FLERO

FLERO (in dial. Flér, in lat. Fleri)

Paese a SO di Brescia a m. 105 s.l.m. tra il torrente Garza e il fiume Mella. Il territorio comunale si estende su Km. 9,699 tra la strada Brescia-Quinzano a O, i canali irrigui Seriola, Bredina e Garza a E, il Monte Netto a S. È a 7 Km. da Brescia, a 108 / 95 m. s.l.m. Nel sec. XI Fleri. È comune autonomo e parrocchia della Vicaria di Flero, zona XVI, Suburbana. In un documento del sec. IX-X si trova registrata una curtis Infleures, probabilmente riferito a Flero. Il nome deriva forse da Flos (Floris) = Fiore. Secondo altri deriverebbe dalla ricchezza di vigne, ma qualcuno si riferisce a Filicarium = Felceto; o anche dal nome personale romano Falerius. Flero era composto di tre complessi abitati: Onzato, quello superiore; Flero, quello centrale, che dà il nome al paese; Contegnaga, quello inferiore, che oggi però sono uniti da una continua serie di abitazioni.


Abitanti (Fleresi). Popolazione della parrocchia: 520 nel 1492, 800 nel 1566, 550 nel 1610, 533 nel 1648, 560 nel 1656, 547 nel 1668, 564 nel 1677, 530 nel 1703, 667 nel 1784, 561 nel 1805, 700 nel 1807, 859 nel 1850, 926 nel 1857, 923 nel 1871, 1118 nel 1876, 1170 nel 1883, 1180 nel 1889, 1275 nel 1895, 1315 nel 1901, 1600 nel 1915, 2048 nel 1927, 3200 nel 1957, 3400 nel 1961, 3200 nel 1978. Popolazione del comune: 1007 nel 1861, 1069 nel 1871, 1038 nel 1881, 1315 nel 1901, 1606 nel 1911, 1865 nel 1921, 2439 nel 1931, 2659 nel 1936, 3336 nel 1951, 3400 nel 1961, 3532 nel 1971, 5600 nel 1980. La popolazione ebbe dal 1967 al 1977 un aumento di circa mille unità (716 nati, 328 morti, 1783 immigrati, 1146 emigrati). Nel 1977 gli abitanti erano 4371 (2220 f., 2151 m.), 225 pensionati, 219 pensionate, 551 casalinghe, 760 operai, 115 impiegati, 157 artigiani, 643 scolari elementari, 188 studenti, 180 apprendisti, 66 commercianti, 15 baristi, 5 liberi professionisti, 2 imprenditori, 2 guardie giurate, 3 netturbini, 59 coltivatori diretti, 3 vigili urbani, 37 autisti dipendenti, 23 contadini salariati, 31 commessi, 67 infermieri, inservienti o ausiliari, 3 assistenti sociali, 11 bidelli, 3 sacerdoti, 4 vigili del fuoco, 13 insegnanti, 4 religiose.


La natura del territorio è argillosa, con depositi sabbiosi lungo l'antico corso del Mella e ghiaiosi lungo il Garza. Il territorio geologico è costituito da depositi alluvionali del periodo Olocene (circa 200.000 anni fa), con spessore di oltre cento metri poggiante su una coltre imponente del periodo Pleistocene (due milioni di anni fa), argillosa e impermeabile. Il territorio è percorso dalla fascia dei fontanili che alimentavano lame e zone boscose. Flero fu probabilmente sede di insediamenti Liguri come lo furono più sicuramente Fornaci, Azzano e Capriano-Poncarale dell'età neolitica e del bronzo, come confermano gli oggetti trovati ai confini. Non mancarono, forse, infiltrazioni etrusche. Sicura la presenza Cenomana o Gallica, come confermano alcuni toponimi (Onzato = da ono, corso d'acqua, e, forse, Flero da Flur = sorgive d'acqua), e specialmente il ritrovamento di una armilla (braccialetto femminile) riccamente lavorata trovata a Flero e che oggi, per dono avvenuto nel 1896 di Vitaliano Galli, si trova nel Museo Romano di Brescia. La dominazione romana è poi confermata da lapidi dedicate a Giove, Mercurio e Minerva, trovate presso la chiesa di S. Eusebio a Onzato; di Ercole, trovata a Coler, e altre tre trovate a Contegnaga; e di segni di costruzione con chiare indicazioni di cardini e decumani. Nel 1934 in un campo a S di Coler di proprietà Gatti vennero scoperte 20 monete di rame dei tempi di Vespasiano. Paludoso e acquitrinoso a settentrione con propaggini a oriente verso l'Aspes, a SO predominano il bosco con paludi e stagni. Al centro, forse in corrispondenza di Contegnaga, si estendeva una zona di steppa riscattata e resa fertile in età romana, durante la quale vennero probabilmente erette le "villae" di Onzato, Contegnaga e Coler e da dove la bonifica si allargò a sempre più ampi tratti del territorio di Flero, in zone boscose (cascina Bosca) che furono disboscate con la tecnica del taglio delle piante ( = «runcare»), in seguito dette "ronchi" (così avvenne anche dei Ronchi di Brescia, trasformati in vigneti!) e più spesso mediante incendio. In un secondo tempo, come rileva il Bonaglia particolarmente durante i secoli XIII-XV, si procedette anche alla prima bonifica delle lame, mediante scavo di canali di scolo. Si trattò quasi sempre di opere improvvisate e limitate, contrappuntate da frequenti contrasti fra i grandi proprietari terrieri sia per l'uso irriguo delle acque sia per l'abusività presunta dei loro scoli. In questo periodo sorge il centro di Flero, che è una "curtis" dal monastero di S. Giulia, come detto, ma alcuni fabbricati dovevano risalire a tempi anteriori. Noi avanziamo l'ipotesi che Coler, Contegnaga e Flero, in epoca longobarda, fossero "caminate" o "sale" intorno alle quali stavano le terre di quei signori, con qualche casa di legno e frasche e qualche "casella" per i coloni ed i pastori dipendenti. L'epoca carolingia vide l'espansione della curtis monastica di S. Giulia, affiancata e sostituita in seguito dalle proprietà di altri monasteri e signori laici: pochi cascinali abitati dai servi della gleba, costretti a lavorare la terra. Rilevanti anche i ritrovamenti barbarici. Nell'inverno dell'anno 1898-1899 durante i lavori di livellazione nel campo del sig. Grasseni a fianco della stazione di Flero, alla profondità di oltre un metro, vennero scoperte cinque tombe di epoca barbarica allineate a sinistra della carreggiata di scarica che divide il fondo in due appezzamenti. Le prime due erano costruite con i soliti embrici disposti a doppio spiovente senza fondo, mentre le altre tre si prolungavano verso il margine della vecchia via e i cadaveri erano sepolti in piena terra orientati con il capo a ponente ed i piedi a levante. Il mobilio rinvenuto consta dei seguenti oggetti: un umbone di scudo di piastra di ferro battuto a martello, una spada ed alcuni coltellacci con lame robuste di ferro; due croci d'oro di forma equilatera, lamina sottile, lavoro a sbalzo; un orcio a forma di bottiglia d'argilla ben cotta decorata con linee ondulate. Alcuni di tali oggetti furono rinvenuti in un fondo del sig. Buizza in località Caselle. Vi vennero trovate crocette auree di cui una con aquila al centro e intrecci del tipo "with breaks" del 600-625, e un'altra con intrecci e puntinature che si concludono alle estremità con teste zoomorfe che per il Fuchs indicherebbero il passaggio dai modelli a testa di drago a quelli bizantineggianti a testa di uccello. Indicazioni di insediamenti monastici possono venire dalla chiesa di S. Eusebio e dai beni del monastero dei SS. Cosma e Damiano che ebbe in Flero possedimenti e che risale al sec. V-VI. Segni di dominazione dei Goti si possono, forse, vedere in Gardellone (da gard, fortino, casa), Godi, cascine poco lontano da Flero. Fu probabilmente in epoca longobarda che beni fleresi vennero donati al monastero di S. Giulia. Longobarde sono le crocette a lamina d'oro, i vasi, armi, trovati in una necropoli poco fuori Contegnaga nel 1895, e altrove nel 1898-1899 e oggi al Museo cristiano, di impronta Arimannica (?). Potrebbe essere longobarda anche la dedicazione della chiesa di Onzato a S. Eusebio. Il primo documento nel quale si incontra il nome di Flero è del 31 maggio 841 in una petizione dei monaci di S. Faustino Maggiore al vescovo di Brescia Ramperto nella quale chiedono di poter usare una o due fornaci in "Fleores" per materiale occorrente alla costruzione del loro monastero, divenuto poi celebre. Ramperto con un suo privilegio concedeva l'uso. Fleores è senz'altro da identificare in Flero. Un inventario del 905-906 indica possedimenti (case, fornaci, terre arate, vigne, prati, armenti ecc.) del monastero di S. Giulia. Vengono indicati come proprietà del monastero di S. Giulia i luoghi odierni di: Gazzoli, Maghini, Freddi con i relativi terreni e vasi d'acqua, e ciò è confermato da varie iscrizioni trovate in vari posti del detto territorio. Nell'archivio del Monastero si possono ancora trovare i contratti tra gli affittuali e le monache del monastero; importante è la permuta di terreno avvenuta nel 1357 tra il Monastero e la famiglia Cavalcabò. L'estremo ricordo monastico ci è dato dal monastero di S. Giulia, che costretto sulla fine del sec. XIV a vendere ai Gonzaga i suoi possedimenti mantovani di Cicognara e dintorni, li cambiò coi possedimenti di Flero, incamerati nel 1797 dalla Repubblica Bresciana e venduti agli industriali Franzini di Gardone V.T. che fabbricavano i cannoni per l'esercito francese di Napoleone.


Il culto di S. Eusebio di Vercelli in questa zona paludosa richiama memorie monastiche primitive e l'opera di bonifica agraria compiuta da un monastero che potrebbe essere stato quello di S. Pietro in monte Orsino di Serle, che aveva possedimenti anche a Poncarale. Un diploma di Corrado II al vescovo di Brescia Olderico in data 15 luglio 1037 attribuiva Flero e il suo territorio alla giurisdizione vescovile e praticamente alla città. Nel 1110 sono registrati nel territorio tre centri (Onzato, Flero, Contegnaga) con relative cappelle. Le tre cappelle venivano riconfermate da papa Eugenio III, con Bolla "Aequitas et justitiae" ai canonici del capitolo della cattedrale di Brescia; possesso riconfermato poi da Adriano IV con bolla "Quoties illud" del 27 giugno 1159 e in seguito ancora da papa Alessandro III (10 agosto 1175) e da Papa Urbano III (10 dic. 1186). In questo nuovo documento le cappelle esistenti in Flero sono quattro e cioè quelle di S. Paolo (Flero), di S. Martino (Flero), di S. Zenone (Contegnaga) e di S. Eusebio (Onzato).


Fin dal sec. XII vi ebbero proprietà gli Umiliati di S. Luca in Brescia, mentre si andavano allargando anche le proprietà dei monasteri. Tra l'altro proprio i beni degli Umiliati, passavano nel gennaio 1230 con vasi irrigui e un mulino al monastero dei SS. Cosma e Damiano di Brescia, che nel 1298 aveva affittato la Bredina a una Gisla Cazzago. Altri beni nel 1424 il monastero affittava a Bettino e Giovanni Gorlaghi, nel 1430 a Tonolo Comedini, nel 1438 a Giovanni Pocalodi ecc. Il monastero dei SS. Cosma e Damiano continuò poi ad acquistare appezzamenti di terra nel 1446 (circa 170 piò a S del Fienilnuovo, in contrada S. Pietro, in contrada della Breda dell'Olmo, alla Gualagna, al Casalnuovo, a Onzato in contrada della Fornace, al Guado del Mella, al Campo dei Frati, alle Chiusure e in contrada del Malavischio, nel 1447 a Onzato di Flero, in contrada Bredanuova, con diritto di passaggio, in contrada Ronco, in contrada Strada ecc. Il monastero nel 1457, 1462, 1471 ecc. concedeva l'uso d'acque. Altri beni il monastero continuava a comprare nel 1497, nel 1508, nel 1515, nel 1580 e nel 1601. Il Bonaglia valuta a non meno di 600 piò le proprietà del monastero. Possedimenti vi aveva anche il monastero di S. Pietro in Oliveto. Già nel 1220 Giacomo di Ottone Manuellis, di Poncarale e Guglielmo suo figlio vendevano a tale monastero un fondo di Coler. Più tardi lo ebbe il monastero di S. Maria degli Angeli. La vita di Flero dovette essere spesso disturbata da continui passaggi di eserciti, specie durante gli assedi che vennero stretti intorno alle mura di Brescia, e ancora nelle frequenti lotte fra frazioni. Nel 1385 Flero veniva dal Governo visconteo annesso alla Quadra di Capriano, passando poi, nel 1410 sotto il governo di Pandolfo Malatesta, alla Quadra di Mairano nell'ambito della quale rimase fino al 1473 quando venne assegnato con Contegnaga e S. Zeno Naviglio a quella di Bagnolo. Nel 1420 vi sostò con l'esercito veneto il Carmagnola, ma l'Odorici non crede agli "strani racconti" di crudeltà commesse dal condottiero come quella di aver pugnalato di propria mano 27 prigioniere, denudato 7 donne, tagliato le mani a due arcieri che poi appese alla loro cintola. Per la fedeltà verso Venezia, anzi, la Repubblica Veneta il 5 agosto 1468 esentava Flero da imposte. Nel novembre 1483 vi si accamparono le truppe venete che poi il 10 dello stesso mese conquistavano il castello di Bagnolo. Saccheggi vi venivano operati da truppe nel novembre 1515. Vi ebbero beni feudali gli Avogadro, i Calzaveglia, i Maggi, i Caprioli, i Calini, i Buzzoni ricordati ancora nel sec. XVI e nei seguenti come possessori nel territorio di estesi beni.


Flero fu compreso comunque nel "territorium civitatis" e perciò obbligato a partecipare al vettovagliamento della città e alle opere di difesa della stessa. Fra le attività che si svilupparono oltre alle fornaci, fu a Contegnaga la lavorazione della lana promossa dagli Umiliati che vi ebbero una casa che poi ne ebbe una corrispondente in città nella casa di S. Bartolomeo di Contegnaga. Nel 1357 essa si univa dopo insistenze e tentativi a quella dei SS. Faustino e Giovita presso S. Faustino ad sanguinem. I frati avevano l'obbligo dell'officiatura divina. Tra l'altro essi custodivano grano per conto del Comune di Brescia ed avevano altri compiti di carattere economico e nel 1277 il vescovo Berardo Maggi aveva fatto arrestare frate Tedoldo, procuratore della casa di Contegnaga, per essersi rifiutato di rendergli conto del denaro custodito e amministrato per conto del Comune. Pur essendo il più grosso centro della quadra di Bagnolo (dopo questo naturalmente) rimase fino alla fine del sec. XV un piccolo villaggio sviluppandosi poi nei sec. XVI - XVII e arricchendosi di cascinali e case rustiche. In Contegnaga ebbero dimora i Colleoni e fino a pochi anni fa esisteva un pozzo con lo stemma di quella famiglia. Sull'area della stessa nel 1552 venne costruito l'elegante palazzo Feroldi oggi Prandelli. Di singolare eleganza, ha verso mezzogiorno un corpo centrale affiancato da due scomparti leggermente più avanzati ai lati, finiti questi con cantonali bugnati di stucco. Il portico breve, di sole tre arcate, con colonne in pietra assai slanciate, ha un ritmo così alto e arioso che non è facile trovare in altre costruzioni del tempo. Sulle finestre e sotto il bel cornicione a mensole corre una fascia a piccoli riquadri. Al centro del tetto, sul culmine, si innalza una torretta quadrata in pianta, anch'essa con mensole nel cornicione e quattro obelischi sugli spigoli. Tutto un insieme, scrive F. Lechi, così ricco, così curato da essere assunto come paradigma del buon gusto di quel nostro secolo. Un'altra villa di campagna eretta nel '500 ebbe il conte Scipione Avogadro che aveva in sposa Corona Calzaveglia. La casa, ora abitata dai Fracassi, è stata completamente rifatta. Del primitivo edificio rimane una sala con decorazioni in stucco ed un bel camino, cui manca solo la pietra base che si trova nell'orto della villa e che porta nel mezzo lo stemma degli Avogadro. Due pilastri a piramide ai lati della villa portano incise le iniziali degli antichi possessori. Nell'800 la villa poi passò ai nob. Di Rosa.


Sotto la Repubblica Veneta il paese contribuì con soldati e soldi alle imprese militari e subì confische. Danni ebbe il territorio durante la guerra 1701 -1706. Nel 1735 vi esisteva un Monte di pietà. La tradizione vuole che sia stata costruita per il passaggio di truppe napoleoniche la strada che dipartendosi dalle Caselle rasenta la cascina Gussago. Già comune autonomo, alla fine del sec. XIX Flero costruiva il palazzo comunale, ma nel 1928 veniva unito a quello di Poncarale, dal quale si staccò di nuovo nel 1956. Intorno agli anni '60 il paese ebbe un progressivo ampio sviluppo. Rimasta al solo stato di progetto la costruzione nella zona di Flero e Verziano di un aeroporto civile. Più intenso fu lo sviluppo edilizio. Nel 1966 veniva inaugurato il villaggio "La Famiglia" di Flero che ospitò 127 famiglie. Case per lavoratori e in genere avevano preceduto tale fondazione e (specie a partire dal 1968) la seguirono. Nel solo 1974 veniva reperita dal comune (con legge 167) per costruirvi case un'area di 8700 mila mq. ceduta in diritto di superficie ed in proprietà a sette cooperative per la creazione di 177 appartamenti. Nello stesso anno, grazie al completamento del villaggio "La Famiglia", la popolazione saliva di 500 unità. Nel 1976 venivano terminate le nuovi sedi delle scuole elementari. Nel 1978 entrava in funzione la nuova scuola media. Echi in tutta Italia ebbe l'ospitalità offerta da Flero ai profughi vietnamiti nel 1979 che costituirono la prima comunità vietnamita in Italia. Il 29 giugno 1980 vi veniva inaugurato il monumento agli artiglieri.


La parrocchia si è formata sulla fine del sec. XV intorno alla cappella centrale di S. Paolo e sotto il patronato del Capitolo della Cattedrale che ancora nella prima metà del sec. XVI teneva in collatione canonicorum i tre benefici della corte di Flero. La prima notizia dell'esistenza della parrocchia è negli atti della visita pastorale del vescovo Bollani del 26 aprile 1566. Fu a lungo una delle parrocchie di patronato della Cattedrale. Fu anche vicaria foranea ma perdette tale diritto causa le imputazioni di Giansenismo del parroco Nicolini. La chiesa di Flero è stata recentemente prolungata in avanti, alterandone le proporzioni architettoniche. Una nota inedita dell'abate Fenaroli, coltissimo conoscitore dell'arte bresciana, attesta che la pala dell'altare maggiore (S. Paolo caduto da cavallo) è opera di Grazio Cossali, al secondo altare di destra vi è una pala di Luca Mombello, allievo del Moretto, che i 15 Misteri del Rosario al terzo altare sono di Pietro Righi detto il Lucchese, e che i due quadri laterali che rappresentano S. Firmo e S. Antonio di Padova sono opera discreta del pittore mantovano Ippolito Filippi, la Via crucis e il grande quadro di S. Margherita da Cortona sopra la porta centrale sono opera di Paolo Rossini, mediocre pittore di Verolanuova vissuto intorno al 1800. Il Fenaroli segnalava nella sagrestia della parrocchia un Crocifisso del Giambologna, oggi introvabile. Intensa la vita religiosa testimoniata nel 1901 dall'esistenza della Confraternita del SS. Sacramento, dell'Oratorio femminile, del Comitato parrocchiale, della Dottrina cristiana, la Compagnia del Triduo.


L'antica chiesa di S. Eusebio di Onzato forse residuo o segno di antichi possedimenti monastici, già in rovina nel 1533, venne demolita e riedificata dal rettore don Tommaso Caprioli e dai suoi fratelli Antonio, Luigi e Giampaolo per concessione di Paolo III. L'opera di ricostruzione era già compiuta nel 1535 e arricchita di una dotazione di 35 ducati d'oro, ai quali ne vennero aggiunti in seguito altri 12. In vista di ciò con sua bolla del 1537 Paolo III concedeva sulla chiesa lo jus patronato ai Caprioli. L'oratorio venne restaurato nel 1621 dal nob. Ercole Calzaveglia che lasciò alla chiesa alcuni beni con l'onere di una messa quotidiana. Nel 1807 l'oratorio era di giuspatronato dei Caprioli. Nel 1896 il conte Francesco Calini convertiva l'immobile in villa che poi passò alla famiglia Ferrari. La chiesa di S. Eusebio di Onzato, che don Stefano Fenaroli riteneva "di architettura del Sansovino" (primo '500), aveva tre altari, e oltre l'accennata pala del Moretto (La Madonna con S. Paolo e S. Eusebio) vantava due altre belle pale sugli altari laterali, S. Carlo Borromeo e due diaconi S. Stefano e S. Lorenzo che indicano la esistenza di una antichissima diaconia (sec. VIII).


La chiesa di Contegnaga (v.) anch'essa di probabile origine monastica era dedicata a S. Zeno. Ancor oggi esiste uno stabile denominato "Il Monastero", poi di proprietà Buzzoni. Vi ebbero, come si è ricordato, possedimenti gli Umiliati. La chiesa venne poi dedicata alla Madonna del Carmine mentre i beni passarono ai conti Maggi. La chiesetta è nominata la prima volta nella visita pastorale del 1627. Venne restaurata poi dopo il 1648. La chiesa passò in proprietà dei Bonsignori e poi degli Albini. Lasciata in abbandono, venne poi riaperta. Particolarmente solenne la festa, il 16 luglio, della Madonna detta di Contegnaga. Poco distante dalla parrocchia esisteva una chiesetta dedicata alla Madonna detta della Stella che venne per ordine del vescovo durante la visita pastorale del 1648 ristrutturata con l'innalzamento del coro, l'apertura di finestre ecc. Una chiesetta dedicata a S. Eurosia esisteva in frazione Coler ma già qualche decennio fa era trasformata in una legnaia.


Lo sport si articola soprattutto sul tamburello, sulle bocce, il calcio e la pallavolo, che stanno trovando sede in un centro sportivo in costruzione nel 1980. Nel 1960 veniva fondata l'Unione Sportiva Pallavolo che nel 1980 raggruppava una settantina di tesserati. Due le società bocciofile di Flero: la "Alfa Romeo - Romano", che possiede due campi al coperto presso il locale Bar Acli, e la "T.V.B." che ha sede in un bar di Verziano con due campi coperti e tre all'aperto. Nel 1970 veniva fondata l'Unione Sportiva Calcio suddivisa in pulcini, esordienti A e B, giovanissimi, Under 21 e 2a categoria. Per queste attività sono usate le strutture dell'oratorio Don Bosco. Antica l'esistenza di fornaci già documentata nell'841. Un documento del 26 agosto 1424 documenta la presenza del fornasaro Betino da Como. L'economia di Flero però fu fino a pochi decenni fa fondamentalmente agricola, a base di cereali, foraggi e specialmente gelsi che nell"800 davano una seta fra le più pregiate. Nel 1898 vi venne fondato un caseificio sociale. Nel 1850 l'estimo era di scudi 98.246.4. La popolazione attiva gravita da qualche decennio su Brescia in ragione del 30% occupata negli stabilimenti siderurgici, nelle imprese edili. Ora molta manodopera è impiegata presso le molte aziende artigiane e piccole industrie sorte nel territorio comunale. Vi si tiene mercato (di calzature, articoli casalinghi, terraglie, alimentari) tutti i martedì in Piazza IV Novembre. Stemma: tre pannocchie di granoturco.


Rettori parroci: Redolfo di Actis di Modena (morto 1354); Giacomo Bofaloni di Modena (Prevosto della Cattedrale è nominato il 26 agosto 1354 al beneficio chiericale di S. Paolo); Maurizio nob. Nassino di Brescia (1532); Erasmo nob. Nassino di Brescia canonico di S. Nazaro (1566, fratello del precedente); Felice Rana (... -1602); Giuseppe Acquini (1603 - m. 1630 di peste); Giuseppe Scalvini (1631 - 1638); Pietro Guarneri di Vione (1638 - 1646); Filippo Guarneri di Vione (1647 -1658); Stefano Perotti di Vione (1658 - 1666); Carlo Vescovi (eletto 1666, rinuncia subito); Cristoforo Barbieri (eletto 1666, rinuncia subito); Tomaso Belotti di Villa Dallegno (1667 - 1699); Giacomo Traina di Gargnano (1699 -1742); Angelo Bertolotti di Poncarale (1743 -1786); Andrea Zinelli di Borgosatollo (1786 -1832); Pietro Nicolini di Provaglio Sotto (1833 - 1885); Fabio Testori di Brescia (1885, rin.); Angelo Rasa di Cimmo (1886 -1916); Francesco Maestrini di Dello (1916 -1960); Guerrino Franzoni (1960 - 31 dic. 1980); Valentino Bosio (febb. 1981).