CIGOLA

CIGOLA

Nobile famiglia bresciana detta anche De Paganinis de Cegolis (onde i rapporti genealogici che si vogliono intercorrenti con i famosi tipografi), si trasferì agli inizi del sec. XV a Brescia dove è una delle più antiche della vicinia di S.Siro, poi a S.Maria Calchera. Nel 1426 i Cigola figurano firmatari del patto di unione con Venezia. Un Onofrio de Cegolis detto anche Paganini iscritto nel Libro d'oro è residente nel 1430 in Cigole e nel 1434 in Cittadella Vecchia in Brescia. Seguono nello stesso libro Nicola figlio di Onofrio (1459 - 1469), Calimerio figlio di Nicola (1486) e Cesare figlio di Calimerio (1548). Da Calimerio di padre in figlio, discendono Cesare (vivente nel 1568) sposato con la nob. Maddalena Bocca, Giov. Battista sposato con la nob. Lucrezia Porcellaga, Calimerio sposato con la nob. Barbara Luzzago sorella del vener. Alessandro, Cesare sposato con la nob. Giulia Uggeri, Giov. Battista sposato con la nob. Violante Nassini, Alessandro (nato nel 1699) sposato con la nob. Francesca Martinengo Palatino. Da Alessandro la famiglia si divise in due rami con i due figli: Cesare e Alessandro. Ramo di Cesare: dalla moglie nob. Lavinia Martinengo da Barco ebbe Vincenzo (nato nel 1740) al quale venne concesso nel 1780, il feudo di Muslone. Da Vincenzo nacquero Alessandro che sposò la nob. Lucrezia Soncini, la cui figlia Ippolita, sposa al nob. Pietro Fenaroli, portò alla famiglia di questa il palazzo di piazza T.Brusato. Da Cesare, altro figlio di Vincenzo, nacquero dieci figli morti senza successione e cioè: Ippolita (1823 - 1902), sposa al nob. Luigi Moro, Maddalena (n. 1824) sposa a Carlo Rota, Vincenzo (1825 - 1877), Cecilia (n. 1828) sposa ad Alessandro Rota, Giulietta (1827 - 1902), Alessandro (1828 - 1900), Violante (n. 1830) sposa al nob. Cesare Averoldi, Luigi (n. 1832), Tommaso (1835 - 1898), Cesarea (1837 - 1921). Ramo di Giov. Battista. Questi dalla moglie nob. Lelia Fenaroli ebbe Francesco, al quale il senato Veneto concesse la giurisdizione di prima istanza nella terra di Cigole; da Francesco nacquero Giov. Battista e Antonio che non ebbero successione. La famiglia è iscritta nel Libro d'oro della Nobiltà Italiana e nell'Elenco ufficiale dei Nobili Italiani 1933 coi titoli di conte di Muslone. Con D.M. di ricon. 30 giugno 1895 venne riconosciuto ad Alessandro di Cesare il titolo di conte di Muslone, per successione mascolina e con tale titolo fu iscritto nel Libro d'oro della nobiltà italiana e nell'elenco nobile ufficiale con i fratelli Ippolita, Maria, Marzia, Violante, Tommaso e Cesarea. Allo stemma primitivo "Troncato di rosso, all'aquila spiegata di nero; e di argento, al quarto inferiore destro di verde", dopo l'investitura di Cigole del 1511 venne aggiunto a sinistra, partendo l'arma: "d'oro alla fascia d'azzurro, carica di tre gigli del campo".


Un Gerolamo Cigola è ricordato nel libro "meritorum" fra coloro che nel 1515 prestarono denaro alla città. I Cigola sostennero calorosamente la causa francese nel 1509 - 1515 e la tradizione vuole che nella loro casa abbiano ospitato nel 1512 anche il Baiardo, il cavaliere senza macchia e senza paura, ferito. Ma già il 19 aprile 1511 il re di Francia Luigi XII, in qualità di duca di Milano pro tempore, aveva concesso a Tommaso figlio di Nicola, detto lo Zingaro, in feudo la terra di Cigole. Nella stessa epoca i Cigola avevano proprietà e palazzo in Bassano. Tra il '500 e il '600 forse su disegno del Beretta eressero il grandioso palazzo sulla piazza del Mercato nuovo (oggi Tebaldo Brusato). Esso presenta una architettura severa e imponente con belle finestre separate da lesene al piano superiore mentre il piano terra è a bugnato sottile. Due solenni portoni, l'uno sulla piazza e l'altro su via Carlo Cattaneo rendono ancora più solenne il palazzo. Due telamoni sul lato di via Cattaneo sorreggono un balcone ricco di fregi scolpiti. In questo palazzo il 22 marzo 1848 il principe di Schwarzemberg firmò la capitolazione austriaca di fronte ai delegati municipali. Agli inizi del sec. XIX il palazzo era diviso tra il conte Alessandro e il conte Cesare Cigola. La parte del primo, verso il 1900 passò al nob. Lelio Fenaroli, mentre l'altra rimase della contessa Cesarina Cigola. Morta questa, tutto il palazzo fu dei Fenaroli.