CITTADINI Basilio

CITTADINI Basilio

(Pilzone, 2 agosto 1843 - Buenos Aires, 18 novembre 1921). Frequentò il collegio di Lovere, dove fu condiscepolo di Onorato Comini e dove manifestò ingegno vivace tanto da entrare a nove anni nella prima classe di latino. Continuò gli studi a Brescia, nel seminario diocesano a Torino per studiarvi diritto in quella università. Nel 1866 interruppe gli studi per partecipare come caporale di artiglieria alla III guerra d'indipendenza. Nel 1867, con Gerolamo Lorenzi fondò la "Voce dei giovani" che abbandonò quando il Lorenzi vi impresse un indirizzo cattolico. Al contempo collaborò alla "Gazzetta di Brescia". Divenuto amico di G. Zanardelli, passò alla redazione de "La Riforma" e come corrispondente del quotidiano milanese "Il Secolo". Laureatosi in filosofia e lettere divenne, in seguito, segretario di Cesare Maestri, capo della statistica del Regno. Acconsentendo ai consigli di Gabriele Rosa e all'invito de "Il Secolo" nel 1869 abbandonò l'Italia per stabilirsi a Buenos Aires in Argentina. Qui diresse "Il Patriotta", "Il Repubblicano" e "L'Operaio Italiano". Nel 1871 fu tra i patrocinatori del giornale "L'Italiano". Nel febbraio 1876 fondò "La Patria" che nel 1883 cambiò con "La Patria Italiana". Durante la epidemia di febbre gialla che dal dicembre 1870 all'aprile 1871 mietè nella capitale argentina ben 18 mila vittime, egli fu tra i promotori e uno dei membri più attivi di un Comitato di salute pubblica costituito da trentadue esponenti di diverse nazionalità meritandosi la medaglia d'argento ai benemeriti della salute pubblica da parte del Governo argentino e quella d'oro del Municipio di Buenos Aires. Continuò intanto a dirigere "L'Italiano" e, in seguito, "L'Italia al Plata", imprimendovi un nuovo indirizzo da repubblicano a monarchico liberale. Come agente del governo argentino nel 1874 era tornato in Italia per reclutare nuclei familiari per popolare i deserti argentini e riuscì a raccogliere cinquanta famiglie che si stanziarono prima nel Chaco e che poi, con migliore sorte, passarono nell'Entre Rios. Riuscì inoltre a fondare una cattedra dantesca nell'Università Nazionale di La Plata e si batté per la difesa della scuola italiana. Nell'ottobre 1886 riuscì a far liberare emigranti italiani in quarantena nell'isola di Martin Gracia e fatti segno di sevizie e prepotenze dai custodi. La colonia italiana gli offrì nell'occasione una medaglia d'oro e un album con molte migliaia di firme. Inoltre ottenne la condanna degli infermieri del manicomio nazionale argentino responsabili dell'uccisione di un sarto calabrese, certo Tallarico, ivi ricoverato, la cui responsabilità era stata fatta ricadere su elementi italiani. Nel 1884 in qualità di rappresentante del governo argentino, tenne all'Esposizione di Torino e alla Società di conversazioni scientifiche di Genova numerose conferenze. Durante il soggiorno in Patria diresse per breve tempo dal 15 dicembre 1892 il quotidiano zanardelliano "La provincia di Brescia" e fu collaboratore di altri giornali. Ma non ebbe giorni tranquilli giacché alcuni suoi pronunciamenti politici suscitarono polemiche che sfociarono anche in un duello con il dott. Giusto Calvi direttore di un altro giornale argentino "Il Roma". Nel 1896 tornò in Argentina dove nel 1900 riprese la direzione della "Patria degli Italiani" che aveva assorbito "L' Italiano" e "L'Italia al Plata". Nel 1917 celebrò il cinquantesimo dell'attività giornalistica. Fu presidente del Circolo della stampa, e per sei anni presidente della Dante Alighieri. In Calabria si fece promotore di collette per vittime del terremoto di Calabria, dell'eruzione del Vesuvio, per altre opere di beneficenza e di assistenza. Il 5 novembre 1922 gli venne dedicata nella piazza di Pilzone una targa di marmo con un profilo in bronzo e le parole "Al Grande Ufficiale - Basilio Cittadini - Pilzone memore". Buenos Aires gli dedicò una via.