GEROLAMINI o FIESOLANI

GEROLAMINI o FIESOLANI

Congregazione di Fiesole. Costruirono una di quelle numerose congregazioni eremitane sorte nel tardo medioevo come una fioritura degli ordini mendicanti e delle Confraternite laicali di penitenza e di carità. Furono fondati presso Fiesole dal conte Carlo Guidi di Montegranelli, piissimo sacerdote terziario francescano, circa il 1403, ma la congregazione non ebbe approvazione ecclesiastica che nel 1409 da papa Innocenzo VII, che le diede la Regola di S. Girolamo, mentre Eugenio IV nel 1441 vi sostituì la regola di S. Agostino. Lo stesso fondatore (morto a Venezia nel 1417) ebbe a dar vita a parecchi conventi, fra i quali uno a Venezia ed uno a Verona a S. Zenone in Monte di modo che la nuova congregazione, temprata al vero spirito religioso riuscì ad ottenere protezione e sviluppo nell'Alta Italia. Quirino in una sua eruditissima lettera latina 31 maggio 1754 all'amico abate Nerini, generale dei Gerolamini, dimostrò, su documenti comunicatigli dal p. Galletti, archivista della Badia di Firenze, che i Gerolamini devono la loro primitiva fondazione a un gruppo di pii eremiti fiorentini della piccola badia della Campora presso Firenze soggetta alla Badia benedettina di Firenze. 19 giugno 1457, il generale dell'Ordine si presentava al podestà di Brescia per chiedere di stanziare cinque confratelli a S. Maria della Grazie di cui era stato da poco decisa la costruzione (v. Grazzino). Il Podestà accolse poi sei Gerolamini e prese con essi gli accordi preliminari per la fabbrica del convento. Il giorno dopo, 20 giugno 1457, nel Consiglio speciale furono eletti Decio Avogadro sive leonetus, Francesco Bona, Andrea Ganassoni, Bartolomeo Malvezzi e Girolamo Calzavacca per abboccarsi coi detti frati a nome del Comune e fissare di comune accordo varie modalità. Dopo che il comune ebbe accolto le richieste dei Gerolamini, il 21 giugno il Consiglio deliberava di procurare conveniente alloggio in Brescia ai cinque Gerolamini intanto che si fabbricava il convento e il 30 giugno raccomandava al podestà di ottenere il loro consenso. Il vescovo Malipiero appoggiò la richiesta e trattò egli stesso per cui il 13 maggio 1459 il priore generale dell'Ordine fra Giacomo Alberghetti di Alessandria, prendeva possesso della chiesa fabbricari incepta. Non erano ancora finiti ne il convento ne il santuario che dovettero essere distrutti in seguito all'ordine della Repubblica veneta di abbattere, per ragioni strategiche, ogni edificio per un miglio intorno alle mura della città. I Gerolamini il 18 luglio 1516 abbandonarono il convento e si stabilirono in città, in una casa di certo Giovanni Antonio Pezzani, esistente presso l'ormai deserto monastero degli Umiliati di S. Maria di Palazzolo. Poco dopo, acquistate alcune casupole nella stessa contrada del Pozzo dei Cazzaghi (oggi via Grazie), costruirono un ampio convento, conservando l'antica chiesetta che oggi è il santuario minore delle Grazie ed edificandone una nuova (dal 1520 al 1530), grandiosa alla quale diedero lo stesso nome di S. Maria delle Grazie che era prima del santuario abbattuto (v. S. Maria delle Grazie). Con l'affluenza di elargizioni e di legati i religiosi nel 1504 per dono di certo Bartolomeo entrarono in possesso di ampi possedimenti a Collebeato con la chiesa di S. Stefano. Nel convento delle Grazie fiorirono notevoli personalità come fra Lodovico Barcella (v.) di Chiari, promotore e architetto della chiesa delle Grazie, fra Giulio Serina (v.), fra Cesare Gussago (v.), fra Riccardo Baroni (v.), fra Lodovico Bigoni di Chiari. Nella chiesa delle Grazie tenne le sue solenni tornate annuali, con intervento delle autorità cittadine e con molto frutto per l'incremento dei buoni studi e della stessa coltura popolare, l'Accademia degli Erranti. La presenza dei Gerolamini durò fino al 1668, cioè fino a quando papa Clemente IX volendo unire alcune Congregazioni religiose, le quali avevano lo stesso scopo e un'origine comune, e nello stesso tempo sopprimere altre per dare aiuto alla Repubblica Veneta nella lunga e disastrosa guerra da essa valorosamente sostenuta contro i Turchi, specialmente nelle acque dell'arcipelago greco e nell'isola di Candia, con Lettere Apostoliche del 7 dicembre 1668 sopprimeva le tre congregazioni religiose dei Canonici Regolari di S. Giorgio in Alga, dei Padri Gesuati, e dei Frati della Congregazione di S. Girolamo di Fiesole unendo questi ad un'altra Congregazione di Girolamini. Messo all'incanto il 18 luglio 1669 il convento veniva acquistato dai Gesuiti. Nel 1670 anche gli altri conventi rurali dei Gerolamini venivano messi in vendita. Il convento dello Spasimo a Pompiano venne venduto ai Francescani Osservanti e venne consegnato dal parroco di Pompiano D. Pietro Bazardi al provinciale Giacinto da Chiari il 28 agosto 1670. I beni di Passirano e Paderno, annessi al convento dello Spasimo, furono venduti nel 1671 alle Monache Agostiniane di S. Croce; i beni al Carretto della Badia, come il Molino della Valle sopra il fiume Grande nella spianata, vennero acquistati dai Carmelitani Scalzi passati in nuova colonia dal convento di S. Antonio al convento di S. Pietro in Castello; la breda della Conchiglia in Borgo Pile, (dove esisteva la primitiva chiesa delle Grazie) con S. Stefano di Collebeato rimasero ai Gesuiti, gli altri beni di Collebeato passarono ai Conventuali di S. Francesco; i beni a Gargnano nella Riviera del Garda furono comperati dai Francescani di Gargnano. Nello stesso anno 1670 il libraio Antonio Curti di Venezia acquistava all'incanto la ricca biblioteca del convento, della quale abbiamo ancora un lungo catalogo, molto sommario e inesatto, con la descrizione dei libri e dei manoscritti.