RAFFAELE, fra

RAFFAELE, fra

Sec. XVI. Personaggio alquanto misterioso comparso a Brescia nel 1539 dove rimase qualche mese. Ritenuto da P. Guerrini uno dei primi cappuccini, dal Tacchi-Venturi scambiato con il cappuccino fra Raffaele degli Uberti guardiano del convento di S. Francesco della Vigna di Venezia chiamato a Verona dal vescovo Giberti, e, infine, ravvisato, senza alcuna prova, da A. Mancini in p. Raffaele Narbonese che nel 1540 fondò a Lucca la Compagnia dei poveri o del Nome di Gesù, venne invece identificato da p. Antonio Cistellini in fra Raffaele veneziano, cioè in uno di quegli eremiti riformatori che hanno preceduto e sono stati contemporanei della riforma di Matteo da Bascio. Fra Raffaele aveva tentato un'esperienza di vita religiosa vestendosi come i cappuccini e raccogliendo attorno a sè una decina di discepoli. Si era poi recato a Roma per ottenere l'approvazione della sua nuova regola dal Papa, e lungo il cammino lasciò memoria di alcune sue stranezze, ma se ne era tornato, o piuttosto fuggito, minacciato e sgomento. Mentre i suoi discepoli si squagliavano e alcuni si facevano cappuccini, egli che «non volse perder la sua libertà» ritornò «romito» a quella sua attività occasionale e poco ordinata, "incominciando a predicare in Romagna e nel Fiorentino, come scrive un suo biografo B. da Colpetrazzo, con gran fervore, et indur maxime li sacerdoti ad una vita apostolica, et haveva indutto a questo alquanti compagni, et poi per devotione andò in Terra Santa et ritornando predicò in Zara, poi venne a Venetia, dove con gran spirito predicava et de lì fu chiamato a Bressa da alcuni boni cristiani". La sua predicazione in Brescia incominciò nel carnevale di quell'anno e si protrasse per tutta la quaresima e per molto tempo dopo la Pasqua, «con stupor de tutti, non essendo più solita tal cosa». Tutta la città ne rimase scossa e i frutti apparvero ben presto. "Infuocato di zelo apostolico" vestito di abito eremitico e a piedi scalzi, attrasse a sè, tra gli altri, con la sua accesa predicazione, il giovane sacerdote Francesco Cabrini che il giorno dell'Ascensione (maggio 1539), venne accolto, con due compagni, da fra' Raffaele nella piccola chiesa di S. Urbano ai piedi del Castello: vestiti dell'abito eremitico, furono mandati «scalzi, coi suoi sandali, senza voti, senza benefizi, ma apparecchiati a subire ogni disprezzo per amore del Crocifisso». Senza alcuna struttura monastica si raccolsero sul Monte di S. Croce, sui Ronchi, formando un piccolo nucleo di vita religiosa. L'arrivo a Brescia dei primi Gesuiti (Francesco Strada, Claudio Iaio) di lui culturalmente molto più preparati e teologicamente ferrati, fece cadere su di lui sospetti di eresia, e, sebbene fosse difeso da personalità ecclesiastiche di rilievo, venne sospeso dalla predicazione e denunciato a Roma come sospetto di eresia. Partito per Roma per discolparsi, se ne persero le tracce.