GHITTI Pompeo

GHITTI Pompeo

(Marone, 1631 - Brescia, 1704). Figlio di Pietro e in stretta parentela con gli arcipreti di Sale M. don Antonio e don Giov. Pietro Ghitti. Fu allievo di Ottavio Amigoni a Brescia e poi, per cinque anni, di Giovanni Battista Discepoli di Lugano detto lo Zoppo. Dall'Amigoni, afferma Bruno Passamani, apprese il disegno, al quale sovrappose la lezione del Discepoli e del Luganese, cogliendo tuttavia ben poco degli impasti morbidi e caldi del primo, apprendendo dal secondo il tocco leggero della pennellata. Sovrappose: trattandosi di elementi troppo contrastanti per fondersi in uno stile. Infatti solo raramente il Ghitti riesce a superare le forme manieristiche. Aggiunge ancora il Passamani che dai precedenti manieristici ed in particolare dal primo maestro Amigoni il Ghitti si stacca per un colore quasi sempre ribassato e scialbo, dalle gamme grigie, azzurro pallide, verdastre, tendenti a tonalità quasi monocrome, cosicchè nullo o scarso appare l'influsso del Discepoli. Più decisiva fu al contrario la collaborazione con il Luganese, la cui morbida pennellata si può ritrovare appunto in quei piani leggeri, in quel colorire «a pastello» smorzante i tenaci contrasti della maniera bresciana. Il Ghitti appare il primo a Brescia che, in un certo modo, anticipi il Settecento nelle stesure madreperlacee ed anche nelle figure lunghe ed esili. Lavorò con il Discepoli a Milano e a Lugano. Tornato in patria studiò molto le opere di Paolo Veronese del quale imitò la maniera dell'invenzione. Aprì a Brescia, una scuola di disegno. Benchè debole nel colore ebbe fantasia inventiva, abilità nel nudo e venne molto ricercato e compì parecchi lavori a fresco e ad olio. Nel chiostro del Carmine vi è un suo affresco con la scritta "Ultimum opus Pompei Ghitti" 1704. G. Orlandi testimoniò di aver visto nella sua casa casse piene di disegni a penna ed in acquarello e che stupì della farragine di tanti pensieri". Lasciò nella sua casa del Bagnatore a Marone una pregevole raccolta di quadri, disegni, stampe ecc. poi andata dispersa. Il Bartsh lo elenca fra gli incisori di merito, scrivendo: «Pompeo Ghitti colla facilità del suo ingegno diede saggi anche d'incisione, e quattro stampe da lui incise appalesano il suo buon gusto, e quanto fosse disinvolto il bulino nel taglio, e quanto in lui era franca la maniera di disegnare, sicchè vedendo le sue incisioni pare che colla stessa facilità con cui adoperava la matita e la penna così pure lavorasse all'acquaforte e col bulino». Il Bartsh stesso elenca fra le sue opere: A) La Vergine seduta che tiene sopra le ginocchia il Divino Infante, il quale fa carezze a s. Giuseppe, segnata da una parte Pompeus Ghittus e dall'altra Jo. Baptista Discipuli pinxit. b) La Beata Vergine assisa a pie' d'una palma, che tiene sopra le ginocchia il Bambino Gesù a cui un angelo presenta fiori e frutta, segnata Pompeus Ghittus. c) Gesù coronato di spine da cinque carnefici giudei, di cui quattro alla sinistra ed il quinto a destra: incisione all'acquaforte tolta dal quadro di Tiziano che si trova a s. Maria delle Grazie in Milano. Nel margine abbasso la dedica di Pompeo Ghitti a Bartolomeo Navino, il cui stemma sta nel mezzo. d) S. Mauro abate. È questa un'incisione del suo quadro esistente in s. Eufemia di Brescia. Opere: Bornato: Castello (Sala adunanze: affreschi in collaborazione con P. A. Sorisene, 1669); Brancolino (Trento): S. Maria Assunta (Miracolo di S. Antonio da Padova e quattro grandi tele con fatti della vita di Maria); Brescia: S. Agata (Incoronazione della Vergine, Ascensione di Gesù Cristo, Incoronazione della Madonna, a fresco nelle architetture del Sorisene, firm. 1683; s. Filippo Neri; s. Francesco); S. Cristo (S. Pietro d'Alcantara); Duomo Nuovo (La gloria dei ss. vescovi bresciani); S. Eufemia (S. Mauro risana gli infermi; ne incise anche l'acquaforte); S. Giorgio (due storie del santo ora nel Museo Diocesano); S. Maria Calchera (Storia della vita del beato Bernardino da Feltre); S. Pietro in Oliveto (S. Giovanni della Croce incoronato dal Redentore); S. Giovanni EV (sagrestia: Cristo inchiodato; La veste insanguinata di Giuseppe mostrata a Giacobbe; Sentenza di Salomone; Partenza del Figliuol prodigo; Ritorno del figliuol prodigo; Morte di Abele); Carmine (chiostro: due lunette frammentarie: Veneranda Angela d'Arena; Venerando Simone Stock; erano firmate «Ultimum opus Pompei Ghitti Anno 1704». Congregazione apostolica di Carità (Il mantello di Giuseppe mostrato a Giacobbe; Giuseppe interpreta il sogno; attr. Morassi, 503); Biblioteca Queriniana (S. Pietro ascende al cielo fra vari santi; la Fama in cocchio; incisioni firmate e comprese nel Giardino della Pittura di F. Paglia); Cerveno: parrocchiale (La Madonna e s. Antonio Abate, 1701 doc.); Chiari; oratorio di s. Orsola (quattro tele con episodi della vita di s. Angela Merici, 1684); Marone: Chiesa di S. Giuseppe: (Madonna con Bambino fra santi, 1664); Sale Marasino: parrocchiale (5. Antonio da Padova); Ghedi: parrocchiale (Ultima Cena, 1680). Il Panazza nel 1969 gli attribuiva due pale a Magno di Gardone V.T., cioè la pale dell'altar maggiore della parrocchiale, raffigurante un Miracolo di S. Martino e la pala del santuario del S. Bartolomeo; inoltre la pala dell'altar maggiore, datata 1683, del santuario della Madonna della Misericordia a Bovegno V.T. Sandro Guerrini e Carlo Sabatti nel 1977 hanno confermato l'attribuzione del Panazza circa la pala della parrocchiale di Magno, raffigurante il miracolo della risurrezione di un bimbo. L'opera è definita una «delle migliori della maturità» dell'artista. Nella parrocchiale di S. Martino del citato Magno di Gardone è invece conservata un'altra opera del Ghitti, la pala dell'altare laterale di destra che rappresenta la «Madonna con il Bambino e i SS. Pietro martire e Antonio da Padova»; è firmata e datata «POMPEO GHIT(TI) F. 1679»; si indica anche il comittente «GIAC.mo MARCchi Q GIO ANTO... D°». In questo olio su tela il pittore «dimostra una notevole sapienza compositiva». Angelo Bonini attribuisce al Ghitti anche la pala dell'altar maggiore della parrocchiale di Inzino, raffigurante il «Martirio di S. Giorgio», del sec. XVII, egregiamente restaurato nel 1980 da Romeo Seccamani; la tela è stata ricollocata la vigilia di Natale del 1980. La centina - come ha dimostrato l'accurata pulitura - è stata aggiunta nel sec. XVIII (prima metà) per adattare la pale alla nuova soasa in stucco. Vi sono raffigurati degli angioletti di mediocre fattura. La pala originaria è raffinata nel colorismo e spigliata nella corposità delle forme, secondo i moduli del manierismo veneto-bresciano. Recentemente Sandro Guerrini ha attribuito al Ghitti un olio su tela collocato in S. Maria degli Angeli a Gardone V.T., raffigurante la Madonna col Bambino e i SS. Caterina e Domenico o Madonna del Rosario, un tempo collocata nella parrocchiale di S. Marco.