TIZIANO, s., vescovo

TIZIANO, s., vescovo

Fine sec. V - inizi sec. VI. Il suo episcopato si colloca, secondo il Guerrini, in tale periodo. Questa indicazione cronologica, vicina agli estremi ipotetici del 485-501 fissati dal Savio è sensibilmente conforme alla datazione riportata dagli Annuari diocesani, che lo dicono vescovo tra il 480 e il 500. Il nome di san Tiziano compare nel codice Vaticano del secolo X e in cinque calendari liturgici dei secoli XIV-XV. Lo si disse di nobile famiglia alemanna, venuto a Brescia da giovanetto e divenuto poi prefetto di Brescia in nome di Teodorico. Nel Martirologio Bresciano si legge di lui il seguente elogio: "Illustre per l'eloquenza sacra, la santità e la carità verso i poveri, dei quali ogni giorno nutriva un numero fisso, splende fra i santi anche per fama dei suoi miracoli". Gli si attribuiscono molti miracoli. A un idropico, invitato a desinare in Episcopio, fu data da bere acqua e, benché fosse inverno, furono offerti dei fichi. Sebbene tutto ciò fosse veleno per le sue condizioni fisiche, egli guarì dalla malattia, anche perché l'acqua si tramutò in vino.


Fu sepolto dapprima in S. Cosma antico. Secondo la testimonianza diretta del Brunati, nella prima metà dell'Ottocento sussisteva un avanzo di questo tempio sul lato N del Broletto, sostenendo che si trattava del rudere dove ancora si vedeva il sepolcro vetusto di san Tiziano, che sulla fine del secolo scorso venne sistemato dall'architetto Antonio Tagliaferri a fontana all'angolo SE della piazzetta Tito Speri, ove si trova tuttora. Il Falsina ritiene che l'antichissima chiesa nella quale trovano la loro prima collocazione le spoglie del presule, sia stata dedicata a S. Maria e che la successiva devozione ai santi Cosma e Damiano non debba averne mutata la dedicazione, ma piuttosto possa aver suggerito d'intitolare ai due santi medici il monastero che il vescovo sant'Onorio vi fa in seguito costruire accanto. Nel 1298 Berardo Maggi fa demolire tutto il complesso e le religiose benedettine che sono ospitate nel cenobio sono costrette ad emigrare nella zona detta dei "Campi Bassi", corrispondente all'attuale via dei Mille. Qui il Maggi fa ricostruire la chiesa ed il convento dei santi Cosma e Damiano, prima convento delle Agostiniane, poi sede delle orfane dell'Istituto Rossini, ora Casa di riposo. Nel 1490 il Vescovo Paolo Zane (1481-1531), in seguito a segnalazioni avute in sogno dalla badessa di S. Cosma, rinvenne sotto il suolo dell'antico convento di S. Agostino, ora incorporato nell'edificio del Broletto, le ossa del santo, che trasportò alla chiesa dei Ss. Cosma e Damiano il 2 marzo 1505, collocandole in un'urna marmorea eretta sull'altare maggiore della cappella absidale sinistra. Nella chiesa esisteva, dietro l'altare dedicato a s. Tiziano, il pozzo con l'acqua di s. Tiziano. Al pozzo accorrevano un tempo moltissimi devoti, tanto da convincere due scrittori bresciani, Giovanni Battista Zanetti e P. Ottavio Cortese, a scrivere, il primo nel 1618, il secondo nel 1614, le più sperticate lodi del santo. Inoltre s. Tiziano esaudì le preghiere di donne sterili e operò una quantità di altri interventi miracolosi.


Ecco il miracolo del pozzo come è raccontato dal conte Francesco Roncalli Parolino (v.) nella sua opera "De Aquis brixianis". Si stava apprestando un nuovo e degno sepolcro per i resti del santo vescovo e l'urna che doveva contenerli era stata posta sopra un legno alto due palmi quando, ad un tratto, il legno cominciò a stillare acqua abbondantissima, purissima e freschissima. Il fatto richiamò subito molti ammalati che, bevutala, ottennero la guarigione. La fama dell'acqua prodigiosa si divulgò talmente che le monache furono costrette a costruire un pozzo con pareti di laterizi. Durante una terribile siccità quell'acqua divenne anche più copiosa, tanto che si dovette costruire un'altra porta per smaltire l'afflusso dei devoti. Solo una volta l'acqua diminuì e fu quando un empio sacrestano la imbrattò di cose che è meglio tacere. Ma vuotato che fu il pozzo, tornò a dare acqua purissima e abbondante. Il conte Roncalli definiva quelle acque sommamente salutari, non perché avessero qualcosa di particolare, ma per intervento divino, tanto che non avrebbero sopportato di essere mescolate con altre acque. Nel 1936 il prof. Carlo Brusa sottolineava che "durava tuttora la credenza nella virtù soprannaturale di quest'acqua: la quale nulla presenta di diverso da una eccellente acqua potabile e viene attinta dal profondo, con un secchio calato a mano: ed esserci tuttora chi riferisca di mirabili effetti curativi".


I Martirologi celebrano la festa del santo il 15 marzo; quello Bresciano ammette anche il 2 dello stesso mese, nella memoria della traslazione.