PONTE S. MARCO

PONTE S. MARCO (in dial. Pont S. Marc)

Frazione di Calcinato e parrocchia autonoma dal 1942. È a 3 km. a SO di Calcinato e a 16 km. a SE di Brescia. Il territorio è compreso quasi tutto fra la statale n. 11 e la ferrovia Milano Venezia ed è attraversato dal fiume Chiese. Numerose le cascine fra le quali: Pradella, Casetta, Carote, Belvidì, Isola.




ABITANTI: 100 nel 1814, 500 c. nel 1936, 857 nel 1960, 885 nel 1965, 950 nel 1970, 2.200 nel 1984, 2.500 c. nel 1995.


Intorno agli anni '20 sono state trovate tombe in una delle quali si rinvenne della calcedonia e una collana di ambra lavorata databile all'età del ferro ma che allora fecero pensare perfino a presenze fenicie, alle quali se ne sarebbero sovrapposte altre etrusche e poi galloromane. Al periodo gallo-romano vennero attribuite altre scoperte di tombe con armi, utensili, in località "Fornace vecchia" e "Cavallere" sempre nel territorio di Calcinato. Del resto già agli inizi del '500 il dottissimo sacerdote Aldeghisi, caro a Leonardo, aveva segnalato con grafici l'importanza storica della zona ad ovest di Calcinato. Più recentemente le scoperte sono andate sempre più intensificandosi. Infatti gli scavi archeologici eseguiti su segnalazione di Gabriele Bocchio nel 1990-1991 hanno riportato alla luce in via SS. Faustino e Giovita importanti reperti della prima età del Bronzo e della prima età del Ferro, grazie ai quali è stato individuato, come scrive in una sua scheda Stefano Gelsomini, «un importante insediamento protostorico, formato da case rettangolari - identificate grazie all'allineamento delle numerose buche per palo -, con pavimenti in parte in battuto ed in parte in acciottolato minuto della lunghezza di 30/40 metri circa. Questo abitato venne frequentato quasi ininterrottamente dal IX/VIII sec. a.C. fino al V sec. a.C.; al suo interno non è stato possibile individuare le testimonianze di una sola originale cultura, quanto piuttosto i differenti influssi delle culture Alpina, Golasecchiana, Padana e Paleoveneta, fattore questo determinato dalla posizione del villaggio in una zona che potremmo definire "cerniera" tra le diverse influenze culturali nella pianura Padana nordorientale. Uno dei dati più interessanti emersi durante lo scavo è stato il rinvenimento di un forno circolare (diametro cm. 120) per la cottura della ceramica, foderato e con una stretta bocca di alimentazione chiusa da due sassi. Nelle immediate vicinanze è stata ritrovata una discarica per recipienti mal cotti (recipienti che è stato possibile ricostruire grazie al lavoro di restauro di L. Morlacchi)». Ritrovamenti analoghi si sono verificati nelle vicine località di S. Marchino, Bussago, S. Vito appartenenti però al territorio bedizzolese. Sebbene la via più percorsa fosse quella che da Mazzano si dirige su Pontenove di Bedizzole e anche per raggiungere Calcinato venisse frequentata una strada che attraversava il Chiese a S. Maria, tuttavia esistette in luogo un guado e poi un ponte molto antico presso il quale vennero eretti un ospizio e qualche altra modesta abitazione. La leggenda vuole che vi siano passati anche i S.S. Faustino e Giovita, trascinati in catene per mezza Italia. Ancor prima del '400 l'ospizio apparteneva ai "capitanei" de Manerba, che sono gli appartenenti alla famiglia Manerba, privilegiati dagli imperatori S.R.I. Pur non importante nel sistema viario locale, (in quello interregionale fu importante fin dal Medioevo ma soprattutto dopo lo spostamento della strada "statale" da Pontenove a Ponte S. Marco) nei confronti degli altri ponti di Pontenove e di S. Maria (oggi Calcinatello) l'ospizio, come scrive Marina Tonelli, continuò a fornire «ai viaggiatori di passaggio vitto, alloggio, cambio di cavalli, riparazioni ai mezzi di trasporto etc.; infatti, in virtù di antichi privilegi feudali concessi dagli Imperatori del Sacro Romano Impero e confermati dalla Repubblica di Venezia nel 1453, buona parte dei terreni e delle case, la chiesa dedicata a S. Marco che dava il nome al ponte e l'osteria, erano proprietà della nobile famiglia bresciana dei Manerba che, in cambio della manutenzione perpetua del ponte, era esentata dal pagamento di qualunque dazio o imposta sui predetti beni, sia verso il Comune di Calcinato che verso la città di Brescia». La notizia secondo la quale «essendo costruito in legno e in seguito a una alluvione ridotto in pessimo stato, tardando gli interessati di Manerba a ripararlo, gli abitanti di Calcinato con decreto del 17 novembre 1404 ottennero che il Ponte e l'Ospizio passasse in proprietà del loro Comune», deriva da un'errata lettura di una "stampa al taglio" conservata in archivio parrocchiale. Quello che è certo è che la località rimase in second'ordine fino all'avvento (1426) della Repubblica Veneta, la quale abbandonando quasi del tutto l'antica strada romana Brescia - Mazzano - Pontenove - Lonato, costruì l'attuale strada nazionale Brescia-Verona che venne chiamata regale. Il ponte gettato sul Chiese venne intitolato a S. Marco patrono della Repubblica. Secondo alcuni la località prende il nome dalla chiesetta di S. Marco o S. Marchino, ora cascinale in Comune di Bedizzole, attestata anche nel medioevo. Il 22 maggio 1513 fuorusciti bresciani con Valerio Paitone e Lodovico Cozzaglio incontrata una schiera di francesi li fecero a pezzi con l'aiuto anche di molti paesani di quei luoghi dirigendosi poi verso Salò. In seguito ad una nuova alluvione che nel 1544 spazzò di nuovo via l'intero ponte, di fronte, come scrive Marina Tonelli, «alle insistenze dei rappresentanti della Serenissima che premevano per l'immediato ripristino dell'importante via di comunicazione, i Manerba si dichiararono disposti a cedere il ponte con tutti i diritti annessi agli uomini del Comune di Calcinato che soli disponevano di un'adeguata quantità di legname per la ricostruzione». Documenta la Tonelli: «il contratto venne stipulato il 17 novembre 1544, in palazzo Broletto a Brescia, residenza del Capitano inviato da Venezia; in base ad esso i nobili fratelli Ercole, Gian Battista e Teodoro Manerba fu Vincenzo cedettero al Console Cristoforo Rasio ed ai Sindaci Bartolomeo Marini e Gian Pietro Cornelli, rappresentanti il Comune di Calcinato, l'osteria con le sue pertinenze (orto, cortile ed un appezzamento di terreno di circa un piò) insieme alla facoltà di vendere pane, vino e carne nella stessa, senza assoggettarsi ad alcun dazio. Nell'acquisire queste proprietà e questi diritti, gli uomini del Comune dichiararono ufficialmente di assumersi anche l'onere della ricostruzione e della perpetua manutenzione del ponte». Da parte sua il Comune di Calcinato affidò i lavori con pubblica asta al miglior offerente. Intorno al ponte e all'osteria, come ha scritto Marina Tonelli «pulsò sempre la vita della piccola comunità, i cui residenti stabili (l'oste, contadini, artigiani, nobili di campagna) ancora nel 1814 ? secondo il prevosto don Pancrazio Benedetti ? non superavano le cento unità». In una camera dell'osteria, il 9 marzo 1602, l'oste Filippo Signorini gravemente ammalato, stilava il suo testamento con cui istituiva il Monte di Pietà di Calcinato. Transiti di truppe nel 1628-1630 portarono carestia e peste. Nella ripresa, dopo l'epidemia, venne ricostruita grazie al nob. Lodovico Manerba la chiesetta, pressoché abbandonata. Quasi contemporaneamente venne costruita la cappella privata dedicata a S. Carlo, voluta dalla contessa Provaglio. Non pochi gli interventi sul ponte fatto segno a frequenti piene, ai danni delle quali si rimediò via via con il rinforzo di nuove colonne di legno e nel 1689 con la completa ricostruzione. Di nuovo compromesso nel dicembre 1742 quando il maestro legnaiolo Vincenzo Tonesi dovette constatare che le colonne di sostegno del ponte erano diventate un groviglio di legname, postulando così la costruzione di un nuovo ponte con solidi piloni di pietra che venne conclusa nel 1749, quando, in vista dei pesanti mutui affrontati, il Comune di Calcinato fu autorizzato a far pagare il pedaggio ai mezzi di trasporto, salvo quelli del servizio pubblico. Nel maggio 1796 a Ponte S. Marco si accampò un contingente francese al comando di Augeran. Rioccupata dagli austriaci la località passò poi in mano alle truppe francesi del gen. Dallamagne. Nel 1810 ad un centinaio di metri al di sotto il ponte fu costruita una derivazione delle rogge di Lonato e di Montichiari. Nel 1854 con l'inaugurazione del tronco Brescia-Verona della Imperial Regia Strada Ferrata Ferdinandea, Ponte S. Marco ebbe una stazione ferroviaria che soppiantò in breve tempo la posta dei cavalli. L'il giugno 1859 Ponte S. Marco vide il ripiegamento delle truppe austriache che avevano appena abbandonato Brescia. Il 25 giugno 1859, il giorno dopo la battaglia di S. Martino e Solferino, si fermarono a Ponte S. Marco Vittorio Emanuele II e Napoleone III. La tradizione vuole che, affamati, sostarono presso l'osteria Astoria, ma si dovettero accontentare di una grande frittata messa assieme dall'oste con uova raccolte nel vicinato. Il 30 settembre 1890 passò anche Umberto I che volle conoscere particolari della sosta del padre. Nella notte del 16-17 settembre 1882 il ponte fu in pericolo di essere travolto da una terribile inondazione. Danneggiato, venne ricostruito per intervento del rag. Giuseppe Ferrari, realizzatore del grande stabilimento di Vobarno. Nella zona si sviluppava intanto sempre più intensamente l'agricoltura, e prendeva piede qualche at tività artigianale fra cui sulla fine dell'800 una fabbrica di ottime fisarmoniche di Massimo Stornati. Il vero rilancio economico sociale di Ponte S. Marco fu dovuto alla costruzione nel 1902 del grande stabilimento Schiannini, divenuto poi il Cotonificio Ponte S. Marco che richiamò molti lavoratori dai paesi circostanti, dal veronese e dal meridione. Contemporaneamente, sfruttando il notevole salto d'acqua del canale Schiannini, derivato dal Chiese al ponte Bettoletto, si costituiva la "Società idroelettrica di Ponte S. Marco" . Contemporaneamente alla costruzione del Cotonificio il Comune aveva avviato la costruzione a fini agricoli di un canale derivato dal Chiese nel cui progetto si inserirono gli Schiannini, tanto che venne chiamato Canale Schiannini. Lo sviluppo urbanistico ed un continuo aumento della popolazione postulò presto nuovi servizi. Nel primo decennio del '900 si sentì la forte necessità di un edificio scolastico in luogo, che venne però realizzato solo nel 1920. Intanto prima i lavori di scavo ed edilizi poi l'attività nel Cotonificio, come ha scritto Marina Tonelli «richiamarono da Calcinato e dai paesi limitrofi un gran numero di operai e di operaie che lavoravano in condizioni proibitive e con salari inadeguati. Da qui gli scioperi più o meno prolungati, volti ad ottenere miglioramenti delle condizioni di lavoro ed aumenti salariali, che si susseguirono dal 1901 fino all'avvento del fascismo, promossi e mediati prima dalle associazioni sindacali cattoliche ed in seguito (soprattutto dopo la guerra mondiale) da quelle socialiste». Il nome di Ponte S. Marco divenne noto nel 1907 anche per fatti ben diversi, e cioè per avere l'Automobile Club di Milano organizzato, con partenza e arrivo a Ponte S. Marco, una corsa automobilistica di velocità vinta da Ferdinando Minoia e che ebbe vivo successo. Nel 1915 nelle vicinanze di Ponte S. Marco venne costruito un campo di aviazione con hangar e baracche, in collegamento con il campo di Ghedi e Montichiari. Su di esso nel 1918 erano presenti 37 squadriglie di ricognizione. Nel 1917 le vicinanze vennero adibite a campo di concentramento per prigionieri. Ancor più celere lo sviluppo del paese nel dopoguerra. Nel 1920 sorse l'edificio scolastico e nel marzo 1923 si costituiva l'Unione Sportiva. La prevalenza operaia fra la popolazione portò con sè anche vivaci manifestazioni politiche che nel 1923 e 1924 sfociarono in scontri fra socialisti e fascisti. Alluvioni, allagamenti e inondazioni si verificarono il 31 luglio 1924. Ancor più gravi erano stati gli allagamenti del 1916-17 e poi del maggio 1926 subiti dal Cotonificio Schiannini. Nuovi danni provocò al Cotonificio il maltempo nel novembre 1935. Molto importante per la comunità locale fu la costruzione della nuova chiesa e l'inizio delle attività ad essa connesse e, su iniziativa del Comune, della sala di custodia prima, asilo poi.


Terribili per il paese furono gli ultimi mesi della II guerra. Il paese e specialmente i ponti stradali e quello ferroviario vennero fatti segno a 72, e secondo altri a 98, bombardamenti. Quattromila furono le bombe sganciate sui più diversi obiettivi e sulle case. La chiesa ebbe danni modesti (tetto, vetrate), mentre rimase intatto nelle strutture il palazzo Romanelli che venne chiamato la "Casa delle bombe". Il segnale dei bombardamenti venne dato il 26 luglio 1944 quando un razzo cadde sulla ferrovia "seminando, come scrisse don Rovetta nel suo diario, terrore". Sedici bombe cadevano sui ponti e sulla ferrovia il 3 agosto, portando per la prima volta morte. La popolazione sfolla mentre i bombardamenti riprendono il 15 e 23 ottobre, il 7 novembre, il 3 dicembre e poi con sempre maggiore frequenza seminando distruzione al cotonificio, alle strade, alla ferrovia, ai ponti, mentre l'aereo di disturbo detto "Pippo" continuava a volteggiare nel cielo, a volte mitragliando, a volte gettando spezzoni incendiari. Il più terribile dei bombardamenti ebbe luogo il 13 febbraio "polverizzando" la contrada. Continuarono nei giorni seguenti e lo stesso giorno di Pasqua con una tale distruzione che il paese fu chiamato la "Piccola Berlino" e "Ponte della morte". Il 24 e il 25 aprile (1945) i tedeschi in ritirata, inseguiti da caccia americani fecero saltare i ponti ferroviari. Il 27 compaiono finalmente tre colonne di carri armati americani: era la liberazione. La contrada è distrutta al 95 per cento, la chiesa è solo danneggiata e tra le macerie è ancora in piedi palazzo Romanelli.


Decisa fu la ripresa del dopoguerra. Nel 1946 infatti il Comune di Calcinato costruiva 25 alloggi ai quali se ne aggiunsero altri 18 nel 1947, e nel 1949-50 venne allargata la statale 11 (Padana Superiore) ritenuta per gli incidenti una trappola della morte. Nel novembre 1950 veniva inaugurata una "Casa dei bambini Montessori" costruita in memoria del dott. Antonio Bianchi e affidata poi nel 1962 alle Suore Missionarie del S. Cuore di Gesù. Nel 1970 venne asfaltata la strada per Bussago. Per ricordare la ricostruzione, nel 1972, i giovani realizzarono un parco-giardino di circa 1.500 mq. Nell'agosto del 1977 veniva pressoché finito l'asilo nido. Nel 1982 Mercedes Zulli e Adelina Abeni aprirono un canile per cani "trovatelli", poi trasferito a Calcinatello. Danni gravi provocò l'inondazione del Chiese del 1976, specie al Cotonificio. Nel 1976 venne costruito un nuovo edificio scolastico, ampliato 4 anni dopo. Negli anni '80 si costituì il Gruppo Amici di Ponte S. Marco che diede un rilancio di grande risonanza alla Sagra di S. Faustino, cui si aggiunse la Fiera. Negli anni '80 venne istituito un dispensario farmaceutico e incrementata l'edilizia economico-popolare. La costruzione di un depuratore, la sistemazione dell'acquedotto, il reperimento di aree produttive, furono iniziative molto importanti. Nel 1986 venne adottato il Piano Regolatore Generale. Nel 1992 veniva progettata una variante esterna dell'abitato. Nel 1994 fu predisposto un Piano per insediamenti produttivi su un'area di 18 mila e 600 mq. Nel 1995 la frazione venne interessata nel Piano Regolatore di Calcinato, prevedendo nuove aree destinate ad attività produttive mentre veniva avviata la costruzione della circonvallazione. Inoltre veniva intrapresa la costruzione del giardino pubblico "S. Faustino" di 13 mila mq., migliorato l'asilo Antonio Bianchi, costruito il sottopasso ferroviario e predisposte piste ciclabili. Nel marzo 1995 veniva sperimentato nel giovedì un mercato settimanale. Intanto spazi per gruppi, associazioni, attività sociali e culturali furono messi a disposizione dal Comune di Calcinato nelle ex scuole di Ponte S. Marco mentre si procedeva al miglioramento della viabilità e dell'arredo. Lo sport ha da decenni assunto notevole sviluppo. Dal 1980 successo particolare ebbe il Torneo notturno di calcio a sei, organizzato dal Centro Giovanile Romanelli. Qui la Polisportiva Ponte S. Marco organizza nella grandiosa palestra varie attività sportive. Viva anche la tradizione ciclistica con il Trofeo Marco Alberini disputato fin dal 1960 e sostenuto più recentemente dal Gruppo Sportivo "Saniplast" e di particolare prestigio la Coppa S. Geo diventata nel 1981 un avvenimento internazionale. In attività il club "Lenza Calcinato" che dal 1986 ha un suo laghetto.




ECCLESIASTICAMENTE è opinione di Paolo Guerrini che il primitivo oratorio fosse dedicato ai S.S. Faustino e Giovita e che sorgesse accanto ad un antico ospizio del Monastero bresciano. La cappella, costruita non si sa quando, venne comunque dedicata a S. Marco ed appartenne prima alla pieve di Pontenove di Bedizzole e poi alla parrocchia di Calcinato. Come si legge negli atti della visita pastorale del Bollani (1565) "a quelli di Manerba" (sono sicuramente gli appartenenti alla famiglia Manerba) apparteneva la chiesa e l'oratorio di S. Marco, "in contrada Pontis S. Marci". Mancava il pavimento e il visitatore ordinava che venisse imbiancata, ornato l'altare, munita di chiave e tenuta chiusa la chiesa. La chiesa caduta poi in semi-abbandono venne ricostruita dopo la peste del 1632 e dedicata ai S.S. Faustino e Giovita. Di nuovo quasi abbandonata nel 1732 venne ricostruita grazie alle offerte del nob. Lodovico Manerba e di altre persone del luogo e benedetta dal prevosto di Calcinato don Pietro Floriana. Come annota Marina Tonelli «in tale occasione tramontò definitivamente il culto di S. Marco a vantaggio della Beata Vergine della Rosa la cui immagine venne affrescata sulla parete dell'abside. Contestualmente al sorgere di un nuovo culto nella chiesa antica, venne costruito in Ponte S. Marco anche un nuovo oratorio. Infatti, subito dopo la riconsacrazione della chiesa della Rosa, il prevosto di Calcinato si recò nel palazzo (ora ex casa Romanelli) della contessa Teodora Provaglio che rinunciò nelle sue mani a qualunque diritto vantato dalla sua famiglia sull'antica chiesa presso il ponte, posta su un fondo di proprietà Manerba. La contessa Teodora Provaglio, vedova senza figli maschi di Alessandro Manerba (ultimo erede della linea principale dei Manerba di Ponte S. Marco) aveva infatti da poco fatto fabbricare un'altra chiesa chiamata Santo Carlo, contigua al suo palazzo in detta contrada di Santo Marco». La chiesa di S. Maria della Rosa divenne sussidiaria della parrocchiale di Calcinato i cui prevosti si preoccuparono di inviarvi un curato per le celebrazioni festive e per il catechismo. Tale situazione rimase immutata fino ai primi anni del '900, quando l'aumento della popolazione in seguito alla nascita del Cotonificio Schiannini e l'espansione urbanistica, economica e sociale imposero sempre maggiori cure pastorali e la costruzione di una nuova chiesa. Lo snodo decisivo della vita religiosa della borgata fu costituito dalla presenza, dal settembre 1934 come curato, di don Cesare Rovetta. Dovendo affrontare una comunità in crescita, ma vincolata alla parrocchia di Calcinato con una chiesa insufficiente, pose subito il problema dell'autonomia. Assunto il servizio il 16 settembre 1934, il 25 seguente aveva già avviato la procedura per costruire la nuova chiesa coinvolgendo la proprietà del Cotonificio Gabardi. L'ing. Vittorio Montini era il progettista. Esperiti i preliminari, ottenuto l'impegno del versamento di una lira per ogni dipendente ed una pari somma da parte della direzione del Cotonificio, il 26 novembre il progetto Montini veniva approvato, ed iniziavano gli scavi ed il rifornimento gratuito del materiale. Ai primi di gennaio 1935 i lavori procedevano spediti. Il 16 giugno 1935 veniva posta la prima pietra, e il 16 luglio la costruzione era in fase avanzata. L'intervento finanziario del comm. Edoardo Gabardi proprietario del Cotonificio accelerò i lavori di completamento. Il 20 maggio 1937 con l'aiuto finanziario del comm. Gabardi e di Gaetano Tomè veniva commissionato alla ditta Ottolina di Seregno un concerto di cinque campane, consacrate dal vescovo di Brescia il 3 ott. 1937. In novembre venivano poste le vetrate fabbricate dalla ditta Marengoni di Brescia su disegno di Vittorio Trainini. La chiesa veniva inaugurata il 15 gennaio 1938 ed in seguito completata in tutto, così da poter essere consacrata il 28 settembre 1941. Il 1° gennaio 1942 entrava in funzione come chiesa parrocchiale e Don Rovetta veniva nominato, prima vicario economo e poi parroco il 2-5-43. Ultimata la costruzione della chiesa ed eretta la parrocchia, questa fu affidata ai sacerdoti del S. Cuore di Gesù e del p. Dehon, detti comunemente padri Dehoniani della provincia italiana, con sede in Bologna, i quali esperite le formalità e passata la guerra fecero il loro ingresso ufficiale a Ponte S. Marco il 17 novembre 1946, con il nuovo parroco Raffaele Belussi, mentre lo stesso giorno don Rovetta lasciava la parrocchia. I padri si preoccuparono di continuare e completare la struttura pastorale dando vita all'Azione Cattolica, al coro, alle ACLI, ad un campo sportivo (1947), e costruendo la canonica (1949-1950). Con la rinuncia nel 1956 dei padri Dehoniani la parrocchia fu affidata nel 1956 al clero diocesano, nella persona di don Luigi Eloni che fece il suo ingresso il 28 ott. 1956. Intenso il suo apostolato. Egli pubblica subito con il titolo "Comunità Parrocchiale" il bollettino parrocchiale, risistema il ritrovo ACLI, il cinema teatro (1959), indice Missioni al popolo, completa la decorazione della chiesa (1961), introduce in parrocchia le Suore Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote (29 sett. 1962), che assunsero la direzione della Scuola Materna con metodo Montessori. Per una loro migliore sistemazione i volontari del "Club Ponte S. Marco 1942" ed altri ristrutturarono nel 1987 uno stabile di proprietà della parrocchia. Trasferito nel 1972 don Eloni a Castenedolo, gli succede il I giugno don Giuseppe Bregoli. Grazie alla vendita a privati del palazzo e dei beni donati con testamento del 1972 dai fratelli avv. Pietro e Giuseppe Romanelli, alla parrocchia fu possibile costruire il grande centro sociale Romanelli. Posta la I pietra il 15 febbraio 1981 venne inaugurato il 25 maggio 1982. Il centro ospitò attività religiose, educative, caritative quali il F.A.C., la Caritas, una grande palestra, svariate attività sportive coordinate dalla "Polisportiva Ponte S. Marco" fondata nel 1982. Nel centro nasceva nel 1984 il Coro Cesare Rovetta diretto da Renzo Troglio. Iniziativa del Centro fu negli anni '80 la scuola di ricamo diretta da Alba e Diaz Botticini.




CHIESA PARROCCHIALE S. CUORE. Iniziata nel 1934 su progetto dell'ing. Vittorio Montini, venne costruita dall'impresa Pedrini di Calcinato. Ultimata nel 1938 venne consacrata da mons. G. Tredici il 28 sett. 1940. Unica navata a forma basilicale ha la capienza per mille persone (38 x 14 x 14). Il pavimento è della ditta Restelli di Desenzano. Degne di menzione sono le vetrate istoriate, costruite dalla Ditta Bontempi su disegni di Vittorio Trainini. Al pennello di Emilio Nembrini di Bergamo sono dovuti gli affreschi (1961).


S. CARLO. Cappella privata dei Manerba Provaglio fatta erigere nel 1632 dalla contessa Teodora Provaglio vedova di Alessandro Manerba. Passò poi ai Gambara e per compravendita ai Romanelli. Abbandonata, servì durante la II guerra come accantonamento di truppe. Risparmiata dai bombardamenti venne nel 1972 dai fratelli Pietro e Giuseppe Romanelli donata alla parrocchia. Nel 1988 gli artiglieri la restaurarono dedicandola, oltre che a S. Carlo, a S. Barbara loro patrona, raffigurata in uno statua scolpita in Val Gardena. La chiesetta venne inaugurata il 24 giugno 1990. Sul campanile venne posta una campana.


CAPPELLA del CENTRO ROMANELLI benedetta il 15 febbraio 1985. Vi è stata collocata la pala della chiesa dei S.S. Faustino e Giovita salvata dai bombardamenti e restaurata da Angelo Pancera.




ECONOMIA. Fino alla fine dell'800 l'economia fu eminentemente agricola, con uno sviluppo particolare della gelsicoltura e bachicoltura e avvantaggiata dal 1902 dalla costruzione di un canale ("Schiannini") per l'irrigazione oltre che per l'industria nascente. Il 1902 segnò il rilancio industriale con la fondazione del Cotonificio di Ponte S. Marco da parte di Giulio ed Emilio Schiannini che ebbe poi ampio sviluppo e per alcuni decenni rappresentò la spina dorsale della economia locale. Passato nel 1936 a Edoardo Gabardi e Gaetano Tomè venne semidistrutto dai bombardamenti degli ultimi mesi della II guerra mondiale. Ricostruito quasi subito dominò ancora per alcuni anni l'economia locale. Nel 1949 occupava 350 operai. In crisi negli anni 1978-1979 il cotonificio venne rivitalizzato nel 1984 con nuovi capitali e nel 1989 passò alla Filmarco. Dal 1968 abbiamo un continuo insediarsi di industrie meccaniche, chimiche e con prevalenza della plastica. Oltre al cotonificio si sviluppavano l'azienda meccanica OMECA (con 180 dipendenti), le carrozzerie e officine S. Marco, le Officine S. Giorgio, la fabbrica ATIS armi di Agostino Rossi. Nella siderurgia si affermò la Metallurgica S. Marco (1972), la Ceramiche Zamboli, fabbrica di piastrelle, la SIGAP nel campo della plastica. La ripresa annunciata negli anni '50 si sviluppò con la Marmi Giganti (1962), l'Industria Dolciaria Alimentare A. Gandola e C. s.p.a. (1964), la Frigomeccanica Industria di Cesare Bazzea e C. (1968), la OMAR, fabbrica di armi (1968). Nacque poi la Lidman Confezioni per abiti per bambini che assorbì fino a 400 operai. Produsse poi pantaloni e nel 1978 dopo essere passata alla Montefilo era in crisi. Nello stesso 1978 venivano aperti grandi magazzini di alimentari dell'ALCO e la ISOPLAST. Nel 1980, 14 aziende reclutavano dipendenti. Seguirono poi la Sgorbati (1987), ed altre ancora fino all'elicicoltura ossia l'allevamento di lumache. Nasceva poi l'IMAR di Corsini Ottelli specializzata in caldaie. Molto attiva la Remu specializzata nella produzione di macchine per la lavorazione di plastica che nel 1989 allargò il suo mercato fino alla Corea del Sud. Tra le ultime iniziative l'apertura, oltre a quello di Castelcovati, della Bulgari Filati s.p.a. Nel 1979 apriva uno sportello la Cassa rurale e artigiana di Montichiari.




PALAZZI. Notevole il palazzo secentesco Romanelli originariamente dei Manerba. Passato poi ai Provaglio e ai Gambara venne acquistato dalla famiglia Romanelli rimasto pressochè illeso dai bombardamenti venne dal popolo chiamato la casa delle bombe. Nel 1972 venne donato per testamento dagli avv. Giuseppe e Pietro Romanelli alla parrocchia che lo alienò poi per costruire con i ricavi il Centro parrocchiale Romanelli. Passato a privati venne restaurato. Anche la annessa cappella privata di S. Carlo venne restaurata dagli artiglieri che la dedicarono anche a S. Barbara.




PARROCI: Cesare Rovetta (2 maggio 1943-1946), p. Raffaele Belussi (17 nov. 1946-1955), p. Alfredo Pozzobon (15 febbraio 1955 - 1956), Luigi Eloni (28 ott. 1956-1972), Giuseppe Bregoli (1 giugno 1972-1987), Esterino Martinengo (dal dic. 1987).