RICHIEDEI o Richiadei o Richiedeno

RICHIEDEI o Richiadei o Richiedeno

Famiglia originaria di Lavone, fraz. di Pezzaze, dove, come nei paesi vicini, restano numerose propaggini; propagatasi poi anche fuori la valle e salita a Brescia, intorno alla metà del sec. XVIII, ad alta posizione economica e sociale, con l'ammissione al Consiglio cittadino e successivamente, nel 1772, insignita dalla Repubblica Veneta del titolo di conte. Ebbe come stemma: «Inquartato: nel 1°, d'azzurro, a uno stendardo d'argento, crociato di rosso e astato d'oro; nel 2°, d'argento, al giglio di rosso; nel 3°, d'argento a una fascia di nero, con il leone d'azzurro rivoltato e rampante sul tutto; nel 4°, d'oro, alla banda d'azzurro».


Come scrive Paolo Guerrini, «secondo tradizioni e documenti degli archivi di famiglia, e secondo un albero genealogico che ancora si conserva nell'ufficio di segreteria dell'Ospedale di Gussago, i Richiedei discendono da un Mascario Richiadeo vissuto in Valle Trompia nel sec. XIV, e dal quale, come da capostipite più noto e sicuro provennero Guarisco, Beltramino, Viviano e altri Richiedei, che si propagarono nella patria Valle». A Lavone i Richiedei, presenti dal sec. XV, diedero il nome ad una contrada, e un ramo venne detto dei "castilì" per la loro residenza in contrada Castello. Al di là del ponte di Aiale, dei Richiedei avevano un molino ed una grossa fucina. Nel 1480 Bartolomeo e Graziadio Richiedei intervenivano a salvaguardia del beneficio parrocchiale di Lavone, danneggiato da alcuni malvagi. Tra questi, nel corso degli accertamenti degli atti di vandalismo, altri Richiedei: Giacomo detto Tegasso, Console Viviano, Martino, Guarisco, Pasino venivano nel 1493 scomunicati come autori degli stessi. Per atti di danneggiamento di piante in valle d'Avano, nel 1501 veniva condannato Bertino. Particolarmente benefico fu Giacomo Richiedei, che con testamento del 3 agosto 1524 lasciava i suoi beni in contrada Ceradello, oltre che per la celebrazione di messe, per la dispensa del sale alla popolazione. Il notaio Pietro Richiedei q. Antonio fu testimone della visita di S. Carlo Borromeo e ricordò "la servitù e la benevolenza" che gli era stata riservata in Lavone, mentre il santo arcivescovo aveva avuto espressioni di riconoscenza verso Riccobello Richiedei, con il quale "aveva trattato delle cose più gravi della terra". Singolare la ventura di Silvestro Richiedei q. Giovanni Antonio, che, rimasto orfano e ridotto ad estrema povertà, scese in città per mendicare. Accolto in casa del ven. Alessandro Luzzago, ne divenne servitore fedele. Avendolo accompagnato, assistette alla morte del santo laico, avvenuta in Milano, e portò a Brescia importanti reliquie di S. Carlo B.


Alcuni Richiedei ricoprirono cariche di spicco in Valtrompia nel 1500. Benedetto Richiedei di Lavone fu sindaco della Valle e nel 1690 Domenico Richiedei ne fu vicario. Non pochi furono i notai e i sacerdoti. Fra i primi si possono ricordare, a Lavone: Antonio (1520-1531), Agostino (1532-1575), Riccobello q. Angelo (1565-1602), Giov. Battista q. Angelo (1569-1620), Benedetto (1625-1655), Antonio q. Pietro (1623-1677), Benedetto q. Domenico (1703-1735), Antonio Francesco q. Pietro Paolo (1718-1757). Fra i sacerdoti si possono segnalare don Lorenzo (Lavone 1606-1681, v.), don Riccobello, vicario foraneo, don Giuseppe nipote del precedente, parroco di Lavone (dal maggio 1773 al 14 ottobre 1774, per poco più di 18 mesi, ricordato da un bel ritratto conservato nella sagrestia di Lavone), don Lazzaro (ottobre 1610 - agosto 1611) e don Solario (dal 1611 al 1618) parroco a Cazzago S.M.; don Lelio era nel 1666 arciprete di Inzino. Richiedei Antonio (sec. XVIII) fu vicario generale della diocesi di Brescia e nel 1754 fu tra i visitatori della diocesi per conto del card. Querini. Una famiglia Riccadelli (Richiedei?) di Pezzaze ha nel 1609-1610, secondo il Catastico del Da Lezze, una buona entrata e conta due medici, uno abitante a Pezzaze e l'altro in città. Dediti dapprima all'agricoltura e al commercio, allargarono poi la loro attività alla lavorazione e al commercio del ferro e almeno dal 1559 al 1750 circa furono proprietari di fucine in Valtrompia oltre a quella di Lavone.


Un ramo della famiglia emigrò a Brescia, dove, dedicatosi ad attività del commercio e dell'industria del legname e nella professione della medicina, potè conquistare a poco a poco una cospicua fortuna e salire in potenza economica, facendo forti acquisti di fondi e di case a Gussago, a Castrezzato e altrove. Si ricorda difatti un Marco Richiedei (v.), discreto pittore; Giov. Paolo di Antonio (v.) fu medico di valore; Antonio, Francesco e fra Paolo, domenicano, furono suoi figli, dei quali il primo, nato nel 1601, studiò medicina all'Università di Padova, dove, essendo addetto all'Orto Botanico, raccolse per suo uso un prezioso "erbario"; il secondo esercitò pure la medicina in Brescia e coltivava gli studi storici; il terzo appartenne all'ordine dei Predicatori e fu letterato predicatore. Un Agostino Richiedei di Lavone, mercante a Brescia, risulta nel 1599 creditore di Gasparo "magistro a violinis". Due tombe sussistono di questa famiglia in due chiese di Brescia: a S. Giovanni quella gentilizia del medico Giov. Paolo, restaurata dai suoi eredi nel 1662, e a S. Pietro in Oliveto quella del sac. Pompeo, morto il 22 ottobre 1676. Ambedue portano semplici iscrizioni.


Nel frattempo si misero in evidenza anche Angelo e Antonio, medico, q. Giovanni Paolo (che venne accusato di essersi abbandonato ad intimidazioni): nel 1645 erano fra i "malcontenti" che si videro esclusi per ducale del 7 aprile e che rimasero esclusi dal Consiglio generale di Brescia. Tuttavia il 2 gennaio 1742 Antonio e i suoi nipoti Giov. Paolo e Pietro Richiedei venivano ascritti al Consiglio Generale e quindi alla nobiltà bresciana. Un Gian Carlo Richiedei è nel 1763 capitano di Valcamonica ed emana provvedimenti. Carlo Richiedei nel 1763 è proprietario in Brescia della palazzina Avogadro nell'attuale via Barricate, 5. I nobili Richiedei ebbero anche casa fino al XIX sec. nella Quadra di S. Afra.


Antonio, deputato con altri alla Sanità, per lo straordinario zelo ed operosità dimostrati durante il disastro causato il 19 agosto 1769 dallo scoppio delle polveri a S. Nazaro venne con altri creato conte dal Senato Veneto, con titolo trasmissibile, per cui venne chiamato "conte delle rovine". Il conte si rese benemerito anche verso Bagolino, al quale in seguito all'incendio del 30 ottobre 1779 mandò 100 some di miglio. Nella Restaurazione Giacomo q. Antonio venne, nel 1825, riconfermato nobile dall'Imperatore d'Austria. Un ramo Richiedei già nel sec. XVI acquista campi e case a Borgosatollo, dove Antonio fu tra i protettori della erigenda chiesa parrocchiale. Giovanni Paolo (v.) acquistò poi tutte le proprietà dagli eredi di Giulio Marenda e circa cento piò di terreni a varie colture. Dalla moglie, Vincenza Guarneri, figlia di Francesco, ricco proprietario a Borgosatollo (palazzo Facchi), Giovan Paolo generò cinque figli, il secondo dei quali, Lorenzo, divenuto sacerdote «dottore e pronotario apostolico», fu parroco del paese dal 1660 al 1669. Il conte Antonio era figlio di Giacomo q. Giovan Paolo q. dottor Antonio q. dottor Giovan Paolo sopracitato; egli, proprio pochi anni prima, aveva fatto costruire la sua nuova abitazione (villa Tonelli-De Troya) e si ritrovava possessore anche di altre due case e 124 piò a Borgosatollo, di una cascina e 60 piò a Borgo Poncarale, di una cascina e 85 piò a Palazzolo.


Sempre nel sec. XVII i Richiedei diventano proprietari di estese terre a Palazzolo, fra le quali la Cascina Ventighe, di proprietà di Giacomo e del dott. Angelo q. Giovanni Paolo, che subirono notevoli devastazioni nel corso della guerra di successione spagnola (1701-1706). Fra le numerose ramificazioni dei Richiedei ebbe rilievo la famiglia di Salò, nella quale si distinse Enrico, garibaldino caduto a Palermo nel 1860. I suoi fratelli, trasferitisi a Milano, vi piantarono una tipografia. Richiedei Riccobello, notaio di Lavone, acquistava nel 1635 a Borgosatollo tutte le proprietà dei Faustini. Parte ne vendette poi, nel 1650, al nob. Giulio Fè d'Ostiani. Famiglie di Richiedei si trapiantarono molto presto a Bagolino, facendo ritenere da qualcuno che vi sia originario, senza prova alcuna, il pittore Marco Richiedei. Nei primi anni di questo secolo i Richiedei gestivano in Bagolino l'albergo Gianfana. Già nel sec. XVII i Richiedei ebbero proprietà a Gussago, dove è presente come curato anche don Carlo, m. nel 1660. Il ramo, rimasto soltanto nobile, andò poi allargando le proprietà, costruendo la villa e acquistando, per iniziativa del nob. Paolo, l'ex convento della Santissima. I Richiedei rimasti in quel di Lavone e Pezzaze furono di condizioni più modeste; continuarono a dare sacerdoti, fra cui religiosi come il carmelitano p. Cherubino (v.), suor Casta delle Ancelle della Carità. Marcello Richiedei di Pezzaze (1920-1945) soldato sui fronti greco-albanese e balcano, internato in Germania dopo l'8 settembre 1943, rimpatriato per aver aderito, l'11 agosto 1944, alla R.S.I., disertava ed entrava nelle brigate "A. Lorenzini" delle Fiamme Verdi. Scontratosi con un reparto di Brigate Nere venne abbattuto il 23 marzo 1945 a colpi di mitra.