QUADRE (3)

QUADRE (o Squadre)

Termine derivato dalla suddivisione trasferita all'urbanistica cittadina dell'accampamento romano che assumeva la forma geometrica a quattro angoli retti, formando altrettante quadre o squadre. Il vocabolo venne più specificatamente usato in città a designare una circoscrizione di terreno e poi invalso a designare settori, circoscrizioni facenti capo di solito alle parrocchie. Sembra che esso si trovi la prima volta in un atto del 24 agosto 954 nel quale un Bernardo, abitante nelle vicinanze della Calchera, dona ad Andeverto e all'oratorio di S. Cecilia di cui questi è custode e rettore, dei beni che esistono nel suburbio di Brescia "qui dicitur Quadre". Il nome ricorre poi in un altro documento del 6 marzo 1206, e in altri ancora. Il vocabolo non serviva a denotare le circoscrizioni giudiziarie che erano invece chiamate Quartieri. Il termine ebbe poi diversi significati. Venne infatti utilizzato per la suddivisione di antiche parrocchie in città e nel territorio o un raggruppamento di comuni contermini nel territorio. Spesso il termine venne assunto come equivalente a quello di quartiere. Nel 1233 la città era divisa in quattro Quadre o Quartieri (S. Giovanni, S. Faustino, S. Stefano in Castello e S. Alessandro). Nel 1284 la città era divisa sempre in quattro parti: di S. Faustino con sette quadre, di S. Giovanni con sei, di S. Alessandro con due e di S. Stefano, che poi si chiamò Cittadella Vecchia e Nuova. Ma S. Faustino venne poi ridotta a sei quadre, risultando la prima molto impoverita di abitanti e di case per incendi, rovine e pestilenza così pure la VI quadra di S. Giovanni fu incorporata nella V. Ancora nel 1416 a S. Faustino erano aggregati gli abitanti di Mompiano in una VIII quadra ed a S. Giovanni quelli di Orzivecchi nella VII quadra. Seguendo e riassumendo in parte il quadro fornito da Fausto Lechi (in "Dimore Bresciane"): «fuori delle antiche mura romane, ma entro il perimetro delle mura medievali, vi erano quattro quadre di S. Faustino e due di San Giovanni.


LA PRIMA QUADRA DI S. FAUSTINO si stendeva attorno alla porta Brusata con questi confini: a N rua Confettora e vicolo S. Giorgio, a E via del Castello e via delle Barricate; a S parte della piazzetta Tito Speri, l'ultimo tratto a sera di via Musei, la porta Brusata e piazza della Loggia; a O un tratto di corsetto S. Agata e di via S. Faustino. LA SECONDA QUADRA DI S. FAUSTINO era compresa fra l'attuale via della Rocca; a E via del Castello; a S vicolo S. Giorgio e rua Confettora; a O il tratto più lungo di via S. Faustino fino a porta Pile (porta Trento). A ponente di queste due quadre sino alla cinta medievale si estendevano altre due quadre:


LA TERZA DI S. FAUSTINO che confinava a N con un brevissimo tratto di mura a sera di porta Trento; a E con via S. Faustino; a S con la contrada del Carmine; a O col tratto alto di via Battaglie e


LA QUARTA DI S. FAUSTINO veniva subito sotto, con a N la contrada del Carmine, a E via S. Faustino, a S corso Mameli, (inclusa anche la chiesa di S. Giovanni) e a O il tratto basso di via Battaglie.


LA PRIMA QUADRA DI S. GIOVANNI confinava a N con piazza della Loggia, a E con tutta via Dieci Giornate; a S con corso Palestro da corso Zanardelli a canton Stoppini e ad O con via Porcellaga e il tratto di corsetto S. Agata. LA SECONDA DI S. GIOVANNI aveva queste due ultime vie a E; l'ultimo tratto a sera di corso Palestro, via della Pace a O e corso Mameli a N svoltando alla Pallata.


LE RIMANENTI QUADRE DI S. GIOVANNI E QUELLE DI S. ALESSANDRO erano delimitate al di fuori della cerchia medievale delle mura, ma sempre entro quella delle mura venete.


LA QUINTA DI S. FAUSTINO aveva a N i bastioni, cioè l'attuale via S. Pellico, a E il tratto alto di via Battaglie, a S la contrada del Carmine nel suo più lungo tratto verso sera, a O ancora le mura che correvano lungo il tratto alto di via Calatafimi.


LA SESTA DI S.FAUSTINO veniva di seguito, procedendo verso mezzogiorno ed aveva, di conseguenza, a N contrada del Carmine, a E il tratto centrale di via Battaglie, a S via E. Capriolo (già contrada di S. Rocco e contrada di Apollo), a O il tratto centrale di via Calatafimi.


LA SETTIMA DI S. FAUSTINO ugualmente confinava a N con via Capriolo, a E col tratto basso di via Battaglie, a S col corso Garibaldi (già di porta S. Giovanni), a O col tratto basso di via Calatafimi.


LA TERZA DI S. GIOVANNI seguiva le precedenti e cioè aveva a N corso Garibaldi, a E contrada della Pace (già della Pallata), a S via Cairoli (già contrada S. Antonio) a O i bastioni nel tratto alto di via dei Mille.


LA QUARTA DI S. GIOVANNI era la più ampia: aveva a N via Cairoli; a NE il breve tratto basso di via della Pace e corso Palestro sino al canton Stoppini, a SE tutto il corso Martiri della Libertà (già Borgo S. Nazaro) e a SO e O la via dei Mille cioè gli spalti sino all'incontro con via Cairoli. Essa formava parte della circoscrizione della parrocchia di S. Nazaro e Celso.


LA QUINTA DI S. GIOVANNI confinava a N con corso Palestro (già dei Parolòcc), a E con la contrada del Cavalletto, a S coi terragli oggi distrutti (oggi via Vittorio Emanuele II), a O col corso Martiri della Libertà.


LA SESTA DI S. GIOVANNI era chiusa a N da corso Palestro, a E dal corso della Garzetta, vale a dire, oggi, da una linea che parte pressappoco di fronte a via Annibale Calini, scendendo verso mezzogiorno passa davanti alla chiesa di S. Lorenzo e sbocca al monumento di Zanardelli, a S da un tratto di via Vittorio Emanuele e ad O dalla contrada del Cavalletto. Venivano infine le due quadre di S. Alessandro.


LA PRIMA DI S. ALESSANDRO, occupata in buona parte dall'ospedale, confinava a N col corso Zanardelli (il mercato del vino), via Antiche Mura e una linea intermedia fra via Tosio e corso Magenta sino al n. 10 di via Tosio, a E con una linea che tagliava le case a distanza di circa venti metri a sera di tutta via Crispi (non si comprende la ragione di tale confine, forse era il confine a sera della parrocchia di S. Afra), a S con le mura, oggi tratto di via Vittorio Emanuele, a O con la linea della Garzetta, descritta più sopra per delimitare la Sesta di S. Giovanni.


LA SECONDA DI S. ALESSANDRO confinava a N con la continuazione della linea intermedia fra via Tosio e corso Magenta e piazzale Arnaldo, a E e a S con via Spalto S. Marco, con le mura e a O con la linea a sera di via Crispi. Lo Statuto di Francesco Foscari del 1429 prescriveva l'accoppiamento dei Quartieri di S. Faustino con quello di S. Alessandro e di quello di S. Giovanni con quello di S. Stefano.




LE QUADRE DELLE CHIUSURE erano così suddivise:


nel QUARTIERE DI S. FAUSTINO - I quadra: dalla strada di porta dell'Albera alla strada di S. Giovanni fino al Mella; la II quadra: dalla strada superiore della porta dell'Albera alla porta di S. Eustacchio fino al ponte del Mella o delle Grotte; III quadra: dalla strada S. Eustacchio nella parte superiore fino alla via che conduce a S. Donnino e al ponte Grotte; IV quadra: dalla strada di S. Donnino fino "ad Carziane" e alla Campagnola.


Nel QUARTIERE DI S. GIOVANNI- I Quadra: a E dalla strada per Quinzano fino alla via Cava e a O dalla breda de Betoschis, fino alla Custodia delle Chiusure verso il monte; II quadra: dalla strada per Quinzano fino alla strada per gli Orzi e alla Custodia delle Chiusure; III quadra: dalla strada a Monte fino alla porta di S. Giovanni e al Mella.


Nel QUARTIERE DI S. ALESSANDRO- I Quadra: a sera della strada di S. Mafeo (o Matteo ?) fino alla via de "Codebrolo", al brolo del Vescovo fino alla via "Canedo" e al Portezolo; II quadra: da via Codebrolo fino alla strada di Bagnolo e alla strada di S. Zeno; III quadra: dalla strada per Bagnolo fino alla strada della "Planca" e alle Guarde di S. Zeno e di Folzano.


Nel QUARTIERE DI S. STEFANO- I Quadra: dalla strada di porta S. Matteo fino alla porta Rebuffone e al Portezolo; II quadra: dalle rovine di Grumone fino a S. Eufemia, al Monte Denno; III quadra: da via rovine di Grumone fino al monte, alla Pusterla, alla via di S. Maria Maddalena e a Monte Denno; IV quadra: dalla via che va a S. Maria Maddalena fino all'Ambaraga e al Monte Denno.




Alle quadre in cui dividevasi la città, erano preposti alcuni «anziani», dapprima designati dagli abitanti stessi, ma più tardi nominati dal Consiglio Generale, i quali mantenevano il diretto collegamento fra la popolazione e le autorità governative e comunali, trasmettevano le ordinanze, rappresentavano i loro concittadini, fornivano notizie in occasione degli estimi e dei censimenti, in molti modi collaboravano per il buon andamento della vita collettiva. La quadra si reggeva con uno speciale consiglio composto dai deputati dei vari comuni soggetti e presieduto dal Vicario salariato, il quale era sempre un nobile bresciano dottore in legge, eletto ogni anno dal Consiglio generale di Brescia. Da ricordare quanto scrive il Fè che «ogni quadra era autonoma nell'amministrazione del proprio patrimonio, aveva un consiglio generale dei Vicini ed uno parziale degli amministratori con cancelleria, corpi morali riconosciuti; erano gelosi dei loro diritti». A ciascuna quadra erano addetti quattro notai, due giudici, quattro ministrali, un procuratore e due stimatori. Ogni quadra, specie quella cittadina, aveva propri statuti. Così in Biblioteca Queriniana (ms. L. III.10) si trovano gli "Statuta primae quadrae Sancti Alexandri Civitatis Brixiae. Anno post saevissimam ac memorabilem pestem Brixiae... cura Basili Cirimbelli MDLXXVII et LXXVIII Tertio Massarii ne perirent restaurati".


Le quadre avevano una loro sede. Quella di S. Alessandro era ubicata in una casetta che si trovava sull'angolo della piazza della chiesa omonima e via Cavour sulla quale agli inizi del secolo si leggeva ancora l'iscrizione «Domus quadrie scti / Alexandri / MCCCCLXV».


Quadre o squadre come distretti o mandamenti amministrativi e fiscali sono in funzione anche sul piano ecclesiale nel sec. XIV-XV. Per le loro origini potrebbe anche valere la supposizione di Ugo Vaglia che le fa risalire alle arimannie longobarde. Un loro inquadramento risulta abbastanza determinato nel sec. XIV. Ogni Quadra era formata da un gruppo di comuni. Avevano un loro particolare consiglio e tutte le quadre inviavano i loro deputati ad un Consiglio degli anziani del territorio, sottoposto al capitano di Brescia; due sindaci biennali, rieleggibili, tutelavano gli interessi e difendevano le ragioni dei distrettuali, soprattutto contro l'eccessiva ingerenza del capoluogo ed in occasione della ripartizione dei carichi tributari che gli esattori raccoglievano ed un massaro riscuoteva, versandoli poi alla Camera ducale; un cancelliere registrava gli atti consigliari e ne conservava l'archivio, coadiuvato da alcuni scrivani. A capo delle Quadre era posto un vicario di Quadra scelto fra i nobili bresciani appartenenti al Gran Consiglio della città e nominato dal Consiglio Generale. Il Vicario durava in carica un biennio ed era pagato dalla Quadra stessa. Amministrativamente assolveva «grosso modo» le funzioni già proprie del Sotto-Prefetto e assisteva alle sedute delle Vicinie, mentre giudizialmente assolveva le funzioni del nostro Pretore amministrando la Giustizia civile e penale fino a una data competenza che variò col variare del valore della moneta. Anche nelle quadre del territorio esisteva la casa della Quadra. Così ad esempio sulla casa comunale di Castrezzato agli inizi del secolo si leggeva ancora l'epigrafe: «DEPVTATI - QUADRAE CASTREZAGI / PUBL. HONORI - ET - COMODO - P. AN. / M - DC - XXII».


Le Quadre vennero soppresse nel gennaio 1800 e sostituite con i Distretti. In un catalogo dei benefici ecclesiastici del 1410 sono elencate le "Squadre" di Mompiano, Valtrompia, Gussago, Rovato, Iseo, Palazzolo, Chiari, Bigoglio, Quinzano, Lograto, Pontevico, Capriano, Ghedi, Ostiano, Canneto, Asola, Montichiari, S. Eufemia, Gavardo, Bagolino.


Agli inizi del '600 IL TERRITORIO VENETO ERA DIVISO NELLE QUADRE: di REZZATO (S. Eufemia, Caionvico, Botticino Sera e Botticino Mattina, Rezzato, Virle, Mazzano), GAVARDO (Gavardo, Nuvolera, Nuvolento, Serle, Paitone, Goglione, Soprazocco, Villanuova, Prandaglio, Sopraponte, Vallio). Altre Quadre fecero capo a NAVE (Nave, Caino, Bovezzo, Concesio, S. Vigilio, Collebeato, Urago Mella); a GUSSAGO (Gussago, Saiano, Polaveno, Valenzano, Provezze, Ome, Cellatica, Castegnato, Ronco, Rodengo, Monticelli, Provaglio, Brione), a BAGNOLO M. (Bagnolo M., Dello, Ponte Gatello, Azzano, Poncarale e Borgo, Boldeniga, Corticelle, Fiero, Capriano, Quinzanello, S. Zeno); a MAIRANO (Mairano, Pievedizio, Longhena, Bargnano, Frontignano, Brandico, Castelgonelle, Castelnovo cioè Castelmella, Onzato, Barbariga, Verziano); a TRAVAGLIATO (Travagliato, Ospitaletto, Torbole Casaglia, Lograto); a MANERBIO (Manerbio, Offlaga, Cignano, Porzano), a QUINZANO (Quinzano, Cremezzano, Verolavecchia, Scorzarolo, Cadignano, Scarpizzolo, Oriano, Faverzano, Pedergnaga, Trignano); a POMPIANO (Pompiano, Villachiara, Barco, Villagana, Acqualunga, Farfengo, Gerolanuova, Corzano, Gabbiano o Borgo S. Giacomo, Cason Vecchio); a ORZINUOVI (Orzinuovi); a ORZIVECCHI (Orzivecchi, La Cesarina, Cadivilla); a ASOLA (Asola); a ROVATO (Rovato, Coccaglio, Bornato, Calino, Passirano, Camignone con Fantecolo, Monte Rotondo, Cazzago, Erbusco, Paderno); a PALAZZOLO (Palazzolo, Timoline, Colombaro, Nigoline, Adro, Cologne, Capriolo, Paratico); a ISEO (Iseo, Sensole, Sinchignano, Siviano, Carzano, Marone, Pilzone, Martignago, Sulzano, Marasino, Pregasso, Zone, Peschiera, Clusane); a CASTREZZATO (Castrezzato, Comezzano, Cizzago, Ludriano, Castelcovati, Cossirano, Rudiano, Trenzano, Ragosa, Maclodio); a CHIARI (Chiari); a Pontoglio (Pontoglio, Roccafranca); a GHEDI (Ghedi); a LENO (Leno, Montirone); a MONTICHIARI (Montichiari, Acquafredda, Rovere), a LONATO (Lonato), a CALVISANO (Calvisano, Isorella, Malpaga, Visano), a GOTTOLENGO (Gottolengo); a GAMBARA (Gambara, Milzano, Corvione, Cigole), a PAVONE M. (Pavone M.); a CARPENEDOLO (Carpenedolo); a PONTEVICO (Pontevico), a SENIGA (Seniga, Alfianello, S. Gervasio); a BASSANO (Bassano). 


LA RIVIERA DEL GARDA O MAGNIFICA PATRIA comprendeva sei quadre: GARGNANO (Gargnano, Tremosine, Limone); SALÒ (Salò, Cacavero, Volciano); MONTAGNA (Idro, Treviso, Teglie, Sabbio, Hano, Vobarno, Provaglio di Sopra e di Sotto, Degagna); VALTENESI (Manerba, Polpenazze, S. Felice, Portese, Soiano, Moniga, Puegnago, Raffa); CAMPAGNA (Desenzano, Calvagese, Rivoltella, Moscoline, Pozzolungo, Cazzago, Padenghe, Bedizzole); MADERNO (Maderno, Toscolano, Gardone). Gli altri 8 comuni erano: «Tignale, Muslone, Burago, Botonago, Arzaga, Drugolo, Maguzzano, Venzago».


VALLESABBIA (Bagolino, Anfo, Lavenone, Vestone, Nozza, Preseglie, Piano di Savallo, Pertica, Barghe, Bione, Agnosine, Odolo); VALTROMPIA (Collio, Bovegno, Pezzase, Cimmo, Tavernole, Marmentino, Lodrino, Castellanza di Lé, Castellanza di Inzino, Castellanza di Villa Sarezzo); LUMEZZANE (Lumezzane, Caino, Nave, Bovezzo, Concesio, S. Vigilio, Torbiato, Urago d'O.); FRANCIACORTA (Gussago, Cellatica, Sale, Castegnato, Ronco, Rodengo, Saiano, Ome, Brione, Polaveno, Monticelli Br., Valenzano, Provezze, Provaglio).


Come entità economica le Quadre specie cittadine si esaurirono del tutto solo verso la fine del sec. XIX. Ancora il 23 luglio 1893 un regio decreto, in seguito a voto favorevole della Congregazione di Carità del Consiglio Comunale, della Giunta Provinciale Amministrativa e del Consiglio di Stato, interveniva ad ordinare il concentramento nella locale Congregazione di carità dell'amministrazione dei beni detti "della Quadra" amministrati dalla fabbriceria parrocchiale di S. Alessandro. Il decreto veniva confermato dalla IV sezione del Consiglio di Stato del 16 febbraio 1894. Anche alcuni centri più grossi, ma non solo, della provincia (Montichiari, Pontoglio, Chiari, ecc.) erano divisi in quadre o quartieri, ai quali corrisponde in un certo senso il termine di contrada, rievocato recentemente nelle gare del palio. A Chiari particolarmente il termine venne usato per indicare i quartieri nei quali era diviso il centro e la campagna circostante. Erano quattro: Villatico, Zeveto, Cortezzano e Malarengo, divenuto poi Marengo. L'archivio comunale indica l'esistenza di beni e proprietà delle Quadre fin dal 1493. L'entità dei possedimenti è tale da far presupporre che il sorgere di questi patrimoni sia databile tra il XIV e il XV secolo. A mettere in comune tali sostanze furono le famiglie originarie di Chiari ed alla Quadra parteciparono sempre e soltanto gli «originari». Le proprietà aumentarono poi, fino a raggiungere considerevole entità tra il XVI e il XVII secolo, attraverso acquisti. Le Quadre sorsero per motivi di ordine economico: lo testimoniano i verbali delle adunanze o vicinie, i numerosi estimi effettuati, le grandi querele contro il Comune. Esse sorsero anche per motivi politici per difendere l'integrità del comune rispetto agli attacchi degli stranieri immigrati o potenziali acquirenti di proprietà site in Chiari. Le Quadre sorsero, infine, per motivi religioso-culturali: lo testimoniano le chiese e le cappelle sorte nel centro abitato e nella campagna di Chiari. Le Quadre sopravvivono ancora in taluni paesi come a Chiari, dove dal 1979 esiste la sfida del Palio che da esse ha preso il nome.