ZANI (7)

ZANI (o Zanni) Bartolomeo

Di Portese, nato nel 1460 c. In giovane età si trasferisce a Venezia dove apprende l'arte della stampa. Nel 1486 dà inizio all'attività di stampatore, sia in proprio che per conto di altri editori. Inizia con la pubblicazione dell'opera di Bartolus de Saxoferrato "Super i.p. Codicis" che vede la luce il 31 gennaio 1486, dopo di che seguono altre nove opere: la "Bulla" di Innocenzo III (23 maggio 1487), l'"Opera" di J. Mesue (31 luglio 1487), le "Satyrae" di Giovenale (3 ottobre 1487), l'"Opera" e l'"Epistolarum" di Ovidio (novembre 1487), il "Liber aggregationis" di Albertus Magnus (1487), l'"Elegantie" di L. Valla (2 maggio 1488), la "Spagna" dello Zanobu e l'Historia naturalis" di Plinio, tradotta in italiano da Cristoforo Landino (12 settembre 1489).


Tra l'ottobre 1489 e il settembre 1490, chiamato da Angelo Cozzaglio, sindaco della Riviera, apre una tipografia nel paese natale, Portese, per stampare gli "Statuta civilia et criminalia et acta daziaria Communitatis Riperiae Benacensis" - un lavoro che mostra l'incertezza dei primi passi e l'informe qualità del materiale tipografico.


Ma a Venezia, con la protezione del nobile modenese Ottaviano Scotti - gran mecenate dei tipografi - l'arte dello Zani si perfeziona. Nel 1503 sistema la sua situazione e chiede, il 3 dicembre, «il privilegio per dieci anni, pena ai contraffattori, per ogni copia di ciascuna opera ducati dieci da dividersi tra l'Arsenale, l'accusatore e gli Avvogadori» per le opere: "Stazio con commento"; "Vite de' SS. Padri, latine e volgari"; "Orazioni e lettere di Cicerone con commenti"; "Petrarca con commenti e senza"; "Dante con commenti"; le "Epistole di Ovidio coi commenti del Donato"; il "Commento di Oliviero Arzignanense sopra Valerio Massimo"; le "Epistole di S. Girolamo latine"; "Plinio latino e volgare"; "Leggendari latini e volgari"; "Orazio con commenti" e, ottenuto il permesso, ne pubblica solo alcune. Con una nuova supplica del 31 gennaio 1509 ottiene nuove facoltà di «pubblicare con relativi commenti e figure Lucano, Svetonio, Plauto, Virgilio, Giovenale, Prisciano e le Vite di Plutarco, volgari».


Fino al 1512 stampa una cinquantina di opere tra cui la Bibbia (1502), il Decamerone (1504), "De Officiis" di Cicerone (1506), le "Deche" di Livio e, ultima edizione nota, la "Vita" di S. Girolamo (1512). Continua l'attività fino al 1518 utilizzando la marca tipografica con S. Bartolomeo, in due versioni, continuando a stampare classici e opere religiose in edizioni esteticamente di grande eleganza considerate tra le migliori della produzione veneta del tempo. Furono suoi allievi Lorenzo Orio o Lorio (1514) e Andrea Arrivabene, anch'essi di Portese.