PALLADIO, Andrea di Pietro, detto il
PALLADIO, Andrea di Pietro, detto il
(Padova, 1508 - Vicenza, 1580). Soprannome di Andrea di Pietro della Gondola per le ascendenze greche riscontrabili nelle sue opere, riferite al Palladion, la statua di Pallade Atena venerata ad Atene e conservata a Troia. Vicentino di adozione fin dai primi anni di vita, fu tra i più importanti architetti del Rinascimento. Partendo dall'insegnamento di Vitruvio (che egli stesso commentò) realizzò case e palazzi di tipologia classica esercitando un grande influsso sull'architettura europea e anche su quella americana. Intervenne più volte nei fatti architettonici bresciani. Nel 1562 venne richiesto assieme a Giovanantonio Rusconi e a Galeazzo Alessio del parere circa la volta di appoggio sopra il Garza e i pilastri della Loggia. Come si legge nelle "Memorie intorno alle pubbliche fabbriche di Brescia" di B. Zamboni, i due diedero la loro approvazione a quanto era già stato fatto, come pure al progetto delle colonne all'interno della sala e suggerirono una nuova configurazione alla scala d'accesso e un generico tipo di decorazione alla volta, con affreschi e stucchi. Suggerirono, inoltre, che venissero aperte finestre più ampie per dar luce alla sala. Al Palladio si ricorse di nuovo per il restauro della Loggia resosi necessario dopo il disastroso incendio del 1575. Egli fu a Brescia nel febbraio 1575 con un suo collaboratore tale Zamberlano e presentò un progetto che non venne tuttavia accolto. Alla Loggia sono dedicati diversi passi dei suoi "Quattro libri dell'architettura" (1570) nei quali egli l'accosta al palazzo municipale di Padova. Nel 1567 su invito del vescovo Bollani aveva esaminato il progetto dell'arch. Beretta per il Duomo nuovo, proponendo modifiche e suggerimenti corredati, in una relazione del 7 maggio, delle spese (ducati 4.500) richieste per tale impresa, di consigli sui materiali da esecuzione, anche sul tipo di copertura e di pavimento, prospettando una radicale trasformazione della facciata, proponendo che fosse arricchita di colonne e lesene, di mezzi frontoni laterali, sul tipo delle chiese veneziane fornendo un progetto, si può dire, quasi del tutto nuovo. Ma la forte opposizione del capitolo, renitente a versare il contributo annuo di mille scudi, con l'appoggio del cardinale Gianfrancesco Gambara, fece naufragare il progetto. A detta di Adriano Peroni: "l'unico edificio che a Brescia rechi un'impronta veramente palladiana è la palazzina Avogadro sorta su un balzo del Castello. In essa oltre la nitidezza e la simmetria della planimetria speculare all'arte del Palladio sono notevoli il caratteristico tipo del cornicione usato nei timpani delle ville, come nei palazzi di città; e le trabeazioni delle porte e delle finestre, sostenute da volute munite sotto di un'appendice in forma di foglia, come si vedono nel palazzo Iseppo de' Porti, nella Rotonda di Vicenza e in quasi tutte le costruzioni del Palladio. Altrettanto dicasi, scrive ancora il Peroni, del modulo delle colonne, della forma dei balaustri, a profilo ristretto al centro. Particolare ancora più indicativo sono gli archi del prospetto meridionale, di un'apertura così allungata da avvicinarsi allo spessore dei pilastri, e con la caratteristica imposta a fascia aggettante, come li vediamo nella villa Saraceno di Finale. Senza dire della facciata S della palazzina nella quale tutta la composizione richiama il Palladio, per l'assimilarsi dell'intelaiatura a variazioni di pregnante valore cromatico". Il Palladio e il Sanmicheli sono ritenuti gli ispiratori della villa eretta a Rivoltella nel 1599 per il nob. Giovanni Pietro Arrighi, villa rimasta incompiuta.