VERONESE, Paolo Caliari detto il

VERONESE, Paolo Caliari detto il

(Verona, 1528 - Venezia, 1588). Pittore. Formatosi sul Parmigianino e sul classicismo romano, risentì poi dell'arte del Tiziano e del Tintoretto. Lasciò molte opere (quadri sacri, ritratti, scene mitologiche, cicli di affreschi). Nel Bresciano porta la sua firma ("Paullo Calliari Veronese F.") la pala di "S. Ercolano e l'angelo" della parrocchiale di Maderno ritenuta senza dubbio di bottega e recentemente assegnata al figlio, Carletto Caliari. Rubata il 24 marzo 1978, venne rintracciata dai carabinieri e riconsegnata nell'aprile seguente.


Firmata è anche la pala raffigurante il "Martirio di S. Afra" su un altare della chiesa di S. Afra in città (ora S. Angela Merici), traslata nel 1950 in S. Eufemia (ora S. Afra) e collocata al primo altare di sinistra. Ritenuta capolavoro del Veronese da tutti gli autori bresciani, per solito datandola al 1560-70, tanto che all'Averoldi (1700) parve di intravvedere l'autoritratto del pittore in una delle teste spiccate dal busto ed abbandonate ai piedi del palco del patibolo. Venne invece, come ha rilevato Luciano Anelli, dalla critica non bresciana mai fatta oggetto di «soverchia attenzione per il capolavoro, che probabilmente non conosceva direttamente». «In gran parte della scuola di Paolo» per il Fiocco; «lavoro giovanile» per il Berenson; opera molto tarda per l'Osmond (addirittura verso il 1580, che però tornerebbe bene anche con le date della riedificazione della chiesa di S. Afra). Fino a che il Marini (1968) nel "Catalogue raisonné" la espunge dalle opere di Paolo, considerandola lavoro del figlio Carletto Caliari, per via di un certo "bassanismo" e di ragioni stilistiche. Per l'Anelli invece si tratta di uno dei quadri importanti del '500 italiano «splendido di pittura, sfolgorante di cromatismo e di luci serotine, una vera gloria dei rossi, dei verdoni, degli azzurri... che prendon luce ed aria dall'ampio squarcio del cielo che invade la scena manieristicamente affollata, ma calibrata in modo classico».


A lui si riteneva appartenessero una quindicina di opere nelle Collezioni Lechi: "Incoronazione della B.V. e Santi", "S. Famiglia e S. Giov. Battista", "B. Vergine col Bambino e i SS. Antonio e Giov. Battista", " B. Vergine col Bambino e i SS. Giovanni B. e Elisabetta", "SS. Giorgio e Iacopo", "Lo Sposalizio di S. Anna con S. Gioacchino e altri Santi", "Presentazione al Tempio", "S. Michele arc. e santi", "Ritratto di Pio V", due "ritratti" di santi vescovi, "Ritratto di un uomo", "Ritratto di donna", "Venere e Marte". Di esse, alcune scomparvero nel saccheggio del 1799, altre furono vendute al collezionista Pryor.