ZULIANI (3)
ZULIANI (Giulio) Francesco
(Padenghe, 25 maggio 1743 - Brescia, 10 febbraio 1806). Di Giuseppe e di Giulia Amistani. Medico. Apprende i primi rudimenti della lingua latina in Desenzano, rettorica in Lonato; con l'ab. Domenico Bonetti, detto il Moro, studia logica, metafisica e fisica e, infine, legge a Brescia. Sceglie poi di studiare medicina a Venezia ottenendo in un solo anno la laurea dal Collegio medico. Passa poi a Milano dove fa pratica nell'Ospedale maggiore con il prof. Mangiarotti. Si dedica con tale intensità allo studio e alla pratica sanitaria da compromettere la vista. Nel giugno 1769 viene nominato assistente negli Spedali di Brescia, acquistando presto fama di valente clinico "pratico". In seguito all'esplosione della polveriera di Porta S. Nazaro del 18 agosto 1769 è delegato ai soccorsi nei quali dà ottima prova.
Invitato dal duca di Parma ad assumere la cattedra di Medicina teorica a quella rifondata Università e al contempo dal comune di Chiari come medico condotto, sceglie Chiari dove rimane per dieci anni e dove continua a distinguersi. Nel 1779 ritorna a Brescia, assistente a S. Luca dei primari Guadagni e Dusini, dove è ricercato e apprezzato. Si distingue con memorie e relazioni di casi medici. Entra in relazione con i luminari della medicina del tempo quali Serrao, Tissot, Galli, Franck, Borsieri. Una relazione mandata al conte Carlo Bettoni gli procura il 10 aprile 1788 l'iscrizione all'Accademia di Padova. L'opera tuttavia che gli procura larga fama è, nel 1789, il "De apoplexia praesertim nervea" ("Apoplessia specialmente nervosa"), giudicata dal noto professor Scarpa come «il miglior testo sull'argomento...», «il quadro dei più esatti» e il «piano di cure il più ragionato» fra quelli conosciuti. La relazione è accolta con favore nell'Università di Lovanio e tradotta nel 1790 dall'Università di Lipsia che lo dichiara maestro di somma dottrina e di grandissima autorità.
Ha molti riconoscimenti dall'Accademia di Gottinga e dalla Società medica di Parigi. Viene iscritto nel 1792 alla Reale accademia di scienze e belle lettere di Mantova, nel 1793 all'Accademia degli Unanimi Agraria di Salò, alla Società medica di Venezia, e nel 1802 all'Accademia di Scienze, Lettere e Agricoltura e arti del Dipartimento del Mella. Nel 1794, assieme al medico Duranti, propone una riforma e revisione dei medicinali e del loro uso. Nel 1797 aderisce alla Rivoluzione e viene chiamato a far parte del Governo provvisorio della Repubblica bresciana nel quale si distingue per alcuni decreti da lui promossi. Ma vi rinuncia presto. In più, nonostante le aspettative, non viene nemmeno subito nominato professore di fisiologia e patologia medica del Ginnasio-Liceo, che è una specie di università bresciana con sede nell'Ospedale di S. Luca, mentre rifiuta la cattedra offertagli dall'Università di Parma. Al ginnasio-liceo viene chiamato nel 1800 e il conte Carlo Roncalli lo saluta con l'epigramma: «Non so se l'arte / mai abbia prodotto / un medico perfetto / Ma so bensì che non veggo alcuno / di te al Liceo più dotto / né più prudente al letto». Viene inoltre nominato protomedico del Dipartimento del Mella e delegato sanitario nella provincia di Brescia per la facoltà medica di Pavia. Per il forte legame con Brescia rifiuta la cattedra di patologia offertagli all'Università di Pavia.
Oltre che l'insegnamento, cura una nuova opera in latino, "Di alcune affezioni di cuore", dedicata a Napoleone I. È socio attivo dell'Ateneo di Brescia dalla sua istituzione (1801). La morte lo coglie il 10 febbraio 1806. Viene sepolto nella chiesa di S. Alessandro con un'amplissima epigrafe.
PUBBLICAZIONI: "De apoplexia praesertim nervea, Commentarius" (Brixiae, Pasini, 1789; ristampata in Lipsia, 1790, in 8° e di nuovo ristampata in Piacenza per Marco Maino nel 1816 in 12°); "De quibusdam cordis affectionibus ac praesertim de ejusdem, ut aiunt, prolapsu specimen observationibus innixum" (Brixiae, N. Bettoni, 1805).