USURA

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USURA

Prestito di denaro a saggi di interesse eccessivi approfittando del grave stato di necessità di una persona. Anticamente il termine si riferiva a tutti i profitti ricavati da prestiti in denaro, escludendo però il significato di disapprovazione morale che assunse poi nel medioevo, quando si ritenne che ogni interesse su prestiti di denaro fosse da considerarsi contro la morale. E nel medioevo il fenomeno assunse dimensioni e spessore sempre più pesanti data la sempre più larga circolazione di moneta, lo sviluppo di mercati e le tassazioni. Condizioni economiche particolarmente difficili e tassazioni sempre più pesanti avevano fatto salire dal 1421 al 1426 l'usura al 37 percento.


Per farvi fronte già nel 1421 Filippo Maria Visconti concedeva ad alcuni ebrei il permesso di abitare in Brescia e di «mutuare pecuniam suam», permesso poi cancellato con l'avvento del dominio veneto (1426). Persistendo e aggravandosi il fenomeno, a combattere l'usura assieme al malcostume dilagante, nel 1422 era stato invitato a predicare S. Bernardino da Siena ma nonostante le sue invettive e i provvedimenti presi dalle autorità l'usura continuava a crescere, raggiungendo nel 1526 addirittura l'80 per cento. Il fenomeno diventava tanto pressante che fin dal 1434 e poi nel 1441, 1444, 1445, il Consiglio Generale registrando come la "voragine dell'usura divenisse ogni giorno più profonda, si pose di nuovo il problema di chiamare gli ebrei "già ormai dal profondo dannati" a esercitare l'usura in luogo dei cristiani "segnati sulla fronte della croce segnata dal prezioso sangue dell'Agnello" ma anche perché esercitavano l'usura meno esosamente dei cristiani. Né dall'usura riusciva a liberare Brescia un altro grande predicatore, fra Roberto Caracciolo da Lecce, che pure nel 1451 riscosse straordinario successo di pubblico tanto che alcuni anni dopo il Consiglio Generale deliberava di chiedere di nuovo al Papa la facoltà di richiamare gli ebrei, salvo poi chiedere pochi anni dopo, nel 1453, che venisse loro impedito di praticare l'usura causa "la rovina estrema da essa provocata in città e nel territorio". Domanda ripetuta nel 1466 e nel 1469 e diventata insistente e accompagnata da una vera persecuzione dopo che nel 1475 corse la voce del "martirio", poi rivelatosi non vero, del beato Simonino a Trento, fino alla espulsione degli ebrei nel 1478.


Infine per combattere l'usura e lo strozzinaggio in seguito alla predicazione nel 1487 di fra Michele de Acquis (che poi verrà confermata più tardi nel 1493 da quella del beato Bernardino da Feltre) il 28 agosto 1489 e il 2 aprile dell'anno seguente il Consiglio Generale dettava le prime norme per la costituzione del Monte di Pietà e nell'ottobre si incominciava a distribuire prestiti su pegni in un locale provvisorio concesso gratuitamente da Luigi Caprioli e nel novembre il consiglio votava una donazione di 500 ducati «ad laudem omnipotentis Dei et pauperum personarum subventione». Potente strumento di lotta all'usura furono i Monti di Pietà che andarono diffondendosi anche nei più lontani centri del Bresciano e che segnarono un argine al fenomeno per alcuni secoli. Una seconda grave emergenza del fenomeno si ebbe verso la fine del secolo XVIII con la formazione del mercato nazionale, l'espansione monetaria e l'imporsi del capitalismo, oltre che nelle città anche nelle campagne. Alla pressione dell'usura fecero fronte alcune banche popolari e soprattutto le Casse Rurali che ebbero notevole diffusione specie nei due ultimi decenni del secolo e agli inizi del '900. Pur sempre presente sotto forma paludata o di strozzinaggio vero e proprio, l'usura è riemersa clamorosamente nel Bresciano verso la fine degli anni '90 del sec. XX attraverso vere e proprie organizzazioni, come l'"Anonima" scoperta nel maggio 1997 che esigeva tassi al 240 per cento. Nel 1998 Brescia quanto alle denunce risultava la seconda in Lombardia, dopo Bergamo, con un giro stimato intorno a 1300 miliardi l'anno.