ZAMBONARDI Giuseppe (2)

ZAMBONARDI Giuseppe

(Gardone Valtrompia, 14 febbraio 1884 - Arco, Trento, 5 giugno 1970). Dopo aver lavorato come apprendista in un'officina, entra in Seminario. Un incontro occasionale con mons. Antonio Roveggio, vicario apostolico dell'Africa Centrale, lo convince a farsi missionario. Entra nella Congregazione Comboniana e nell'agosto 1909 viene ordinato sacerdote a Verona.


Dopo un periodo di perfezionamento nella lingua inglese in Inghilterra, alla fine del 1911 p. Zambonardi s'imbarca per la prima volta a Napoli per l'Africa, verso la nuova missione del nord Uganda. Il suo primo apostolato missionario ugandese si svolge nell'arco di 9 anni, durante i quali egli prende parte alla fondazione di Arua, una delle diocesi più fiorenti di quella nazione. Siccome la missione dei Comboniani in Uganda dipende dal vicario apostolico del Bahr el Ghazal (Sudan meridionale), tre anni prima dell'erezione della Prefettura apostolica del Nilo equatoriale, p. Zambonardi viene trasferito nel Sudan come superiore della missione di Gondòkoro, non lontano da Juba.


Nel 1923 viene nominato superiore di tutto il Nilo equatoriale, il cui territorio comprende ancora la missione sudanese del Bahr el Gebel. Dopo una breve vacanza in Italia egli ritorna in Uganda, per passare di nuovo nel Sudan. Il 14 luglio 1927 la S. Congregazione di Propaganda erige la nuova Prefettura apostolica del Bahr el Gebel, smembrandola dal Nilo equatoriale e nel febbraio dell'anno seguente mons. Zambonardi ne diviene il primo vescovo. In dieci anni di arduo lavoro la Prefettura si trasforma in campo missionario rigoglioso. A lui va il merito dell'apertura di 4 nuove stazioni missionarie, la fondazione del seminario di Okaru da dove uscivano numerosi sacerdoti sudanesi, l'organizzazione dell'Azione Cattolica, la fondazione delle scuole magistrale ed artigianale di Torit.


Nel 1938, per vari motivi, tra cui il fatto che la Prefettura del Bahr el Gebel, situata in territorio anglo-egiziano e condotta da missionari di nazionalità italiana, confina con l'Etiopia allora occupata dagli italiani, mons. Zambonardi deve rassegnare le dimissioni. Dopo una breve vacanza forzata in patria ottiene di raggiungere la Prefettura apostolica di Gondar, in Etiopia, e di lavorarvi come semplice gregario e sa inserirsi nel nuovo lavoro con l'entusiasmo di un novellino. Ma i destini della Prefettura di Gondar non si prospettano troppo lusinghieri. Tutta la rete meravigliosa di lavoro, intessuta dai missionari a prezzo di indicibili sacrifici, si sgretola a causa della guerra. Alla caduta della città, assediata dalle truppe inglesi, p. Zambonardi viene fatto prigioniero insieme ai confratelli. Più tardi viene liberato e gli viene concesso di trasferirsi a Khartoum, capitale del Sudan in attesa di giorni migliori.


Finita la guerra viene rimpatriato. Un incontro fortuito con il primo cardinale africano Clemente Teodosio de Guveja lo riporta in Africa nella diocesi di Nampule, in Mozambico, dove fonda una missione, lavorando indefessamente tra molte difficoltà.


Rientrato in Italia nel 1953 per partecipare al Capitolo Generale dell'Istituto, gli viene affidato il nuovo ufficio di responsabile religioso dei Comboniani che svolgono le loro attività apostoliche in Egitto, dove opera per altri sei anni. Ritornato in patria nel 1959 per il Capitolo Generale, è costretto a rimanervi a causa della salute che non lo regge più. L'ultimo decennio della sua vita di convalescente lo trascorre nel seminario comboniano di Carraia, presso Lucca, prestandosi ancora, per quanto le forze glielo permettono, alla direzione spirituale ed al ministero delle confessioni. Sempre più ammalato, passa gli ultimi mesi a Verona e ad Arco, dove muore. Della sua esperienza ha lasciato 14 volumi di diari, memorie e fotografie.