GLISENTI Alfredo
GLISENTI Alfredo
(Brescia, 1870 - 23 giugno 1906). Di Francesco e di Pierina Pellegrini. Laureatosi in ingegneria, fece la sua esperienza accanto al padre, che gli dedicò una miniera a Bovegno. Nel 1891, la sua preparazione era tale da far mettere a punto due tipi di fucile a retrocarica con otturatore cilindrico: l'uno con estrattore ad urto, l'altro con percussore a molla piatta sul manubrio, più leggeri e maneggevoli del tipo svizzero Wetterly calibro 10,35, e le pistole M. 89 la cui produzione raggiunse il numero di 35 al giorno. I fucili M. 91 non furono allora adottati dal governo italiano per cui egli rivolse le sue attenzioni alla produzione meccanica, ed esperimentò la prima conversione dalle tendenze tecniche a quelle industriali. La produzione delle armi ristrettasi al perfezionamento delle pistole, cessò, definitivamente nel 1907, quando l'opificio di Villa venne fuso da un gruppo finanziario nella Metallurgica bresciana, già Tempini. Fu anche fra i primi dal 1898 in poi a esperimentare in provincia di Brescia la costruzione di una vettura automobile con motore a scoppio. All'esposizione di Torino del 1898 egli aveva acquistato il brevetto dei motori a benzina del prof. Bernardi di Padova, che vi aveva esposto una vetturetta a tre ruote ed un minuscolo motore a scopo dimostrativo. L'ing. Alfredo rese il motore più potente e lo applicò su di una vettura, pure a tre ruote, che fece costruire dal meccanico Vincenzo Rivolta. Il motore vantava queste principali prerogative: esclusione del carburatore; funzionamento con miscuglio esplosivo a tenore costante e col massimo effetto utile; proporzionalità del consumo della benzina col lavoro prodotto; nessuna influenza della densità della benzina impiegata; facile e pronto l'avviamento, esclusione assoluta dell'uso dell'elettricità e di ogni fuoco esterno; nessun fuoco da estinguere per fermare la macchina; la lubrificazione automatica e perfettamente sicura; due appositi serbatoi distribuivano l'olio e a tutti i punti che dovevano essere lubrificati; raffreddamento ad acqua circolante; consumo: 400 gr. di benzina per cavallo-ora. I meccanismi principali della «Vetturetta Glisenti» consistevano nel movimento per ingranaggi che gli davano tre velocità: 12, 24, 35 km-ora. Il cambio delle velocità si faceva per mezzo di un manubrio. Lo sterzo, a compensazione, era costruito in modo da essere reso sensibile ai minimi movimenti, e non avere nelle gomme strisciamento alcuno. Per l'attacco del motore una robusta leva a cremagliera azionava un giunto a frizione con cuoio all'americana. L'accensione della miscela sul motore avveniva a mezzo della incandescenza di platino, e il raffreddamento a mezzo di acqua circolante. La "vetturetta Glisenti", pilotata dal meccanico Vincenzo Rivolta, affrontò una gara di concorso con la ditta Orio Marchant di Piacenza e fece ottima prova mantenendosi sempre in testa, ma non riuscì a vincere la gara, perché a pochi metri dal traguardo urtò contro un carretto e dovette ritirarsi. L'ing. Alfredo Glisenti abbandonò la costruzione della «Vetturetta-automobile» quando la De Dion di Buton mise in commercio le sue macchine con sterzo sulle ruote e ad un solo cilindro, assai più veloce, perché poteva esplicare da 300 a 1500 giri al minuto.