FILIPPINI Venanzio

FILIPPINI Venanzio

(Nuvolera, 26 maggio 1890 - 30 marzo 1973). Di Pietro e di Teresa Bodei. A dieci anni un medico del luogo, il dott, Giacomo Bonetti, con un intervento intelligente e rapido lo salvò ottenendo il siero necessario da Bologna, da un'infezione di tetano. Nel settembre 1902 entrò nel convento di Rezzato e subito dopo, nel collegio Serafico di Ornavasso (Novara), nel convento di S. Antonio di via Farini, e in quello di Saiano. Il 31 ottobre 1905 vestiva il saio francescano a Rezzato assumendo il nome di fra Venanzio. Compiuto un anno di noviziato, il 1° novembre 1906 emise i voti semplici. Compiuto in vari conventi gli studi teologici il 19 agosto 1908 emetteva i voti solenni. Passato al convento di Cividino e per gli studi liceali e, di nuovo in quello di S. Gaetano di Brescia per il primo anno di teologia e in quello di S. Antonio di Milano per il completamento del corso teologico, nel settembre 1911, veniva chiamato al servizio militare, che compì per circa due mesi nell'Ospedale militare e per altri mesi nell'Ospedale Civile. Ottenuto il congedo nel gennaio 1913, il 7 settembre 1913 veniva ordinato sacerdote nella chiesa di S. Antonio di Milano dal bresciano mons. Lodovico Antonelli nominato da pochi mesi vicario apostolico della Libia, che lo chiese come suo segretario. Ricevuto il crocifisso dalle mani del card. Ferrari il 19 sett. 1913, il 2 ottobre salpava per la Libia. Scoppiata poco dopo la guerra libica, fu cappellano militare ad Homs a Kussabat, e ancora a Homs, dove oltre che all'assistenza alle truppe si dedicò a quella delle colonie italiana e maltese. Nel 1919 tornò a Tripoli, dove divenne parroco della Mescia, zelante e apprezzato. Nel 1924 fondava il periodico "Famiglia cristiana" che egli stesso diresse. Nello stesso tempo si dedicava con passione agli studi missionari e di diritto canonico. Divenne poi parroco della nuova cattedrale, iniziata nel 1924 e terminata nel 1928 e dedicata al S. Cuore. Si trattava di una parrocchia di oltre 20 mila fedeli, ed egli la organizzò in tutti i settori compreso quello dell'Azione Cattolica, il Terz'ordine e un piccolo seminario. Il 23 maggio 1933 veniva nominato vicario apostolico di Mogadiscio (Somalia) e vescovo titolare di Thinisia in Numidia (ora "Lalalle"). Dopo una visita in Italia ed un tentativo di stornare la nomina, il 29 giugno veniva consacrato vescovo nella cattedrale di Tripoli. Sbarcato a Mogadiscio, dopo una nuova visita in Italia e a Roma, il 22 sett. 1933, si dedicò con zelo intenso al nuovo apostolato, ricevendo nel 1930 un diretto aiuto dai suoi confratelli francescani della provincia di Milano. Due volte all'anno, per quasi otto lustri, percorse in due riprese che gli occupavano altrettanti mesi, tutta la Somalia, da Ras Ciamboni a Faro Crispi, a Bosaso, all'Ogaden, a Dolo, a tutto il Giuba. Compì inoltre altre missioni e viaggi. Fondò un piccolo seminario, edificò chiese e cappelle, organizzò una rete di catechesi, associazioni di Azione Cattolica nel gennaio 1934 fondò la rivista: "Somalia cristiana - Pubblicazione mensile missionaria" affidata p. Marco Vitali e poi al bresciano p. Daniele Gorlani. Edificò una nuova cattedrale, inaugurata nel 1938. Intensa la sua presenza fra le truppe italiane durante la campagna etiopica. S'interessò vivamente alla sorte degli italiani, lontani dalla madre patria. Tramite il servizio della Radio Vaticana assicurò almeno le notizie essenziali. Durante l'occupazione militare (1940-45) salvò la vita a due italiani «condannati alla fucilazione perché in possesso di armi». Fece inoltre sospendere l'internamento nei campi di prigionia per diversi connazionali e compì numerose visite ai prigionieri e agli internati, al di fuori della sua diocesi. Nel 1943 intraprese un lungo viaggio in Kenya per visitare i campi di internamento dei prigionieri italiani in mano inglese. Altri viaggi compì a Addis Abeba, Harrar ecc. per gli stessi scopi, soccorrendo con ogni mezzo possibile gli internati anche quelli della lontana India. Al contempo andava perfezionando l'organizzazione ecclesiastica aprendo, via via, nuove missioni a Caioi (1936), a Chisimaio nell'Oltre Giuba (1936), a Mofi (1956) amplia quella di Baidova, ricostruisce quella di Gelib (1952) distrutta dai bombardamenti di N' Gambo, di Brava, ecc., erige o restaura chiese come quelle del S. Cuore alla periferia di Mogadiscio, di Jonte, dell'Ospedale di S. Martino, dell'Ospedale Forlanini, di S. Cristoforo al campo Bottego, dell'aereoporto consolida le stazioni missionarie già esistenti ad Afgoi, a Merca, a Belet Uan, a Baidova, a Jonte, a Brava, a Villabbruzzi, a Gelib, ecc., che visita molte volte. Altrettanto intensa la sua opera caritativa ed assistenziale. Ai più diseredati offre la Casa del povero di Mogadiscio con dormitori, mensa, dispensario, e la scuola per i fanciulli; per i bimbi orfani ed abbandonati costruisce o rimette in ordine ed amplia gli orfanotrofi maschile e femminile di Mogadiscio costruiti accanto alla Cattedrale e gli altri di Baidoa (1935 ingrandito nel 1939), di Merca per le piccole meticce. Per gli infanti apre il nido d'Infanzia di Afgoi (1954-1955) per i più piccini le Scuole materne a tenere le quali chiama più tardi ragazze italiane. Per dare istruzione ai ragazzi somali promuove il Collegio maschile (1954) e femminile (1955). Né dimentica i ragazzi italiani per i quali appronta scuole speciali. Ancora più originale e pionieristica è l'attività esplicata nel campo dell'apprendistato e della qualificazione e specializzazione di giovani operai. Mons. Filippini non solo appronta nel 1948 una nuova sede alla Scuola di Artigianato e ne amplia l'attività, non solo potenzia la Scuola Tipografica, ma fonda ex novo nel 1954-1955 una grandiosa Scuola-Conceria e, come logico complemento, un Calzaturificio. Contemporaneamente promuove scuole di cucito taglio e maglieria, e per i maschi apre le Scuole agricole. Gli ospedali e le infermerie, gli ambulatori costituiscono un'altra preoccupazione del Vicario apostolico. Come suo assillo è, in altro settore, la Stampa cattolica nel cui settore fonda, nel 1934 - 1941, la rivista "Somalia cristiana" che durante l'occupazione inglese diventa "Il Richiamo" e nel 1958 "Il faro" trasformatosi poi in quindicinale "Il Popolo". Finita la guerra si era dedicato ad un'intensa opera di pacificazione affrontando momenti di grave tensione fra cui l'eccidio del gennaio 1948 di più di 60 italiani. Fu in quell'occasione accanto ai feriti, in preghiera vicino ai cadaveri e accolse nella cattedrale e nel Vicariato 600 profughi. Il 2 giugno 1950 ebbe la stella di prima classe della solidarietà nazionale ed ebbe modo di dedicarsi all'assistenza di 7.000 soldati sparsi su un vasto territorio. Respinte le dimissioni già presentate il 23 febbraio 1950 venne nominato il I febbraio 1951 vicario apostolico di Mogadiscio e il 14 marzo 1951 tornò a Mogadiscio dove si dedicò, con rinnovato fervore, a nuove opere organizzando, scuole, asili, convitti, orfanatrofi ecc. ed ogni forma di apostolato, dall'Azione cattolica, allo Scautismo, dal Terz'Ordine all'Apostolato della preghiera. Continuò a promuovere opere assistenziali fra cui un lebbrosario ad Alessandria presso Gelib (1953), un ospedale (1955, affidato ai Fatebenefratelli) oltre ad iniziative economiche sociali come la scuola d'artigianato, la scuola agraria, una tipografia una conceria (1954), un calzaturificio ecc. Fu inoltre promotore delle prime scuole per la promozione femminile. Ebbe inoltre onorificenze e riconoscimenti. Grandi lodi ebbe per lui Pio XII nel 1958 in occasione del XXV di episcopato. Come "testimonianza" della "infaticabilità" "soprattutto le nuove missioni e scuole fondate, i nuovi collegi aperti, la cattedrale di Mogadiscio rinnovata, la formazione della gioventù degli italiani e dei somali ordinata con criteri più aggiornati, i numerosi viaggi persino nelle sconfinate regioni per sovvenire le necessità dei bisognosi e altre opere salutari di apostolato e di carità». Lasciata la Somalia il I marzo 1970 si ritirò a Nuvolera presso la sorella Maria, dove continuò a prestarsi ovunque venisse chiesto e si dedicò alla compilazione di una storia della Somalia, condotta fino al 1957. A Mogadiscio gli venne dedicato un medaglione ed un'iscrizione che suona: "In memoria di mons. Venanzio Filippini per 20 anni missionario in Libia e per 37 anni vescovo in Somalia/ Nuvolera (Brescia) 26-5-1890 31-3-1973. "