TAGLIAPIETRA Giovanni Antonio
TAGLIAPIETRA Giovanni Antonio
Sec. XVI. Podestà di Brescia nel 1538-1539. Ebbe le più ampie lodi (in un'Elegia) dallo Stoa (Giovanni Francesco Conti); dignissimo lo definì Pandolfo Nassino, il quale soggiunse che "faceva tremar tutti et non bisognava vendergie visichi, ne darge baye". Fece dipingere il suo stemma con il motto: «Faber cuisque fortunae suae est. M.D.XL/virtute.et.vi» «Questo epitaphio- commenta il cronista Nassino - è sotto la arma del Magn. Io. Antonio Tagliapietra in lo muro che è sopra la logia dove sta il Magnifico Potestà nel palazzo Vechio, et quelli parolle che "diseno virtute et vi" sono sopra la testa del moro che è in ditta arma, al cimèro, da mezzo dì a la porta de lo salotto del ditto palazo vechio». Lo stesso podestà Tagliapietra aveva fatto collocare nel palazzo un orologio pubblico, fabbricato forse in Germania. Nell'aprile 1539 bandì dalla città il frate cappuccino Girolamo da Molfetta per aver nella predicazione quaresimale in S. Giovanni deprecato la gente per il "troppo crapular et sonar li maytini" e per aver denunciato la condotta troppo libera dei canonici del Duomo, dei frati delle Grazie e di S. Giovanni. Ma si sospetta che lo abbia fatto anche per ragioni politiche dato che il predicatore era parente del marchese del Guasto, notoriamente non gradito a Venezia.