GARDA di Sonico
GARDA di Sonico
Frazione a S di Sonico e a NE di Berzo Demo, sul versante sinistro della valle a m. 988 s.l.m. Da Sonico dista 6 Km. Sorge su un alto poggio, tra castagneti, alla destra del torrente Vendular, alle falde del Monte Magnolo; folte pinete e passeggiate assicurano ottima villeggiatura. Da Garda si può scendere a Rino di Sonico. Da Warda = guardia lungo le strade militari o meno. I Goti per gards intendevano casa; Garda = stalla ecc. Pare certa la sua derivazione dall'antico germanico "Garda" che significa recinto militare e di osservazione. La rupe sulla quale oggi sorge la chiesa di S. Lorenzo doveva essere stata fin dai tempi più remoti un osservatorio che teneva sotto controllo le primitive vie di accesso a Edolo, da Paisco e dal crinale di Berzo Demo, fino alla rocca di Mu e alla Costa di Edolo. In latino la località è ancora, significativamente, denominata "Garda ad rupem". La tradizione popolare parla di un castello che sorgeva sul luogo dove poi fu fondata la chiesa di S. Lorenzo. Innegabilmente i muraglioni della antica canonica fanno pensare ad un fortilizio. E' anche suggestivo pensare che molti degli abitanti della odierna Garda siano discendenti dai soldati di guarnigione dell'osservatorio. I loro nomi sono di origine nordica, come i Gelmi (Wielm) e i Gulberti (Gulbert). Ciò non toglie che esistesse anche un insediamento umano più antico del periodo Longobardo o Franco, formato da pastori e coltivatori fin dall'età del ferro (dal X sec. a.C.). Lo si può dedurre dal nomignolo affibbiato agli abitanti di Garda che sono detti "Galbaròcc, dal Gal = campagnolo, contadino e Bar - Baròlt = pastore, allenatore (Bar-Ber: pecora). Le "Gàlbere o s'gàmbere" erano le calzature con la suola di legno e il gambale di pelle ovina ("Gallica calcementa"). Nel gergo dei pastori, il "Gai", il pastore tedesco o Tirolese è detto "Gàl-ber, Gal-berù", donde sembra logico dedurre che i primi abitatori di Garda siano stati pastori provenienti dal nord. Andrebbe considerata anche l'ipotesi di un insediamento umano preistorico (prima del sec. X a.c.) se si considera che il fondo valle della piana di Malonno era tutto acquitrinoso e che le ampie terrazze rocciose, ma ricoperte di vegetazione, consentivano un rifugio sicuro agli uomini di allora dediti soprattutto alla caccia ed alla pesca. Sul costone attraversato dalla antica mulattiera della Valmalga son visibili alcune grotte che non sembrano prodotte dalla natura, ma da un lavoro umano; alcune sono ampie e potrebbero essere state abitate. Abitanti (Gardesi): 270 nel 1562, 300 nel 1566, 309 nel 1578, 305 nel 1652, 300 nel 1656, 320 nel 1667, 265 nel 1692, 295 nel 1702, 240 nel 1716, 237 nel 1741, 467 nel 1859, 468 nel 1871, 480 nel 1876, 450 nel 1886, 460 nel 1888, 450 nel 1889, 450 nel 1895, 325 nel 1915, 340 nel 1939, 453 nel 1960, 248 nel 1970, 200 nel 1978. Nomignoli "i galbarì". Una lapide ritrovata dal Canonico G.B. Gagliardi nel 1780, da lui giudicata cristiana e fatta risalire addirittura al I secolo d.C. non è certo attendibile. Il Rossi, basandosi su una lapide non comprovata esalta Garda come la patria delle famiglie Crispina e Vittoria. Vi ebbe proprietà il vescovo di Brescia come conferma l'atto di credito del vescovado nei riguardi di Pietro di Esine del 13 ottobre 1309. Ecclesiasticamente fu nell'ambito della parrocchia di Malonno fino alla fine del sec. XVI. Passò poi nell'ambito della vicaria foranea di Edolo. Nel 1786 passò alla vicaria di Malonno e nel 1967 di nuovo a quella di Edolo. Il 15 ottobre 1336 la chiesa di S. Lorenzo veniva investita di pascoli, boschi, decime, diritti, alberi di castagno, acque, caci ecc. del territorio di Sonico, "in monte di Garda e nel territorio di Malonno". La parrocchia di Garda era, in effetti, nota in Valle Camonica fino dal 1300 per essere dotata di un cospicuo beneficio. La dotazione beneficiale provenne forse da una contea dei Federici lasciata in eredità, oppure venne costituita da fondi bonificati dagli abitanti per conto del Vescovado e poi affidati in amministrazione al parroco, non solo per suo vantaggio, ma a favore di tutti gli abitanti del luogo. Pare questa la tesi più verosimile anche perché rimane nella mentalità popolare la convinzione di un certo diritto alla partecipazione degli utili beneficiali. Un detto molto antico sentenziava che la rendita del beneficio parrocchiale doveva anzitutto servire a mantenere "'l préit, la sèrva e l'àsen" ("il prete, la sua sua domestica e l'asino" allora unico mezzo di trasporto); il resto era dei parrocchiani. Purtroppo, nei tempi andati, questo pregiudizio fu causa di liti tra gli investiti del beneficio parrocchiale che non sempre soggiornavano in loco, prima del Concilio di Trento, ed i contadini del luogo. E famoso un processo dibattuto a Breno nel 1400 e quello conclusosi alla fine dell'800 in Brescia. Oggi i fondi beneficiali rendono quasi nulla, stante l'abbandono della agricoltura montana. Un diritto medievale degno di nota è quello dello "Jus plantandi" spettante ab immemorabili alla parrocchia di Garda, la quale aveva il diritto di piantare e di coltivare il castagno su vasta area di territorio comunale. Il parroco distribuiva poi, per un esiguo canone d'affitto, le varie zone coltivate, perché anche i poveri potessero raccogliere le castagne, allora preziose come il frumento. Atti della collazione della chiesa di Garda risalgono all'11 maggio 1365. Nel 1432 la chiesa di S. Lorenzo pagava per censo una libra di cera l'anno. Il 7 marzo 1465 veniva emessa una transazione in favore del presbitero Stefano, rettore della chiesa di Sonico e amministratore dei beni della chiesa di S. Lorenzo in Garda. Di tali beni veniva investito l'8 dicembre 1465 Benvenuto di Vanzo. La chiesa di Garda è senz'altro tra le più antiche di Valle Camonica. Forse fu fondata dai primi evangelizzatori, i Monaci di Tours, verso l'800 d.C. nel luogo ove sorge la "Garda" anche perché veniva a trovarsi a metà strada tra le due frazioni, quella di Garda annidata ai piedi del monte Olda, e quella di Comparte, posta più sotto a piè della rupe, che oggi fa parte della Rettoria di Zazza. Fin dalla sua erezione la chiesetta di Garda fu dedicata al martire romano Lorenzo. Ciò fece pensare al Sina che fosse una diaconia della Pieve di Edolo o della antica Chiesa matrice di S. Andrea in Sonico. Una suggestiva tradizione racconta che i primi cristiani di Garda dovevano accontentarsi di seguire la celebrazione della messa guardando dal loro dosso di S. Lorenzo la Chiesa di S. Andrea di Sonico, posta su un promontorio di fondo valle. Quando giungeva il momento della consacrazione, sul tetto della chiesa ove si stava celebrando veniva issato un telo di canapa bianco, ben visibile anche agli occhi lontani dei credenti di Garda. La chiesa conserva qualche traccia della sua antica struttura, dopo il rifacimento del sec. XVIII. La soglia d'ingresso della porta centrale è scavata nella roccia viva. Sul fianco della stessa porta è incisa, nella pietra, una data significativa: MCLVIIII. Sempre sul lato destro sorge la torre campanaria forse costruita sui resti di una più antica torre di osservazione e quindi un'ampia spianata che serviva da cimitero. Sul muro di cinta del cimitero esiste un cippo funerario piramidale sormontato da una croce in ferro battuto con la data 1725. La primitiva chiesa doveva essere in stile romanico-longobardo a giudicare dalla muraglia laterale, volta a mezzogiorno costruita in pietre regolarmente squadrate e allineate. Venne completamente rimaneggiata per cui della prima costruzione romanica non restano che tracce insignificanti e cioè la parte inferiore della facciata dove la muratura a grossi conci di granito malamente squadrati e disposti in corsi pressoché orizzontali, stata anch'essa malamente restaurata e parte del lato sud a conci squadrati a corsi regolari. Successivamente la chiesa fu ampliata con l'aggiunta di una navata a nord e l'allargamento del presbiterio. Ora conserva una pala ad olio su tela raffigurante il martirio di S. Lorenzo di pittore mediocre, ed una statua della Madonna del Rosario in legno scolpito e dorato che è in posizione seduta con il Bambino sulle ginocchia ed è di buona fattura di scultori locali. Il 27 agosto 1736 il parroco don Pietro Lanfranchi, chiedeva l'autorizzazione di costruire una nuova chiesa, a comodità della popolazione in frazione Garda, che venne eretta bello stile settecentesco, dedicata a S. Maria Nascente. Il parroco don Lino Ertani ha scoperto e recuperato nel 1960 il libro mastro della "fabbrica della chiesa della Beata Vergine Maria in Garda", giacente presso una famiglia privata ed ora conservato nell'archivio parrocchiale. In esso sono meticolosamente descritte le entrate costituite per lo più da derrate alimentari offerte dai fedeli e le uscite per le spese indispensabili poiché la mano d'opera era offerta gratuitamente. La Chiesa della B.M.V. Nascente era officiata da un cappellano che aveva la sua abitazione nelle vicinanze con l'onere di insegnare il catechismo e di far scuola ai ragazzi. La casetta della cappellania esiste ancora e fu la sede del primo asilo infantile, fondato da don Ballardini fin dagli anni venti. Nel 1732 la chiesa di S. Maria Nascente aveva due altari, il Maggiore e quello del Rosario. Vi esistevano anche due confraternite: del S.S. Sacramento e del Rosario. Venne compiuta solo agli inizi dell'800. Nonostante le incomprensioni il parroco don Ballardini trasportò agli inizi del sec. XX la parrocchia da S. Lorenzo a S. Maria Nascente che venne abbellita e decorata dal pittore bresciano Coccoli circa nel 1915. Vi fu trasportato da S. Lorenzo l'altare maggiore in marmo e il grande mobile barocco della sacrestia in noce massiccio a intaglio. Possiede una bella croce astile in metallo argentato del sec. XV, ben conservata nel recto mentre nel verso le applique sono state sostituite. La chiesa venne consacrata dal vescovo mons. Gaggia nel 1921. A ricordo dei restauri e della consacrazione venne posta una iscrizione singolare polemica e pittoresca che cosi suona: "Tamem / quod in votis a saeculo erat/ optatu Gratulatione bonoque omnium/ pancorum conatu Superiorumque cunctorum consensu/ obnitente licet Daemone eiusque satrapis/ at Deo favente ac S. Maria/ ad hanc ecclesiam paroeciae translationem/ obtinuit Rev. Parochus Jacob Ballardini/ A.D. 1904-08/ prope aede residentiali ab imis erecta/ Beneficii et proprio sumpto, magno labore eius et aliquorum / A rei memoriam posteris traditum hoc signum/ in fautorum honorem et adversariorum confusione/ Fabriceria p. / O/. A . M. D. G. / A.S./ coronat opus/ Ecclesia omnium cooperatione et festinatione/ decorata est A.D. 1914/ quam vero Rev. mus Episcopus/ D.D. Hyuc Gaggia consecravit Iunii 1921". Come è accennato nell'epigrafe, accanto alla nuova sede parrocchiale, don Ballardini costruì la nuova grande canonica, in stile tirolese, grandiosa e signorile, anche se ora abbisognerebbe di restauri. Questo parroco, assai contestato (era forse il primo prete in tutta la diocesi che guidava l'automobile fin dal 1925...) si rese benemerito anche per il progresso civile di Garda, operando concretamente perché fosse collegata col centro da una strada carrozzabile, e fosse dotata di servizio postale, di telefono e di acquedotto. Sul sagrato dal quale si gode una magnifica vista sulla Prada di Malonno e su parte della valle è stato eretto il monumento ai caduti. Verso il 1940 don Giacomo Ballardini costruì in Valmalga nei pressi del ponte Faet una chiesetta dedicata a S. Gottardo, che serve soprattutto a contadini, pastori e villeggianti nella bella stagione. Nella cappella pose poi una copia eseguita dal pittore Pasquini dell'affresco esistente nella chiesetta dedicato allo stesso santo in Sonico e poi abbandonata. Addossata alla chiesa, a strapiombo sulla valletta che scende da Olda, c'è la vecchia casa canonica che fu acquistata agli inizi del secolo dalla Suore Canossiane di Cremona che la ingrandirono e ne fecero un quieto soggiorno estivo per le religiose e le educande. Nella casa esiste un bellissimo camino cinquecentesco in marmo. Non sembra inutile ricordare che il soggiorno delle Suore Canossiane di Cremona richiamò a Garda molti forestieri, alcuni dei quali vi costruirono la loro casa per le vacanze. Come cappellani delle Suore, nei mesi estivi, vennero a Garda sacerdoti assai noti, come don Mazzolari, mons. Tadini, mons. Brochieri e i Vescovi Dondeo, Piazzi e Squinzani. Nella seconda metà dell'800 fu a Garda come cappellano per breve tempo, don Achille Astori da Carpenedolo, che diventerà giornalista e scrittore distinto. Agli inizi del secolo vi era già una scuola elementare. Vastissimi i prati che si stendono fino a Malga Olda e al monte Magnolo (m. 2511 s.l.m.). L'economia si basava sulla pastorizia, e sulla coltivazione di segale e frumento. Il territorio era ricco di siderosio. Molti abitanti di Garda, sul finire dell'800 emigrarono in Svizzera e a Brescia, dove si adattarono ai più umili lavori come facchini al mercato dei grani. Va ricordato il cav. Mottinelli nato a Garda nel 1862 e morto a Edolo nel 1965 (a 103 anni). Iniziata una modesta attività nel settore del commercio dei vini, seppe gradualmente ingrandire la sua iniziativa cosi da diventare il fondatore di una delle ditte più prestigiose dell'alta Valle. Di lui è rimasto il ricordo della sua onestà ispirata ai principii della fede cristiana e della sua generosità verso gli indigenti.
Parroci: Giovanni de Mantellinis (12 febbr. 1590); Alberto Legena (17 febbr. 1649); Benedetto Menolfi (18 nov. 1658); Benedetto Menolfi (20 genn. 1688); Pietro Lanfranco (19 giugno 1727); Giovanni Lella (29 febbr. 1764); Giuseppe Zanola (2 ott. 1799); Clemente Clementi (22 ott. 1803), Giovanni Maria Bona (1 giugno 1816); Bartolomeo Ricci (22 febbr. 1853); Giuseppe Padellini (11 giugno 1855); Clemente Clementi (23 giugno 1879); Giacomo Ballardini (19 giugno 1903-2 marzo 1944); Giacomo Passeri di Monno (22 giugno 1944 -rin. 22 dic. 1957); Bortolo Ertani (20 sett. 1958 - trasf. 1 maggio 1964); Battista Polonioli (15 ott. 1965); Serafino Veneri (1 luglio 1972).