LANFRANCO Giovanni Maria

LANFRANCO Giovanni Maria

Sec. XVI. Da Terenzo, Parma. Studiata musica sotto Lodovico Milanese detto il Cavaliere dell'Organo, fu in ottimi rapporti di amicizia con Adriano Willaert, maestro di cappella a S. Marco di Venezia, e con altri musicisti insigni del suo tempo. Il Lanfranco godeva una grande fama come contrappuntista e come teorico. Nel 1528 il Capitolo della Cattedrale di Brescia lo chiamava alla direzione della scuola e della cappella musicale del Duomo, con uno stipendio di 150 planetti, pari a 50 zecchini veneti. In Brescia, nel 1533, colle stampe di Lodovico Britannico, pubblicò un libro rarissimo e interessantissimo di teoria musicale: «Le Scintille di Musica... che mostrano a leggere il Canto Fermo et Figurato, Gli accidenti delle Note Misurate, Le proportioni, I Tuoni, Il Contrappunto, Et la divisione del Monocordo, Con la accordatura dei vari Istromenti ecc.» dedicato a Bartolomeo Mascara, maestro di grammatica ai putti cantori del Duomo e suo collega nell'insegnamento, il quale Mascara accettando la dedica del libro e rispondendovi con una epistola in lingua latina, ricordava che alla scuola del Lanfranco si erano formati molti e valenti discepoli, esperti conoscitori del contrappunto, musicisti e suonatori di fama, ai quali erano state date per guida nello studio queste teoriche Scintille di Musica. Egli ha ampie lodi per i fabbricanti bresciani di "liuti, viole, lire et simili politamente et risonanti".


Il Lanfranco rimase a Brescia fino al 1540; in detto anno passò maestro di cappella nella chiesa ducale della Steccata in Parma, dove morì e fu sepolto nel 1545. P. Guerrini lo ritiene il maestro di Giovanni Contino dal quale avrebbe appreso la perfezione dell'arte sua e il bello stile che gli fa onore, «quello stile ampio e suggestivo, inspirato da grande sentimento e nutrito di finezze armoniche e contrappuntistiche, che passerà perfezionato - attraverso la scuola del Contino - nel discepolo suo più famoso, Luca Marenzio».


Mentre il Lanfranco si trovava a Brescia tra lui ed il Willaert sorse un equivoco che, per essere egli di animo buono e mite, cercò subito di dissipare con lettera del 9 ottobre 1533 indirizzata al grande maestro che allora abitava a Venezia. Aveva il Lanfranco dato incarico ad un suo amico, un certo frate, di scrivere allo Spataro a Bologna per avere la risoluzione di una certa "rotta et ciò era per parte io intendeva et parte no". Avvenne in quella vece che il frate, trovandosi a Venezia, si rivolse per la spiegazione al Willaert che se ne adontò, supponendo che il Lanfranco volesse farne di lui buon gioco. Ciò saputo il Lanfranco, per stabilire coll'amico la vecchia buona relazione, gli scrive e gli spiega l'accaduto, e di più gli invia una sua fuga, chiedendo in cambio una copia dei suoi Vesperi. Di non poco interesse, scrive N. Pelicelli, si è questa fuga, o canone, in quanto ci fa conoscere il valore del Lanfranco, come contrappuntista, godendo già tra gli studiosi di bella fama come teorico.


Anche le buone lettere, oltre la musica furono curate dal Lanfranco. Il Da Erba afferma che fu eccellente musico e sacerdote ornato di buone lettere umane quale per la musica, creato maestro di cappella del Duomo di Brescia, compose Preci di dolce Armonia sopra le Messe, alcuni canti che chiamò Scintille di Musica. Purtroppo ogni sua composizione andò perduta, o giace sconosciuta in qualche archivio o biblioteca musicale, all'infuori della fuga dedicata al Willaert.


Opere: "Fuga, o canone" che si trova unita alla lettera scritta al Willaert il 9 ottobre 1531 (Bologna L. M.); "Rimario novo di tutte le concordanze del Petrarca raccolte di maniera, che quante volte sono nel detto autore, tante per tavola ordinatissima ritrovare si potranno cosa a chi compone et a chi questo eccellentissimo poeta studia, di grandissima utilità, come nella seguente epistola manifestatamente ciascuno conoscere potrà". (Stampato in Brescia per lacopo Philippo da Cigoli MDXXXII, in 8°). Fu ristampato nel "Petrarca, corretto da Girolamo Ruscelli con annotazioni, Vocabolario del medesimo e Rimario di M°. Lanfranco Parmigiano", (Venezia per Plinio Pietrasanta 1554, in 8°); "Scintille di Musica di/ Giovan Maria Lanfranco da Te/rentio Parmegiano, che mostrano a leggere il Canto Fermo/ et Figurato, gli accidenti delle Note Misurate, Le Pro/portioni, I Tuoni, Il Contrapunto, Et la divisione/del Monocordo. Con la accordatura dei vari instrumenti, Dalla quale nasce un/ modo, onde ciascuno per se stesso imparare potrà le voci di La Sol Fa Mi Re Ut. (In Brescia per Lodovico Britannico MDXXXIII). Il Lichtenthsal nota che il Burney cita una edizione del 1538 (Parma, Bibl. Musicale del Conservatorio), "Terentiana" opera di teoria e pratica musicale più ampia della precedente, alla quale aveva posto mano il Lanfranco come egli afferma nella dedica al Mascara e in principio della terza parte delle Scintille di Musica.


Di rilievo l'edizione del trattato «Scintille di musica» del Lanfranco ad opera di Lodovico Britannico. Il testo in volgare, osserva il Guerrini, con numerosissime abbreviature è stampato con carattere rotondo: la disposizione del testo necessaria alla esplicazione delle regole testimonia della abilità tipografica ereditata dal Lodovico. Gli esempi musicali comprendono note quadrate e romboidali vuote e piene, ligature e tavole esplicative delle mutazioni: tutti gli esempi sono realizzati con matrice di legno quindi con tecnica xilografica. Sono pure riportati esempi del canto misurato con le regole relative di Longa e di Brevis, del Tactus, del Punctum di perfectione e di imperfectione e delle proportiones. Non ci sono esempi di canto veri e propri, ma brevi esposizioni figurate; molto più estese ed esaurienti invece le spiegazioni verbali che, a volte, impegnano da sole più pagine. Le caratteristiche che contraddistinguono questa edizione sono la perfetta eleganza e la proporzione esatta fra testo, esempi musicali e tavole esplicative: nelle pagine in cui coesistono, nè l'uno nè l'altro di questi elementi cerca di sopraffare gli altri, ma si inserisce con misurata efficacia.