POZZOLENGO (2)

POZZOLENGO (in dial. Poshólèng, in lat. Puzolingi)

Centro agricolo situato sulle ultime ondulazioni meridionali dell'anfiteatro morenico del Garda, al confine della provincia di Brescia con quella di Mantova, e con quella di Verona, a 40 km. a SE da Brescia e a S di Sirmione. È a m. 135 s.l.m. ed ha una superficie comunale di 21,08 kmq. Nel sec. XI Puteolingus, nel sec. XII "curte Puzzelingi" e anche Pocelengo, Puccilengum nel 1541, Poteolongum, e anche Pozzolingus.




ABITANTI (Pozzolenghesi): 1500 c. nel 1530, 2000 c. nel 1765, 2000 c. nel 1779, 1927 nel 1861, 2234 nel 1871, 2260 nel 1881, 2837 nel 1887, 2473 nel 1901, 2586 nel 1911, 2861 nel 1921, 3172 nel 1931, 2893 nel 1936, 2979 nel 1951, 2643 nel 1961 (pop. attiva 1146, agr. 534, ind. 343), 2478 nel 1971, 2409 nel 1978, 2423 nel 1981, 2425 nel 1987, 2496 nel 1991, 2750 nell'agosto 1996.




Il nome deriverebbe secondo qualcuno dal toponimo longobardo Pozilo con il suffisso -ingo o -engo anch'esso germanico che designa pertinenza, appartenenza. Secondo altri da Pozzolo, diminutivo di pozzo o pozza. Secondo altri ancora il nome verrebbe da due voci «Poce», da «Potz» e prima ancora da «Bòc» che significa villaggio; «lengo», invece, è una storpiatura longobarda di «lem», «lam» che significa appunto prateria, campagna. Pertanto Pozzolengo equivarrebbe a «Villaggio di campagna». Il nome richiama al ruolo che ebbe il luogo in epoca longobarda. Su un'anfora trovata nella chiesa si legge "Pocelengo" e la data 1483.




TRE LE FRAZIONI: Rondotto, Mescolaro, Grilli; molte le cascine e i casolari sparsi nella campagna come Roveglia e Roveglia Nuova, Nuova Fontana, Serati, Marangona, Zappaglia, Lugana di sopra e di sotto, Pirenei, Rovere, Tosini, Ceresa, Cò bue di sotto e di sopra, Feliciana, Zappello, S. Giacomo di sopra e di sotto, Campagna bianca, Campagna Mora, Volpina, Vestona, Quattro Camini, Celadina Nuova, Salvello, Benedette, Prendaino di sopra e di sotto, Colombara Florio, Rotingo, Gringià, Sacca, Colombara Brighenti, Martelosio, Campagnola, Poffe, Martello, Vallicelle, Cismon, Mondotella, Ponticello. E inoltre Fenil Conter, Ponte del Cantone, Monte Barbello, Monte dell'Ingrana, Bosco Villa Belvedere.


Il territorio è bagnato soprattutto dalle acque del Redone e da altri canali minori. È al centro dell'anfiteatro meridionale di colline moreniche lasciate da un immenso ghiacciaio nella sua lenta ma continua ritirata. Curiosa è l'esistenza in località Bazzola della Lugana di un grosso masso di 2 metri di diametro di forma ovoidale di granito dell'Adamello, ritrovato nel 1986 e lì trasportato con tutta probabilità dal grande ghiacciaio che diede origine al Lago di Garda. Il territorio è considerato fra i più ricchi di torba. Nel 1939 si ebbe una fuoriuscita di metano. Il dialetto, pur essendo agli immediati confini con terre venete, è prettamente bresciano, salvo qualche inflessione o vocabolo mantovano. Il territorio venne abitato fin dai tempi preistorici. Infatti ben sessanta strumenti in selce riferibili ad una stazione databile fra il Mesolitico e l'età del Bronzo (conservati nel Museo Arch. di Desenzano) vennero rinvenuti in tre campi diversi nel 1979 presso l'ex abbazia di S. Vigilio. Presso il laghetto artificiale nella stessa località e nel medesimo anno venivano rinvenuti materiali ceramici e ossei sempre conservati nel Museo di Desenzano e databili tra il Mesolitico recente, il Neolitico inferiore ed il Bronzo medio. Nella stessa località, nel 1984, vennero rinvenuti reperti litici, databili fra il Neolitico antico e medio e l'età del Bronzo. Un'ascia ad alette allungate databile al Bronzo finale venne trovata in una località imprecisata negli anni '70. Analoghi rinvenimenti sono avvenuti in territori vicini ("Palude Lunga" di Castel Venzago, le "Barche" di Solferino, le "Bande" di Cavriana ecc.). Rilevanti anche i ritrovamenti di reperti risalenti all'epoca romana, rinvenuti in varie località. Cippi senza epigrafi vennero rinvenuti negli anni '60 presso le cascine Rondotto, Vaibò e Ciappella, una sepoltura ad incinerazione con corredo costituito da materiali ceramici e da due monete del I sec. d.C. venne trovata nel 1915 in una località presso la trattoria Garofano; una sepoltura venne rinvenuta in contrada Celadina. Ma la più importante scoperta venne compiuta nel 1988 presso la cascina Roveglia Nuova in località Lugana quando emersero tracce di strutture murarie, con tessere di mosaico, materiali ceramici e metallici riferibili ad un edificio romano, forse una villa, in uso probabilmente fra il I e IV sec. d.C.. Sembra che il primo agglomerato di abitazioni sia sorto intorno ad una "mansio" romana che sorgeva sulla via Gallica (che da Brescia passando per Molinetto, Pontenove, Sedena e Maguzzano scendeva a sud per evitare la fittissima selva della Lugana e proseguiva per Peschiera e Verona). Come scrive Germano Cajola «la strada si snodava per la località S. Giacomo, passando vicino all'attuale Gozza che vorrebbe significare Lagozza, in riferimento alle paludi che la circondavano. Proseguiva poi per i Bufei e passato S. Giacomo, prendeva la via del Monte Lungo, del monte della Grondina e attraversando Centenaro, giungeva a Desenzano». Più tardi un villaggio prese consistenza alla "Palada o Bolada" (dal germanico bally = villaggio) intorno al Castelletto sul quale sarebbe sorta la prima fortificazione. Il nucleo si sarebbe poi sviluppato nel luogo ove sorse la chiesa di S. Giuseppe.


Dopo la diffusione del Cristianesimo, che si vuole predicato dal vescovo di Verona S. Eupeprio e più tardi dal vescovo di Trento S. Vigilio, la Mansio si trasformò in ospizio cristiano, dedicato a S. Giacomo apostolo, patrono dei viandanti, dove sorse anche una cappella diventata, secondo la tradizione, la sede della pieve. Nei pressi di Pozzolengo e nella selva "lucana" la tradizione vuole che si siano accampati a più riprese i legionari romani di Caligola, i Goti (nel 250 d.C.) che avrebbero distrutto l'esercito dell'imperatore Decio, vendicato poi da un'analoga strage di Goti compiuta dall'imperatore Cesare Marco Aurelio Claudio II detto il Gotico, come ricorda una lapide scoperta poco lontano da Pozzolengo e che suona: «M. Aur. Claudio P.F. invicto Augusto, Benacenses». Nel 312 d.C. Pozzolengo avrebbe visto la vittoria di Costantino il Grande su Rurico Pompeiano proconsole dell'Illiria, e secondo qualcuno nel 313 la vittoria ottenuta nel segno della Croce su Massenzio. Dopo il passaggio di altri eserciti, nel 452 Attila sarebbe stato fermato nella sua marcia verso Roma proprio nella selva Lugana da papa Leone I. Anche Odoacre, Teodorico ed altri fecero le loro comparse nella Lugana seguiti da Ungari, Unni e Avari. Seguirono poi scorrerie di barbari, mentre Pozzolengo, col basso lago, veniva affidato insieme con altri territori al Monastero di S. Zeno in Verona, al quale lo confermava nell'877 Carlomanno di Baviera. La leggenda vuole che in una zona paludosa di Pozzolengo (che altri indicano invece nel Lavagnone) si sia rifugiata la regina Adelaide, vedova di Lotario, dopo la rocambolesca fuga dalla rocca di Garda. Dovrebbe essere lei, accusata, con il matrimonio con Ottone il Grande contratto per salvarsi da Berengario, di aver offerto agli imperatori di Germania di invadere l'Italia, la "cattiva regina" che avrebbe attirato i bambini nelle paludi e che le mamme evocavano per tenere lontani i loro piccoli dalle acque morte. C'è chi pensa che la fortificazione del Castelletto sia stata distrutta dagli Ungari nelle loro scorrerie, mentre venne poi deciso di costruirne un'altra sul monte Fluno la quale assunse poi definitivamente le strutture attuali nel sec. XVI. La "Vicinia" documentata nel 1107, decideva di collegarsi al comune di Brescia che nel 1125 ordinava di rafforzare il castello con quelli di Venzago e Torricella. Il monachesimo ebbe intorno al sec. XI punti di riferimento nell'abbazia di S. Vigilio,


Costruita in "curte Tridentina" e dedicata al santo vescovo di Trento. L'esistenza di tale abbazia è documentata per la prima volta nel 1179 in un documento secondo il quale il viceabate Everardo permuta una pezza di terra arativa esistente presso Sirmione con altra pezza, di proprietà di certo Gualfiero, che giace presso la curia di Rivoltella. L'antichità dell'Abbazia di S. Vigilio è documentata anche da ricerche sia pure di superficie compiute nel 1979 quando emersero sepolture ad inumazione di epoca tardoromana - altomedievale.




COMUNITA' MONASTICHE: secondo studiosi locali, si sarebbero stanziate alle attuali cascine Ponticello, Ceresa, presso la chiesa di S. Giuseppe. Un piccolo monastero o forse soltanto una corte di proprietà del monastero di S. Giulia, legato forse a quello di Sirmione, è documentato nel 1185, a Pozzolengo, quando venne stipulato, fra i preti di Castel Venzago e le monache di Manerbio, un contratto per la proprietà della chiesa di S. Maria di Fontana Coperta (oggi Madonna della Scoperta) del quale arbitri furono il prete Ugo di Desenzano e il maestro Baretterio di Pozzolengo, presenti inoltre abitanti del luogo Alberti e Capucci. Un piccolo monastero dipendente da quello di S. Giulia sembra sia stato quello di S. Martino di Rovedano, oggi della Battaglia. Altri ancora hanno pensato all'esistenza di piccole comunità monastiche a Ponticello e Ceresa. Nel 1022 Pozzolengo vide passare l'esercito di Enrico II. Nel 1154 Federico I concedeva ampi privilegi ai comuni del Garda, compreso Pozzolengo mentre Enrico IV, sceso in Italia dopo la battaglia di Rudiano, concedeva a Brescia fra i vari privilegi la sovranità su Pozzolengo. Nel 1225 l'abate di S. Vigilio si rivolge al Comune di Brescia perchè mandi famiglie ad abitare nella zona infestata da briganti. Nel 1251 Lodrisio Crivello, Podestà di Brescia, fu costretto ad armare il popolo ed a invitare Mantova a fare un'impresa comune contro i ladri di Lugana e i malviventi che vi si annidavano: pochi anni dopo, nel 1255, l'Abate di S. Villio di Lugana supplicò la città a concedere a 20 uomini e loro eredi che volessero abitare presso il monastero, l'immunità di tutti gli oneri reali e personali, perchè difendessero le terre dai ladri. Mentre gran parte della Riviera seguiva l'Imperatore, Pozzolengo si schierò dalla parte del Comune di Brescia per cui nel 1239, mentre Federico II saccheggiava Venzago e Salò, il paese venne risparmiato. Nel dicembre 1253 il Comune di Brescia nella persona del podestà Azzone di Pirovano concedeva a Pozzolengo i beni delle famiglie ghibelline Peschera e De Salis e l'anno appresso permetteva al Comune stesso di rifabbricare il diroccato Castello con ampia fossa, oppure di erigerne un altro ex novo a sua scelta: Pozzolengo ne approfittava per ottenere di poter chiudere, con fosso largo 20 braccia, quattro piò di terreno sopra il monte Fluno e di avere la proprietà di altri 24 piò dello stesso monte, posti al di fuori di detto fosso murato, perchè gli abitanti potessero avere i loro orti, le aie (eras) e le rogate, con esclusione di qualsiasi non appartenente alla comunità. Nel 1254 venne sventato il tentativo di Mantova di annettersi parte del territorio e nel 1278 quando la Riviera tentò ancora di togliersi dall'autorità della città di Brescia, Pozzolengo venne occupato di sorpresa dalle milizie veronesi, ma l'anno seguente, sia per le proteste dei pozzolenghesi, sia per la pace di Montichiari, il paese tornò sotto Brescia. Mentre i comuni rivieraschi continuarono a contrastare Brescia con l'aiuto dei veronesi venendo poi saccheggiati dalle milizie cittadine, Pozzolengo si mantenne o neutrale o parteggiò direttamente per il comune di Brescia. Le città di Brescia, Verona e Mantova, col trattato di Montechiaro del 1279, convennero che ognuna avesse da armare 20 uomini per custodia delle vie e a protezione dei viandanti, che percorrevano la strada Brescia-Verona e quella Brescia-Mantova, infestate dai banditi e dai ladri.


Nelle guerre fra guelfi e ghibellini, Mastino della Scala nel 1330 invase Pozzolengo. Sconfitto sulla via per Brescia vi si accampò di nuovo coi suoi armati che si diedero a ruberie ed angherie. Re Giovanni di Boemia chiamato a pacificare gli animi, oltre che rendersi responsabile di nuove vessazioni donò Pozzolengo a Rainaldo Confalonieri, che però non ne prese mai possesso. Pozzolengo invece entrò a far parte della Riviera che ebbe per capoluogo Maderno, pur rimanendo in attesa di nuovi avvenimenti. Nel 1380 e seguenti la Lugana sofferse le scorrerie di Alberto e Mastino della Scala, nel 1362 quelle dei masnadieri della Lega Estense, Papalina, Scaligera, Gonzaghese, Carrarese, i quali occuparono Rivoltella e Pozzolengo, ma dovettero sgombrare dinanzi alla potenza dei Visconti, che andavano elevandosi al massimo splendore, nonostante momentanee soste e la sconfitta di Rivoltella del 1377 subita contro Mastino della Scala. Pure a Rivoltella nel 1401 Roberto di Baviera assalito da Facino Cane e da Ottobono Terzi, capitani di Gian Galeazzo, perdeva 1000 fanti e 600 cavalli. Coinvolto con tutto il territorio nelle rivalità fra i Della Scala (Verona) e i Visconti (Milano), cadde nelle spire delle Compagnie di ventura e delle truppe mercenarie dalle quali fu più volte saccheggiato. Uno degli episodi di maggior rilievo fu la partecipazione nel 1403 alla spedizione capeggiata da Boccaccio da Venzago, condottiero dell'esercito visconteo contro Calvisano e Carpenedolo fedeli al Malatesta. Con l'affermazione del dominio veneto dal 1426 Pozzolengo entrò a far parte della Quadra di Compago. Ma quietatasi la guerra il paese dovette affrontare con Desenzano le rivalità del Basso Garda contro l'Alto Garda a causa delle contribuzioni militari e dei confini. Ebbe inoltre continue dispute a causa dei confini con i comuni confinanti e che si risolsero con un compromesso firmato il 6 marzo 1428 in Peschiera. Gelate invernali (1477), invasioni di locuste, carestie e peste colpirono il paese assieme a tutta la zona circostante. Nel 1481, come ricorda un'iscrizione murata nel campanile, il vescovo Pietro Lippomano, dal 1443 commendatario del Convento, termina il restauro del monastero di S. Vigilio. Agli inizi del 500, in previsione di nuove guerre, le fortificazioni del castello vennero affrettatamente rinforzate e poste in mano a custodi del luogo. Inquietudini e pericoli di guerra si ripresentarono agli inizi del '500, per cui Venezia con ducale del 13 aprile 1509 decretò nuove e importanti fortificazioni che poi, durante l'occupazione francese il card. Giorgio d'Amboise, per conto di Luigi XII comandò che fossero come quelle di altri centri distrutte, scatenando la popolazione che al grido "Marco! Marco!" si ribellò chiedendo la protezione del duca di Mantova e resistendo tenacemente ai francesi che poi imposero, per evitare il saccheggio, una taglia di mille ducati. Nel 1512 truppe tedesche occupavano Pozzolengo sollevando forti reazioni nella popolazione continuamente sottoposta a passaggi di truppe, taglieggiamenti e vessazioni. Agli inizi del 1516 gli spagnoli con Mercurio Bua e la sua cavalleria, tenevano sotto controllo le scorrerie dei tedeschi. La miseria dilagava mentre nel 1527 si riaffacciò il grave pericolo della guerra annunciato da continui passaggi di truppe e dalla calata dei Lanzichenecchi. Il paese subiva ancora violenze e ruberie da parte delle truppe di Giovanni de' Medici, detto delle Bande Nere inviato per arrestare la marcia dei Lanzichenecchi verso Roma, città che tuttavia nel 1530 sarà sottoposta al terribile sacco. Ispirata a desideri di pace fu la festosa accoglienza fatta da Pozzolengo e dagli altri paesi della zona a Carlo V. Tornata la pace nel 1532 Pozzolengo per bocca del proprio sindaco e procuratore Ubertino Ugolini assieme a Desenzano rinfocola i vecchi contrasti con Salò e la Riviera chiedendo segretamente assieme a Brescia, per il basso Garda un proprio provveditore veneziano ed un podestà bresciano distinti da quelli della Magnifica Patria; richiesta avanzata di nuovo nel 1589. Nel frattempo Pozzolengo con i paesi del basso Garda assieme a Brescia faceva fallire il tentativo assecondato anche da S. Carlo Borromeo dell'erezione in Salò di una diocesi indipendente. La pace intanto veniva funestata da numerose sventure fra le quali la peste nel 1567 e nel 1576, l'invasione di 5 mila zingari nel 1572 ecc. Fatti questi che sembravano non intaccare una crescente prosperità decantata dal Cattaneo nel 1603. Ma non erano lontane altre tremende prove. In occasione infatti della guerra di Mantova e del Monferrato, Pozzolengo subiva dall' 1 all' 8 giugno 1630 un assedio da parte dei Lanzichenecchi guidati dal conte Rambaldo di Collalto, resistendo per otto giorni e ricevendo poi dal provveditore di Salò Nicolò Contarini con sua ducale del 14 giugno 1630 le più ampie lodi. Ad esse si univa il doge con ducale del 22 giugno 1630.


Molte abitazioni vennero distrutte creando una gravissima situazione resa ancora più terribile dalla peste famosa detta "del Manzoni". Tra le famiglie più importanti di quei tempi si elencano i Gelmetti, i Barbizzoli, i Biolchi, gli Albertini, i Monti, i Ballini, i Pozzardi, i Mozzinelli, i Loda e infine i Bonturella, nomi in gran parte scomparsi. L'importanza di Pozzolengo è indicata anche dalla presenza di notai quali Barbizzoli, Brighenti, Bonturella, Gelmetti e Albertini. Pozzolengo venne di nuovo coinvolto sia pure non direttamente nei primi anni del '700 nella "guerra di successione" di Spagna, subendo l'andirivieni degli eserciti francese, tedesco e spagnolo e subendo un danno assieme a Bedizzole di 140 mila lire. Nel 1703 non mancarono anche piccoli scontri fra le truppe francesi e gli abitanti del luogo. Il paese fu invece salvato dalle azioni militari che si verificarono nella zona, sempre fra Francia, Spagna e Austria nel 1733 e nel 1741. Rilievo prese nel '600 la famiglia Brighenti che costruì un bel palazzo. Alla fine del '700 ebbe origine la festa o sagra detta "Vagriolo" ai primi di settembre per ricordare lo scontro cruento avvenuto in tale località fra gli abitanti di Castellaro Lagusello e i pozzolenghesi accorsi a vendicare gli oltraggi ad alcune donne e ai compaesani recatisi alla fiera. La tradizione vuole che siano rimasti sul terreno morti e feriti. Da allora i pozzolenghesi disertarono la fiera di Castellaro Lagusello e diedero vita ad una festa tutta loro che oggi è la Fiera di S. Giuseppe.


Il paese conobbe di nuovo il passaggio di truppe francesi guidate da Napoleone nel 1796, schierandosi in prevalenza con i nostalgici del dominio veneto. Il I maggio 1797 affermatosi il Governo provvisorio bresciano, Pozzolengo venne incorporato nel cantone del Benaco, passando poi nell'ottobre, nell'ambito della Repubblica Cisalpina, in quello del Dipartimento del Mella. Truppe e autorità francesi spogliarono la chiesa parrocchiale di veri tesori, fra i quali quattro croci, otto candelabri, otto lampade ecc. mentre vennero abolite le confraternite (salvo quella del S.S. Sacramento) e i benefici ecclesiastici. Nel 1807 il paese veniva ceduto con Asola a Mantova per poi tornare nel 1814 sotto Brescia. Intorno al 1810 veniva costruito in località "Ridello" a S. Anna, sulla via per Monzambano, il nuovo cimitero. Nel 1834 in una sola notte il paese vide passare per le sue vie 60 mila soldati austriaci diretti a Medole per una rivista militare e una serie di principi, marescialli ecc. Il principe ereditario di Prussia trovò ospitalità nella canonica del paese. Nell'800 venne eretto dal feldmaresciallo Pietro Keller un imponente palazzo che con il matrimonio della figlia Gabriele Anna con Giovanbattista Albertini, di famiglia di origine toscana, trasferitasi a Verona al seguito di Dante Alighieri, passò agli Albertini nel 1920. Con la morte, nel 1982, di Isora Pancaldi, vedova di Camillo Carlo Albertini, il palazzo passò alla Fondazione don Gnocchi di Torino. Viene utilizzato attualmente per mostre e attività culturali.


All'avanzarsi nel 1848 dell'esercito piemontese Pozzolengo organizzava la Guardia Civica posta al comando di Francesco Pozzi il quale, ex sottufficiale austriaco, chiamò a difesa il gen. Longhena suo amico, comandante della Compagnia della morte. La Guardia si portò il 27 marzo ad Esenta di Lonato, per spiare le mosse delle truppe austriache. Incontratasi con una pattuglia di Ulani, questa si ritirò. Nel frattempo la municipalità di Pozzolengo, composta da A. Brighenti, A. Stefanni, L. Gelmetti e A. Guerra, si pose a capo della guardia. La sera del 27 marzo otto uomini mandati a custodire il ponte dell'Irta vennero avvertiti che durante la giornata ben 2500 austriaci dopo aver saccheggiato cascine e case avevano posto il campo tra Fenil Vecchio e Fenil Nuovo Cerutti. Dopo una notte agitata all'alba del 28 venivano alzate barricate al ponte dell'Irta, sul Redone, e all'entrata della Lù. Alle ore 8 la truppa austriaca diretta a Peschiera si presentò davanti alle barricate difese da 80 volontari con a capo il Pozzi. Sopraffatti, questi ultimi si ritirarono, mentre gli austriaci dopo aver ferito Felice Bombana, travolte le due barricate penetravano in paese, come racconta Lorenzo Tellaroli nel suo "Saccheggio di Pozzolengo" del 1898 condensato da Germano Cajola: «ferendo un certo Righi Angelo e malmenandone il figlio Bernardo. Avanzarono ancora e nella casa Cappello ferirono Sansoni Luigi. Tutti si rinchiusero nelle loro case, sbarrarono le porte, mentre le campane del castello suonavano a stormo. I soldati sparavano dalla via e dalle finestre si rispondeva con fucilate, o con sassi e legni. Alcuni soldati caddero feriti e parecchi ne uccise Gelmetti Michelangelo, ex sotto-ufficiale di Napoleone I, che sparava dalla casa ora di proprietà del Sig. Peschiera Pietro. I soldati si inferocirono sempre più e con le accette o con il calcio dei fucili, sfondarono le porte penetrando nelle case. Nell'osteria Pedercini (poi Gallo ed ora Monumento) entrarono diversi Ulani, rompendo botti e distruggendo ogni cosa. Nella farmacia Brighenti ruppero vasi e scaffali e, si narra che molti furono i soldati avvelenati, in quanto scambiarono per bevande alcooliche, alcune sostanze velenose. Nella casa Biolchi, ora di proprietà della famiglia Cajola-Gaburri, uccisero con un colpo di fucile Luigi Manerba che stava inerme su un mucchio di granoturco. Alla finestra di casa Brighenti stavano Don Luigi e sua sorella Gertrude con una bambina in braccio. Gertrude impugnava una scopa mentre un austriaco li vide e sparò contro di loro; il proiettile sfiorò il sacerdote e colpì alla tempia la sorella che morì all'istante. Da un'ora e mezza durava il saccheggio quando un ufficiale austriaco venne a briglia sciolta dal monte Rocchetta ad annunciare l'arrivo dei volontari del Longhena. Dato l'allarme, gli austriaci si ritirarono in fretta verso Peschiera, ma prima di rinchiudersi definitivamente in quel forte lasciarono in fiamme alle loro spalle la cascina del Martello. L'arrivo dei volontari Valsabbini e del prete Boifava, curato di Serie, impedì al nostro paese danni maggiori, e la riconoscenza della nostra gente si manifestò in un'accoglienza calorosissima». Pochi giorni dopo in casa Buonamici prendeva alloggio re Carlo Alberto. Undici anni dopo Pozzolengo assistette il 20 giugno 1859 alla ritirata delle truppe austriache verso il Mincio. In quella circostanza i militari, avviliti e affamati, vennero rifocillati con polenta dagli abitanti impietositi. Nella notte dal 23 al 24 giugno 25 mila austriaci ripassarono il Mincio e si attestarono a Pozzolengo. In casa Buonamici prese alloggio il gen. Benedek. Alle ore 3 del 24 giugno 1859, nel territorio di Pozzolengo si ebbero le prime avvisaglie della grande battaglia che va sotto il nome di Solferino e S. Martino. Il luogotenente Raffaele Cadorna in ricognizione nei pressi della cascina Ponticello sulla strada per Desenzano assaggiava la consistenza delle truppe nemiche. Lo scontro si spostava presso monte Ingrana e Solferino. Alle ore 7 scaramucce si accendevano alle cascine Zuccale, Vestona e Ceresa, mentre la battaglia si scatenava intorno a Solferino e a S. Martino. La sera della giornata, come ricorda G. Cajola, mentre «le truppe di Benedek, coperte dal 2° Btg. "Cacciatori dell'Imperatore" si ritiravano da Pozzolengo verso il Mincio, il Re Vittorio Emanuele II entrava in Pozzolengo e veniva ospitato, la notte, in casa Belisai a S. Giacomo di Sotto». Dalla stessa sera poi e nei giorni seguenti, per il fatto che non erano stati requisiti animali da tiro e mezzi di trasporto, a Pozzolengo vi vennero concentrati numerosi feriti della battaglia e in minima parte ricoverati nella chiesa di S. Giuseppe e in case private o smistati in altre direzioni. Nell'opera di assistenza ai feriti si distinse fra gli altri il farmacista, Francesco Savio. Nel frattempo in casa Buonamici prendeva alloggio il maresciallo Baraguej d'Hilliers, comandante del I° Corpo francese. Il 1° luglio ancora in casa Buonamici prendeva alloggio re Vittorio Emanuele II mentre in casa Guerra si installavano gli uffici del Quartiere generale del re. La vicinanza del confine animò i primi anni dell'Unità d'Italia, risvegliando anche sentimenti anti italiani, tanto che il 31 dicembre 1863 la banda diretta da Battista Albertini si peritò di tenere allegri i "doganali" austriaci partecipando con loro a "brindisi ed evviva" all'Imperatore d'Austria, oltre che all'Italia. L'incubo della guerra riapparve nel giugno 1866. Il 22 di quel mese prendeva stanza in Pozzolengo un reggimento piemontese con a capo il marchese Spinola e il cui comando prese alloggio in casa Brighenti. Da qui il 23 il giovane ufficiale Achille Turelli partì con il suo squadrone in appoggio alla brigata Aosta impegnata oltre il Mincio. Il 1° luglio, dopo la sconfitta di Custoza, a Pozzolengo si accamparono il 5° e il 7° corpo d'armata austriaco che non risparmiarono razzie e requisizioni. Il 2 luglio a Pozzolengo prendevano alloggio nel palazzo comunale l'arciduca Alberto d'Austria e nella casa dell'abate Brighenti, sotto lo stesso tetto dove era ricoverato seriamente ferito l'ufficiale Torelli, il feldmaresciallo Braida. Alloggiati in due stanze attigue, separate soltanto da una sottile parete, i due non seppero l'uno dell'altro, grazie all'accortezza della sorella dell'abate. Il 9 settembre 1868 il comune di Pozzolengo e quello di Sirmione chiedevano e ottenevano in Consiglio provinciale la reintegrazione del loro territorio, falcidiato nel 1859 a favore di Mantova e in applicazione del trattato di Zurigo a vantaggio del comune di Peschiera. Notevole lo sviluppo economico-sociale nel 1800 quando la popolazione andò aumentando di un buon terzo. Segno di tale sviluppo fu la Fiera di S. Giuseppe che dal 1903 affiancò quella di S. Lorenzo. E ciò anche se la popolazione ebbe a dibattersi a lungo in situazioni di gravi ristrettezze economiche di cui fu spia il diffondersi della pellagra combattuta anche con l'istituzione di una cucina economica (27 settembre 1883) per iniziativa di Alcibiade e Nelly Gelmetti. L'asilo infantile sorto nel 1877 grazie ai lasciti di Maria Biolchi, i miglioramenti delle strade, la costruzione nel 1880 della strada Sensolina in Lugana e di quella detta "dei Morti" da Pozzolengo a Solferino, la costruzione nel 1881 su progetto dell'ing. Faini, del nuovo cimitero, la pesa pubblica (1883), sono i primi segni di sviluppo economico sociale cui si accompagnarono sempre negli anni '80 l'istituzione della terza e quarta classe elementare. Inoltre l'affitto nel 1883 e l'acquisto poi (1888) della sede del Municipio, l'apertura di un ufficio telegrafico e l'installazione dell'illuminazione pubblica sono altri segni di un vivace progresso del paese. Non mancarono momenti difficili come le inondazioni del Redone del 1892, 1894. Intorno al 1896 per iniziativa del maestro e compositore Secondo Gerevini veniva costituita la banda musicale. Gerevini maestro elementare per molti anni, socialista, nel periodo 1922-25 fu mandato al confino dove compose l'inno a Pozzolengo, fino a pochi anni fa cantato nelle scuole comunali. Nel dopoguerra fu il primo sindaco di Pozzolengo. La fiera di S. Giuseppe alternò periodi di vitalità ad altri di decadenza e conti nua ancora oggi. Ancora più accelerato il ritmo del progresso del paese nei primi decenni del '900. Il 24 luglio 1910 veniva posta la prima pietra dell'edificio scolastico eretto su progetto dell'ing. Faini e inaugurato nell'ottobre 1911. In questo stesso anno veniva eretto il teatro. Non mancarono disastri naturali, come le alluvioni del 1912 - 1913 mentre la Ia guerra mondiale esigeva il sacrificio di giovani vite. A loro ricordo fu dedicato un monumento su disegno dell'ing. Faini ed eseguito dagli scultori Maccabiani che venne inaugurato il 1° novembre 1923.


Agitato fu il dopoguerra, che vide la prevalenza del Partito Socialista ed un susseguirsi di scioperi nelle campagne, specie fra i terziari addetti alla vendemmia. Nella primavera del 1921 veniva fondato il Fascio, di cui fu primo segretario Cosimo Vischioni, il cui gagliardetto venne inaugurato un anno dopo. La squadra d'azione con caposquadra Giuseppe Marinoni, partecipò ad operazioni in paese, a Sirmione, a Ponti sul Mincio e a Monzambano. Il fascismo supportato da squadre fasciste di Rivoltella e Desenzano, prese talmente piede da costringere il capolega Patuzzi ad abbandonare il paese. Un gravissimo fatto di sangue accadde nel luglio 1921, quando un gruppetto di estremisti di sinistra venuti da Desenzano, per rivalersi del fatto che il mattino anche il fratello del capolega era stato costretto ad abbandonare il paese, si scontrarono armati alla trattoria del Sole prima con i fascisti e poi con i carabinieri. Nella sparatoria venne ferito gravemente il carabiniere Giuseppe Albieri che morì poi all'ospedale di Desenzano. Altri incidenti seguirono e lo stesso sindaco con altri socialisti venne bastonato dalle squadre fasciste. L'amministrazione venne in seguito costretta a dimettersi. A fine ottobre 1922 la squadra fascista di Pozzolengo, occupava il comune di Monzambano, costringendo la giunta socialista a dimettersi. Un comizio di Augusto Turati del 2 aprile 1923 sancì la piena vittoria del fascismo locale. Il nome di Pozzolengo corse poi sui giornali europei in occasione dell'attentato da parte dell'anarchico Ernesto Bonomini, contro il corrispondente del "Popolo d'Italia" e delegato generale del Partito fascista Nicola Bonservizi, avvenuto in Francia nel febbraio del 1924, a Parigi. Ristabilitasi la situazione, nel 1928 veniva inaugurato il nuovo asilo, mentre nel 1929 veniva trasformata in campanile una torre del castello. Sensazione e speranze poi deluse vennero provocate nell'agosto 1929 quando, durante opere di trivellamento alla ricerca di acqua, zampillò invece, da quello che venne chiamato il "camino del diavolo", metano. Particolarmente importante fu nel 1942 l'inaugurazione dell'acquedotto. La II guerra mondiale costò la vita a parecchi giovani, mentre il paese, salvo da un mitragliamento avvenuto il 31 ottobre 1944 con il ferimento di una ragazza, rimase esente da danni.


Il II dopoguerra vide una significativa presenza socialcomunista fino al 1960 seguita poi da una prevalenza democristiana e un sempre più accelerato ammodernamento del paese grazie alla costruzione negli anni '50 del tronco di Km 11,5 collegante la località Tassinara nei pressi di Rivoltella con Pozzolengo, la strada dei Grilli, la costruzione di case, di fognature, l'istituzione della scuola media, l'apertura della biblioteca (inaugurata nel febbraio 1978), la costruzione di un centro sportivo (1980), l'adozione nel 1980 del Piano d'insediamenti produttivi (P.I.P.), la trasformazione della casa di riposo in mini appartamenti per i meno abbienti (1981), il restauro del cimitero, la donazione da parte della società Davide Campari, in memoria della già presidente della, Società Angiola Maria Barbizzoli di origine pozzolenghese, dell'edificio delle scuole medie (1987), l'ampliamento del cimitero (1988), l'approvazione nel 1989 del secondo Piano di aree di urbanizzazione residenziale (P.E.E.P.), il restauro del Municipio (1991), mentre nel 1989 la Sovraintendenza ai beni architettonici nella persona dell'arch. Moroni assumeva l'onere di predisporre un progetto per il ricupero del Castello e nel 1993 veniva ampliato il serbatoio nel Monte degli Ulivi. Nel 1996 veniva aperto il Centro polivalente per accogliere associazioni, la polisportiva, patronati, ambulatori. La vita politica e sociale locale si è incentrata anche sul circolo ACLI, sul Circolo culturale socialista e sull'Osteria "Macallé" del P.C.I. Questo partito si è fatto presente negli anni '80 con un suo periodico dal titolo "Alternativa"; la sezione locale stampa dal 1994 un bollettino per Rifondazione Comunista. L'assistenza e il volontariato hanno registrato nel 1970 la fondazione della sezione AVIS che l'anno seguente inaugurava il labaro; ad essa seguiva, nel 1983, quella dell'AIDO. Di notevole rilievo la Comunità Lautari, per tossicodipendenti, fondata da don Luigi Furieri nel dicembre 1992.


La manifestazione di maggior richiamo è la Fiera di S. Giuseppe, presente, come s'è detto, fin dal 1903 (delibera consiliare che la istituisce del 7 febbraio) che l'Associazione Amici di Pozzolengo e l'Assessore Luigi Dissegna hanno rilanciato dal 1975 con particolare vigore. Dal 1980 si tiene, in concomitanza con la Fiera di S. Lorenzo, il Ferragosto pozzolenghese. Nel suo ambito veniva poi lanciato il concorso "Salame d'oro". Singolare la festa dell'asino (1992) sostenuta da persone che intendono lavorare sodo nonostante incomprensioni e difficoltà. Dal 1983 Arturo Gambarotto e Fulvio Sartori, titolari della trattoria "Vecchio Ottocento" diedero vita al premio "Girasole d'oro" per i migliori artisti del teatro, del cinema che si distinguessero anche per umanità e modestia. Negli ultimi decenni si è registrato un risveglio anche culturale con il Gruppo Monte Fluno (ora sciolto), avente come scopo soprattutto il salvataggio del castello; presente in varie attività anche il gruppo culturale "Il Filò" (1994). Singolare il gruppo dei giovani campanari. Il 23 febbraio 1987 la sezione ANA inaugurava una nuova sede.


LO SPORT E IL TEMPO LIBERO hanno visto crescere nel 1975 la Bocciofila, nel 1979 l'Associazione Sante Brunati per il tamburello. Nel 1981 nasceva la Polisportiva che raggruppa il calcio, le bocce, il tennis, il tamburello e il gruppo podistico Tosi Mobili. Il tiro al piattello si è espresso nel Trofeo Barbizzoli. Singolare la raccolta ornitologica di Mari Tacconi.




Il CASTELLO, e più propriamente borgo fortificato, costruito verso i secoli IX-X, riedificato nella forma attuale nel sec. XIII e ristrutturato definitivamente agli inizi del sec. XVI è collocato sulla parte più alta di una modesta altura chiamata Monte Fluno. Esso l'occupa tutta, adattandovi le strutture. Ha pianta pressochè trapezoidale: più lunghi i lati est e ovest, più corti gli altri due. Numerose le torri semicilindriche inserite nella cortina delle mura specie nei lati ovest e sud. Non si riesce o quasi a scorgere la composizione del complesso murario a causa dell'edera che con altri vegetali similari lo copre pressochè per intero. Il borgo è ricco di abitazioni nella zona orientale, più elevata, meno in quella occidentale. Le case sono disposte parallelamente ai lati lunghi, la cerchia di mura porta merlatura guelfa. Scomparsa la chiesa di S. Lorenzo (del sec. XV), è rimasto solo l'abside affrescato, recentemente (1995) restaurato. Degradato in gran parte a stalla e porcilaia benchè vincolato dalla Sovrintendenza nel 1965 e soggetto a crolli nel 1977, vennero poi compiuti sforzi nell'intento di salvare il salvabile.




Il MUNICIPIO eretto nel 1800 fu abitazione della famiglia Gelmetti affittato nel 1883 al comune e da questi acquistata nel 1888. Venne restaurato nel 1991. Villa Albertini, dell'800, nel centro del paese, ha portico di cinque archi e all'interno sale decorate. Palazzo Gelmetti, del '700, ora Piavoli con portico di otto archi nell'ala rustica e uno scalone a due rampe, conserva strutture del preesistente edificio cinquecentesco in una sala al piano terra e nel camino del salone. Notevole anche palazzo Brighenti del sec. XVIII.


Tra i personaggi più noti il pittore Franco Brighenti, Ettore Andreis, peritissimo nella conceria, il fotografo Ugo Mulas, il regista Franco Piavoli, Angiola Maria Barbizzoli - presidente della "Davide Campari" di Milano, il giocatore di tamburello Sante Brunati.




ECCLESIASTICAMENTE. Gli atti delle visite pastorali sono concordi nell'indicare S. Giacomo come prima pieve soppiantata poi da S. Lorenzo esistente nel castello ed infine da S. Maria che prese poi il nome di S. Lorenzo. Appartenne alla chiesa veronese probabilmente fin dall'evangelizzazione attribuita a S. Eupeprio. Nel 1145 Eugenio III riconfermava l'autorità ecclesiastica del vescovo di Verona sulla «plebem Puzolengi cum capellis et decimis» e sul «Monasterium S. Vigilii». Il 29 gennaio 1154 era Anastasio IV a confermare a Teobaldo Vescovo di Verona i possedimenti concessi dal suo predecessore Eugenio III alla Chiesa Veronese, tra i quali Rivoltella, Plebem Sirmii et Monasterium Sanctii Vigilii, Plebem Puzolingi etc., conferma ratificata da Federico Barbarossa l'anno stesso nel quale si fermò sulla riva Veronese e da Papa Clemente III nel 1188 al Vescovo di Verona Abelardo.




LA PIEVE DI SAN LORENZO. La parrocchia si presentava nei primi decenni del sec. XVI in buone condizioni. Il vescovo Giberti nella visita pastorale del 1530 vi trovava un clero che godeva buona fama e di sufficiente cultura. Vi è già il libro dei battezzati. Vi è una Scuola dei Disciplinati e la Confraternita del S.S. Sacramento munite di beni. Oltre alla chiesa di S. Lorenzo esistevano anche le chiese campestri di S. Giacomo (antica pieve), S. Maria con due cappellani, S. Anastasia e S. Vigilio. Rilievo particolare nella vita religiosa aveva la Disciplina che poi venne dedicata a S. Giuseppe e in seguito le Confraternite del S.S. Sacramento con sede nella parrocchiale e del S.S. Rosario nella chiesa di S. Maria (poi di S. Lorenzo). Intenso l'apostolato fra la gioventù, dal 1942 al 1952, del curato don Severino Pezzin. Attivo il parrocchiato di don Armando Scattolini che fece costruire negli anni '60 la canonica e il centro ricreativo e sociale e che diede il via ad ampi restauri avvenuti dal 1970 al 1973. La chiesa, inoltre, venne arricchita da nuove porte nel 1978.


CHIESA PARROCCHIALE. Forse costruita nel sec. XV, divenne chiesa parrocchiale nel 1530. Ospitò la Confraternita del S.S. Rosario. Venne nel '600 abbellita di fregi e ornamentazioni barocche come si può vedere nel Battistero conservato ancor oggi nel suo aspetto originale. Venne ristrutturata alla metà del '700, come suggerisce la data 19 aprile 1783 che si legge su un mattone, con la trasformazione a croce latina e l'aggiunta di una cupola centrale. Ne risultò una suggestiva costruzione di "trentasei colonne cilindriche finemente marmorizzate, sorrette da robusti piedistalli di pietra viva; con gli stupendi capitelli corinzi diligentemente lavorati nelle loro foglie e nelle volute; con la volta ampia e maestosa che si adagia gravemente sulla solida trabeazione; con la cupola snella e leggera che ardita si slancia verso il cielo". Entrando a sinistra si incontra l'altare dell'Assunzione con una tela di Andrea Celesti. Il secondo altare è dedicato alla Madonna del Rosario, con tela del '600. L'altare maggiore è ornato da una maestosa tela di Gabriele Rottini raffigurante il martirio di S. Lorenzo (1843). Sopra la pala domina un grande Crocifisso. Scendendo sulla destra si incontra l'altare del Crocifisso con una tela del Brusasorci che ha sostituito il Crocifisso posto nell'abside. L'organo venne costruito da Bartolomeo Antegnati nel 1600 e restaurato o meglio rifatto nel 1881 da Gaetano Zanfretta, durante il trasporto nella parte nuova del tempio. Venne di nuovo restaurato nel 1987, grazie a sovvenzione della ditta "Campari" di Milano. Nel 1849 venne progettato un campanile che avrebbe dovuto avere l'altezza di 38,45 m., ma che non venne realizzato. Una lapide, in castello, in origine nei pressi della chiesa di S. Lorenzo, (probabilmente dei primi dell'800) ricorda la famiglia Gelmetti con le seguenti parole: "Qui solo con la moglie, vuole essere Girolamo Gelmeto nato dalla famiglia un tempo chiamata de Campo ora dal piccolo Guglielmo chiamata dalla vecchia popolazione casa Gelmeta".




S. LORENZO IN "CASTRO". Abbastanza ben tenuta fu chiesa parrocchiale fino ai primi decenni del sec. XVI. Era collocata all'interno del castello e venne demolita nel 1940 per l'istallazione di un serbatoio. Di essa è rimasto solo un affresco che copriva l'abside raffigurante Cristo con gli evangelisti Marco e Giovanni, restaurato per iniziativa dell'Amministrazione comunale nel 1995. La chiesa di S. Lorenzo, forse diaconia della primitiva pieve, venne probabilmente ricostruita nel sec. XIV, come confermano gli affreschi trecenteschi considerati di notevole valore. Fu presto chiesa parrocchiale soppiantando la prima che si trovava in S. Giacomo e tale rimase fino al 1530 quando venne trasferita in S. Maria, pur mantenendo come titolare S. Lorenzo. S. Vigilio. Dipendente dalla Chiesa abbazia della S.S. Trinità di Verona. Nel 1541 aveva un suo cappellano.




CHIESE SCOMPARSE. S. Anastasia, già in decadenza nel 1541. Abbisognava di riparazioni al tetto e alla struttura. S.S. Filippo e Giacomo nello stesso stato.




DISCIPLINA e S. GIUSEPPE (GIUSIPLINA). Sorgeva a due passi dalla chiesa parrocchiale; già trasformata dapprima in oratorio e successivamente in cinematografo, è crollata nell'ottobre 1963 mentre si eseguivano opere di manutenzione straordinaria.




S. GIACOMO. La chiesa, certo ricostruita, crollò nel 1962.




ECONOMIA. Eminentemente agricola fino a pochi decenni fa si è sempre basata sulla produzione di cereali, frutta, ortaggi, gelsi, allevamento del bestiame e soprattutto sulla viticoltura. L'agricoltura è andata rammodernandosi sulla fine dell'800 e agli inizi del '900 grazie alle conferenze agricole tenute dal prof. Sandri, dal prof. Agostini e la costituzione l'8 gennaio 1900 di un Consorzio per gli spari di razzi contro la grandine. A cavallo dell'800 - 900 si distinse l'azienda agricola del Conte Albertini che vinse anche premi nelle esposizioni agricole, come in quella del 1904. Il 2 agosto 1908 si teneva il primo mercato bestiame, tenuto poi ogni prima domenica del mese. Da sempre a vocazione vitivinicola, Pozzolengo è ora fra i comuni più interessati alla produzione di vino Lugana DOC ed è entrato nel 1967 a far parte della Stella del Garda, promossa dall'Azienda di soggiorno di Desenzano. Fra le aziende vinicole più nominate è la Brunello Galliano. Dal 1972 l'agricoltura e soprattutto la viticoltura si sono avvantaggiate per merito di un consorzio di bonifica che aderì poi al Consorzio Bonifica Alto Mincio che sviluppò l'irrigazione a pioggia. L'allevamento del bestiame ha avuto un suo caposaldo fino agli anni '50 nella fiera divenuta famosa per buoi da tiro e cavalli provenienti dalle province di Brescia, Verona, Mantova e Cremona. Specie dal 1891 per iniziativa di Lorenzo Inselvini veniva avviato lo sfruttamento della torbiera di Rione di 12 piò di estensione. Dal 1936 al 1938 venne sfruttata per riscaldamento la torba estratta in località Mantelli. Dopo la scoperta del metano nel 1929, nel 1938 la società "Surgi" di Milano ne avviava le ricerche in due pozzi.


Attiva da secoli la lavorazione della seta; nei primi anni del 1900 Pozzolengo conobbe i primi segni di industrializzazione. Chiusa nel 1911 per dissesto la ditta Pasquali e C., specializzata nel commercio di bachi da seta, solo negli anni '50 vennero installati alcuni maglifici, un molino, una falegnameria ed una officina meccanica mentre si sviluppò un intenso pendolarismo su Lonato e Desenzano del Garda. Nel 1962 veniva fondata da Peter Gottwald (industriale scomparso misteriosamente il 27 dicembre 1963) in un primo tempo nei locali dell'attuale ACLI, l'azienda Duomo passata poi ad Oleg Cassini e poi a Maria Ferrari, divenuta infine Clarabella, che nel 1978 occupava 80 dipendenti ma che fallì nel 1981. Venivano intanto avviate piccole aziende, come l'officina di Lorenzo Stefanni, per la produzione di stampi, con brevetto "Brinciol", ora chiusa, l'Officina Ala per la produzione di pezzi di macchinari di precisione, la ditta Cobre per la produzione di regolatori del gas, l'Officina meccanica Bellini e Meda, la ditta Plasticwork per la lavorazione di materie plastiche, la fonderia di leghe leggere Le. Sa, il Maglificio Francesca, il Tomaificio Boselli ecc.




SINDACI, PODESTA', COMMISSARI PREFETTIZI: Andrea Guerra (1871-1875), dott. Carlo Albertini (1875-1881); Pietro Marai (1881-1885); Carl'Antonio Cominelli (18871891); ing. Francesco Onesti (1892-1894); Bortolo Guerra (1894-1897); Amilcare Baroni (1897-1903); dott. Carlo Superchi (commissario prefett. settembre 1903); Amilcare Baroni (1903-1907); cav. Filippo Marinoni (19071920); Emilio Bulgarini (1920-1921); cav. Luca Cuccia (commissario prefett. settembre 1921); cav. Filippo Marinoni (marzo 1922-1924); rag. Giovanni Caré (commissario prefett. ottobre 1924); ing. cav. Luigi Putti (commissario prefett. 1925-1929); cav. Nicola Maggio (commissario prefett. agosto 1929); ing. Giovanni Bazoli (podestà 1929-1932); Camillo Albertini (podestà 1932-1936); Ugo Guerra (commissario prefett. marzo 1936; podestà novembre 1936-1941); Guido Gaburri (commissario prefett. febbraio 1941); maresc. Pasquale Mulas (commissario prefett. aprile 1942; podestà 1942-1945); Secondo Gerevini (sindaco nomin. dal C.L.N. 1945-1946 e 1946-1951); Giordano Zamboni (1951-1956); Carlo Zarantonello (1956-1960); Giordano Zamboni (1960-1964); Carlo Vischioni (1964-1968); per. agr. Gaetano Conti (dal 1968).