ZAMARA Antonio e Matteo

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ZAMARA Antonio e Matteo

Sec. XV-XVI. Di Chiari. Padre e figlio (Antonio, nato nel 1432, morto tra il 1506 e il 1507, e Matteo, ancora vivente nel 1532). Pittori e intagliatori, i cui nomi ricorrono negli Estimi di Chiari. In quello del 1493 (fol. 192) si legge che in contrada de Malarengo vi erano beni di «Magistri Antonii de Zamaris pictoris», dicitura che si ripete nell'Estimo del 1494 (fol. 133, verso). Antonio era ancora vivente nel 1506, poiché si trova il suo nome in un "Libro dei Livelli del 1506": forse però in quello stesso anno cessava di vivere, poiché nel volume "Entrata del 1494" e seguenti, sotto la data del 1507 è inscritto «M. Matheus q.m M.ri Antonii de Zamaris pictoris» quale contribuente per affitto del dugaletto per gli anni 1496-1520. Nel "Libro dell'Estimo" per il 1513 ancora si trova la dicitura «bona Mag.tri Mathei Zamara». Matteo era ancora vivente nel 1532, poiché il suo nome è segnato quale contribuente per quell'anno nel Comune di Chiari.


Padre e figlio hanno firmato e datato 1490 una pala d'altare raffigurante la "Gloria dei santi" della chiesa di Nembro in Valseriana (Bergamo) che Gaetano Panazza ("Storia di Brescia", II, p. 979) giudica «di modesto interesse, nella quale accanto al contesto lombardo tratto dal Bergognone, si notano le prime avvisaglie di una penetrazione dell'arte dell'Italia centrale». Altra opera, giudicata migliore, ma compositivamente quasi identica, è la "Gloria d'Ognissanti" nella chiesa dei SS. Giacomo e Vincenzo a Gromo. Ai due viene riferita anche una tavola a Fontanella al Monte, frazione di Mapello, e un affresco raffigurante la Madonna nel santuario della Stella di Bagnolo Mella.


Come scultori il Rivetti attribuisce verso il 1490 la statua della "Madonna consolatrice degli afflitti". Venerata dapprima in una delle maggiori chiese di Chiari, venne poi trasportata nel santuario della Madonna di Caravaggio, eretto nel 1720. Ad Antonio, come scultore, Paolo Guerrini assegna la statua della Madonna nello stesso santuario e anche una Madonna in legno di Gardone Val Trompia. Altri hanno voluto vedere la loro mano nella statua della Madonna della chiesa di Cazzago S. Martino che dovrebbe però essere datata prima del 1481 e gli attribuiscono il Crocifisso sotto l'arco trionfale del duomo di Chiari. A Matteo vengono pagate, sotto la data 23 marzo 1527, lire 23 «per sua mercede del ornamento dela Madonna». Luigi Rivetti li ritiene probabili autori, l'uno o l'altro, «di due crocifissi in legno che si conservano in Chiari e che hanno tutti i caratteri di quell'epoca: l'uno che si venera nell'Oratorio del Crocifisso sotto il coro della parrocchiale e che vi fu collocato dal prevosto Morcelli togliendolo dalla chiesa di S. Maria dov'era appeso presso l'altare maggiore, l'altro che si trova presso la scaletta che dalla sacrestia parrocchiale conduce all'Oratorio del Crocifisso e che probabilmente era appeso alla volta della chiesa parrocchiale come si usava in addietro e come si vede tutt'ora in molte chiese». Antonio fu sicuramente maestro del pronipote Clemente Zamara (v.).