bresciano prese ancor più precisi contorni per un insegnamento liceale e assieme universitario che però prese il nome di Ginnasio. Il nome vero e proprio di Liceo apparve nelle seconda metà di Agosto del 1801 quando la Commissione d'Istruzione Pubblica decretò la costituzione di un "Liceo del Dipartimento del Mella" chiamato anche Accademia che oltre a promuovere le lettere, le arti, le scienze aveva come scopo di promuovere l'istruzione pubblica in provincia. Una vera configurazione dell'insegnamento liceale come è ancor oggi, pur senza avere il nome di Liceo, veniva fissata nel 1802. In seguito ad una legge del 31 agosto 1802 applicata con decreti del 4 settembre e 13 novembre veniva predisposto un più preciso ordinamento emanato dal Ministero degli affari interni circa l'istruzione media che doveva appartenere essenzialmente a Ginnasi e Licei e consiste nelle seguenti scuole: Ginnasio 1) Umane lettere ed eloquenza italiana e latina; 2) analisi delle idee e filosofia morale; 3) elementi di geometria e algebra; 4) elementi di fisica generale e particolare. Ai licei competevano le stesse materie più principi di disegno architettonico e agraria ed elementi di storia naturale. Più precise norme circa l'ammissione alle Università venivano emesse il 7 marzo 1803. Seguivano nel 1805 interventi particolari sul regolamento finanziario dei Licei dipartimentali, sui concorsi alle cattedre, ecc... Nel 1805 alle materie pratiche si aggiungeva quella di agraria, avanzata da Antonio Barbaleni, maestro nelle scuole pubbliche di Calcinato, per la quale il Ministero degli interni consultava il 21 febbraio 1805 l'Accademia dell'Agricoltura. Il Barbaleni presentava sulla coltivazione delle api un suo preciso ed ampio progetto che il 7 aprile 1806 veniva approvato da una commissione appositamente nominata dall'Accademia di Brescia. Con disposizione del 7 novembre 1806 veniva istituito nel Liceo un orto agrario "in cui praticare quegli esperimenti che assicurino e facciano conoscere agli studenti i risultati". Nuove materie non rientravano soltanto in uno sviluppo dell'istituzione scolastica ma anche dalla necessità di richiamare un numero maggiore di alunni come indica il proclama del prefetto del Dipartimento del Mella del 14 novembre 1805. I 14 marzo 1807 veniva emanato il Regolamento organico per Licei. (Milano, Reale Stamperia MDCCCVII). Posti gratuiti, a metà e ad un quarto di pensione venivano istituiti il 30 marzo 1807 dal Prefetto del Dipartimento del Mella. Il Liceo veniva inoltre arricchito nell'agosto 1807 di "una collezione di macchine da applicarsi all'insegnamento della fisica". Al contempo venivano riprese le esercitazioni ed accademie pubbliche con recite, o lettura di composizioni ecc. Di vivo interesse nel novembre 1808 l'introduzione di premi, medaglie d'oro, ecc. giustificata da un discorso del prefetto G. Pornielli. Tra gli ultimi sforzi del Governo del Regno d'Italia, in linea con la politica scolastica, fu quello di concentrare in un'unica casa di educazione o Collegio privato unito al Liceo tutte le case di educazione esistenti, ma come viene rilevato altrove in questo lavoro, furono tentativi inutili. Ad essi il Ministero degli Interni dedicava precise norme riguardanti anche i particolari della vita interna. Che però il Liceo non avesse soddisfatte le aspettative lo si deduce da una comunicazione del Direttore Generale della Pubblica Istruzione al Prefetto del Dipartimento del Mella in cui avvisava del pericolo che "alle Università si ammettono giovani non abbastanza preparati al corso degli studi". Si capiscono da queste valutazioni le decisioni di inviare ispettori, presi dalle Università, ai Licei, Ginnasi e Istituti privati per controllare l'efficienza e non mancarono relazioni di rilievo in proposito. La rielaborazione di una programmazione liceale si precisava ancor più nel piano sistematico del 15 novembre 1808 che fissava gli studi preparatori necessari per l'accessione all'Università da compiersi in un pubblico Liceo o in altra scuola pubblica o particolare per l'ammissione alle diverse facoltà universitarie. Con il 15 marzo 1809 ebbe termine l'equivoco del termine di "Liceo Dipartimentale del Mella" (v. Liceo del Dipartimento del Mella) che si chiamò soltanto "Accademia di Scienze Lettere Agricoltura ed Arti del Dipartimento del Mella" diventato poi, l'8 aprile 1811, "Ateneo di Brescia di Scienze Lettere ed Arti". L'urgenza di ovviare alle evidenti deficienze impose al Prefetto del Dipartimento di emanare il 15 novembre 1811 precise norme circa l'ammissione alle Università ed esami liceali mentre nuove istituzioni sull'organizzazione della Pubblica Istruzione venivano impartite il 25 novembre 1811. Ma ormai, con la decadenza della potenza napoleonica, si offuscava anche la vitalità già così malferma del regno d'Italia e della burocrazia, che andava declinando, per cui dal 1811 in poi non si avrà più nessun intervento di rilievo sulle scuole, se non nel senso di lasciare sempre maggior spazio all'iniziativa privata, sia a livello superiore (privilegiando particolarmente, come si vedrà, il Collegio Peroni) sia tutte le altre scuole private della Provincia. Il primo reggente fu l'abate Luigi Edoardo Colombo, al quale successe A. Fontana e molti altri fino all'Apolloni, al Bobba, Stranieri, Tamburini, Mathis, Folceri, Largaiolli, Pagan ecc. che si susseguirono sulle cattedre dell'istituto. Fra i molti insegnanti sono da segnalare lo Zola, il Tamburini, Angelo Anelli di Desenzano, poeta e patriota di non mediocre fama, il bassanese G.B. Brocchi, «uno dei più chiari naturalisti italiani del principio del secolo scorso»; Cesare Arici, Antonio Buccelleni ed il Vantini e più tardi il pubblicista Francesco Paolo Cestaro, ed Achille Beltrami, il Ranzoli ed infine G.A. Folceri, il geologo e naturalista G.B. Cacciamali, il filosofo Francesco Bontelli. Tutti costoro, od almeno una loro larga rappresentanza, ebbero continui e stretti rapporti con l'Ateneo bresciano di Scienze, lettere ed arti, fondato nel 1802.


Il ritorno degli Austriaci non attentò all'esistenza del Liceo bresciano, perchè il commissario imperiale Sommariva confermò nel 1816 i suoi orientamenti, ed il 1 agosto del medesimo anno i professori insegnanti prestarono un «solenne giuramento di fedeltà e di obbedienza a S.M. l'Imperatore e Re Francesco I». Il nome fu convertito in «Imperial Regio Liceo» con alcune riforme interne che non ne alterano molto la struttura, fino al 1859, quando il nuovo governo piemontese mantenne il titolo e le attribuzioni della scuola, sopprimendo soltanto la qualifica di «imperiale» e limitando gradatamente la sua autonomia, per inquadrarla nell'ordinamento dei ginnasi licei governativi. Ma intanto l'istituto aveva mutato sede. Nel 1824, infatti il convento di San Domenico fu trasformato in ospedale ed il Ginnasio venne trasferito nel palazzo Bargnani, già sede del governo napoleonico in contrada «di San Carlino» (ora corso Carlo Alberto) od anche «del Marchese», a ricordo del Martinengo Colleoni di Pianezzo che nel 1721 iniziò la costruzione del maestoso edificio. Qui appunto frequentò dal 1840 al 1845 quattro classi di grammatica e due di umanità il giovinetto Tito Speri. Viva fu la sorveglianza della polizia su professori e alunni. Di questi parecchi fecero parte dei battaglioni studenteschi che combatterono nel 1848 a Curtatone e Montanara. Ai giovani del Regno di Sardegna d'altra parte, venne proibito di frequentare i licei della Lombardia e in modo particolare quello di Brescia. Uscirono in tali anni dal Liceo Giuseppe Zanardelli e Camillo Golgi. I decenni che seguirono la proclamazione del Regno d'Italia videro il lento, ma graduale sviluppo dell'istituto, uno dei pochi ginnasi licei dichiarati "regi".


Nel 1846 il Liceo venne intitolato ad Arnaldo da Brescia. Regolari contributi governativi e doni frequenti di generosi cittadini arricchirono due gabinetti di chimica e di fisica e scienze naturali, e le collezioni fotografiche per l'insegnamento della storia dell'arte. Per l'anno 1874-1875 il Liceo pubblicava il suo primo sommario. ("Il R. Liceo Arnaldo in Brescia. Anno scolastico 1874-1875. Dicembre 1875" Brescia 1876). Fu si può dire per molti decenni scuola di elite tanto da curare in tutto 58 alunni nel 1878, 54 nel 1882 e poco più poco meno negli anni che seguirono. Nuove riforme vennero apportate nel 1882 e in seguito. Tra le materie privilegiate furono per decenni le lettere italiane, seguite dalla filosofia, poi la fisica, la storia naturale, il greco, la matematica e infine il latino. Notevole sviluppo ebbe la biblioteca che nel 1935 contava già più di quattromila volumi, oltre a opuscoli, riviste e giornali. Ruolo importante ebbe la costituzione della Cassa scolastica, amministrata dal Preside, da alcuni professori e da due rappresentanti delle famiglie degli alunni; il suo patrimonio raggiungeva nel 1935 le 42.226 lire, destinate ad aiutare e ad incoraggiare i giovani della scuola meno abbienti e fra gli altri i migliori per attività ed intelligenza. Ma nel frattempo si era delineata sempre più grave l'insufficienza dei locali di corso C. Alberto, che pur avevano ospitato il Liceo senza interruzione dal 1824 (soltanto nel triennio 1915-18 furono ricercate sedi di fortuna, perchè nel palazzo Bargnani si era installata la Scuola dei mitraglieri): e nel 1925 l'istituto venne trasportato in corso Magenta nel palazzo Oldofredi - già sede della Scuola normale - un edificio seicentesco che appartenne successivamente ai Poncarali, ai Cigola, ai Balucanti ed in ultimo alla contessa Marzia Cesaresco Oldofredi (1885). In tale palazzo 39 cittadini nella notte tra il 17 e il 18 marzo 1797 avevano dato il via alla Rivoluzione giacobina. Ma i 200 alunni del 1901, divenuti 320 nel 1920, 469 nel 1930, obbligarono la presidenza alla istituzione di una sede staccata in via dei Musei, vicolo del Fontanone, ove nel 1935 vennero accolte due intere sezioni ginnasiali (B e C), mentre nella sede centrale di corso Magenta rimasero nel 1935 la sezione A (femminile) e l'intero Liceo (corsi A e B), ai quali nello stesso anno si era aggiunta una regolare prima classe liceale C, divenuta indispensabile per l'imponente massa degli iscritti, favoriti dalla larghezza delle recenti disposizioni ministeriali. Il 16 novembre 1935 per dono dell'ex alunno Davide Lombardo venne murata una lapide, con parole dettate dal prof. Pietro Paroli, dedicata a Tito Speri. Suona: «Tito Speri - qui - in hoc Lyceo - ad humanitatem informatus - flagrante populo servitutis odio - decade illa immortali - mirus exstitit signifer vindicandae libertatis et - fortuna virtuti invidente - conspirationis sancte reus - ad summum adiit supplicium - animo indomitus ac fide - alunni - anno ab interitu centesimo - memoriam eius pie repetentes animis inviolate custodiendam - A. D. MCMLIII».


La popolazione scolastica ha subito, com'è naturale, oscillazioni nel tempo. Nel 1882 era di 58 alunni, nel 1936 di 170 ecc. Ma già negli anni dal 1925 al 1930 raggiungeva e superava i 300 alunni segnando successivamente un costante anche se lieve aumento. Negli anni dell'ultima guerra mondiale, gli iscritti raggiunsero il numero di 750, senza contare le sezioni staccate in provincia. La diminuzione che, per varie ragioni, successivamente seguì portò il numero dei frequentanti ad un livello piuttosto basso. In questi ultimi anni, il numero degli iscritti segna un sensibile aumento, riportando la popolazione scolastica ad un giusto livello. Al Liceo "Arnaldo" si accompagnava un Liceo statale a Desenzano e due non statali, il "Cesare Arici" e quello Canossiano. In seguito alla Riforma Gentile nel 1923 nacque il Liceo scientifico "Annibale Calini" (v.) poi sdoppiatosi nel Liceo scientifico "Nicolò Copernico" e con sezioni staccate a Gardone V.T. Lumezzane, Salò ecc. Licei scientifici privati costituivano le madri Orsoline, mentre nel 1954 nasceva quello presso il Collegio Luzzago.