SORLINI, palazzo
SORLINI, palazzo
Palazzo situato a Brescia, in via Grazie 23, risalente al '400, trasformato sulla fine del '700 dall'architetto ab. Gaspare Turbini per i nobili Torriceni ed infine passato in proprietà ai Sorlini. Dal 1990 fu al centro di un'intricata, vivace vicenda giudiziaria. Venduto nel maggio di quell'anno per un miliardo e mezzo dall'anziana proprietaria Beatrice Sorlini Cassano, attraverso i buoni uffici del commercialista rag. Guido Fornari di Alfianello, alla finanziaria "Perfin s.r.l.", alla Sorlini veniva garantito l'usufrutto vitalizio di una porzione dell'immobile. Dalla vendita scaturivano numerosi procedimenti in sede penale e civile intentati dall'erede della parte venditrice, Fabrizio Cassano, figlio di Beatrice Sorlini, che riteneva, sulla base di precedenti perizie, che il prezzo di vendita fosse sottostimato rispetto al reale valore dell'immobile e che quindi adì le vie legali considerando l'ipotesi di reato di circonvenzione di incapace. Ampio rilievo venne dato al fatto dalla stampa per la presenza come soci, nella parte acquirente, di noti personaggi bresciani. Assolti gli imputati nell'autunno 1993, la sentenza, non appellata dal P.M., fece discutere e suscitò un intervento del Consiglio Superiore della Magistratura, rimasto senza seguito.
Nel frattempo la proprietà del palazzo passava dalla "Perfin" alla società "Il risparmio" che fa capo all'impresario edile Ermanno Tagliaferri, quindi alla "Brescia Immobili" s.r.l. dei costruttori Faustini che nel 1998 lo cedettero alla società "Garda 2000" di Pietro Isonni, attuale proprietaria. Nel palazzo avevano intanto preso sede Radio Onda d'Urto, l'associazione culturale "East & West", per i rapporti culturali con l'estremo Oriente, ed il negozio d'antiquariato di Fabrizio Cassano. A Brescia si costituiva anche un Comitato per la difesa di palazzo Sorlini e venivano presentate interrogazioni al ministro di Grazia e Giustizia da parte di parlamentari bresciani (sen. Francesco Tabladini, on. Paolo Corsini) perché intervenisse nella vicenda. L'ordinanza di sgombero dell'immobile, emessa dal pretore su istanza dei proprietari per poterne entrare in possesso, ebbe seguito, solo per una parte dei locali del palazzo, nel settembre 1999, dopo più di una trentina di tentativi da parte dell'ufficiale giudiziario, per le forti resistenze dei residenti. Con il trasferimento, nel 2000, di Radio Onda d'Urto in via Luzzago, l'immobile si rendeva libero. Nel frattempo Beatrice Sorlini ed il figlio Fabrizio manifestavano l'intenzione di riacquistare l'immobile per trasformarlo in un museo di arte orientale.