Utente:Archivio AdC
a) Cenni Biografici Teresa Lucchini nasce a Casto, in Val Sabbia il 21 febbraio 1890 da Giacinto e Margherita Giudici. Fa il suo ingresso nella nostra Famiglia religiosa il 7 giugno 1913, la Vestizione il 2 aprile 1914, la Prima Professione il 26 aprile 1917 – assumendo il nome di suor Vittoria della Divina Volontà – indi la Professione Perpetua il 21 novembre 1928. Assistente all’Infanzia, viene destinata dapprima all’Istituto “Vittoria Razzetti” in Brescia, poi all’Asilo di Gratacasolo, indi di nuovo al “Razzetti”, poi all’Asilo di Albiate e il 27 settembre 1937 arriva come Superiora all’Ospedale di Bozzolo, dove rimane fino al 1971, quando – per motivi di salute – viene temporaneamente trasferita presso l’Infermeria della Casa Provincializia di Mantova, quindi tra le Sorelle Oranti di Cavalcaselle e qui muore il 1° gennaio 1982 alle ore 13.30. b) A Bozzolo Nel settembre del 1939 scoppia la guerra, il 10 giugno 1940 Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania di Hitler. Il 25 luglio 1943 avviene la capitolazione del Fascismo, l’8 settembre il Gen. Badoglio firma l’armistizio con gli Alleati, il 23 settembre Mussolini proclama la nascita della Repubblica Sociale Italiana (più conosciuta come Repubblica di Salò). Madre Giuseppina Pezzoli, allora Superiora Generale, il 2 settembre 1943 comunica con una lettera al Presidente dell’Ospedale e al Medico Direttore il trasferimento di Madre Vittoria, non può immaginare quanto sta per avvenire, né in Italia, né a Bozzolo. Immediata è la reazione. Il Presidente, Cav. Giuseppe Dragoni, il 6 settembre scrive alla M. Generale: con riferimento al colloquio telefonico odierno mi permetto di insistere perché alla nostra Madre Superiora venga concesso di rimanere a svolgere la propria missione presso questo Ospedale. Il momento, per dei mutamenti, è il meno adatto, ed io penso che, senza voler per questo subordinare le regole della Casa a considerazioni strareligiose, una deroga ai principi basilari onde è fondato l’Ordine, sia quanto mai opportuna. Viviamo in momenti drammatici. Gli Uffici, gli ospedali hanno, chi più chi meno il personale richiamato alle armi per difendere la Patria. Tutto ciò sconvolge i servizi i quali vanno a gravare sulle spalle di quelli che rimangono. La sostituzione di questi ultimi finisce per compromettere l’esistenza e la funzionalità dei medesimi. Il caso particolare di Bozzolo vieta in modo assoluto la sostituzione della Madre. È lei, meglio di tutti, che conosce i bisogni dell’Ospedale. È lei che ne regola la vita quotidiana; è lei che regola l’andamento dei servizi, che dispone per le provviste, che detiene la registrazione degli ammalati che entrano e che escono. Per ciò io prego V.S. Rev/ma affinché sia conservato a questo ospedale, almeno per tutto il periodo anormale dipendente dallo stato di guerra, la M.R. Madre Superiora in servizio soprassedendo così a tutte le decisioni che all’uopo fossero già state prese. Conto oltre anche sulla Vostra ben nota generosità di animo e di cuore anche sul Vostro patriottismo che, come i fatti dimostrano, ha un posto non indifferente nel Vostro cuore di cristiana e di italiana. Coi più devoti ossequi.
Lo stesso giorno scrive alla M. Generale anche il Parroco, il Servo di Dio Don Primo Mazzolari: Rev.ma Madre Generale non per desiderio di interferire in una Vostra disposizione, ma per dirVi una situazione difficile che verrebbe aggravata dal trasloco di Madre Vittoria. Corre voce da giorni, in seguito ai recenti avvenimenti, si avrà il cambio di Presidenza e di Segreteria del nostro Ospedale. Se proprio adesso viene traslocata anche la Madre, siamo completamente a terra. Non aggiungo nulla sulla stima e bontà della Madre medesima. Mi affido alla Vostra illuminata carità. Con profonda venerazione. Obll.mo sac. Primo Mazzolari
Sono i giorni immediatamente precedenti l’8 settembre: la guerra entra nella fase più cruenta. M. Pezzoli rivede la decisione e lo comunica al Direttore dell’Ospedale che con lettera dell’8 ottobre risponde: Ringrazio V.S. Rev. per la cortese comunicazione. Non ho parole per esprimerVi la mia gratitudine per l’adesione pronta e spontanea alla richiesta di questa Presidenza. La Rev. Madre Vittoria Lucchini che tanto apprezziamo e che è una delle colonne dell’Ospedale potrà così mercè Vostra continuare in silenzio e fedeltà il suo lavoro per il bene di questo Ente. Di ciò ve ne rendo grazie.
Madre Giuseppina non può immaginare quanto stia accadendo là, tra le campagne mantovane: quel piccolo centro collocato sull’asse Cremona – Mantova e sede di un’antichissima comunità ebraica che affonda le sue radici nel ‘500, è diventato il paese dove vengono raccolti gli Ebrei provenienti dai territori limitrofi: Rivarolo, Sabbioneta, Pomponesco, Viadana. Una volta raccolti a Bozzolo i prigionieri – Ebrei, perseguitati politici o soldati disertori – vengono trasferiti a Mantova e da lì proseguono su camion o carri merci per Verona, il Brennero, quindi i campi di concentramento in Austria e Germania. Nei disegni della Provvidenza avviene che proprio lì si incontrino il Parroco, don Primo Mazzolari, il Podestà, Giovanni Rosa, e dal mese di novembre anche il Maresciallo dei Carabinieri, Antonio Sartori, oltre a una rete di famiglie che – nel silenzio delle campagne – nascondono e aiutano a fuggire gli Ebrei, tra questi le famiglie Benycar e Tänzer . Il 30 novembre 1943 viene diramato dal Ministro dell’Interno Buffarini-Guidi l’ordine di polizia n. 5 in forza del quale tutti gli ebrei residenti sul territorio nazionale dovevano essere reclusi in campi di concentramento. Il Podestà Rosa si mette in malattia per tre giorni, per dare tempo agli Ebrei presenti nel territorio di Bozzolo – con la complicità del Parroco e del Maresciallo dei Carabinieri – di scappare o di nascondersi. La fantasia della carità in questi frangenti non conosce limiti. Don Primo salva dai tedeschi alcuni ebrei favorendo la possibilità di falsificare i loro documenti o facendoli ricoverare in ospedale. Un esempio è la signora Allegra Segrè, che viene accolta in ospedale sebbene non ammalata. Per la copertura di tali operazioni Mazzolari si serve della preziosa collaborazione del signor Dragoni, presidente dell’ospedale, del medico dottor Magnani, di marescialli dei carabinieri Canzi e Sartori, delle suore e del segretario comunale Antonio Arnoldi . Come abbiamo letto poco sopra, nella lettera del Presidente Dragoni a M. Pezzoli, è M. Vittoria a tenere la registrazione degli ammalati che entravano e uscivano dall’ospedale, quindi una figura chiave all’interno di questa organizzazione di salvataggio di vite umane. Madre Vittoria sa tutto, tace, aiuta, diviene mano della Provvidenza divina per questi infelici. Purtroppo non mancano i controlli, i nemici e i traditori. Don Primo viene sorvegliato dai nazisti, poi arrestato, liberato e costretto alla clandestinità fino al 25 aprile 1945 ; il Maresciallo Sartori viene arrestato dai tedeschi il 5 agosto 1944, trasferito nel carcere di Verona e poi deportato nel campo di concentramento di Warnemunde, nei pressi di Rostock, sul mar Baltico. Viene liberato il 30 aprile 1945. Dai dati conservati in Casa Madre sappiamo che non solo M. Vittoria è rimasta a Bozzolo fino al termine della guerra, ma molto di più: fino al 1971. c) Personalità e profilo spirituale Dalle lettere del Direttore dell’Ospedale e del Parroco, emergono alcuni tratti salienti di M. Vittoria: donna concreta, silenziosa, fedele nel servizio, una donna buona, punto di riferimento tanto da essere definita “una delle colonne dell’ospedale”. In comunità: Madre Vittoria fu destinata dall’obbedienza alla nostra comunità di Bozzolo nel 1937, dove rimase, solerte guida, per ben trentatré anni. Varcò la soglia dell’Ospedale con trepidazione, poiché fin allora aveva svolto il suo apostolato tra i piccoli e la gioventù, che tanto amava. Si inserì nel nuovo campo con prudenza e in breve tempo si guadagnò la stima di tutti. Le sue prime attenzioni furono per la Comunità, che allora contava quattordici membri. Era forte e materna, ci voleva religiose tutte di un pezzo, come le prime Ancelle. Nello spirito di sacrificio e nelle virtù proprie della vita religiosa era sempre la prima, in modo che la Comunità camminava condotta dal suo esempio. Nel suo fervore avrebbe voluto portare tutti al Signore. Era ligia nell’osservanza della Regola e ci insegnava a tener conto anche dei desideri dei Superiori. Amava di preferenza i poveri; molti di essi le venivano segnalati dal Parroco, Don Primo Mazzolari, il quale si raccomandava alle sue preghiere, perché lo seguisse nella sua missione apostolica, specialmente nei momenti bui. Ai degenti in ospedale portava ogni giorno la sua parola di conforto; quando fu colpita da cecità, si faceva accompagnare dai più gravi e si mostrava contenta quando riusciva a consegnare un’anima a Dio. Spesso, al microfono della chiesa, faceva giungere la sua parola in tutti i reparti, esortando gli ammalati ad avere fiducia nella bontà del Signore. Quanta preghiera e quale abbandono al volere divino! Madre Vittoria seppe accettare e aderire con serenità a quanto il Signore le andava chiedendo. Quando qualche Sorella si lamentava perché, in cambio del bene compiuto, la Madre aveva soltanto croci e sofferenze, ella, con tono severo diceva: «Non sono della divina Volontà? Devo accettare tutto dalle sue mani» . Sopportò la croce della cecità per vent’anni. Alla morte del Parroco, M. Pezzoli le scrive: so che l’aiuto che il defunto Rev.mo Sig. Parroco vi dava e puoi immaginare come comprendo e condivido il vostro dolore. Già dal giornale avevo appreso la triste notizia e mi ero unita a voi nella preghiera di suffragio; ora lo ricorderò ancora nella S. Messa e nella Comunione implorandoGli l’eterna pace in cambio del bene che ha sempre voluto alle Ancelle. Dal Cielo Egli continui a proteggere le nostre Opere e ci ottenga buone e numerose vocazioni di codesta Parrocchia. Non mi dilungo: avrò presto la gioia di rivederti per i Ss. Esercizi e potremo a voce parlare di codesta Comunità e dei suoi bisogni spirituali. A te e Sorelle la mia benedizione .
In tema di vocazioni, ecco una testimonianza: Prima di entrare nell’Istituto delle Ancelle della Carità ebbi la fortuna di prestare il mio servizio all’Ospedale di Bozzolo, sotto la guida illuminata della buona Madre Vittoria. Con noi ragazze era materna e forte, sapeva leggere nei nostri cuori e ci aiutava con tatto e discrezione a superare le difficoltà che ogni giovane incontra, specie quando decide di donarsi totalmente al Signore. Il giorno che mi accompagnò in Casa provincializia a Mantova, mentre affidava me e la mia compagna alla Rev. Madre Provinciale ci disse: “So che la vocazione l’avete… però, se non vi sentite di vivere da vere Ancelle, vi dico di ritornare indietro con me… La vita dell’Ancella è bella se vissuta con amore e dedizione continua”. Dopo il primo passo si è sempre interessata di noi e ci ha seguite con la preghiera. L’ultima volta che la vidi a Cavalcaselle, manifestò tutta la sua gioia; mi invitò ad approfondire e ad assimilare sempre più le Costituzioni e a donarmi al Signore senza riserva: “Solo in questo modo – mi disse – si trova conforto e consolazione nei momenti bui”. Ringrazio il Signore di avermi dato per prima guida e sostegno Madre Vittoria, vera donna di Dio, esempio di bontà per quanti l’hanno avvicinata . La sintesi della sua vita: Superiora esemplare per spirito di preghiera e di sacrificio, per carità e prudenza. La croce della cecità completa, sopportata nel silenzio, mise in evidenza la sua virtù e il suo abbandono al divino volere .
d) Conclusione La splendida figura di Madre Vittoria meriterebbe molto più spazio di queste poche pagine, lei – che è stata una luce di speranza tra le tenebre della guerra – aiuto, sostegno, rifugio per quanti ne hanno avuto bisogno, attraverso la preghiera, l’ascolto, l’accoglienza, il servizio silenzioso e discreto. Donna fedele alla Volontà di Dio, innamorata dell’Istituto in cui ha donato la sua vita, è stata – a sua insaputa – l’incarnazione di quanto il Papa ci raccomanda a conclusione della Spes non confundit: Lasciamoci fin d’ora attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano. Possa la nostra vita dire loro: «Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore» (Sal 27,14). Possa la forza della speranza riempire il nostro presente, nell’attesa fiduciosa del ritorno del Signore Gesù Cristo, al quale va la lode e la gloria ora e per i secoli futuri.