CASTENEDOLO

CASTENEDOLO (in dial. Castenedol, in lat. Castenetuli)

Grossa borgata a 9 km. da Brescia sulla nazionale per Mantova, a 151 m.s.m. Ha una superficie comunale di 25.47 kmq. Il Comune comprende le frazioni e i centri Alpino, Bettole, Capodimonte, Castenedolo. La parrocchia è nella vicaria di Rovato e nella Zona (XVI) Suburbana I. Abitanti (Castenedolesi): 1560 nel 1493, 3000 nel 1566, 2000 nel 1609, 1131 nel 1631, 1500 nel 1658, 2206 nel 1705, 2245 nel 1712, 2380 nel 1790, 2984 nel 1834, 3178 nel 1846, 3401 nel 1861, 3504 nel 1871, 3458 nel 1881, 3839 nel 1901, 4291 nel 1911, 4645 nel 1921, 5262 nel 1931, 5827 nel 1936, 6950 nel 1951, 7023 nel 1961, 7549 nel 1971 (famiglie 2172, maschi 3757, femmine 3792, addetti all'agricoltura 353, altre attività 2473, popolazione presente 7405). Nei documenti il nome ricorre come Castegnetuli nel sec. XI, Castegnetholo nel sec. XIII, Castagnedulum nel sec. XV e Castenedulo nel 1421. La borgata sorge su una elevazione collinosa che emerge sulla pianura circostante. E' tagliata dalla strada Brescia-Montichiari-Mantova e collegata con strade più secondarie con Rezzato, Virle Treponti, Borgosatollo, Montirone, Ghedi e Calvisano. La collina di Castenedolo sembra dovuta al conglomerarsi di materiali portati da corsi d'acqua che sfociavano quando ancora la Valpadana era coperta dal mare, in una laguna. La collina andò poi coprendosi di vegetazione e specie di boschi di castagne forse venerati da antichi abitanti come sacri, così da dare il nome al paese. Sembrò un tempo che l'uomo vi sia comparso nel periodo pliocenico, al quale, gli studiosi facevano ascendere gli scheletri umani trovati in luogo e che nel secolo scorso interessarono molto gli studiosi i quali vi videro esemplari dell'homo sapiens, di Neanderthal. Ma altri studiosi fra cui il Sergi hanno rifiutato o almeno dubitato di questa ipotesi. Certo è che la collina fu abitata dall'uomo preistorico come risulta dai ritrovamenti compiuti nel 1880 ai piedi della rampa di Montichiari e più tardi in altri luoghi. Ritrovamenti di epoca romana avvennero a Capodimonte e in frazione Macina, due lapidi romane a Lucio Clodio e a L.Papilione, elencate dal Mommsen. La storia di Castenedolo è però muta fino al sec. X quando appare proprietà del vescovo signore di Brescia. Tale proprietà viene confermata al vescovo Olderico il 13 giugno 1037 da Corrado II di Franconia. Ma già nello stesso anno il vescovo cedeva alquanti boschi di Castenedolo al nuovo Comune di Brescia che acquistava in tal modo il diritto di far legna. Pertanto il bosco di Castenedolo diventava il gahagium o gazzo del comune di Brescia, con il diritto di ridurre il bosco a coltura facendone pascoli e prati e impiantare la vite. Da parte sua il Comune vi eresse nel centro della collina quello che sarà chiamato il Castelvecchio, un luogo fortificato di osservazione e di appoggio per i lavoranti. Intorno ad esso sulla fine del sec. XI sorse il vicus Casteneto, un nucleo di case, i cui abitanti erano uniti in vicinia cioè frazione del comune di Brescia. E' a questo piccolo villaggio che accenna nel 1123 l'imperatore Enrico V quando, alla presenza di un Brusardus de Castenedolo conferma al comune di Brescia i suoi diritti sul luogo. Per promuovere uno sfruttamento del terreno il comune di Brescia incominciò a sorteggiare appezzamenti di terreni ai cittadini e nel 1198, dopo anni di tremende siccità, carestie e guerre, diede il via ad una sistematica colonizzazione regolando il funzionamento delle "universitas" cioè di gruppi collettivi di famiglie di agricoltori e artigiani che a loro volta andavano rivendicando una sempre più ampia autonomia locale così da costituire il comune di Castenedolo. Il 28 ottobre 1196 i consoli della "Universitas" di Castenedolo sono presenti ad una riunione nel Broletto di Brescia e si impegnano a pagare un affitto al Comune e a fornire quattro buoi e quattro bifolchi per il Carroccio. Il Comune di Brescia aveva stabilito a Castenedolo cento fuochi o famiglie che formarono il nucleo del paese, considerato frazione e feudo del Comune di Brescia e di esso tributario. Per rendere più celeri e facili i rapporti con Brescia, venne costruita la nuova strada per Mantova in luogo di quella romana che aggirava il colle a N e che venne completamente abbandonata. Castenedolo da parte sua cercò di affrancarsi gradatamente dai suoi obblighi verso il comune di Brescia emancipandosi da esso nel sec. XIV. Nello stesso secolo grazie ad una forte emigrazione bergamasca (i Marinoni di Rovetta, i Cacciamali di Ardesio, i Vertua di Vertova, gli Ardesi di Ardesio, ecc.)rinforzavano la vita economica e amministrativa del paese che andò rifiorendo ed espandendosi. Veniva edificato un nuovo castello (1450-1453) mentre Castelvecchio veniva abbandonato. Vi teneva, forse nella località Macina, due corti in campagna , e nel villaggio anche il Monastero di S.Giulia con una cappella dedicata a S.Daniele. Tali beni passarono poi in parte al monastero di S.Eufemia, che al principio del sec. XII fondava, in accordo col vescovo di Brescia, un ospizio sulla vecchia strada mantovana dedicato a S.Giacomo la cui chiesa edificata nel 1102 venne consacrata nel 1121 dal vescovo di Brescia ,Villano. La fattoria di S.Giacomo passò poi nel 1797 all'Ospedale civile di Brescia. Molti beni del monastero erano già passati a Maggi. In Castenedolo ebbe proprietà (provenienti dal demanio pubblico) Pandolfo Malatesta. Esse andarono come premio della vittoria di Maclodio al conte Carmagnola. Dopo la sua tragica fine, i beni di Castenedolo (le case, fra cui la tradizione indica quella dei Belpietro, e i fondi) vennero messi all'asta e acquistati il 23 agosto 1433 dalla camera ducale, che li ripartì fra agricoltori e commercianti sia del luogo che provenienti dal Bergamasco promuovendo in tal modo lo sfruttamento del terreno. Riorganizzatasi la vita economica ed amministrativa e sopravvenuti, con il dominio veneto, tempi di pace, Castenedolo si diede nel 1444 gli statuti, approvati dalla Vicinia il 30 marzo ed aboliti soltanto nel 1797. Il comune fu conteso dalle Quadre di Rezzato e Ghedi, fatta eccezione del periodo della signoria del Carmagnola (1427 1434). Ancora nel '600 il paese era circondato di mura e, in parte, da un fosso. Vi erano due porte con ponti levatoi e un'alta torre. Già nella seconda metà del sec. XV vi erano abitazioni comode e decorose tanto da ospitare il 4 agosto 1497 la regina di Cipro, Caterina Cornaro, con tutto il suo seguito. Vi ebbero palazzi e case signorili i Duranti, i Rodengo, i Longhena, i Zambelli, i Zaniboni, i Roberti, i Coradelli. Fra i cittadini si trovano gli Alventi, Ascani, Buccelleni, Bellasi, Binetti, Bonera, Borra, Coradelli, Cartari, Chizzola, Cacciamali, Faccoli, Ferrari, Gagliardi, Giorgi, Gobbini, Longhena, Luzzago, Marchetti, Monti, Malvezzi, Marinoni, Richiedei, Roberti, Rota, Rosa, Sala, Salvi, Scalvini, Simoncelli, Savelli, Scalvíni, Travaini, Zambelli, Zaniboni, Zoni, ecc. Fra i contadini erano presenti gli Arrigotti, Belpietro, Bonzi, Castellani, Costa, Febbrari, Frusca, Lombardi, Pluda, Pinardi, Pisa, Ravelli, Savoldi, Taglietti, Trenti e Trentini, ecc. Il comune possedeva molte case e edifici fra cui l'osteria, il quartiere, il salnitro, il maglio, i molini. La prima chiesa del territorio sembra sia stata quella di S.Giacomo, ora appartenente a Rezzato. La parrocchia è nata invece secondo l'ipotesi del Guerrini da un ospizio dedicato a S.Bartolomeo apostolo, patrono degli ospedali e degli infermi, situato sulla strada nuova. La chiesa divenne parrocchiale nella seconda metà del sec. XV. Il 23 febbraio 1492 papa Alessandro VI la poneva sotto il giuspatronato del comune che in seguito provvedeva ad un ampliamento e ad un arricchimento della prebenda parrocchiale. La chiesa ebbe cinque altari, ognuno dei quali fu dotato di una cappellania. Rovinata da una scossa di terremoto il 29 maggio 1799 l'antica chiesa, la comunità di Castenedolo decise di costruirne una nuova, affidandone il progetto al giovane architetto Carlo Donegani. La prima pietra venne posta il 29 agosto 1803. Rallentati soltanto negli anni 1813-1816:i lavori continuarono intensi. Nel 1824 veniva portato a compimento il presbiterio, nel 1825 la maestosa facciata e nel 1826 la vastissima volta che suscitò discussioni fra i tecnici. Nell'ottobre 1840 Giuseppe Teosa finiva gli affreschi della chiesa che venne arricchita da belle tele e altari. Fanno infatti mostra sul secondo altare di destra una tela del Moretto raffigurante il "Redentore" con due santi o pellegrini; sull'altare del Rosario una bella tela di Jacopo Palma il giovane raffigurante la "Madonna coi santi". Fra le altre chiese sono da ricordare la Disciplina dei S.S.Sebastiano e Rocco. Costruita nella prima metà del sec. XVI appartenne ad una compagnia posta sotto la protezione degli stessi santi che fu soppressa nel 1797 Alla macina esiste una chiesa dedicata a S.Maria Maddalena e risale almeno al cinquecento; alla Rodenga sorge la chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie e a S.Carlo B.; presso la tenuta di S.Giustino esiste una chiesa dedicata alla stessa santa. Celebri a Castenedolo sono i Tridui introdotti nel 1727 e condecorati da un grandioso apparato offerto da Andrea Pisa nel 1872. L"800 vide un decisivo miglioramento edilizio e della viabilità. Nel 1811 vennero riattate tutte le strade comunali, nel 1843 compiuta in onore dell'imperatore Ferdinando I la grande piazza centrale, nel 1863 collocato l'orologio pubblico, nel 1873 inaugurata la illuminazione pubblica. Il paese visse momenti intensi nel 1859 specie il 15 giugno quando soldati austriaci del gen. Urban si scontrarono nei suoi pressi con contingenti dei Cacciatori delle Alpi. Nel combattimento detto comunemente di Virle Treponti cadde mortalmente ferito Narciso Bronzetti. Oltre la villa Romei Longhena di Capodimonte (v. Capodimonte) Castenedolo annovera altre belle case come la cinquecentesca (poi rifatta nel Settecento) villa Archetti a Santa Giustina, la villa Belpietro che sembra essere stata abitazione del Carmagnola. In campo educativo il paese andò arricchendosi di iniziative. Nel 1895 vennero aperte la Scuola di lavoro, le scuole elementari e l'oratorio femminile delle Suore Canossiane, favorite dalla beneficenza di Letizia Gallinetti e, più tardi, dalla nipote Paolina Frera. In seguito si aggiunsero, nel 1933 una scuola professionale femminile. Nel 1938 venne aperto l'Asilo Infantile "Riccardo Pisa", nel 1918 venne costruito l'oratorio maschile. Anche l'assistenza pubblica ebbe i suoi punti fermi specialmente nel Ricovero Invalidi istituito per testamento del 26 agosto 1911 della signora Paolina Frera, riconosciuto come ente morale il 15 luglio 1920. Economia: il territorio ben coltivato ed irrigato produce cereali, gelsi e foraggi. Ma la sua mano d'opera gravita su Brescia ed è specialmente impiegata nell'edilizia. Castenedolo infatti è noto come paese di abili e preparati muratori. Dal 1900 vi funzionò una tessitura con circa un centinaio di telai. Esistono tuttavia ditte artigiane e medie industrie dell'abbigliamento, calzifici, confezioni, calzaturifici che occupano centinaia di operai.


Curati e arcipreti: Giacomo (presente in un documento nel 1275); Antonio Locatelli (testimonio in due atti del 1436 e del 1437); Ambrogio Guglielmetti (1447 circa), Giovanni (teste in un atto del 1447), Giovanni Faustino di Milzano (1497 - 1509), nob. Lodovico Savallo di Buffalora (1551 1577); Giulio Giorgi di Castenedolo (1578 - 1594, è il primo che porta il nome di arciprete); Antonio Ghiselli di Castenedolo (1694-14 ottobre 1615); Lombardo Ravelli di Castenedolo (1615 - 3 luglio 1649); nob. Giovanni Maria Savallo di Buffalora (11 settembre 1649 - 30 luglio 1668); Manfredo Giorgi o Zorzi di Castenedolo (17 agosto 1668 - 13 maggio 1679); Giorgio Lombardi di Castenedolo (27 maggio 1679 - 3 dicembre 1719); G.B.Parri di Castenedolo (1720 - 17 agosto 1720), G.B. Pluda di Castenedolo (3 ottobre 1720 - 13 gennaio 1726); Giuseppe Vertua di Castenedolo (14 febbraio 1726 - 31 ottobre 1752); Angelo Trenti di Castenedolo (29 novembre 1752 - 13 marzo 1791); Antonio Cotelli di Irma (18 settembre 1791 - 28 dicembre 1826); Marcantonio Bolzoli di Lavenone (13 gennaio 1828 - 4 settembre 1854); Antonio Bazzoni di Cerveno (1855 - 1870); Giovanni Gigola di Gardone Riv. (1871 - 10 dicembre 1907); Francesco Bandassi di Bienno (1908 - 27 giugno 1939); Aldo Guerra di Vestone (1939 - 1958), Paolo Zanetti (1958 - 1972), Luigi Elonì (1972). CASTENEDOLO (di) Gerolamo Geroldi, V. Geroldi Gerolamo.