TORRI, Torrette, Torricelle, Torricelli, Torrioncini, Torrioni

TORRI, Torrette, Torricelle, Torricelli, Torrioncini, Torrioni

La torre edificio è stata definita da Pericle Ducati ("Dizionario Enciclopedico UTET") come una «costruzione di solito robusta, a base poligonale o circolare, di altezza sempre molto superiore alla lunghezza del diametro del cerchio circoscritto alla base, svettante al di sopra della normale edilizia circostante, isolata o incorporata in edifici più bassi ma di maggior mole, e avente per scopi, dal punto di vista militare, l'osservazione lontana, la guardia e la difesa di particolari e delicati settori (spigoli nelle mura, porte di città, ecc.); dal punto di vista civile, invece, l'affermazione di forza, di nobiltà o di potere costituito (T. di palazzi, T. civica ecc.); con soluzione moderna la torre può essere usata anche per scopi di pubblica utilità (T. serbatoio per acqua potabile, ecc.) o di semplice richiamo (T. negli stadi, agli ingressi di esposizioni, ecc.)». Conosciute fin dai tempi antichissimi come struttura di difesa o di osservazione, alcune torri sono la trasformazione dei castellieri preistorici costruiti in località eminenti. La torre trovò una struttura definitiva nelle difese delle città, specie nelle mura che le circondavano. Furono attribuite per lungo tempo ad epoca romana e poi in seguito restaurate nei tempi medioevali le torri sulla strada che portava dalla Valtrompia in Valcamonica attraverso il colle di S. Zeno e la val Palot e tra esse le torri dei Canei, di Mondaro, di Ludizzo, a Pezzaze, le torri di Bovegno (tra le quali quella di S. Martino), ecc. Ma l'attribuzione è andata sfumando e solo Gabriele Rosa si è sentito in grado di scrivere che «pretta costruzione originaria romana appare solo nei ruderi d'altra torre sopra Marcheno nel luogo detto i "Pagà"».


Delle torri di Brescia romana sono rimasti gli avanzi di una torre circolare in via Brigida Avogadro di circa 6 m di diametro e con un muro dallo spessore di m 1,05, e di una rettangolare in via Gasparo da Salò, alta più di due metri e m 5,30 sulla fronte. Durante le invasioni barbariche, specialmente in quelle ungare dei sec. IX e X, dovettero sorgere molte torri, sia pure spesso provvisorie e poi scomparse, a difesa delle singole comunità. Molto più stabili e solide le torri che sorsero nei sec. XII e XIII in città e nelle più diverse località del territorio bresciano, isolate o inserite in cinte di difesa e in castelli, corrispondenti, come sottolinea Gaetano Panazza, a vari scopi: di vedetta, di difesa e alcune, anche, di abitazioni, date le grandi dimensioni. «Difficile, ha sottolineato il Panazza, stabilirne con precisione l'epoca, per la fortissima somiglianza fra l'una e l'altra; tuttavia la forma delle finestre, che divengon più ampie nel '200, una maggior raffinatezza nella decorazione (come in quella di Cividate, per esempio, che presenta sulla ghiera degli archi qualche scultura), possono permettere una datazione più vicina al vero. Nell'interno sono, per lo più, alterate, ma alcune, fortunatamente intatte, presentano vari piani, divisi con palchi in legno e alcune anche con copertura a volta». «Sovente, ha rilevato ancora il Panazza, presso queste torri, troviamo interessanti avanzi di caseggiati che rientrano in quell'architettura minore, rurale, che purtroppo va scomparendo; naturalmente non vi è arte in tali costruzioni, ma sono preziose testimonianze storiche della capacità costruttiva delle popolazioni nostre, anche di quelle più lontane dai maggiori centri: portici con poderosi e amplissimi archi a tutto sesto posti su tozzi pilastri quadrangolari; pareti ampie e chiuse, annerite dal tempo; spigoli taglienti, finestrelle strette terminanti ad arco». Le torri hanno quasi sempre la forma quadrata, salvo pochissime eccezioni, quali la Mirabella in Castello di Brescia, la torre di Sensole a Montisola e alcune piccole torri di Franciacorta. Nel territorio le torri sono frequenti soprattutto nelle valli, come quelle, in Valcamonica, di Monno, di Vezza, le due già dei Celeri a Malonno, a Nadro, della famiglia Gaioni, le due dei Federici a Sonico, quella grandiosa della stessa famiglia a Esine e quella a Rino di Sonico, le tre di Breno, quelle bellissime di Cividate e di Pisogne, appartenenti al vescovo di Brescia e ai suoi vassalli, quella di Siviano; quelle in val Trompia di Ponte Zanano e Polaveno, appartenenti agli Avogadro, quelle di Pezzaze, di Bovegno, di Ludizzo, ecc.; a Vobarno quella collegata ai resti dell'edificio vescovile.


Come ha scritto lo stesso Panazza: «Folta di torri doveva esser perciò Brescia pur non avendo certamente l'aspetto di una "selva di lance" come Pavia, o Cremona, o S. Gimignano; diverse per la forma: non sottili e slanciate come in queste città erano le torri bresciane, ma più basse e amplissime (si pensi alla torre d'Ercole che misura m 6,80 per 7); perciò conferivano alla città - e soprattutto alla Cittadella Vecchia e alla Nuova racchiuse nell'ambito delle mura romane - un aspetto severo e guerresco». Si tratta di solito di «maestose costruzioni quadrangolari, spesso coronate da merli e barbacani, che esprimono ancora - con le murature piene a grossi conci fortemente bugnati, con gli spigoli affilati e taglienti - l'orgogliosa forza dei tempi medioevali. E sempre cupo è il colore delle pareti, movimentato però dalla bugnatura che ha ombre profonde e improvvisi guizzi di luce». Come nella provincia, sono formate di conci a bugnato rustico, mentre nei basamenti molto spesso a scarpata - caratteristica delle torri bresciane - le bugne acquistano una certa regolarità; in molte sono usate, come materiale di seconda mano, pietre con iscrizioni e sculture, frammenti di are romane. Si tratta di torri private come quelle dei Palazzi, degli Ugoni, dei Gambara, dei Lavellongo, degli Arici, dei Confalonieri, ecc. o pubbliche come quelle delle porte cittadine (Bruciata, Torlonga, ecc.) o di altre come la Pallata, il Pegol ecc. costruite e ricostruite con le nuove cinta di mura e opere di difesa dagli Scaligeri e dai Visconti. Simbolo di dominio o anche solo di conteso invidiato prestigio familiare o di parte, le torri furono al centro di interventi a volte drastici. Così nel 1225 papa Onorio III ordinava al vescovo di Brescia Alberto di demolire alcune torri di eretici scomunicati, quali le torri dei Gambara, degli Ugoni, dei Lavellongo, degli Oriani e di un certo Botario. Le torri delle persone dubbiose di eresia dovevano essere smantellate soltanto a metà; non risulta che l'ordine sia stato eseguito. Pochi decenni dopo, nel 1258, Ezzelino da Romano faceva mozzare le torri dei Gambara, dei Palazzi, dei Poncarali, dei Lavellongo, degli Arici e dei Girardoni, dei Calchera, dei Gaitani, dei Tangentini, dei Confalonieri, dei Maggi, degli Streni, degli Ugoni, dei Camignoni, ecc.


Mentre le torri e case torri private andarono perdendo di importanza alla fine delle lotte intestine comunali, quelle cittadine, e specie quelle delle mura, continuarono a moltiplicarsi. Nei primi decenni del sec. XV tra torri e torricelle delle mura se ne contavano ben quattordici e cioè di porta Nuova, del Bova, del Canton Bagnolo, dell'Albera, dei Campi Bassi, dell'Oliva, della porta di S. Nazaro, della Rocca (a mattina) di S. Nazaro, di Fregadenti (tra la Garzetta e la rocca di S. Alessandro), del Dosso, di S. Faustino, del canal del Vescovo, di Mombello e Saracino, delli Tombi. Nel 1421 Filippo Maria Visconti aveva provveduto a costruire o meglio rifabbricare la Torlonga, la torre di S. Nazaro e di S. Alessandro e quella della Garzetta. Cinque alte torri (Torlonga, S. Alessandro detta anche Portanuova, S. Nazaro, S. Giovanni e delle Pile o S. Faustino) segnavano l'ingresso di altrettante porte cittadine e l'uscita delle grandi arterie rispettivamente per il Garda e Mantova, per Cremona, per Orzinuovi e Quinzano, per Palazzolo Iseo e Milano, per la Valle Trompia; esse stavan a guardia dei ponti levatoi e sostenevano le cortine delle mura che se ne dipartivano con tondi rivellini, torrioni e torrioncelli lungo il loro circuito per un totale di 2127 cavezzi o di 1808 pertiche.


Agli inizi del Quattrocento comparvero sulle torri i primi orologi, da quello della Torretta, a oriente di Piazza della Loggia, detta appunta "dell'Orologio", a quello del Pegol, della Pallata ecc. (v. Orologi, orologiai). Gran parte di esse, specie quelle delle mura orientali, venne rinforzata nel 1438, durante l'assedio dell'esercito visconteo capeggiato da Nicolò Piccinino, quando vennero congiunte con una strada coperta e in seguito riparate e restaurate. Nel 1465, nella ricostruzione delle mura operata dalla Repubblica di Venezia, ne vennero costruite di nuove, fino ad un numero di sedici, e restaurate quelle esistenti. Nel 1466 le torri della cinta muraria venivano ridotte da pianta quadrata a pianta circolare e rafforzate. Cure particolari vennero riservate ai torrioni del Castello. Dal 1517, finita la dura guerra fra Francia e Spagna, specialmente ad opera di Andrea Trevisano venne avviata una intensa opera di restauro e di ricostruzione di mura, torri ecc. Restaurati i torrioni di porta S. Alessandro e la Torlonga. Nel 1521 veniva, su progetto dell'architetto militare Agostino da Castello, ridotta l'altezza dei torrioni fiancheggianti Canton Mombello, la Torrelunga, la torre Guardabasso a porta S. Alessandro e nello stesso anno venivano muniti di cannoniere i torrazzi della cinta muraria. L'anno seguente (1522) si trasformano le torrazze d'angolo in bastioni, incominciando dal lato orientale (bastione della Pusterla) e si costruiscono il baluardo di Torrelunga e nuove strutture di protezione sopra le vecchie muraglie. Dal 1523 viene costruito il torrione (v.). Finiti i secoli di ricorrenti guerre e passaggi d'esercito, le torri delle mura andarono sempre più decadendo, fino a scomparire con l'abbattimento delle mura (v. Mura di Brescia). Delle torri più antiche ne rimasero alcune (del Pegol, Pallata, Bruciata, ecc.), altre furono incorporate in edifici pubblici o privati. Altre ancora ne sorsero anche recentemente oppure furono chiamati torri o torrioni edifici di notevole altezza (come il Grattacielo di Piazza Vittoria, i condomini di San Polo, il camino del termoutilizzatore, ecc.). Come torri vennero considerati il palazzo Lucchini (progettato da Dario Perugini) e quello del gruppo Brescia Uno-Fineco (progetto di Carlo Alberto Von Wünster) in via Oberdan. All'incrocio tra via Mantova e viale Duca d'Aosta è prevista (2002) la realizzazione di una torre residenziale di cinquanta metri progettata dall'arch. Massimiliano Fuksas per la società bresciana Ulisse 2000.




TORRI, TORRICELLE, TORRIONI, ECC. DELLA CITTÀ DI BRESCIA [Per le torri delle singole chiese v. la località o il titolo della chiesa]:




DELL'ALBERA: detta anche Albio, sulle Mura occidentali con prospetto su via Nicolò Tartaglia.


ALBIO: v. torre dell'Albera.


APRI L'OCCHIO: non si sa dove sorgesse e quando fosse stata eretta. Nel 1438, durante l'assedio del Piccinino, venne rinforzata da guardie. Qualcuno la identifica con la torre Guardabasso, segnalata nel sec. XVII.


DELL'ARBUFFONE O DEL REBUFFONE: molto antica, presso la porta omonima, venne inclusa nel 1237 nella nuova cinta muraria, riedificata nel 1255. Risparmiata nel 1311, fu poi abbandonata. Nel sec. XV esistevano ancora resti di fortificazione e di una "turrina de Rebuffone".


DELL'A.S.M.: v. Termoutilizzatore.


DEL BOVA: detta anche "Buva", sulle mura a NO del centro: prospettava verso via Leonardo da Vinci.


DI BRESCIA O CRYSTAL PALACE: venne così chiamato il Crystal Palace, eretto nel 1992 su progetto dell'arch. Bruno Fedrigolli, per conto della Crystal Palace S.p.A. È alto 100 m (in luogo dei m 131 preventivati, secondo grattacielo in Italia), di cui m 86 per i 27 piani fuori terra, oltre alla galleria alta 14 m; occupa una superficie complessiva di mq 29.000, di cui edificati mq 16.700. La riduzione dell'altezza del progetto originario (m 131) fu dettata anche dalla scelta di non superare la cupola del Duomo nuovo, in analogia con quanto fatto a Milano con il grattacielo Pirelli, che non supera la Madonnina del Duomo. La differenza di quota tra gli 84 m di altezza della cupola del Duomo e i 100 m del Crystal Palace è dovuta alla quota più bassa del terreno di quest'ultimo.


DEL BROLETTO: quattrocentesca, sorgeva sul lato orientale del Broletto verso l'attuale piazza Martiri di Belfiore. Nei primi decenni del Novecento presentava ancora la forma e gli elementi della costruzione primitiva.


BRUCIATA: v. Bruciata, porta.


DEI CAMIGNONI: sorgeva sull'attuale angolo di via Trieste e piazza Labus. Fu attribuita ai Camignoni, famiglia potente ancora nel sec. XIII, mentre il Fe' la suppose dei nob. Boccacci. Nel sec. XV venne incorporata nelle case dei Martinengo Cesaresco. Di essa rimangono resti della base di pietre irregolari e un volto detto dei "Cesareschi", mentre la finestrella con grata sembra sia posteriore. La torre potrebbe essere stata distrutta con altre da Ezzelino da Romano.


DI CAMPIBASSI o di Candebassi o di S. Cosmo: v. di S. Cosmo.


DEL CANALE DEL VESCOVO: da qualcuno identificata con la torre Guardabasso, a SE della città con prospetto sull'attuale via Vittorio Emanuele II.


DI CANTON BAGNOLO, detto anche Biagiolo: sulle mura occidentali, con prospetto all'incrocio delle attuali via Leonardo da V. e via N. Tartaglia.


CIMABUE: grande costruzione prima della fila di torri a N di S. Polo nuovo. Di 18 piani, unica di proprietà del Comune di Brescia, con 195 appartamenti, incominciò ad essere abitata alla fine del 1987. Alla fine del 2002 ospitava 195 famiglie e 600 persone. Dal 1992 ospitò un centro sociale ed in seguito la Casa delle Associazioni. Col 1 gennaio 1998 è passata in gestione all'ALER.


DEL CIMITERO DI BRESCIA O DEL VANTINIANO: v. Torre del Faro.


CISTERNA: v. Fregadent.


DE LA CLEVE: località con torre a NO di Urago Mella sul monte omonimo, nella Valle Bresciana, citata nel 1409 avente un castrum (qualcuno vi ha visto il Picastello) con appunto la torre della Cleve nell'attuale via Valle Bresciana.


CLODIA: v. Torlonga.


COLTRINA: Torre del Castello di Brescia, inserita sull'angolo nord occidentale della recinzione esterna su un profondo strapiombo. Si tratta, come scrive Gaetano Panazza, "di una torre di semplice forma cilindrica, notevole per i problemi di tecnica che dovette prospettare, data la sua collocazione". Ritenuta già esistente almeno in parte e da poco crollata, ne venne commissionato nel 1493 il restauro e la costruzione all'ingegnere Giacomo Coltrino. Qualcuno la identifica con la Torre dei Francesi (v.) e venne poi di certo nuovamente restaurata e ricostruita. Sotto di essa l'architetto Agostino Castelli apriva nel 1523 la "strada del soccorso" (v.). Opere di sistemazione vengono compiute a partire dal 1559. Nel 1588 sono registrati interventi del celebre architetto Giulio Savorgnan.


CRYSTAL PALACE: v. torre di Brescia.


18 (DICIOTTO): progettata dagli architetti Jim Duffy, inglese, e Pier Paolo Maggiore, torinese, per il comparto Milano accanto ad un centro commerciale in progetto.


DOLLO (torretta): v. torre del Dosso di S. Faustino.


DEL DOSSO DI S. FAUSTINO O DOLLO o Dosso o Torfosso: sulle mura sudorientali con prospetto sull'attuale via XXV Aprile.


DEL DUOMO VECCHIO: v. Torre di S. Maria Rotonda. Cadde il 5 marzo 1708.


DEGLI EMIGLI: sorgeva in via Laura Cereto, all'angolo di via G. Rosa con via Trieste, e venne incorporata nella casa dei Vergine. Secondo Fè d'Ostiani si tratterebbe di una torre di cui si notano ancora gli avanzi. Essa sorgeva sulla Porta nuova, aperta nelle mura nel medioevo tra porta Matolfa, assai vicina (via Crispi), e porta Paganora, assai distante. Ma Fausto Lechi avanza seri dubbi, dato che la torre era molto arretrata dalle mura o terragli che correvano a S di via Tosio e via Antiche Mura.


D'ERCOLE: sorge sull'angolo tra via Cereto e via Cattaneo. Si tratta di una casa torre edificata tra il XII-XIII secolo, all'incrocio tra il decumano e il cardo supposto a O del Foro. Misura m 6,80x7. Venne costruita, secondo qualcuno, verso la fine del 1100 con lapidi romane e poi rifatta nella parte alta. Come scrive Giusy Villari: «La struttura muraria è in grossi conci di pietra di varia pezzatura, per la gran parte ricavati da rovine di edifici romani, si presenta massiccia con aperture a S, evidentemente ricavate in epoche posteriori. Solo la facciata orientale ha mantenuto pressoché interamente i caratteri originali, mentre a quella occidentale e settentrionale si sono addossati altri edifici». Si ritiene appartenesse alla famiglia Palazzi, alla quale è attribuita nei pressi anche un'altra torre. Sembra che sia stata fatta demolire, in parte, da Ezzelino da Romano nel 1258. Non è certo perché abbia avuto il nome di torre d'Ercole: forse da un tramutamento di un fatto cittadino in una leggenda mitologica, oppure da qualche lapide romana votiva ad Ercole, là presso rinvenuta e che fece chiamare anche dal Malvezzi erculee le antichissime mura di Cittadella Vecchia. Secondo Ottavio Rossi avrebbe preso il nome da un tempio a Ercole esistente in luogo. Curiosamente, invece, Giorgio Nicodemi ("Brescia" 1921, p. 56) afferma che il nome le venne da "un calzolaio che l'abitava e si chiamava Ercole" (v. Torre d'Ercole, contrada).


DEL FARO: eretta dall'arch. Rodolfo Vantini al centro del Cimitero di Brescia, che da lui ha preso il nome di Vantiniano, eretto a partire dal 1816. Un'imponente colonna dorica, alta 60 m, in mezzo a due emicicli, ispirata alle esedre del Foro Traiano. È sormontata da un lucernario che contiene un faro. La "colonnafaro" venne forse presa a modello dall'architetto Heinrich Strack di Berlino nel 1873 per la sua famosa Sieges säule, "colonna delle vittorie", innalzata in mezzo al celebre Tiergarten (giardino degli animali), spostata da Hitler sul Grossen Stern nel cuore di Berlino e rimasta illesa durante la II guerra mondiale. Come ha sottolineato Giancarlo Piovanelli, «In comune infatti le due costruzioni hanno alla base un tamburo circolare a colonne che fa da stilobate alla colonna vera e propria; sola differenza è che, invece del lanternino a cupola di Brescia, a Berlino abbiamo la statua della vittoria con la corona d'alloro in mano, che da sola misura 8 metri d'altezza, realizzata da Federico Drake, che vi profuse 700 quintali di bronzo».


DEI FRANCESI: gigantesco torrione a NE del Castello di Brescia, che si ritiene impropriamente costruito dai francesi dal 1509 al 1512, mentre nuovi studi ne situano la costruzione all'ultimo ventennio del sec. XV, "chiaramente progettato nell'ambito di un sistema fortificatorio medioevale come rivelano l'accentuato sviluppo verticale e la corona di beccatelli destinati alla difesa piombante". Qualcuno lo attribuisce all'arch. Giacomo Coltrino ed indica la data approssimativa del 1493, identificando in esso il rifacimento di un torrione che il Coltrino avrebbe restaurato nei pressi della chiesa di San Pietro in Oliveto, nel settore nord-orientale. Gli studiosi annotano che l'attuale "bastione" di cui stiamo parlando presenta indubbi caratteri di affinità 'con la grande torre del castello di Rovereto, datata 1492, oggi l'unico manufatto sicuramente attribuito al Coltrino stesso. È costituito di tre locali sovrapposti (nelle cui mura di circa 6 m vi sono aperture di avvistamento e di difesa) in collegamento verticale tra loro, mentre nel locale più basso si apre un pozzo che immette, sotto una quindicina di metri, in una ulteriore piccola postazione difensiva. Tra il secondo e il terzo ambiente si apre una galleria di circa 40 m, che collega il torrione alla Fossa dei Martiri. Utilizzato dall'autorità militare come deposito d'armi, nel maggio 1920 vi furono clamorosamente trafugate 295 rivoltelle Glisenti m. 89.


FREGADENT: poi Cisterna, a S del centro storico. Con prospetto sull'attuale via XX Settembre.


DEI GAMBARA: esistente forse in via Fratelli Porcellaga, della quale sarebbe ancora testimonianza uno spigolo di masselli di pietre gregge, accanto al quale esisteva "el Vólt dei asen" (v.). Di una torre dei Gambara, che qui avrebbero vissuto nel medioevo prima di trasferirsi nella zona del Foro Romano, accenna B. Zamboni nelle "Memorie intorno alle più antiche fabbriche della Città di Brescia". «Forse - scrive Fausto Lechi ("Dimore bresciane" I p. 288) - questo muro faceva parte dell'edificio ricordato dal Fè mentre la vera torre, chiamata poi "Teofila" per i restauri apportativi dal conte Teofilo Martinengo, sempre secondo il Fè, venne distrutta nel 1822 per allargare la via. Può darsi che il restauro compiuto dal conte Teofilo consistesse nella ricostruzione della parte alta della torre che deve essere stata mozzata in seguito al famoso editto di papa Onorio III contro gli "eretici" bresciani».


DELLA GARZETTA poi forte Garzetta: a S del centro storico con prospetto sull'attuale via XX Settembre.


GUARDABASSO: ubicata lungo le mura, a E della porta di S. Alessandro (piazzale Cremona), ancora visibile perché appartenente al tratto di mura tuttora esistente.


DEI LAVELLONGO: esistente forse fin dal sec. XI nell'area dell'attuale Broletto, venne abbattuta, probabilmente tra il 1223 e il 1227, per far luogo al "palazzo nuovo del comune di Brescia".


DELLA LUNA: a S della città con prospetto sull'attuale via XX Settembre.


DEL MERCATO: v. Torre del Pégol.


MIRABELLA: v. Mirabella, torre. Alla torre faceva riscontro nell'angolo SO del Castello un'altra torre scomparsa molto presto.


DI MOMBELLO (torrione): costruito nel 1451 a protezione del Cantone e spalti omonimi.


MUSSOLINI (TORRE): v. Torre della Rivoluzione.


MUSSOLINI (TORRETTA): venne cosi chiamata la torretta con l'immagine del Duce del Fascismo eretta al centro del villaggio Ferrari nel 1937 su progetto dell'ing. Andrea Cassa (v. Villaggio Ferrari).


DELL'OLIO: una delle due torri esistenti nel '500 legate ad un recinto della seconda difesa dell'entrata del Castello di Brescia. È documentata da un disegno del 1747, anno nel quale venne rovinata da uno scoppio.


DELL'OLIVA: sorgeva nelle mura a O del centro cittadino fra porta S. Giovanni e porta S. Nazaro, all'incrocio delle attuali vie dei Mille e fratelli Bronzetti, con prospetto sull'attuale via fratelli Ugoni. Forse medioevale, prese rilievo nel nuovo sistema di mura costruito dal 1466 al 1502. L'arch. R. Vantini vi costruì un Casino che compare in dipinti di Faustino Ioli e Giuseppe Renica.


DEGLI ORIANI: medievale, ricordata di proprietà della famiglia Oriani, presto scomparsa.


DELL'OROLOGIO (torre o torretta): v. Orologio, Orologiai.


PAGANORA: costruita nel sec. XII nelle mura cittadine a S della città nel solito tipo di pietra bugnata con perimetro murario in medolo. A due passi dal Teatro Grande, nella piazzetta omonima, sopra il voltone che immette da via Paganora ai portici di via Dieci Giornate, è visibile solo da piazza Vittoria e dal Castello. La torre rimase con la porta omonima anche dopo l'abbattimento, avvenuto nel 1435, delle mura fra la porta stessa e porta Torrelunga. La torre venne poi abbassata nel 1484 in seguito a una nuova sistemazione urbanistica (v. anche Paganora, piazzetta, porta, via, volto).


DEI PALAZZI: v. Torre d'Ercole.


PALLATA: v. Pallata, torre.


DEL PARADISO (torrioncello): in fondo a E di via Musei. Esistente, sembra, dalle parti del Roverotto, tra porta Torrelunga e porta S. Andrea, nelle mura orientali.


DEL PÉGOL O TORRE DEL POPOLO: sorge sul lato orientale di piazza Duomo, incorporata nel lato occidentale del Broletto. È alta m 53,70, (poco meno della torre di Pisa) è la più alta di tutte le torri medievali di Brescia (quella della Pallata è assai più modesta, raggiungendo i 31 metri) e si eleva più che doppia in confronto agli edifici sottostanti. Caratterizzata da feritoie, da piccoli emblemi in pietra, come un leone rampante (che guarda verso il cortile interno del Broletto) e da una meridiana (che guarda verso il Duomo), è costruita nella solita pietra grigio-chiara bresciana, conosciuta col nome di "médol". A bugne rustiche, col basamento a scarpata (come nelle torri di Vicenza e Tarquinia), in marmo chiaro di Botticino, senza però quei contrafforti angolari che contraddistinguono la torre della Pallata. Notevole è l'ultimo dei quattro ripiani coperti da una cupoletta emisferica in cotto che poggia sui pennacchi di forma conica, terminante con archi scemi a gradinate. La cella campanaria è coronata di merli falso storico, forse di epoca vantiniana o disegnati dal Donegani. Una miniatura del 1588 (la più antica rappresentazione della torre e del Broletto conservata alla Queriniana) ce li mostra, ma essi appaiono diritti e cioè guelfi e non a coda di rondine o ghibellini, dato che Brescia era guelfa e non ghibellina. Nel medioevo e ancora nel Quattrocento il "Pégol" era coperto da un tetto e sotto di esso vi era una baltresca formata da pilastri, larghi sulla fronte, fra i quali si aprivano larghi vani, le finestre imbertescate di tutte le torri medievali. Una decisione del 18 ottobre 1484 ordinava al "massarolo" di far coprire il tetto della torre. Secondo P. Guerrini "la torre fu così denominata dal pergolo o poggiolo che le stava vicino, sulla facciata del Broletto, e che venne recentemente riattivato. Pergolo divenne pégol, come Palizzata divenne pallada, e la denominazione specifica venne data alla torre municipale per distinguerla dall'altra vicina torre delle Cattedrali, che s'innalzava sopra la porta del Duomo Vecchio" crollata nel sec. XVIII. Ma l'esistenza in luogo del "mercatum broli", cioè del mercato del brolo, da dove è venuto il nome del palazzo Broletto, ha fatto pensare ai più che pégol derivi dal dialetto "pegolòcc", merciai o venditori ambulanti di panni, donde il termine "pégol", che dovrebbe indicare alla fine "torre del Mercato". Col termine di Torre del popolo veniva già chiamata nel 1553. Sembra accertato che la torre sia stata costruita nella seconda metà del sec. XII, accanto al "palatium vetus", cioè al palazzo vecchio del Comune, già esistente nel 1187, al quale doveva forse appartenere la "laubia lignorum Comunis Brixiae", cioè la loggia di legno del comune di Brescia, ricordata nel 1183, 1197 e 1199, raro esempio, come ha rilevato Giancarlo Piovanelli, di unione fra palazzo e mercato, come succede più spesso nelle città fiamminghe (ad es. le halles di Bruges e di Ypres). Nel sec. XIII, quando si incominciò a costruire l'attuale Broletto, la torre venne in esso incorporata. Secondo il Piovanelli "l'aggancio stesso al palazzo nuovo maggiore dimostra a sufficienza che la torre è più antica del palazzo stesso; un'iscrizione dipinta sulla torre era del 1213 (anteriore quindi al palazzo attuale, iniziato nel 1223)". La torre venne munita di una campana (v. Campane), che il popolo chiamò come la torre "el Pégol", e che venne fusa nel 1236 da Bartolomeo da Pisa, al tempo del conte Egidio di Cortenova; campana chiamata anche Cavalera o "dei militi", perché oltre che chiamare all'assemblea comunale serviva anche a chiamare a raccolta le milizie cittadine. La campana o campanone venne poi riparata o rifusa da artigiani francesi, secondo Provvisioni del 1461 e 1463. Ad essa vennero accompagnate altre due campane: una fusa nel 1433 e rifusa nel 1704 dal fonditore bresciano Raineri, l'altra, rottasi nel 1543, venne rifusa nel 1551 da Giovanni Meravigli. L'anno appresso, "il giorno del Salvatore", venne fuso un nuovo campanone di 950 pesi circa (più di 7 tonnellate), benedetto da mons. Leonardo Lana. Un nuovo campanone venne fuso nel 1794 dai campanari bresciani Innocenzo Maggi e Gaetano Soletti. La torre servì anche a macabri spettacoli, all'esposizione cioè su una picca innalzata sulla cima, della testa di giustiziati, come ad esempio, per il conte Giov. Maria Martinengo, il 10 settembre 1510, e per il conte Luigi Avogadro il 20 febbraio 1512. Oltre che a tali macabri spettacoli la torre, collegata da funi a quella di S. Maria de Dom, serviva a spettacoli di audaci funamboli. Nei tempi del Risorgimento e poi in quelli della democrazia divenne sempre più simbolo di libertà. Il 23 marzo 1848 vi sventolò una grande bandiera tricolore, benedetta in piazza del Duomo. In tempi più recenti il campanone finì col segnalare gli avvenimenti più importanti; è stato riservato, ad esempio, ad avvertire la città della convocazione del Consiglio Comunale, e anche ad avvertire la celebrazione dei Venerdì di Marzo. Durante la seconda guerra mondiale dava il segnale dell'allarme aereo. Nel 1910 si fermò l'orologio; nel 1918, risultata "fessa", la seconda campana venne sostituita; nel 1935 la torre venne attrezzata di un nuovo castello campanario di metallo. Nel 1984 venne proposto un ascensore. Più recentemente, nel luglio 1999, venne sostituito dalla ditta Italsider di Rovato il battacchio (150 kg) delle campane maggiori. Interventi vennero avviati nello stesso anno a cura della Provincia.


DI PIAZZA VITTORIA (torrione): v. Grattacielo.


DELLE POLVERI: v. Torre di porta San Nazaro.


DEI PONCARALI: esiste ancora in via card. Querini, incorporata nella facciata meridionale del Broletto. Secondo il Fè d'Ostiani venne costruita in margine al "mercato del brolo" nel sec. XI e ceduta al Comune nel 1198, perché fra essa e la Torre del Popolo potesse venir costruito il grande salone delle adunate cittadine. La torre venne mozzata, secondo il Lechi, con la costruzione del palazzo Broletto, secondo Pasquale Greco per ordine di Ezzelino da Romano nel 1258, dopo la battaglia di Ostiano. Quadrata, di m 8,85 di lato è alta 19 metri; come ha scritto Fausto Lechi ("Dimore Bresciane" I p. 293), è "un parallelepipedo bugnato, formato da conci in pietra locale (medolo o botticino) non levigati e più o meno ben squadrati. In questa torre essi sono così fatti perché non vennero usati, come altrove, massi provenienti dagli edifici romani ancora in vista, ma in piena rovina. Non abbiamo idea di come fossero le aperture, ma certamente saranno state molto più rade delle attuali e di piccola dimensione. Probabilmente l'abitazione della famiglia si sarà svolta, bassa e modesta, presso il lato orientale, ma non abbiamo nessun indizio".


DEL POPOLO: v. Torre del Pégol.


DI PORTA NOVA: a N del centro storico presso l'antica Porta Pile con prospetto sull'attuale via Leonardo da Vinci.


DI PORTA PILE o di S. Faustino: esisteva nell'attuale piazzale C. Battisti e venne costruita a protezione della porta nel sec. XIII. Nel 1512 fu presa senza nessuna difesa dai lanzichenecchi, che chiamarono "villani poltroni" i soldati che si arresero senza resistenza.


DI PORTA SAN NAZARO o delle Polveri: già esistente nel sec. XIII, ristrutturata nel 1519. Quadrata, era alta 24 m, larga internamente m 6,65 ed i suoi muri tutti in pietra avevano la grossezza di 2 m, e non vi erano finestre; divenne deposito di polveri; venne distrutta dallo scoppio delle polveri avvenuto il 18 agosto 1769 e ricordato con una lapide oggi nei Musei. La torre venne poi ricostruita e soppressa nella demolizione delle mura nel 1854.


DEI PRIGIONIERI: situata sull'angolo SO del piazzale del Castello di Brescia, viene da taluni riferita al sec. XV, mentre è evidente, scrive G. Panazza ("Storia di Brescia" II p. 711), che essa deve risalire come fondazione alla sistemazione viscontea, anche se è difficile stabilire l'epoca alla quale riferire la forma in cui essa ci è pervenuta".


DELLA PUSTERLA (torre - torrione) o di San Pietro: posto di guardia nella porticella a N di porta S. Andrea, individuata da qualcuno nella antichissima porticula S. Eusebii che immetteva sui Ronchi, divenne poi nel sec. XV una torre circolare di difesa del Castello, collegata dal 1522 con un omonimo bastione reso tanto più possente quando venne tagliato il vallo, oggi via Turati, tra la Pusterla e i Ronchi di S. Fiorano. La torre venne collegata con il torrione detto dei Francesi.


RAVEROT O ROVEROTTO (torrioncino): da cui gli spalti del Roverotto. Ubicato a N di porta Torrelunga, a cavallo delle antiche mura, dopo il torrioncino S. Andrea, allo sbocco di via dei Musei, e quello di S. Faustino più a N.


REBUFFONE: v. Torre Arbuffone.


DELLA RIVOLUZIONE O MUSSOLINI: eretta sul lato nord-orientale di Piazza Vittoria, abbinata al Palazzo della Compagnia nazionale Assicurazioni. È alta 35 m. Progettata dall'arch. Marcello Piacentini. Con ossatura in cemento armato, è rivestita con la pietra Badia S. Benedetto. Sul grande arco d'accesso alla piazza della Vittoria, fiancheggiato da due mezze colonne, nelle quali campeggiavano fino al 1945 i fasci littori, sormontate da due teste mitologiche, un grande mezzo-rilievo in bronzo coll'effige equestre del Duce, opera dell'accademico Romano Romanelli, fu posto nell'ottobre 1932. Come ha registrato F. Robecchi: «al di sopra era una scritta, a rilievo, in bronzo dorato, che recitava: "Re Vittorio Emanuele III - Duce Benito Mussolini - Brescia fascista questa piazza volle - a ricordo della vittoria". La scritta, troppo erudita per quell'avvio alla latina, che però faceva apparire strano il "volle", sembrando tre i soggetti e non solo Brescia, fu in seguito modificata per non ingenerare equivoci. Fu quindi scritto "Regnando Vittorio Emanuele III - Duce Benito Mussolini, ...". Con riferimento all'inaugurazione della piazza, sopra il pannello era la data: 1° Novembre 1932-XI, più sopra un grande orologio che segna le ore su lati d'occidente e di mezzogiorno con due campane che vennero tolte nell'ottobre 1942 per venire fuse "per la patria"». La scalea, costruita con pietra bruna di Bienno, porta, prima che all'arco, all'Arengario (v.).


DELLA ROCCA (torrette): sono segnalate da Antonio Lodrini presso le antiche porte di S. Alessandro, di San Giovanni e di Torrelunga.


DI SAN COSMO (torrione o torrioncino): esistente tra le attuali via Fratelli Ugoni e via dei Mille, a cavaliere delle antiche mura venete, nei pressi della chiesa e monastero dei SS. Cosma e Damiano. Nel sec. XV è denominato, secondo il Lodrini, dei Candebassi, "campi bassi"; nel secolo XVII è segnalato S. Cosmo; nella relazione veneta del 1775 è descritto torrione senza parapetto.


DI SAN FAUSTINO (torricella, torrioncino): ubicata sugli spalti del Roverotto fra le attuali via Turati e via Brigida Avogadro, a cavallo delle antiche mura venete. È segnalata ancora nel sec. XVII dal Da Lezze nel Catastico e ancora in una relazione veneta nel 1775.


DI SAN GIOVANNI: costruita accanto alla nuova porta omonima nel 1237-1249.


DI SAN PIETRO: v. Torre della Pusterla.


DI SANT'ALESSANDRO o di Portanuova (torrione): presso la porta omonima. Già esistente nel 1254, restaurata poi nel 1311, 1421 e ricostruita nel 1520. Nel 1775 è segnata per una cortina intermedia. Venne demolita nel 1854.


DI SANT'ANDREA (torricella): esistente in fondo all'attuale via Musei, al Rovarotto, accanto alla porta omonima. Durante l'assedio del 1438 rappresentò, congiunta da una trincea fino a S. Pietro in Oliveto, una preziosa difesa contro le truppe del Piccinino; senonchè il 30 novembre 1438 una mina la fece crollare, dando modo ad una grossa schiera di nemici di raggiungere i terragli di Mombello, minacciando da vicino la città, che venne però difesa strenuamente.


DI SANT'EUFEMIA: così fu chiamata anche la Torlonga (v.).


DI SANTA MARIA DE DOM: v. Torre di S. Maria Rotonda.


DI SANTA MARIA ROTONDA O DEL DUOMO VECCHIO: sorgeva sulla facciata del Duomo Vecchio, costruita forse nel sec. XI sul modello delle cattedrali europee di epoca ottoniana. Con la sua mole dominava la fronte dell'edificio, nascondendo i due ingressi collocati ai lati e collegati tra loro da un passaggio che correva sotto la torre stessa. Alla torre si accedeva tramite due scalette interne riportate in luce dai restauri ottocenteschi. Sulla torre venne posto nel '400 un orologio che, non funzionando a dovere, nel 1490 venne posto sulla torre del Pégol, sopra un "capitellum". Nel 1571, per iniziativa del vescovo Bollani, venne aperto un ingresso al centro della torre, probabilmente per l'interramento dovuto all'innalzamento del piano stradale. Sospettando che tale apertura avrebbe compromessa la stabilità della torre, i Reggenti del Comune pretesero dal vescovo garanzie. Mons. Bollani impegnò, come garanzia che la torre non avrebbe subito nel giro di un secolo alcun danno, lo stabile di S. Eustacchio, anche per la manutenzione della torre. Senonché continui cedimenti, specie sulla fine del '600, indussero il vescovo, il 4 marzo 1708, a impartire una particolare benedizione. A ciò venne attribuito il fatto che quando il giorno seguente, 5 marzo 1708, la torre crollò afflosciandosi su se stessa, si gridò al miracolo, dato che, come scrisse A. Cazzago nelle sue memorie: «mentre fece pochissimo danno, non rompendo né la Rotonda al di dentro, né soffocando alcuna casa ivi contigua, né facendo danno a persona alcuna, cadendo la gran mole sopra se stessa; e rompendosi delle tre campane che aveva due sole più grandi, restando intatta la terza. Dicesi che il concerto delle campane di questa torre era il più armonioso di Brescia. Dicevano per maniera di riso, che la Torre aveva soffocata una sol donna; e questa era la statua di Brescia, che era sopra la fontana rimpetto a detta Torre, ossia alla porta del Duomo».


DI SANTO STEFANO: esistente presso l'antica porta omonima a difesa della Cittadella Nuova, poco distante dal Broletto.


DEI SARANCI: esistente sulle pendici SE del Castello di Brescia, in un luogo oggi non identificabile, ma compreso nel "territorium civitatis". È nominata nelle convenzioni tra il vescovo di Brescia Ulderico ed il popolo bresciano del gennaio 1037. Nel 1438 veniva innalzata, e rinforzata con guardia.


SENTINA (torretta, torricello): ubicata tra il Roverotto e porta di S. Andrea e a N porta di Torrelunga, a cavallo delle antiche mura venete. È segnalata ancora nel 1438, quando viene rinforzata. Carlo Pasero la individua nella Torre del Paradiso. Sarebbe sorta presso un antico cimitero ebraico, con prospetto sull'attuale via Filippo Turati.


DEL SOCCORSO: la prima pietra venne benedetta nel 1523 dal vescovo Zane, venne iniziata assieme alla strada omonima su iniziativa del capitano Lorenzo Bragadino, e progettata e costruita dall'ing. Agostino Castelli, a spese per un buon terzo della città. Nel 1747 rimase illesa dalle rovine di altre strutture difensive.


DEL SOLE (torrione, torricello, torrioncino): ubicato nei pressi di porta S. Nazaro, a cavallo delle antiche mura, fra le attuali via XX Settembre e via Vittorio Emanuele. È segnalata dal Da Lezze nel Catastico (1609) e in piante topografiche dello stesso sec. XVII. Una relazione veneta del 1775 la segnalò in disuso, con il parapetto guastato.


DELLA STELLA (torricello): piccola torre probabilmente esistente tra porta Sant'Andrea e Torrelunga, che ancora nel 1438 viene rinforzata. Secondo altri sarebbe esistita a S del centro storico, con prospetto sull'attuale via XX Settembre.


TEOFILA: forse già torre della porta medievale di S. Agata, entrata in proprietà con parte delle mura del sec. XIII acquistate nel 1457 dal conte Giovanni Martinengo q. Marco dal Comune, con qualche ortaglia per costruirvi la sua casa. Più tardi il conte Teofilo Martinengo volle ridurre l'abitazione a palazzo, conservando alcun fortilizi, compresa la torre, che restaurò e coprì e che venne chiamata Teofila. Essa venne poi demolita nel 1822 per allargare la via chiamata Fratelli Porcellaga. È incerta se non mistificatrice l'attribuzione alla Torre Teofila del massiccio muro incorniciato di lastre di Botticino che venne reso evidente nel 1931, quando fu restaurato, dalla Cassa Assicurazioni contro gli Infortuni, il palazzo già dei Martinengo.


DEL TERMOUTILIZZATORE: realizzata dall'Azienda Servizi Municipalizzati. Eretta dopo i tre mesi necessari per la fondazione - una piattaforma circolare di 19 metri di diametro e 2,5 di spessore, appoggiata su 32 pali in cemento armato conficcati nel sottosuolo per 20 metri (accorgimento in un terreno che, essendo stato una discarica di inerti, non era sufficientemente compresso) - la torre è stata innalzata in 24 giorni nel maggio-giugno 1997. Ad un ritmo, cioè, di 5 metri (in media) al dì. Alta 120 m dal piano campagna, sono stati utilizzati 2000 mc di calcestruzzo con spessore di muro variabile dai 40 ai 25 cm. Particolare la tecnica a getto continuo adottata: casseforme rampanti (con il materiale per la gettata) venivano sospinte verso l'alto da martinetti idraulici (e ciò ha permesso di non ricorrere alle impalcature esterne). Il tutto sotto l'occhio dei tecnici tedeschi inviati dalla ditta Karrena, cui l'Azienda Servizi Municipalizzati - che s'era riservata questo appalto diretto - ha affidato la realizzazione del camino. Sistemi laser, poi, hanno consentito di verificare la perfetta perpendicolarità della costruzione (v. Termoutilizzatore).


TINTORETTO: a S. Polo.


DELLI TOMBI o delle Tombe: esistente presso porta Torlonga, con prospetto sull'attuale via F. Turati.


TORFOSSO (torrioncino): v. Torre del Dosso di S. Faustino.


TORRIONE: v. Grattacielo.


DEGLI UGONI: esisteva sull'angolo di via Trieste con via Veronica Gambara e ne rimangono ancora i resti, dei quali Fausto Lechi ("Le dimore bresciane" I p. 296) scrive: «Il muro è possente anche perché gran parte dei massi di pietra che lo compongono provengono da edifici del periodo romano, dei quali quella parte della città doveva essere ricchissima ancora lungo il medio evo. Assai difficile una ricostruzione, se non lavorando di fantasia». Lo stesso Lechi dice solo probabile, non certo, che sia stata residenza degli Ugoni, che abitarono sicuramente nei pressi di S. Urbano. E soggiunge: «Ciò non impedisce che la famiglia avesse anche questa torre, che dovrebbe essere fra quelle che Ezzelino da Romano nel 1258 fece abbattere in odio alle famiglie guelfe, quali erano gli Ugoni».


TORRE (anonima): segnalata dal Lodrini e dall'Odorici come torre a mattina della porta di S. Nazaro, con prospetto sull'attuale piazza della Repubblica. Probabilmente da identificare con la Torre di Porta S. Nazaro o delle Polveri.




TORRI DEL TERRITORIO.


Vengono segnalate torri di antiche fortificazioni o ruderi di castelli romani o medievali, inseriti in case, torri di ville, cascine, campanarie, ecc. nelle località, paese o frazione, sotto segnate in ordine alfabetico. Vengono invece segnalate altrove sotto le denominazioni dei singoli edifici sacri e delle singole località le numerose torri di chiese. A volte esse hanno anche funzioni civiche.


ADRO: torre dell'antico borgo fortificato, ora torre civica e campanaria.


AGNOSINE: casa torre forse del sec. XIII-XIV.


ALFIANELLO: torre dell'antico borgo fortificato, trasformata in campanile.


ARTOGNE: torre diroccata, in centro già del borgo fortificato (sec. XIII-XIV).


BARBARANO (fraz. di Salò): inserita nel palazzo Pallavicini poi Martinengo poi Terzi.


BERZO DEMO: antica torre in località Saiotte incorporata in un edificio agricolo.


BIENNO: delle parecchie torri del borgo medievale distrutto nel sec. XVI sono rimaste la torre Avanzini (presso la chiesa di S. Maria); Bontempi in via Castello, Luzzana o delle viti, Morandini (in via Castello), Rizzieri (in via Contrizio).


BORNATO (fraz. di Cazzago San Martino): in località Rossa segnata come villa La Rossa.


BORNO: la voce ricorrente in luogo vuole che vi esistessero dodici ruderi di torri. Goldeniga ne ha individuate "con sicurezza" sette e cioè tre in via Vittorio Veneto, una all'incrocio tra via Trieste e via S. Fermo, una all'incrocio tra via Trieste e via T. Agnellini, una in via Pizzo Camino, una non bene accertata in via Gorizia (casa Re). Fra le più conservate sono il torrione Montanari, o "tór dè Gioaldì", che vien fatto risalire al sec. XII-XIII, ricordato anche come "casa degli Spiriti"; torre degli Agnellini (sec. XII-XIII), torre dei Barète (in via Veneto, 51), dei Michéi (in via Pizzo Camino), dei "Pagà" (in via Veneto).


BOVEGNO: torre Confalonieri; ruderi di torre sul colle di S. Martino (sec. XIII), la casatorre in località Ludizzo; antica massiccia torre con sovrastante abitazione a Piano, ricordata in una delibera comunale dell'8 maggio 1491, messa all'incanto.


BRENO: torre Pezzotti in via Tonolini, abitata; il Lechi la attribuisce alla famiglia Ronchi; torre Medioevale in via Mazzini, sede della Pro Loco Breno, è stata ristrutturata nel 1996; torre del Sale (ora casa Domenighini), in via Cappellini, nelle vicinanze della chiesa di S. Antonio.


BRESCIA: v. Torri, Torricelle, Torrioni, ecc. della città di Brescia.


CADIGNANO (fraz. di Verolanuova): torre colombara residuo dell'antico borgo fortificato del palazzo Maggi in via Castello.


CALCINATO: torre già del borgo fortificato trasformata in campanile.


CALVISANO: torre già del borgo fortificato trasformata in campanile.


CAPO DI PONTE: ruderi sul Dos de l'Arca in località La Sante.


CAPRIANO DEL COLLE: torre Avogadro già dei Bocca (sec. XVI; v. Torrazza).


CARPENEDOLO: casa torre ai confini con il Mantovano; torre sul monte Rocchetta, trasformata in campanile.


CARZAGO (fraz. di Calvagese): resti di quattro torri del borgo fortificato e mastio trasformato in campanile.


CASTELCOVATI: torre passante dell'antico borgo fortificato, già cadente nel sec. XVII.


CASTELLETTO (fraz. di Leno): torre d'ingresso al palazzo fortificato Trussi, poi Manerba, poi Locatelli.


CASTREZZATO: torri dell'antico borgo fortificato, una a N chiamata del Rivellino, una a O detta "di Castelbruciato" e un'altra, quella di S. Antonio, trasformata in campanile.


CELLATICA: torre colombara della vecchia villa Giordani già Boroni.


CERVENO: avanzi di torri ritenute romane, dove si dice venissero rinchiusi i condannati.


CIGOLE: torre, ora campanaria, di un antico borgo fortificato.


CIVIDATE CAMUNO: torre della piazza di probabile fondazione romana, oggi di proprietà comunale.


COCCAGLIO: torre passante dell'antico borgo fortificato.


COGOZZO (fraz. di Villa Carcina): torre di un antico castello (Castelanza di Villa) già documentata nel sec. XIV.


COLOGNE: torre romana a m 264 s.l.m. presso il convento dei Cappuccini.


CORTEFRANCA: torre in località Casalini di Colombaro, forse costruita dagli Oldofredi nel sec. XV.


DEMO (fraz. di Berzo Demo): torre medioevale presso la chiesa di S. Agostino.


DESENZANO: torre del faro.


ERBANNO (fraz. di Darfo B.T.): torre di difesa dei nobili Federici, feudatari di Erbanno.


ERBUSCO: torre della cascina Zeni in località Villa di Pedergnano e torre della cascina La Rotonda sul confine con Rovato.


ESINE: casa torre detta anche torre dei Federici.


GARDONE RIVIERA: torre Ruhland (v.) trasformata nel 1925 in torre S. Marco.


GARDONE VT: casa torre, edificio detto casa di Raterio. Due torri alla Palazzina di Pozzuolo Domaro.


LAVA (fraz. di Malonno): torre di Cremesia (sec. XIV) in via S. Bernardino.


LONATO: torre civica (1555).


LOVENO: torre Botarche, che secondo p. Gregorio di Valcamonica sarebbe appartenuta ai conti da Cemmo.


LUDRIANO (fraz. di Roccafranca): torre dell'antico borgo fortificato, poi della vecchia chiesa parrocchiale.


LUMEZZANE: casa torre, detta anche torre Avogadro (v. Lumezzane, edifici civili).


MACLODIO: torre medievale già Calini poi Dognini.


MADERNO: torre superstite del castello, ora campanaria.


MALPAGA (fraz. di Calvisano): torre ancora documentata nel 1610.


MALONNO: torre dell'antica famiglia Celeri; torre Corazzina (1341) (o Trecentesca) situata nel centro del paese.


MANERBIO: edificio circolare propaggine del corpo centrale dell'Ospedale di Manerbio (1997-2001).


MARCHENO: torre dei Pagà (ad essa Gabriele Rosa attribuisce età romana);


MONDARO (fraz. di Pezzaze): torre medievale, facente parte di un sistema difensivo.


MONTICELLI BRUSATI: torre medievale v. Torre di Monticelli Brusati.


MONTICELLI (fraz. di Chiari): torre dell'antica residenza dei Manerba, ora palazzo Monticelli.


MONTICHIARI: torre Mirabella presso la Rocca dell'ex convento Cappuccini.


MONTIRONE: torre, domina la strada per Borgosatollo che porta a Ghedi (sec. XV).


MUSCOLINE: torre, attualmente trasformata in campanile in località Castello.


NADRO: torre del palazzo Gaioni e torre medievale (sec. XIII).


NAVE: torre Paitoni ora palazzo Micheletti.


NIARDO: sono segnalati ruderi di torri antiche.


NOZZA: torre in località Presa.


ONO DEGNO (fraz. di Pertica Bassa): casa torre di struttura quattrocentesca.


OSSIMO SUPERIORE: casa torre, attualmente casa parrocchiale della chiesa dei SS. Gervasio e Protasio.


PADERNO FRANCIACORTA: torre d'angolo dell'antico borgo fortificato.


PALAZZOLO s.O.: torre del Popolo (sec. XIX), detta anche torre campanile; torre rotonda (sec. VIII-IX), detta di S. Giovanni perché vicina alla chiesa dedicata al santo; torre Rocchetta, ora campanaria, vicina al ponte dell'Oglio; altre quattro o cinque torri erano visibili nel sec. XVII.


PARATICO: torre ubicata nel centro, probabile costruzione dei Lantieri, poi utilizzata come abitazione privata.


PAVONE MELLA: scomparsi il torrione all'ingresso e una torre a NO, una ne rimane, rimaneggiata, a S del perimetro dell'antico borgo fortificato.


PEDERGNAGA (fraz. di San Paolo): torre del sec. XVI dei Maggi e poi degli Averoldi.


PEZZAZE: torre detta tradizionalmente "torre pagana" adibita a cascina in località Canelli (v. Mondaro).


PIANCAMUNO: torre nel centro del paese; torre in località Beata e Torrealta nella villa omonima.


PISOGNE: torre detta del Vescovo, già segnalata fin dal 1299.


PLEMO: resti di rocche del Castello.


POLAVENO: torre attualmente adibita a magazzino, risulta mozza (sec. XV).


PONTOGLIO: mastio dell'antico borgo fortificato trasformato in torre campanaria.


POZZOLENGO: torre a SE dell'antico borgo fortificato trasformata in campanile.


PRALBOINO: il borgo antico aveva cinque torri cilindriche e due delimitanti il terrapieno centrale, delle quali rimangono avanzi; torre del Pellegrino (1784), detta anche torre della pesa, sottostando ad essa la pesa pubblica, ubicata a mattina della piazza [così chiamata perché recante sul lato sera lo stemma di Pralboino (un pellegrino in campo verde con sanrocchino)].


PREVALLE: piccolo torrione, detto anche torrione del diavolo, ubicato ad un quadrivio sulla strada che unisce Quatica a Celle.


PROVAGLIO D'ISEO: torre colombara della ex villa Oldofredi; casa torre in località Sergnana, attuale casa colonica Parzani.


PROVEZZE (fraz. di Provaglio d'Iseo): casa torre in loc. Badino (sec. XVI).


PUEGNAGO: torre campanaria detta anche torre civica, è la torre del mastio di Puegnago, ubicata in località Castello, sede comunale di Puegnago; torre in località Monteacuto.


RINO (fraz. di Sonico): torre Federici (sec. XIV).


RIVOLTELLA: torre dell'Orologio, fa parte del campanile della chiesa; segnalazione di una antica torre del castello abbattuta per esigenze stradali.


ROCCAFRANCA: torre colombara del palazzo Martinengo.


SALE DI GUSSAGO: torre dell'antica famiglia Sala (sec. XIII?).


SALÒ: torre dell'orologio esistente sull'antica porta della Rocca.


SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA (fraz. di Desenzano): torre detta anche torre nazionale, eretta in memoria di Vittorio Emanuele II e segnalata quale torre Sacrario.


SANTICOLO (fraz. di Corteno Golgi): torre semidiroccata derivata dalla rocca preesistente, trasformata in albergo "della torre" in località Castellazzo; torre dei Federici (scomparsa).


SAVIORE DELL'ADAMELLO: casa torre costruita con funzione residenziale.


SCORZAROLO (Verolavecchia): imponente torre dell'antico borgo fortificato e trasformata in campanile.


SELLERO: esistono ruderi di una torre presso lo scomparso castello.


SERGNANA (fraz. di Provaglio d'Iseo): torre eretta per difesa, attualmente esistente nella casa Parzani.


SIVIANO (fraz. di Monte Isola): casa torre identificata come parte di un antico castello o residenza degli Oldofredi.


SONICO: tre torri: due integre e la terza addossata ad una casa colonica.


SPINA (fraz. di Erbusco): torre romana presso il convento dei Cappuccini sul Monte Orfano.


TRAVAGLIATO: torre nella piazza principale con orologio e campane.


TRENZANO: casa torre detta anche torre Ducco, isolata nella campagna presso l'omonima cascina.


VEROLAVECCHIA: torre di stile gotico ubicata nell'antico borgo medievale.


VEZZA D'OGLIO: torre dei Federici costruita nei secoli XIII-XIV, ubicata nel centro del paese.


VILLANUOVA SUL CLISI: torre quadrata, segnalata da scavi archeologici sul monte Covolo.


VIONE: segnalate tracce di sette torri nell'antica località Polacra o Acropoli, dove si suppone sorgesse il castello Dallegara, detto anche piccola Atene.


VOBARNO: torre collegata ai resti dell'antica rocca vescovile, trasformata in santuario della Madonna della Rocca.


ZANANO (fraz. di Sarezzo): casa torre incorporata nel complesso di abitazioni degli Avogadro.




DENOMINAZIONI DI TORRI.


Si elencano qui le varie denominazioni di torri sparse in città e nel territorio bresciano:


Agnellini a Borno;


Alta o Torrealta a Piancamuno nella villa omonima;


Avanzini a Bienno (presso la chiesa di S. Maria);


Avogadro a Capriano del Colle, Lumezzane Pieve, Zanano;


Barete (dei) a Borno;


Bocca (dei) a Capriano del Colle;


Bontempi a Bienno;


Boroni a Cellatica;


Botarche a Loveno;


Calini a Maclodio;


Castelbruciato a Castrezzato;


Celeri a Malonno;


Civica a Brescia, Lonato, Adro, Puegnago;


Confalonieri a Bovegno;


Corazzina (o Trecentesca) a Malonno;


Cremesia (di) a Lava di Malonno;


Diavolo (del) a Prevalle;


Ducco a Trenzano;


Emigli (degli) a Montirone;


Faro (del) a Desenzano;


Federici a Santicolo, Malonno, Erbanno, Esine, Vezza d'Oglio;


Gaioni a Nadro;


Gioaldì (dei) o Montanari a Borno;


Lantieri a Paratico;


Luzzana o delle Viti a Bienno;


Maggi a Padergnaga;


Magnoni a Malonno;


Manerba a Monticelli, a Chiari;


Martinengo a Roccafranca e a Siviano di Montisola;


Michéi (dei) a Borno;


Mirabella del Castello di Brescia e a Montichiari;


Montanari (o dei Gioaldì) a Borno;


Monteorfano alla Spina di Erbusco;


Montini-Pisa a Monticelli Brusati;


Morandini a Bienno;


Mura a Palazzolo s.O.;


Mussolini a Brescia;


Nazionale a San Martino della Battaglia;


Orologio (dell') a Brescia, Castelcovati, Salò, Rivoltella;


Pagà (dei) a Borno e a Marcheno;


Pagana a Mondaro di Pezzaze;


Paitoni a Nave;


del Pégol a Brescia;


Pellegrino (del) a Pralboino;


Pesa (della) a Pralboino;


Pezzotti a Breno;


del Popolo a Brescia e a Palazzolo s.O.;


Pisa-Montini a Monticelli Brusati;


Porcellaga a Rovato;


Raterio a Gardone V.T.;


Rivellino (del) a Castrezzato;


Rivoluzione a Brescia;


Rizzieri a Bienno;


Rocchetta a Palazzolo s.O.;


Rocchetta (della) a Carpenedolo;


Rossa a Bornato;


Rotonda (La) a Villa di Pedergnano;


Rotonda o di S. Giovanni a Palazzolo s.O.;


Ruhland a Gardone Riviera;


Sacrario a San Martino della Battaglia;


Saiotte a Berzo Demo;


Sala a Sale di Gussago;


Sale (del) a Breno;


Sant'Antonio a Castrezzato;


San Giovanni a Palazzolo s.O.;


San Marco o Ruhland a Gardone Riviera;


San Martino della Battaglia nella località omonima;


Torrealta a Piancamuno;


Torrazzo a Piano di Bovegno;


Trussi (dei) a Castelletto di Leno;


Vate (del) torre Ruhland a Gardone Riviera;


Vescovo (del) a Pisogne;


Viti (delle) o Luzzana a Bienno.