SCOVOLO (3)

SCOVOLO (Luigi) Mario

(Provezze, 25 settembre 1840 - Pisa, 7 marzo 1877). Figlio di nobile famiglia decaduta. A 17 anni nel 1859 si arruolava nell'esercito sardo. Nel 1860 entrò nell'Accademia militare di Ivrea da dove uscì sottotenente. Combattè poi nel 1876 e in seguito contro il brigantaggio meridionale. Appassionato di pittura, allievo di Faustino Ioli, dedicò ad essa i momenti liberi dal servizio militare. Ottenne la medaglia di I classe per la pittura di paesaggio alla Reale Accademia di belle arti di Bologna, e la medaglia di bronzo nella pittura dal Giurì della Esposizione Nazionale di Parma, nella quale conseguirono uguale riconoscimento artisti già affermati come Girolamo Induno. Nel 1871 la Commissione municipale di Brescia composta da G.B. Formentini, Angelo Inganni, Tommaso Caprioli, Giuseppe Conti e Giuseppe Zanardelli, segretario, gli conferisce con 48 punti su 50, il premio biennale della pensione Brozzoni con il quadro "Cimabue che riconosce in Giotto giovinetto pastore la singolare attitudine alle arti belle" nel quale la Commissione trovò l'improvvisazione "insieme ad una franchezza di tocco veramente d'artista, una finitezza che in tali condizioni può dirsi difficilissima se non impossibile d'attendersi maggiore e che ben poco lascerebbe a desiderare... per un'opera naturalmente studiata ed ultimata". La Commissione lo ritenne "tanto superiore agli altri nel giudizio del merito relativo, eziandio nel giudizio intrinseco ed assoluto intorno al suo elaborato d'esame, raggiungendo quasi il maximum de' punti di classificazione". Per queste ragioni la Commissione unanime proponeva di conferire la pensione per il successivo biennio. In tale occasione egli ebbe a dichiarare di voler "dedicarsi allo studio della figura sotto la direzione del Malatesta presso l'Accademia di Bologna, e che riguardo al paesaggio nell'estate e nell'autunno intenderebbe percorrere le più belle province d'Italia, poiché questo ramo speciale dell'arte meglio che nelle accademie va studiato sulla natura". Per dimostrare ciò si proponeva di: "far tenere al Municipio due grandi quadri di soggetto patrio, nell'intento di sottoporre al saggio giudizio del Municipio medesimo il profitto che intende e spera di ottenere sia dal suo metodo di studio, sia dalla ferma volontà che egli ha di riuscire a qualche cosa di bene". Partecipò poi a numerose esposizioni. Per nomina governativa fu professore all'Accademia di belle arti di Modena. Ammalatosi, si portò a Pisa per cercar sollievo al male ma dovette soccombere lasciando moglie e due bambini. Preferì composizioni di carattere storico ricche di figure. Trattò il colore con abili tecniche e seppe dare buon risalto alle sue tele con sapienti giochi di luce e di ombre. Nella Pinacoteca di Brescia si conservano di lui "Cimabue che osserva il giovane Giotto", la "Cattura di Arnaldo da Brescia" e "Paesaggio con macchiette".