TOVINI Giuseppe, beato

TOVINI Giuseppe, beato

(Cividate Camuno, 14 marzo 1841 - Brescia, 16 gennaio 1897). Di Mosè e di Rosa Malaguzzi, primo di sette fratelli. Frequentò la scuola elementare a Cividate e a Breno, entrando poi nel 1852 nel collegio municipale di Lovere dove trova ottimi educatori quali don Andrea Taccolini, don Angelo Bosio, Enrico Padovani ecc. e condiscepoli della levatura del premio Nobel della medicina Camillo Golgi, del beato p. Innocenzo da Berzo (al secolo Giovanni Scalvinoni), di don Ferdinando Cremona futuro prevosto di Palazzolo e benefattore, di mons. Geremia Bonomelli. I compagni lo ricorderanno come alunno esemplare, obbediente, pio e al contempo moralmente ed intellettualmente dotato. Per il settimo e ottavo corso del ginnasio (grosso modo il secondo e terzo corso del liceo classico) grazie all'intervento di uno zio materno, don Giov. B. Malaguzzi, ottiene un posto gratuito nel collegio fondato da don Nicola Mazza a Verona. Vi si trasferisce nel novembre 1858 e frequenta i corsi nel Seminario diocesano. Stimato da maestri e compagni ottiene ottimi esiti scolastici. Attratto dagli ideali di don Mazza e soprattutto di S. Daniele Comboni sente il richiamo forte alla vita missionaria. Senonchè la morte del padre, nel luglio 1859, lo pone di fronte alla necessità di aiutare la famiglia e lo convince a vivere da laico la propria fede e la propria testimonianza cristiana.


Conseguita nel 1860 la licenza liceale pur rimanendo sempre a Verona presso il collegio Mazza, grazie all'intervento del direttore don Francesco Bricolo, si iscrive dal 1860-1864, come privato, a legge all'Università di Padova, mentre frequenta come praticante lo studio di un avvocato e arrotonda lo stipendio mensile con lezioni private. Nell'autunno 1864 per poter di esercitare l'avvocatura in territorio italiano si trasferisce all'università di Pavia dove si laurea il 7 agosto 1865 in giurisprudenza. La morte della madre il 31 marzo 1865 lo carica di sempre più pesanti responsabilità familiari, per cui cerca e trova un posto di vicerettore e professore nel Collegio municipale di Lovere, mentre nell'agosto 1865 entra nello studio dell'avvocato Gallini e nel novembre in quello del notaio Rosa. Nella scuola e nella vita è sempre esempio di ferme convinzioni e di pratica religiosa, ammirato per la coerenza e la laboriosità. Nel 1867 si trasferisce a Brescia presso la locanda Bignotti a S. Nazaro dove don Pietro Capretti (v.), ospita i primi aspiranti al sacerdozio, prima esperienza di quella che sarà il Seminario dei chierici poveri.


Resta comunque legato alla Valle e dal 1871 al 1874 è sindaco di Cividate, impegnato nel ripianare il dissestato bilancio comunale e nel promuovere opere significative quali un nuovo ponte sull'Oglio, l'allargamento e sistemazione della piazza del paese, l'ufficio postale, la costituzione di un consorzio per l'arginatura del fiume Oglio, il miglioramento dei pascoli alpini. Lo interessano tutti i problemi della Valle e nel 1872 fonda con altri, in Breno, la Banca di Vallecamonica della quale stende lo statuto e che segue intensamente nel suo avvio. Al contempo si dedica a studi e progetti per risollevare la Valcamonica dall'isolamento e spingerla ad un deciso sviluppo economico-sociale: è infatti fra i promotori più instancabili della linea ferroviaria Brescia-Edolo. Ma è Brescia che diventa sempre più il campo del suo impegno. Ottenuta l'idoneità all'esercizio all'avvocatura entra nello studio dell'avv. Giordano Corbolani a Palazzo Vecchio. Ormai nella professione e nella vita sociale risolve del tutto il problema della vocazione. Mons. G.M. Turla, suo confessore, alla prospettiva di farsi francescano gli dice: "Voi fate l'avvocato".


Nello studio Corbolani conosce la figlia sedicenne dell'avvocato, Emilia, e il 6 gennaio 1875 la sposa. Dal matrimonio esemplare nascono 10 figli: uno si farà gesuita, due figlie suore. Una famiglia condotta con profondo amore ma anche con fermezza. La sistemazione famigliare e professionale lo rendono sempre più cosciente dei problemi educativi e dell'impegno sociale. Dall'anonimato di un cattolicesimo fervente ma ancora privato lo ripesca mons. Pietro Capretti che nel dicembre 1877 lo convoca a casa sua. In poche adunanze Tovini è subito tra i promotori del quotidiano cattolico "Il Cittadino di Brescia", del quale stende lo statuto, organizza la tipografia, cura la sottoscrizione delle azioni, espleta le pratiche amministrative, uscendo il 13 aprile 1878. Ancora nel 1878 è tra i promotori del Comitato diocesano dell'Opera dei Congressi, del quale il 2 novembre è nominato subito presidente e che propaganda in diocesi, costituendo decine e decine di comitati parrocchiali. Promuove la raccolta delle firme per la protesta al Parlamento contro la precedenza obbligatoria del matrimonio civile su quello religioso e al contempo entra in Consiglio Provinciale per il mandamento di Pisogne dove verrà confermato fino alla morte.


Nel 1884 entra nel Consiglio Comunale di Brescia. In tale ambito, che assolve con continuità fino al giorno della morte, si batte, tra l'altro, contro l'erezione del monumento ad Arnaldo; a favore della realizzazione della ferrovia camuna; per l'istituzione di asili; per la correzione del censo boschivo; contro gli sprechi del Teatro Grande e contro la soppressione dell'Istituto delle Penitenti; per la riapertura del collegio "Luzzago"; per la riassunzione delle suore nel manicomio provinciale. Dal 1881 il Tovini è impegnato anche in campo sociale-economico. Già presidente della Società operaia cattolica di Lovere ne promuove di nuove in Valcamonica (1882), in Valtrompia (1884), in Valsabbia (1885), a Chiari, Palazzolo, Salò, Vestone, Marcheno. È inoltre tra i promotori delle Società agricole, delle Casse rurali, dalle quali patrocina gli interessi in numerose cause e per le quali propone nel 1885 la fondazione dell'Unione diocesana delle società. L'ambito nel quale egli spende il massimo delle sue energie è quello educativo e scolastico. Oltre che strenuo difensore dell'insegnamento religioso nelle scuole è, infatti, infaticabile propugnatore della scuola privata, in cui vede anche lo strumento di preparazione di una classe dirigente cattolica. Per la difesa e la diffusione dell'insegnamento religioso nelle scuole e fra gli studenti e gli insegnanti, sostiene memorabili battaglie nei Consigli comunale e provinciale, ma soprattutto promuove iniziative completamente nuove e d'avanguardia. Nel 1882 fonda l'asilo "Giardino d'infanzia San Giuseppe", e il collegio "Ven. A. Luzzago" (che subirà soppressione nel 1888, per riaprire definitivamente, dopo una lunga ed aspra battaglia legale presso il Consiglio di Stato, nel 1894 con il nome di "Cesare Arici"); il Patronato degli studenti presso i Padri della Pace nel 1889. A Cividate Camuno fonda nel collegio delle Suore Canossiane una Scuola normale femminile; a Milano sostiene finanziariamente e collabora alla fondazione dell'Istituto magistrale Leone XIII.


Ma le sue scelte sono sempre più vaste e abbracciano interessi nazionali. Nel 1890 promuove l'"Opera per la conservazione della fede nelle scuole d'Italia", a sostenere la quale nel 1891 dà vita al periodico "Fede e Scuola". Propugna dal 1887 la "Lega per gli insegnanti cattolici" e nel 1891 ne redige lo statuto, che viene diffuso a migliaia di copie in tutta Italia. Nel 1893 fonda la rivista pedagogica e didattica "Scuola Italiana Moderna", primo periodico cattolico italiano a diffusione nazionale pei maestri. Tovini è inoltre fra i primi in Italia a insistere per una presenza cattolica nell'Università. Nel 1892 promuove l'erezione di Circoli universitari e sostiene la fondazione dell'Unione studenti bresciani Leone XIII che darà un determinante apporto alla nascita della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Nello stesso 1892 caldeggia la creazione a Roma di un pensionato universitario cattolico internazionale. A Padova, nel 1894, è tra i principali promotori del Pensionato Universitario Cattolico affidato ai Gesuiti. Nello stesso anno dalle colonne del periodico "Fede e Scuola" lancia la proposta di una raccolta per una Università Cattolica, che sarà realizzata a Milano nel 1921. Nel 1896 sostiene la causa della "Federazione Universitaria Cattolica" e ripropone, al Congresso cattolico di Fiesole del 1896, il suo progetto per l'istituzione e il mantenimento di una Università Cattolica in Italia.


Convinto come pochi altri della necessità di una autonomia anche economica come garanzia dei cattolici da qualsiasi condizionamento, si fa promotore di banche. Da quella locale di Valcamonica (1872), nel 1888, con la Banca S. Paolo, ne fonda una a livello provinciale. Nel 1896 ne fonda, con il Banco Ambrosiano, una ad ambito regionale e, come ebbe a confidare a Francesco Perlasca due giorni prima di morire, nella sua intenzione ve ne era una anche nazionale.


Come ha sottolineato Mario Taccolini: «l'educazione cristiana, l'azione pedagogica, la scuola costituiscono la sua opera preminente, per questa si sente apostolo e missionario ("le nostre Indie sono le nostre scuole") e vi si dispone come ad una crociata in difesa della fede. Invano si tenterebbe di comprendere quali ragioni e quali motivazioni abbiano indotto il Tovini ad affannarsi tanto in iniziative ed organizzazioni le più disparate e differenziate (elezioni politiche ed amministrative, società operaie, opere pie, casse rurali, stampa, banche, ecc.) se dimenticassimo l'educazione e la scuola come denominatore comune di tutto il suo operare, come genesi e approdo di ogni suo programma e di ogni sua iniziativa. Senza il "Luzzago" e l'"Arici" non si può capire l'istituzione della Banca San Paolo di Brescia; come senza l'Istituto Magistrale Leone XIII ed il sogno di una Università cattolica in Milano non si può capire l'istituzione del Banco Ambrosiano».


Sempre più intransigente politicamente lega con l'Opera dei Congressi in stretto collegamento con il suo presidente conte Giambattista Paganuzzi, e in crescente divaricante posizione con l'emergente corrente dei cattolici bresciani di cui è esponente Giorgio Montini, sempre più impegnata nella "preparazione nell'astensione" e nella collaborazione con i liberali moderati nella lotta contro Zanardelli e la corrente liberale di sinistra. Nell'Opera dei Congressi assume incarichi via via più importanti quali la presidenza del Comitato regionale lombardo (1888), di membro del Consiglio direttivo dell'Opera (1885), di presidente nazionale della Terza sezione "Educazione ed istruzione" (1889), di membro del Consiglio Superiore (1891), di vice presidente dell'Opera (1893, ma effettiva nel 1895). Sulla linea intransigente sono il sostegno alla Sezione giovani dell'Opera in concorrenza con i Circoli di Azione Cattolica, la fondazione nel 1893 del settimanale "La Voce del Popolo" e altre iniziative che creano una seria crisi nel movimento cattolico bresciano, con riflessi sul Comitato Diocesano. Tutto ciò, tuttavia, non scalfisce la stima che è riposta in lui e non rallenta il suo impegno.


In tanta attività ebbe contatti e godette la considerazione di molte personalità dell'800 quali Leone XIII, il card. Rampolla, il beato Leonardo Murialdo, Giuseppe Toniolo, Giambattista Paganuzzi, Giovanni Acquaderni, Stanislao Medolago Albani, Nicolò Rezzara, cardinale Andrea Ferrari, Giuseppe Barbiano di Belgioioso.


Il suo impegno, nonostante la lunga malattia che lo porta a morire a 56 anni, è professionale e gonfio di pratiche a sostegno di istituzioni, opere pie, associazioni, iniziative di ogni genere. La Congrega apostolica di carità, come l'oratorio dei discoli di mons. Lorenzo Pintozzi, l'Istituto Artigianelli e la Colonia Agraria di Remedello del beato p. Piamarta e di don Giovanni Bonsignori, gli asili, i ricoveri per anziani, i legati e cappellanie parrocchiali, lo vedono presente comunque e sempre con grande competenza giuridica. Per sostenere le opere caritative delle Suore di carità arriva a suggerire la stampa di un periodico dal titolo "Sorrisi e vagiti di Maria Santissima Bambina". Quella di Tovini fu una personalità completa sotto tutti gli aspetti. Sul piano umano basta il giudizio della "Sentinella Bresciana" del 17 gennaio 1897 che gli attribuiva «un alto ideale d'altruismo, di moralità pubblica e privata e lo guidava in ogni azione e a raggiungerlo consacrò tutta una vita di lavoro e di abnegazione». E su quello professionale scriveva che «egli esercitò l'avvocatura con dottrina e coscienza specialmente per i poveri e le pie fondazioni e nel campo del diritto ecclesiastico era veramente una autorità». Trattandosi di un beato come ha sottolineato Mario Taccolini: «Tracciare sia pur sinteticamente la biografia dell'avvocato bresciano, senza accennare all'uomo di Dio, all'uomo di fede e all'apostolo, è come voler descrivere il corso d'un grande fiume senza identificarne la sorgente. La pietà, il ritmo di vita devoto, il fervore eucaristico, la devozione alla Madonna, lo spirito e la visione francescana della vita, il profondo e radicato "sensus Ecclesiae", costituiscono i tratti peculiari della sua fisionomia ed esperienza interiore, l'umiltà e l'abnegazione, non certo disgiunti dall'esercizio eroico delle virtù teologali e cardinali».


A sostenerlo nell'intensa attività, nelle cure della numerosa famiglia e fra difficoltà della salute precaria è la profonda spiritualità alimentata da un'intensa pratica religiosa che lo spinge nel 1882 ad entrare nel Terz'Ordine francescano, iscritto alla fraternità della chiesa di S. Francesco in Brescia. Nel 1884 è nominato "maestro" dei novizi; servizio che esercita con entusiasmo per otto anni, riunendo attorno a sé il meglio della gioventù cattolica della città e trascinando con il suo esempio ben cinque consiglieri comunali di Brescia. Nel 1894 viene eletto "priore" della fraternità, che riunisce periodicamente nella sacrestia della chiesa per le conferenze spirituali. Tra l'altro si fa promotore del Bollettino del Terz'Ordine. Nel 1886 fonda nella chiesa di S. Luca l'adorazione eucaristica notturna. Nel 1896 è fra gli organizzatori delle feste decennali della Madonna delle Grazie ed interviene al Congresso Eucaristico di Milano sull'apostolato della preghiera. L'intensa vita ricca di opere di Giuseppe Tovini si consumò in 55 anni. Logorato dalla tisi, invano combattuta, ma che non rallenta per niente gli impegni di ogni giorno, moriva il 16 gennaio 1897 nella casa di via Antiche Mura. I funerali furono definiti da don Davide Albertario "il trionfo dell'idea cattolica". Sepolto nel Cimitero Vantiniano, la salma fu traslata nel 25° della morte (12 settembre 1922) nella chiesa di S. Luca in Brescia, dove ancor oggi riposano le spoglie mortali.


Già nelle intenzioni di p. Franzini, autore della prima biografia del Tovini (1913), caldeggiata più tardi da p. Colombara (1934), un vero avvio alla causa di beatificazione si dovette a mons. Angelo Zammarchi nel 1946, postulatore p. Mario Santambrogio. Il processo ordinario informativo iniziato l'8 maggio 1948 si concluse il 18 giugno. Ma l'inadeguatezza della documentazione oltre che delle testimonianze richiesero dal 25 gennaio al 21 marzo 1965 un Processo Ordinario Suppletivo. La raccolta di nuova documentazione fortemente voluta dal prof. Vittorino Chizzolini, dai postulatori mons. Ferdinando Prosperini e mons. Ottavio Cavalleri poi rielaborata soprattutto dal prof. Mario Taccolini, portò alla sua introduzione presso la S. Congregazione per le Cause dei Santi il 14 settembre 1977. Il 3 aprile 1995 venne riconosciuta l'eroicità delle virtù. In seguito all'approvazione, in data 18 dicembre 1977 di un miracolo (avvenuto nel 1952 e consistente nella guarigione straordinaria di una suora nel monastero della Visitazione di Massa e Cozzile [Potenza]), attribuito alla sua intercessione, venne beatificato a Brescia da papa Giovanni Paolo II il 20 settembre 1998.


A Giuseppe Tovini venne dedicata per iniziativa di mons. Angelo Zammarchi e di Vittorino Chizzolini una Fondazione (v. Fondazione Giuseppe Tovini), per la formazione di volontari nel Terzo Mondo che dal 1968 ha promosso programmi per la formazione professionale dei giovani ed è oggi presente in Argentina, Brasile, Egitto, Repubblica Democratica del Congo; gestisce inoltre il convitto maschile per studenti universitari: "Famiglia Universitaria", creato a Brescia nel 1965 con sede in via V. Gambara 15 e, dal 1993, in via Ferrando 1, intitolato a "Card. Giulio Bevilacqua - Emiliano Rinaldini".


Presidenti della Fondazione: dal 1973 al 1983 il prof. Marco Agosti; dal 14 settembre 1983 il dott. Giuseppe Camadini. A Giuseppe Tovini sono anche stati intitolati l'Istituto magistrale di Breno, la scuola media statale di S. Polo (Brescia), la scuola elementare di Borgosotto di Montichiari (ottobre 2002) e altre scuole.