OSPITALETTO (2)

OSPITALETTO (in dial. Ospedalèt, in lat. Hospitaleti)

Grossa borgata a O di Brescia a circa 12 km. dalla città, sulla statale per Milano, a m. 158 s.l.m. Ha una superficie comunale di 8,40 kmq. L'abitato, principalmente disperso, ha avuto sviluppo specie a S verso la stazione ferroviaria (linea Milano-Venezia), a N in direzione dell'autostrada A4 e a O. Un ospitale, detto del Duca nelle carte medioevali, venne fondato lungo la via Milanese all'epoca longobarda. Dal diminutivo di ospitale prese nome il paese. In una cronaca latina del 1505 compare con il nome di "Hospitalétum". Ai limiti tra le colline della Franciacorta e la pianura, ha terreno molto ghiaioso e ciottoloso, formato dai detriti trasportati dalle enormi fiumane che nel Quaternario antico colmarono il mare che si spingeva in tutta l'attuale pianura padana. Il torrente Livorna poi che scende dalle colline fra Monticelli e Provezze (e che ora è stato immesso nel Gandovere) e il Gandovere proveniente dalle colline di Ome, portarono altro materiale del genere, creando zone paludose e distese di ghiaia e di ciottoli (musne) per cui Ospitaletto si trova su un territorio fluviale costituito da una conoide incisa dall'alveo disseccato di uno dei due emissari del lago d'Iseo che, passando per Calino e Bornato, raggiungeva i territori di Ospitaletto e Lograto per immettersi nel Mella vicino ad Azzano. C'è chi ha visto nell'attuale fosso Longherone una labile traccia di questo vecchio emissario. Enzo Abeni elenca le seguenti singole località (il primo numero si riferisce all'altitudine il secondo alla popolazione nel 1961): Ferriera (148; 43); Gazzoli (160; 42); Stazione (146; 20); Camaione (146; 15); Filanda (146; 48); Lovernato (144; 54); Trepola (145; 53); Fadino (143; 38); Gardellone (145; 81); Odasia (145; 30); Case sparse (-; 150). Altre località non appartenenti al comune, ma i cui abitanti normalmente o più o meno frequentemente gravitano su Ospitaletto sono: i Perosini, la Ca' del Diavolo e il Segabiello a O, la Confaloniera, la Baldussa, la Palazzina, la Bosca, anche il Barco e la Vallosa a N, la Baitella e la Pianera a E.


ABITANTI (ospitalettesi, nomignolo "i galegiàncc"): 530 nel 1493, 530 nel 1515, 700 c. nel 1565, 1000 c. nel 1572, 1500 (famiglie 300) nel 1609, 1058 nel 1630, 1098 nel 1658, 1100 nel 1773, 1112 nel 1792, 1398 nel 1834, 1645 nel 1844, 1600 nel 1849, 3031 nel 1911, 5353 nel 1951, 6076 nel 1961 (di cui popol. attiva 2381: in agricoltura 235, industria 1178, costruzioni 316, commercio 270, servizi 186, amministrazione 52), 7372 nel 1971, 8621 nel 1981, 9402 nel 1991.


P. Guerrini, contestato da altri studiosi, ha visto le origini di Ospitaletto nella "statio o mutatio Tetellus" indicata nell'Itinerarium Burdigalense o Hierosolymitanum (335 d.C.) a 10 miglia da Brescia e a 10 da Telgate, e dal Guerrini collocata sul crocicchio posto al centro del paese e formato dalle strade Brescia-Rovato e Paderno-Travagliato. Tuttavia gli studiosi sono concordi nell'individuare il primo nucleo abitato in Lovernato, gruppo di case a S del paese, vico romano secondo P. Guerrini, che ha fatto derivare il nome dal dialettale "loer" per rovere (in lat. robur), mentre secondo l'ipotesi di M.G. Tibiletti Bruno, raccolta dall'Abeni e fondata sull'origine medioevale del nome Luernaco e Luberniaco, con il suffisso "aco" si potrebbe indicare uno stanziamento gallico; in relazione ad un nome di persona, forse quello del proprietario del terreno. Da parte sua G. Devers ha avanzato l'ipotesi della derivazione del nome da "Lua Mater" un'antichissima divinità italica venerata in luogo. In tutte e due le ipotesi Lovernato avrebbe avuto abitanti fin da tempi preromani, se non addirittura anteriori. Questa località ebbe comunque una rilevante importanza anche ai tempi dell'Impero Romano: ne sono testimonianza i ritrovamenti di epigrafi, monete e tombe. Qui sarebbe stata trovata nel 1808 e poi nel 1888 e trasportata nella vecchia chiesa parrocchiale e quindi poi raccolta nel Museo romano di Brescia, la lapide che ricorda il legato fatto da un certo Lucio Vezzio Orsiniano al collegio dei Servizi per gli annui parentali (una specie di ufficio anniversario) da celebrarsi per Clodia Elia Cirilla «uxori incomparabili» rapita appena trentenne all'affetto del marito, ricordo singolare di affetto coniugale e di fede nell'immortalità delle anime. Un'altra lapide esiste ancora nella chiesetta di Lovernato, in parte corrosa dal calpestio perchè usata come coperchio di una sepoltura a pavimento, ora murata nella parete sinistra del presbiterio a ricordo di quasi due millenni di storia passati su quel marmoreo frammento, col quale un Tarquinio Alipio consacrava un voto ai mani di un Publio. Si tratta di monumenti funebri dell'epoca pagana, che, ha sottolineato P. Guerrini, insieme con la scoperta di tombe, di vasi fittili e funerari indicano chiaramente l'esistenza di un piccolo agglomerato di abitazioni e di famiglie distinte in questo luogo campestre, ora ridotto a un vasto cascinale rustico. Ma reperti romani vennero trovati anche altrove, sempre nel territorio di Ospitaletto. Così ad esempio in via Emilia, nel 1944, vennero scoperti resti di pavimento relativi ad un edificio romano. Perciò come ha fatto giustamente osservare l'Abeni i segni della presenza romana non sono concentrati in un sol luogo cioè su Lovernato, ma su una zona molto più estesa che va da casa Aletto alle case di Lovernato (che hanno un'ubicazione ben precisa e limitata), alla zona della vecchia ferriera, che si trova ad E della stazione e a N della linea ferroviaria (ed è qui che sono avvenute le scoperte più interessanti). Ciò significa che si tratta di un'area, diciamo pure grosso modo quadrangolare, di circa cinquecento metri per ogni lato; per ora: infatti non si può escludere che successive scoperte ne allarghino i limiti. Lovernato fu sicuramente centro della zona fin dall'alto Medioevo come infatti attestano sepolture ed inumazioni del IV sec. d.C., trovate accanto a quelle di epoca romana nel 1943-1944 e ancor più testimoniato da un reperto scultoreo (frammento terminale di pilastrino) datato tra la seconda metà dell'VIII e la prima metà del IX sec. trovato nel 1946. Ad esse si accompagnano tombe di epoca incerta trovate nel 1924 in una località tra Ospitaletto e Lovernato. Tali scoperte hanno fatto pensare che dapprima vicus romano, Lovernato sia diventato una curtis longobarda e franca. Infatti circa questa corte esistono documenti importanti registrati nel Codice Santambrosiano, dell'abate milanese Fumagalli e specialmente in quello datato il giorno 11 settembre dell'anno 807: in Brescia, alla presenza di Pietro arciprete della cattedrale, che divenne poi vescovo, e di alcuni altri testimoni, un ricco signore longobardo, Dragone di Rodermundo abitante «in vico Luernaco terretorio bresciano» confessa di aver ricevuto il saldo di molti beni venduti a un signore franco nel territorio di Seprio e di Stazzona sul Milanese. Già prima un Rodolfo di Biosmondo, pure «de vico Luberniaco fine bresciana» aveva venduto molti dei suoi possedimenti nel medesimo territorio di Seprio al conte Alpicario, tutore di Adelaide figlia di re Pipino il piccolo, beni usurpati da alcuni faziosi e poi rivendicati dallo stesso conte Alpicario in un placitum dinnanzi allo scabino Leone nella basilica milanese di S. Nazaro. Come ha fatto rilevare il Guerrini in questi scambi di proprietà bisogna vedere un riflesso delle condizioni politiche del tempo e un trapasso, più o meno spontaneo e legale, dal regime longobardo al regime franco. In rapporto alla storia di Ospitaletto emerge soprattutto il fatto che a Lovernato esisteva un latifondo signorile, che era la residenza di una ricca famiglia longobarda, la quale aveva forse usurpato quei beni, con la violenza e col diritto del più forte, a un precedente signore romano, e ora doveva cederli al vincitore franco. 


Anche senza ritenere per sicura l'ipotesi del Guerrini circa l'esistenza a Ospitaletto della Mutatio Tetellus (interpretazione non condivisa da parecchi studiosi per i quali non vennero mai alla luce reperti di alcun genere) sicura è l'esistenza al centro dell'attuale borgata di un hospitale, fondato forse nel sec. VII da qualche duca longobardo e soggetto alla giurisdizione civile del Ducato, trattandosi di un istituto di pubblica utilità e beneficenza. Per questo venne dapprima nominato come "hospitale ducis" cioè ospedale del duca. Circa l'identità di questo duca, il Guerrini ha individuato gli ultimi re longobardi, Astolfo e Desiderio, che prima di essere re furono duchi di Brescia. Secondo il Guerrini nella riorganizzazione e concentrazione degli ospizi o ospedali diocesani compiuta dal vescovo Ramperto intorno all'anno 843, l'ospedale del Duca passò al nuovo monastero di S. Faustino fondato da Ramperto, e da «hospitale ducis» divenne «hospitale denni»; quest'ultima parola è contrazione di domni o domini, titolo che si dava al vescovo divenuto signore anche temporale e politico del territorio diocesano. Il Guerrini ha rilevato ancora come dai registri livellari della mensa vescovile e da quelli del monastero di S. Faustino e della badia vallombrosana di S. Gervasio si desume che intorno al secolo XI il vescovo, al quale spettava di diritto la sorveglianza e la disposizione di ogni pia opera di beneficenza, concedeva al monastero di S. Faustino i diritti di decima sui beni dell'hospitale denni e sui novali del territorio di Torbole, dove il monastero faustiniano aveva la maggior parte delle sue possessioni fondiarie, ed è molto probabile che anche i beni della badia di S. Gervasio, fondata sulla fine del sec. XI o sul principio del sec. XII dal vescovo Arimanno e dal comune di Brescia con intendimenti di riforma cattolica, siano stati staccati dalla stessa massa del latifondo faustiniano, portando ai vallombrosani, che erano benedettini riformati, i beni e gli oneri dell'hospitale denni nel territorio di Lovernato. Quando Lovernato ebbe a patire gravi danni, e forse la distruzione nelle frequentissime guerre dei secoli XIV e XV, gli abitanti si raccolsero necessariamente intorno all'ospedaletto di S. Giacomo, sicuro asilo di pietà, di beneficenza e di impunità contro le scorrerie militari; intorno alla piccola cappella e alle poche case dell'ospizio andarono formandosi nuove abitazioni, costituendosi il nuovo villaggio, mentre l'antico Lovernato decadeva e restava stazionario nella sua forma primitiva. All'Ospitium o alla chiesetta di S. Giacomo invece incominciarono a far sempre più riferimento gli abitanti o meglio i vicini della zona, mentre attorno sorgevano case probabilmente più protette che formarono il centro del paese d'oggi. A Ospitaletto probabilmente presso l'ospedale di S. Giacomo e a Lovernato aveva nel sec. XIII beni il Monastero di Rodengo. Terremoti (terribile quello del 1222), carestie, pestilenze, passaggi sterminatori di cavallette oltre che continui passaggi di eserciti colpirono duramente, tra l'una e l'altra signoria (Scaligeri, Visconti, Venezia) anche il territorio di Ospitaletto che pure registrò un processo di unificazione amministrativa che sfociò nel Comune o Comunitas degli abitanti della zona.


Il comune fa la sua comparsa, almeno per quanto è documentato, nell'anno 1369 ed è chiamato comune dell'Ospitale Denni. Si tratta di tre pergamene conservate nell'Archivio vescovile in cui è citato il comune di Ospitaletto in lite col comune di Passirano per una questione di decime da pagare al vescovo di Brescia; sono scritte in latino, in scrittura gotica notarile corsiva, e portano la data rispettivamente del 28 agosto, 8 e 10 novembre 1369. Si tratta di atti rogati dal notaio Maternino fu mastro Martino di Piano di Savallo, nel vescovado di Brescia, davanti all'ordinario diocesano; sindaco e procuratore del comune dell'Hospitale Denni è tal Giovanni di Offlaga. Da notare che nella descrizione delle campagne di Ospitaletto, di Passirano e dei paesi vicini è nominata anche la località «Segabellus». Nell'estimo visconteo del 1385 è elencato il Comune de Hospedaletto fra i 13 comuni della Quadra di Rovato, cui appartenne, ed è valutato al sesto posto dopo Rovato, Paderno, Passirano, Bornato, Travagliato.


Nella decadenza dei monasteri e nelle trasformazioni sociali, avvenute nei secoli XV e XVI emersero famiglie importanti, fra le quali gli Odasi, gli Usupini e gli Aleni. La famiglia Aleni si distinse in modo particolare; il suo stemma (partito con a sinistra un semivolo e a destra un ramoscello d'olivo) è ancora visibile in una lapide sulla piazza di Ospitaletto. Ad essa appartenne il grande missionario p. Giulio Aleni.


Agli inizi del sec. XVI Ospitaletto subiva nuovi e gravi disagi causati dall'occupazione francese e spagnola. Successivamente giunsero le truppe imperiali e soprattutto dei Lanzichenecchi ed anche se non fu mai nominato nelle cronache dell'epoca, dovette certo subire gli stessi saccheggi, incendi ed uccisioni che devastarono i paesi vicini. Sotto la dominazione veneta (dal 1426 al 1797) fece parte dal 1493 della Quadra di Travagliato. Pur tra nuove calamità e pestilenze, il Comune andò via via sempre più organizzandosi, mentre la scomparsa per decenni di guerre ne favorì lo sviluppo agricolo come è testimoniato in alcuni documenti quattrocenteschi aventi per oggetto compravendite e liti. Negli anni 1524 e 1525 il Capitano di Brescia interveniva per obbligare i cittadini rurali (cioè proprietari di terra abitanti in città) a pagare le tasse, comprese quelle per le spese militari e cioè per gli alloggiamenti e l'equipaggiamento di soldati. Non mancarono interventi per le questioni insorte tra originari e forestieri e per obbligare gli affittuali e coloni dell'abbazia dei S.S. Gervasio e Protasio a pagare dazi al comune, dai quali si ritenevano esenti. Lunga e aggrovigliata fu poi la controversia dal 1582 al 1601, tra il comune e la famiglia Guarneri, una delle famiglie più antiche proprietarie di beni nel territorio. Da parte sua il Comune riusciva ad ottenere nel 1566 esenzioni spesso parziali di alcuni dazi (sull'imbottato, sull'osteria, ecc.) equiparando Ospitaletto ai paesi della Franciacorta. Non sempre trasparente fu il comportamento dell'amministrazione comunale come riportano gli interventi dei revisori incaricati dalle autorità venete, specie nel 1785. Dai documenti riguardanti questi interventi e altri sappiamo anche il nome di reggitori comunali quali i Caglio, i Chiappa, i Guarneri, i Gazzoli, gli Zani, i Bignotti, i Franzosi, i Tregambe, gli Onde ecc. Gravoso come per gli altri comuni fu poi il reclutamento imposto da Venezia per le ordinanze o le truppe in genere da mandare nei quartieri di Rovato: da 14 nel 1586, i reclutati divennero 16 nel 1590, 26 nel 1642, 28 nel 1658 ecc. Nel 1629, in occasione della seconda guerra del Monferrato e per far fronte all'esercito dei Lanzichenecchi che dalla Valtellina e Valcamonica puntavano su Mantova, vennero fatti reclutamenti speciali e le "genti" armate di Ospitaletto, Torbole e Casaglia vennero affidate a certo Pietro Odasi. Come risulta da estimo e note di beni degli ultimi decenni del sec. XVI e nel Catastico del Da Lezze del 1609 la struttura economico-sociale della popolazione ospitalettese vedeva la presenza di proprietari di terra domiciliati in città quali gli Aleni, gli Usupini, gli Odasi, di coltivatori diretti di una certa consistenza quali i Chiappa, i Caglio, i Gazzoli, ecc. e di molti piccoli proprietari di pochi piò come i Lamberti, i Richetti, i Taglietti, gli Inverari, i Morandi, gli Stella, i Mazzola, i Marchioni, i Bertoletti, ecc. Inoltre possedeva beni la Badia dei S.S. Gervasio e Protasio, che nel 1603 faceva costruire o restaurare dall'abate Giovanni Emo una grossa cascina detta appunto "la Badia" per ospitarvi i contadini destinati a coltivare terra ancora incolta, come ricorda una lapide ora murata nel giardino di casa Sigismondi e che ricorda: "Colonis ad incvltvm / condvctis colendi / strvxit commoditatem / Ioannes Emvs abbas / M DC III" . Non mancarono neppure contrasti con i paesi contermini per la delimitazione dei confini e la regimentazione delle acque a volte siglati con solenni atti di pace come avvenne nei primi decenni del sec. XVII grazie all'intervento del cappuccino p. Marino di Calvagese che, dopo aver predicato la quaresima a Travagliato, riuscì ad organizzare una solenne processione delle due popolazioni che si incontrarono abbracciandosi come fratelli e dandosi il bacio della pace. La peste del 1630 fu tra gli episodi più tristi della vita di Ospitaletto la quale fu tra le prime località, dopo Palazzolo, ad essere investita da questo terribile morbo, che anche qui fece centinaia di vittime. Il Guerrini stima un migliaio di morti a causa del flagello; essi sono ricordati dal Lazzaretto posto intorno alla chiesa di S. Rocco. Scomparse le pestilenze che colpirono gli uomini durante tutto il '600 ed il '700, causarono gravi danni quelle degli animali, specie quella dei bovini che suscitarono forme spontanee di devozione come processioni ed ex voto.


Nel sec. XVII tra i proprietari più importanti vengono registrati gli Averoldi e il conte Scipione Gambara con palazzo in contrada S. Rocco (attuale casa Baresi), il quale aveva alle sue dipendenze circa diciotto tra affittuali e braccianti su circa 211 piò di terra. Nel palazzo si fermava a riposare il 27 giugno 1649 il re di Boemia e d'Ungheria Ferdinando d'Asburgo nel suo viaggio di ritorno da Milano in Germania. La visita regale, che richiamava in modo solenne l'antichissima tradizione ospitaliera locale, fu ricordata ai poveri con la seguente iscrizione che ancora vi si legge incisa su lapide: "Ferdinandus - Hvngariae / boemiaeq - rex - Ferdinandi / tertii - imperatoris / filivs - Mediolano / Germaniam - ingressvrvs / domvm - hanc - hospitii / nobilitate - decoravit / XXVII - IVNII / M - DC - IL" . A Camaione importanti proprietà (185 piò) avevano i Roncalli.


Dopo decenni di pace nel 1701-1705 si fecero sentire ancora minacciosi rumori di guerra che colpirono anche Ospitaletto sebbene in minore dimensione rispetto ad altri paesi. Carri di fieno vennero mandati al campo del principe Eugenio di Savoia, mentre vennero requisiti cereali, animali ecc. senza dire della prestazione di mano d'opera e della rovina provocata nei campi dalle truppe e dagli equipaggi. Della battaglia di Chiari (1 settembre 1701) e dei continui passaggi di armati, non vi sono ricordi se non nella santella dei Morti del Tabai presso la quale la tradizione popolare vuole siano stati sepolti alcuni caduti nella battaglia o durante i vari scontri che ad essa fecero seguito.


La grave crisi economica che colpì tutta la Serenissima, coinvolse nel '700 anche le comunità periferiche della Terraferma. A Ospitaletto alla metà del sec. XVIII vennero ridotte le spese pubbliche della vicinia e quelle della chiesa. Nel 1731 si riaccese il contrasto circa il patronato sull'elezione del parroco che si risolse in un vero e proprio braccio di ferro tra la popolazione, il vescovo e il capitano veneto. La questione della nomina diventò "l'affare di Ospitaletto" sul quale si misurarono veri e propri partiti e faide contrapposte specie nei riguardi dell'elezione a parroco di don Pietro Antonio Tonelli, per la quale intervenne la stessa autorità centrale. Questioni del genere si ripeterono anche negli anni seguenti. Il 25 maggio 1796 Ospitaletto assisteva al passaggio delle truppe francesi e di Napoleone I. La rivoluzione giacobina del marzo 1797 ebbe strascichi incresciosi. Con decreto del 17 giugno 1797 venne privato di tutti i suoi beni e condannato a due mesi di prigione il parroco don Giuseppe Consolini, a causa della sua condotta "scandalosa" e cioè antigiacobina. Don Consolini fu poi bandito dalla parrocchia fino al 1814. Nel 1814 un legato di don Giovanni Salvi viene destinato ai malati del Comune e, in mancanza di infermi, devoluto ai poveri. Alla congregazione di Carità pervennero altri beni per lascito di don Francesco Costa. Il paese rimase povero. Se nel 1609 era elencato fra i 35 paesi bresciani "quasi miserabili", nel 1800 era fra quelli che registravano (con il 17 per cento) uno dei più alti numeri di indigenti. Tuttavia non mancarono nel sec. XIX segni di rilancio economico-sociale, specie con la nomina di Ospitaletto avvenuta con decreto del 12 aprile 1816 a sede del secondo Distretto amministrativo, il cui commissario aveva il compito di vigilare sull'ordine pubblico, sull'applicazione e il rispetto delle leggi, sull'esazione delle tasse. I comuni dipendenti dal distretto di Ospitaletto erano: Castegnato, Paderno, Camignone con Valenzano, Ome, Rodengo con Borbone, Saiano, Travagliato con Pianera, Torbole con Casaglio, Trenzano, Berlingo con Berlinghetto, Cizzago con Marocchina, Comezzano con Breda Franca, Corzano con Bargnano, Meano e Monte Giardino, Cossirano, Lograto, Maclodio. La scarsa istruzione pubblica, qualche rissa, pochi delitti e l'imperversare del vaiolo (dal 1831 al 1836) e del colera (nel 1836) segnarono Ospitaletto durante la prima metà del secolo. Nel 1848 l'Alta Polizia ebbe a segnalare fermenti sia da parte del clero che di una parte della popolazione. Notevole progresso portò la costruzione della ferrovia Venezia-Milano così che la popolazione potè il 25 aprile 1854 salutare il primo treno della tratta Verona-Brescia-Rovato-Coccaglio. Ospitaletto fu tra i primi paesi del Bresciano ad avere un ufficio postale. Strade, ferrovia, posta favorirono in seguito uno sviluppo commerciale e industriale mai conosciuto prima. Non mancavano tuttavia gli antiaustriaci quali Alberto Rodella e Domenico Svanini, ex ufficiali napoleonici sospettati di cospirazione e più tardi Luigi Azzi. Lo Svanini, dalla vita avventurosa, fu addirittura sospettato come uno dei capi della rivolta piemontese del marzo 1821. L'Azzi fu nel 1848 segretario del Comitato rivoluzionario distrettuale e partecipò alle Cinque Giornate di Milano. Nel 1848 si distinse anche Carlo Inselvini. Cesare Abeni fece parte nel 1849 della Legione italiana, comandato in Ungheria dal conte Alessandro Monti. Una presenza patriottica può essere comprovata da 16 giovani assenti illegalmente denunciati dalla polizia a Ospitaletto nel 1851. Il 14 giugno 1859 quella di Ospitaletto fu tra le prime popolazioni bresciane ad acclamare con entusiasmo il passaggio di Vittorio Emanuele II che però non vi sostò, proseguendo per Castegnato dove pose il quartiere generale.


Nella seconda metà dell'800 sorsero fabbriche di notevoli dimensioni come la Filanda Serlini cui si aggiunsero la Foster e la Dal Brun e alle quali poi via via se ne aggiunsero molte altre. Allo sviluppo economico si accompagnò quello sociale. Del 1878 è la nascita della Società di Mutuo Soccorso di indirizzo liberale, cui fece seguito nel 1885 la "Società operaia di mutuo soccorso S. Giuseppe" (con banda musicale, biblioteca circolante) e con diramazione a Cazzago. La risposta alla Società operaia cattolica avvenne il 3 maggio 1885 con l'inaugurazione della bandiera della Società operaia liberale (80 soci) presieduta dal sindaco Antonio Sigismondi. Ne fu padrino l'on. zanardelliano Carlo Gorio. Sempre sulla scia del liberalismo di sinistra nel 1890 venne avviata la fondazione della Società di tiro a segno mandamentale che raggruppò diversi paesi. Ma ogni tentativo non scalfì lo zoccolo duro cattolico-moderato che ad ogni elezione ottenne significative vittorie. Lo stesso sindaco Sigismondi non mancò di spostarsi sempre più verso posizioni moderate collaborando anche con l'autorità religiosa. Nel 1895 i salari delle filande di Ospitaletto erano fra i più alti della provincia e nel settembre 1897 uno sciopero ottenne la diminuzione dell'orario di lavoro. Del resto la quasi totalità delle operaie delle filande e dei calzifici era legata alle Unioni Cattoliche del lavoro attraverso le quali poterono ottenere frequenti successi fra i quali notevoli quelli delle calzettaie del giugno 1914 e 1919.


Grazie anche allo sviluppo economico-sociale anche i problemi del paese vennero affrontati con maggiore determinazione. Già nel 1878 si avviò l'asilo infantile comunale che però non ebbe vita lunga, venendo in parte sostituito da quello privato tenuto da Maddalena e Rosa Tregambe. Se da un lato nel 1890 venne soppressa la Pretura, nel 1899 furono istituite le classi elementari, terza e quarta maschili. Il 13 ottobre 1908 veniva inaugurato su disegno dell'ing. Perolini e grazie ai lasciti di Adriano Simoni (1902) e all'offerta dell'area da parte dell'arciprete Girolamo Rizzi e di molte offerte elargite dai privati, l'asilo affidato alle Suore di Carità. Il 4 novembre 1897 un ciclone, che rimase memorabile nei ricordi degli ospitalettesi, si abbattè su Ospitaletto ed in particolar modo sulla zona del Gardellone alla cascina Bosco Stelle. In 27 minuti distrusse tutto ciò che incontrò per una lunga striscia larga 50 metri, abbattendo ogni genere di vegetazione. Nel 1900 venne affrontato il problema dell'acqua potabile, mentre nel 1905 fu posto il problema dell'ampliamento ed abbellimento del cimitero e nel 1908 fu eretto un nuovo asilo. A causa della prima guerra mondiale a Ospitaletto, tra caduti e dispersi, cinquanta furono le vittime al cui ricordo venne eretto un semplice monumento nel cimitero, mentre i nomi dei caduti vennero ricordati di nuovo nella Cappella del Cimitero nuovo. Nel 1917 grazie a finanziamenti predisposti dall'industriale Federico Serlini sorse il ricovero per anziani, completato negli anni 1937-1938. La casa di riposo divenne Ente Morale il 13 novembre 1943 grazie alla liberalità della vedova del Serlini, Filomena Cantoni, che volle anticipare la donazione molto prima della morte come aveva disposto per testamento il marito. Un monumento opera dello scultore Botta venne eretto alla memoria del benefattore. Nel campo dell'istruzione, alla prima ed alla seconda classe elementare istituite agli inizi dell'800, solo nel 1893 vennero aggiunte la terza e quarta maschile, alle quali solo nel 1923 si aggiungerà la classe quinta (mista). Il primo dopoguerra vide un nuovo e ancor più accelerato sviluppo sia economico-sociale che edilizio ed urbanistico. Nel 1925 nasceva il Calzificio Ferrari, cui seguiva nel 1931 la ditta Corbetta fra le poche in Italia a costruire sedie di legno curvato. Fin dall'1 aprile dell'anno 1919 la categoria sindacale dei tessili otteneva dalla ditta Ambrosi le otto ore di lavoro, il sabato inglese e consistenti aumenti salariali. La categoria ottenne altri successi nel 1922 con un nuovo contratto di lavoro. Un vero impulso nel campo dell'edilizia ebbe nel dopoguerra la contrada Ballerini a N del Paese grazie ad Arturo Bonomi e ad altri proprietari immobiliari. Il dopoguerra portò anche l'attività teatrale grazie alla Compagnia Capodaglio e ad altre filodrammatiche. Nel 1919 si apriva una sezione del partito popolare e con l'avvento delle squadre fasciste, sebbene non si siano verificati fatti particolarmente gravi, non mancarono anche a Ospitaletto scontri come quello avvenuto il 24 gennaio 1923 risolto a colpi di rivoltella tra fascisti e socialisti. Il fascismo fece la sua comparsa ufficiale ad Ospitaletto nel marzo 1923 in occasione della consegna delle bandiere alle scolaresche e il 21 ottobre 1923 per l'inaugurazione del Parco della Rimembranza. Ma la vita pubblica non ebbe impennate tali da impensierire ed anche il ritrovamento nel febbraio 1924 in un campo fra Ospitaletto e Travagliato di 150 bombe Sipe, tubetti di gelatina, caricatori di fucili e mitragliatrici, non fu messo in relazione con attività sovversiva di ospitalettesi. Tra i perseguitati dai fascisti si ricorda in modo particolare don Luigi Piccinelli. Finalmente nel 1925 dopo discussioni e progetti protrattisi fin dal 1907 si avviava la costruzione dell'acquedotto. Nel 1932 veniva inaugurato un campo sportivo. Nel 1932 venne abbellita e ampliata la piazza e demolito l'antico albergo Roma, che aveva preso il posto della canonica e del cimitero annesso alla chiesa cinquecentesca. Si costruì il nuovo albergo, di cui la sala principale sorge sopra una vasta tomba comune, ripiena di ossa umane, dove per tre secoli furono sepolte le salme dei poveri morti. Sistemate in case private (come ad es. Casa Vaglio), le scuole ebbero la loro sede quando venne costruito un vero e proprio edificio scolastico inaugurato nel novembre 1938, assieme alla palestra-teatro. Contemporaneamente vennero inaugurati il ricovero per anziani ed alcune case operaie.


Ospitaletto visse momenti difficili soprattutto durante la seconda mondiale. Già nel novembre 1943 era attiva l'assistenza agli alleati fuggiti dai campi di concentramento, ciò malgrado la presenza in paese fin dall'ottobre 1943 di contingenti armati delle R.S.I. e a Camaione di SS tedesche al comando del maggiore Taller che amava autodefinirsi "la belva" Catturati in improvvise retate, alcuni giovani finirono nei campi di concentramento tedeschi (a Mauthausen vi morì Giuseppe Lorini) oppure nell'organizzazione di lavoro della Todt. La povertà crescente, il numero esorbitante di sfollati permanenti o anche solo notturni, i continui mitragliamenti e i bombardamenti spinsero il curato dell'oratorio a costituire un Gruppo caritativo che provvide ad allestire una mensa e quella di una "Squadra o Gruppo di pronto soccorso" in aiuto alle vittime di incursioni. Nell'oratorio e per iniziativa di don Belloli si costituì anche un gruppo partigiano di Fiamme Verdi collegato con la Divisione X Giornate e al comando del medico condotto Aldo Sussarello e del cognato capitano Scarzanella. Il gruppo, che riunì anche i militari sbandati dopo l'8 settembre 1943, diede luogo alla Resistenza partigiana. Rastrellamenti di armi per l'insurrezione, rischiosi viaggi, ricettazione di informazioni sui movimenti delle truppe tedesche e fasciste, falsificazione di timbri e di documenti per assicurare incolumità ai giovani renitenti, segnano l'attività dei partigiani nei mesi di clandestinità fino alla liberazione. La presenza delle Fiamme Verdi facenti capo all'oratorio, a don Belloli e al dott. Sussarello, al cap. Scarzanella e a Gianni Bonadei, alla Brigata Matteotti, che fece riferimento ad Evangelista Inselvini e ai figli Federico e Sandro, ottennero nelle giornate 25-28 aprile 1945 la resa di numerosi contingenti tedeschi e fascisti che a volte resistettero ma più spesso cedettero le armi. Caddero Battista Treccani (detto Naci) e il 28 aprile Amilcare Solazzi che cercò di contrastare una colonna tedesca proveniente da Travagliato e che giunta alla Baitella si arrese di fronte alle truppe americane. La commissione riconoscimento di qualifica partigiana concederà poi cinque attestati di partigiani e quattro di patrioti. Ogni scorreria aerea eseguita sulla città colpì anche Ospitaletto, importante sia come nodo ferroviario che come centro industriale. Numerosi edifici e vie di comunicazione vennero ferocemente colpiti. In modo particolare andarono in rovina l'edificio scolastico, di recente costruzione, trasformato a più riprese in guarnigione militare ed infine sconquassato dal tritolo di cui erano carichi alcuni vagoni fermi nella stazione ferroviaria e colpiti dalle mitragliere dei caccia bombardieri.


Il dopoguerra cambiò completamente, e sotto tutti gli aspetti, Ospitaletto. Le campagne si spopolarono e iniziò il fenomeno del pendolarismo giornaliero su Milano ed altre località; sorsero in gran numero complessi industriali ed attività artigianali. L'Amministrazione composta quasi sempre con maggioranza Dc, uscita dalle elezioni del 1946 si trovò di fronte ad una situazione tremenda: popolazione senza alloggi, acquedotti ed impianti elettrici rovinati, scuole in sfacelo, strade impraticabili e centinaia di reduci di guerra e dai campi di internamento senza lavoro. Con energia e costanza gli amministratori affrontarono la terribile responsabilità. A ritmo accelerato cominciò l'attività ricostruttiva che divenne presto molto intensa. Le primissime necessità erano di ordine assistenziale anche per la forte presenza di sfollati dalla città. Fu costruita una comoda e moderna sala di maternità e a quest'opera altamente sociale contribuì anche il Ricovero Serlini. Seguirono quindi i lavori di ricostruzione delle scuole. Il Comune, in attesa dell'aiuto dello Stato per la completa riparazione ed arredamento degli edifici, provvide in proprio con una spesa ammontante a 700.000 lire (nel 1946). Quasi settecento alunni potevano così riprendere le lezioni. Ma il problema che non poteva attendere oltre una rapida soluzione era quello degli alloggi. Un primo lotto di lavori portava alla costruzione di cinque case popolari con 10 appartamenti forniti di comodità moderne, orto e giardino, su area munificamente regalata dal conte Nicolò Panciera di Zoppola. Veniva poi formata la cooperativa «Case popolari di Ospitaletto», che, sul piano Fanfani, otteneva l'assegnazione di 17 milioni coi quali si potevano approntare gli alloggi per altre 14 famiglie. Una successiva assegnazione di 10 milioni permetteva al Comune (gestione Ina-Casa) la costruzione di altri due fabbricati. Si sistemarono così le vie, le fognature, l'acquedotto, il monumentale cimitero.


Gli anni '70 furono ancor più proficui di iniziative. Nel 1973 vennero lottizzati 50 mila mq., alla Trepola, per l'edilizia privata; nel 1974 inaugurato il nuovo palazzo comunale con biblioteca comunale, farmacia e nuovo ufficio comunale; nel 1975 la piscina coperta; nel 1976 entra in funzione il Centro Elettronico Comunale e viene inaugurata la scuola materna statale e nel 1977 la nuova grande casa di riposo Serlini. Nel corso degli anni '70 viene portato a termine il Centro Polisportivo con campi da tennis, pallavolo, pallacanestro e la palestra polivalente che fu inaugurata nel settembre 1982, costruita la rete metano, ampliato il cimitero, costruito strade comunali. Il 9 giugno 1978 il Piano Regolatore Generale veniva approvato dal Consiglio Comunale e il 2 aprile 1980 dalla Regione Lombardia. Il 23 ottobre 1983 veniva inaugurata la Biblioteca Comunale dedicata a Paolo VI. Grandissimo sviluppo venne dato ai servizi sociali, dall'assistenza domiciliare, agli emarginati ed handicappati fino alla realizzazione di mini appartamenti per anziani. Il 27 ottobre 1985 veniva inaugurato un Centro Sanitario passato poi all'Ussl. Nel quinquennio 1985-1990 oltre che il completamento di opere già avviate nell'edilizia popolare, pubblica e privata, si potenziano i servizi socio-assistenziali, si procede al rimodernamento del centro storico. Tra le grandi opere urbanistiche ricordiamo la costruzione della tangenziale, inaugurata il 25 luglio 1987, alla quale il 15 novembre 1989, venne aggiunta la "bretella veloce". Vennero inoltre realizzati il 31 marzo 1990, nuovi alloggi comunali, il 25 aprile 1990 la nuova sala consiliare ornata da un grande pannello fuso dello scultore Federico Severino. Nel 1990 veniva posta in discussione la revisione dei confini fra Passirano e Ospitaletto. Il comune si diede nell'anno 1991 un proprio statuto.


Il comune pubblica un proprio periodico, dapprima intitolato "Ospitaletto" e dal 1991 "Il nostro Comune". Lo stemma del comune: "Quaglie fra i lupini ed un badile al centro". Molto presente sul territorio l'attività culturale promossa dalla Biblioteca comunale; si ricordano i concorsi per poeti dialettali, il referendum sulla scultura, il giornale fatto da ragazzi per i ragazzi dal titolo "Giovani a cuore aperto" e il "Giornalino" gestito dall'"Associazione italiana animatori del tempo libero". Tra le associazioni di volontariato da segnalare dal 1979 il Centro fraternità in favore degli emarginati e disagiati (carcerati, ex alcolisti) diventata poi cooperativa per l'accoglienza ai minori che nel 1988 si costruiva una nuova sede. Nel marzo 1982 si è costituita la Croce Verde. Nell'aprile 1991 legata alla "Cooperativa fraternità" nascevano la "Casa dell'Arcobaleno" per l'accoglienza dei ragazzi in difficoltà e la "Bottega Verde" per la produzione e il commercio di prodotti florovivaistici, mentre nel 1993 veniva creata una nuova Cooperativa "Comunità Fraternità". Ereditando iniziative assistenziali già presenti nell'Oratorio dal 1986 ad Ospitaletto opera il "Centro di accoglienza parrocchiale" sostenuto da un forte volontariato. Si riunisce in una casa donata alla parrocchia dai coniugi Carlo e Santina Ghilotti.


Ricca e intensa la vita associativa. Tra le associazioni d'arma si è distinta quella degli alpini presenti dal 1930. Nel 1978 ha inaugurato, su idea del ten. medico Giovanni Corna Pellegrini, un monumento all'alpino, ed in due anni ha costruito una sua casa (inaugurata il 15 maggio 1983). Inoltre l'associazione marinai, su progetto dell'ing. Giorgio Prandelli, eseguito dall'incisore Galeazzi, dai marmisti Bergametti e Buizza e dal falegname Dotti, ha realizzato un proprio monumento inaugurato in piazza Mercato il 9 settembre 1984. Nel 1993 è stata fondata l'Associazione dei militari in congedo (AMCO). Ospitaletto ha tradizioni sportive molto antiche e significative. Lo sport più antico praticato fu quello della palla a mano. Sviluppato il tiro a segno che ebbe a Ospitaletto una Società Mandamentale e con campo di tiro inaugurato nell'ottobre 1894. Praticate fin dai primi del secolo le gite alpestri. Fra gli sport contemporanei ricordiamo il ciclismo. Corse ciclistiche di rilievo vennero organizzate nel 1922 e negli anni seguenti, specie per iniziativa della Società Sportiva Hapl. Dal 1977 venne disputato il Trofeo S. Giacomo. Inoltre successo ebbe la Formula 3,14.


Nell'agosto 1923 Giovanni Cavallini promuoveva la prima squadra di calcio "gli arancioni" , che dopo un rodaggio intenso nei campionati locali ottenne nel maggio 1946 il primo grande successo aggiudicandosi il campionato provinciale. Nel 1952-1953 la squadra arancione ottenne la vittoria in 35 partite su 36 giocate. Nel 1958 la squadra si costituiva in cooperativa. Nel 1981 l'Ospitaletto, sotto la guida di Gino Corioni, scalava la Quarta serie nazionale, ottenendo clamorosi successi, specie nell'annata 1986-1987, che vide l'entrata dell'Ospitaletto nella serie C/1. Nel settembre 1984 a sostegno della squadra veniva costituito il "Club arancioni". Dal 1972 si disputa il Torneo dell'amicizia fra squadre di sei giocatori.


Nel 1986, a Ospitaletto si registravano ventiquattro club sportivi. Notevole sviluppo ha avuto il rugby, la cui squadra ha raggiunto il campionato di serie C2. La formazione tennisti ha partecipato al campionato di serie B nazionale. Attiva è anche un'associazione nuoto che nel 1993 si è unita alla Canottieri Garda Salò sotto la sigla OGS. Nel 1990 si è costituita ad Ospitaletto, con sede nella Casa dell'aviatore, l'Associazione provinciale turismo campestre, con lo scopo, in collaborazione con il CONI e con la Federazione italiana degli sport equestri di diffondere il turismo a cavallo, l'equitazione di campagna, in stretto rapporto con l'escursionismo. Per il tradizionale e diffuso gioco delle bocce l'amministrazione ha disposto, nel 1993, la costruzione di un vasto bocciodromo. Attivo anche lo sci club, il karate, il judo club (fondato nel 1975 e vincitore di tre campionati di categoria). Dal 1982 si tiene il Palio sul modello di quello toscano. Dal 1985 su iniziativa dell'assessorato comunale la festa dello Sportivo. Tra le altre associazioni esistono perfino il MAB, società per l'allevamento dei colombi viaggiatori e il Gruppo Colombofili Padana Superiore di rilievo nazionale e più volte premiato. Colombi viaggiatori vengono allevati e addestrati dai fratelli Moretti.


Tra gli ospitalettesi si distinsero lo scultore Domenico Ghidoni (1857-1920) al quale sono state dedicate una mostra nel 1985, una rassegna di scultura contemporanea nell'ottobre 1992. Luigi Azzi (1822-1900), patriota, insegnante, verseggiatore. Felice De Paoli (1858-1944), verseggiatore. Mons. Giulio Donati (1867-1947), arciprete a Tavernole e a Quinzano, autore di alcune pubblicazioni. Giuseppe Donati (1868-1912) valente organista e maestro di musica e l'aviatore Vittorio Sigismondi. Infaticabile missionario in Brasile fu p. Pier Maria Rocco, morto tragicamente nel 1961, don Mario Pasini che è stato direttore della "Voce del Popolo" e di "Madre".


ECCLESIASTICAMENTE. Il territorio appartenne alla pieve di Bornato, formandosi intorno alla chiesetta di S. Giacomo che divenne sia pur gradatamente un centro religioso. Sappiamo da Paolo Guerrini che la cappella dell'ospedaletto di S. Giacomo, dotata di un modesto beneficio anche per donazioni fatte dal comune, divenne parrocchiale nel sec. XV, staccandosi dalla pieve di Bornato ma restando però soggetta al giuspatronato del monastero di S. Faustino che aveva assorbito la dote fondiaria dell'ospedaletto. Non si conosce la data precisa della erezione della parrocchia, ma la trasformazione dell'ospedale, che aveva perduto ogni attività, nella parrocchia che andava formandosi intorno ad esso, è stata lentamente compiuta per cause complesse, ma soprattutto per opera del comune, che se ne farà più tardi un titolo di merito per ottenere il giuspatronato nella elezione del parroco. Nel 1492 il canonico della Cattedrale nob. Filippo Schilini, commendatario del beneficio "ecclesiae S. Iacobi terrae de Hospitaleto", lo cedeva al nuovo rettore don Angelo Caglio di Ospitaletto, che si può considerare il primo vero parroco; fra gli altri beni che egli riceveva in uso, descritti nell'inventario del 20 febbraio 1492, si accenna anche ai "paramenta ecclesiae" che si trovavano a Brescia in deposito presso l'abate di S. Faustino, patrono dell'Ospedaletto. Nel 1532 al parroco Caglio era già succeduto il parroco Francesco di Montichiari nominato dallo stesso abate di S. Faustino, ma l'anno dopo, 1533, il vescovo di Brescia Francesco Cornaro affidava il beneficio ad un giovane chierico bresciano, il nob. Paolo Aleni, dottore in diritto canonico e civile, canonico della Cattedrale, rampollo di una ricca e distinta famiglia di Brescia che aveva acquistato case e fondi anche a Ospitaletto, dove risiedeva molta parte dell'anno. Vent'anni dopo, nel 1553, i due fratelli nob. Paolo e nob. Agostino Aleni chiedevano al vescovo Duranti il giuspatronato gentilizio sulla parrocchia di Ospitaletto, che venne concesso con decreto del 17 aprile 1553. I due fratelli si affrettarono a riedificare la chiesa parrocchiale. La chiesa, sulla quale i nob. Aleni mantennero il giuspatronato, venne poi assunta dalla Comunità di Ospitaletto che almeno fin dal 1492 aveva contribuito ad aumentare il beneficio parrocchiale. Finita la nuova parrocchiale e vantandone la popolazione l'erezione, il Comune pretese il giuspatronato in luogo degli Aleni; ciò gli venne concesso dal vescovo Marco Morosini il 13 aprile 1726. Già al tempo della visita del vescovo Bollani (1565) esisteva una Confraternita del Corpo di Cristo ben tenuta e dotata di beni. Ad essa si aggiunse nel '600 anche la Confraternita del S. Rosario che possedeva uno stallo "nel tresandello", del Moro, ceduto nel 1727 a Orazio Bresciani per l' indoratura della soasa dell'altare della parrocchiale. Il nome di Conventina ha fatto pensare a Paolo Guerrini ad una casa delle Dimesse di S. Orsola, cioè di Figlie di S. Angela che vivevano in comunità attendendo alle opere educative parrocchiali per la gioventù femminile. Se il territorio comunale è rimasto quale era dai suoi inizi, quello della parrocchia si è ampliato accogliendo nel 1944 anche di diritto quelle case di campagna, come la contrada Perugini di Cazzago e 14 cascine di Passirano, che già di fatto convenivano all'Ospedaletto per i doveri religiosi. Uno sviluppo della vita religiosa e pastorale si ebbe soprattutto sotto il parrocchiato di don Rizzi, grande figura di sacerdote. Egli avviò il movimento cattolico, fondando la Società Cattolica di Mutuo Soccorso (1885), il Comitato Parrocchiale e nel 1907 la Sezione Giovani. Marietta Sigismondi aveva aperto già da alcuni decenni l'oratorio femminile. Attiva la presenza cattolica fra i maestri come confermarono alcune feste pedagogiche. Nel 1903 si costituiva sotto la guida del maestro Giuseppe Donati la Schola Cantorum. Nel 1920 accanto alla chiesa di S. Rocco veniva costruita la prima struttura oratoriale che si arricchì di una filodrammatica, di un gruppo mandolinistico sotto la guida del maestro Federico Sciotta. Nel 1937 di fronte alla chiesa di S. Rocco, su terreno (10 mila mq.) donato dal conte Nicolò Panciera di Zoppola venivano edificate le prime aule catechistiche. Sempre negli anni Venti sorgono anche il Circolo femminile di A.C. che il 25 maggio 1922 inaugurava il suo vessillo. Contemporaneamente veniva inagurata la cappella dell'Oratorio maschile dedicata all'Immacolata. Nel giugno seguente veniva inaugurata la biblioteca popolare circolante. Nel 1931 si formava il gruppo degli uomini di A.C.. Nel 1950-1953 su iniziativa di don Gatti sorgevano nuove aule di catechismo, una grande sala teatrale della capacità di 800 posti, la sede del circolo Acli e un grande campo sportivo. Nel 1957 venne aperta su iniziativa della Compagnia di S. Angela la sede della Scuola di vita famigliare. Nel 1971 veniva iniziata la casa della Giovane e l'anno seguente nacque il primo gruppo scoutistico maschile, cui seguì nel 1974 quello delle guide. Il 29 settembre 1991 veniva inaugurato il nuovo grandioso oratorio "S. Giovanni Bosco", iniziato nel 1988 su progetto dell'arch. Diego Savoldi, designer Costante Boldi. Lo stesso giorno venne inaugurata la casa della Fraternità. Caratteristica sotto i parrocchiati di don Gatti e don Pea l'incremento alla pietà mariana. Settimane di manifestazioni nelle più varie e solenni circostanze, hanno fatto di Ospitaletto una borgata mariana. L'11 settembre 1949 veniva solennemente incoronata la Madonna di Lovernato. Per ricordare la proclamazione del dogma dell'Assunzione vennero costruiti piccoli monumenti alla Madonna nei vari punti principali del paese (Villaggio Ferrari, 27 settembre 1952; Villaggio Fanfani, 10 settembre 1953). La parrocchia stampa un suo periodico dal titolo: "La voce amica di Ospitaletto".


LA VECCHIA PARROCCHIALE. La prima chiesa o cappella di S. Giacomo sorgeva sull'attuale piazza Roma. Venne forse costruita nel sec. XIV ma già alla metà del Cinquecento era ormai cadente. Venne riedificata intorno al 1556 dal nob. Paolo Aleni assieme al fratello Agostino con una spesa di 1.100 lire planet e consacrata nel 1564 come ricordano le due lapidi: la prima delle quali collocata sulla porta occidentale della chiesa e l'altra nei pressi della sede del Credito Bergamasco. Le lapidi recitano: «Pavlvs Alenivs iv. con. canon. Brixie». «Redificata et ampliata fuit haec parochialis quae est de iure patronatus domini Augustini ed eius haeredum de Alenis anno Domini M.D.L.V. 1-11-1556 et consacrata de anno 1564 reverendo domino Paulo de alienis rectore cannonico et vicario generali brixiensi». Circa un secolo dopo i nobili Aleni, nel 1650, offrirono il terreno per la costruzione di una nuova sacrestia, come ricordava una lapide ora scomparsa: «All'erettione della sacristia edificata dalla pietà degli habitanti hanno contribuito il fondo il molto illustre signor Pietro Alleni patrono della chiesa, brazzia numero sei, la spettabil communità dell'Ospedaletto, brazia numero otto, l'anno di nostro Signore 1650».


PARROCCHIALE ANTICA. Costruita la nuova chiesa parrocchiale, la precedente, piccola, disadorna, con tre soli altari, serviva da cimitero, da scuola di catechismo, da luogo di adunanza della vicinia, e anche da caserma provvisoria ai soldati di passaggio. Venne demolita sulla fine dell'800 per far posto alla piazza Roma. Rimase in mezzo alla piazza fino al 1904 l'antico campanile demolito in tale anno dopo l'inaugurazione del nuovo. Il materiale della demolizione venne utilizzato per costruire il ricovero.


LA NUOVA PARROCCHIALE. Lo sviluppo edilizio della borgata e le condizioni di decadenza della Chiesa convinsero il comune di Ospitaletto, essendo anche scomparsi i nob. Aleni, a intraprendere la costruzione di una nuova chiesa la cui prima pietra venne posta con solennità il 25 luglio 1684 dall'arciprete Bernardino Olmo, dai deputati della fabbrica conte Antonio Gambara, Giov. B. Landi e Giov. B. Caglio. Il progetto e la fabbrica vennero affidati, come ha appurato Sandro Guerrini, a Bartolomeo Spas o Spazzi, di origine comasca. Continuò l'opera dello Spas un altro capomastro Diego Albo, pure comasco, che nel 1717 chiedeva il saldo delle sue prestazioni. Tuttavia dal 19 novembre 1711 nella nuova chiesa vi si celebrava già messa. Nel 1719 venne posto il ricco portale marmoreo che reca la scritta: «Inebriabvntvr /ab vbertate / Domus tve / MDCCXIX». Come ha scritto Sandro Guerrini, «L'interno della chiesa di Ospitaletto è assai elegante ed ha le caratteristiche tipiche delle più belle chiese bresciane costruite tra la fine del Seicento ed i primi anni del Settecento: l'abside è ancora arcaicamente pentagonale e la navata, coperta da una vasta volta a botte, presenta tre cappelle per lato, tutte però delle stesse dimensioni. Questa struttura un po' compatta è ingentilita ed alleggerita da mossi stucchi e da quattro statue di Santi in gesso, ospitate nelle nicchie che si aprono tra le cappelle». La chiesa è stata affrescata nel 1884-1885 dai pittori Ariassi e Carlo Chimeri, mentre agli stucchi provvidero i fratelli Peduzzi. All'Ariassi si devono anche i quadri della Madonna del Rosario, del Battesimo di Gesù, della Sacra Famiglia, di S. Anna e di S. Giacomo. La chiesa è adorna di belle tele di soase lignee. Entrando, alla destra è posto l'altare dedicato ai S.S. Fermo e Rustico. Attribuita in un primo tempo al Celesti, viene invece da Sandro Guerini riconosciuta quale opera di Giuseppe Tortelli che la eseguì intorno al 1735. Secondo Sandro Guerini è "un'opera molto interessante, piena di suggestioni piazzettesche, ma anche memore di certa pittura aulica francese del Seicento". La ricchissima soasa lignea è opera di Andrea Fantoni e ricorda la pala per la Scuola del S.S. Sacramento di Ome, datata 1736. L'altare successivo è decorato da una pala raffigurante "La Madonna con il Bambino, S. Giuseppe e i santi Benedetto e Romualdo" ed è da porsi tra le cose migliori di Francesco Paglia (Brescia, 1636-1713) e si può datare intorno al 1710. Segue l'altare del S.S. Sacramento appartenente alla confraternita. Nella bellissima soasa del Fantoni sono raccolti il grande dipinto di Antonio Gandino (Brescia, 1565-1630), raffigurante "Cristo risorto" e la piccola, antica palettina dell'altare cinquecentesco, con la "Deposizione", dipinta dal Romanino intorno al 1553-1555, in occasione dei restuari apportati alla chiesa dagli Aleni. Bella è anche la soasa in legno. L'altare venne restaurato nel 1960. Sull'altare maggiore campeggia un dipinto di Antonio Paglia (Brescia, 1680-1747), raffigurante il "Martirio di S. Giacomo", datato 1711. La soasa è recente. Ai lati altre due pale probabilmente furono tolte dagli altari laterali della chiesa precedente. La mensa marmorea, costruita nel 1783 come ricorda un'iscrizione dietro l'altare, è stata realizzata utilizzando un paliotto più piccolo e più vecchio di una cinquantina d'anni. Gli stalli del coro, opera pregevole di intaglio e di intarsio, sono stati commissionati dall'arciprete Pace intorno al 1750. Sopra la sedia centrale c'è lo stemma di quel parroco, con l'iscrizione: «Ioan.s (stemma) Pace / archip. / fecit». Sul lato sinistro della chiesa è collocato l'altare della Madonna del Rosario, con soasa neoclassica e con una soasa analoga è anche il successivo altare del Sacro Cuore. L'ultimo altare, prima dell'uscita, è arricchito, secondo Sandro Guerini, da uno dei più bei dipinti di Angelo Paglia (Brescia, + 1763), raffigurante "Il presepio", eseguito tra il 1720 e il 1725. La grandiosa soasa, affiancata dalle statue a tutto tondo dei re e con un grande bassorilievo raffigurante la "Presentazione al tempio'"sulla cimasa, è opera di Andrea Fantoni e ricorda moltissimo l'altare della Madonna del Rosario della parrocchiale di Capriolo, eseguito nel 1724-25. Nella controfacciata, sopra la bussola dell'ingresso, è collocato un vasto dipinto raffigurante "La condanna di S. Giacomo", firmato e datato (secondo la testimonianza di Paolo Guerrini) da Angelo Paglia nel 1718.


Nel 1943 vennero compiute dall'arciprete Gatti notevoli opere di restauro. Nel 1945 la vecchia bussola rovinata dallo scoppio di tritolo del 17 novembre 1944 venne sostituita con una nuova monumentale. L'ampliamento della chiesa sulla parte posteriore, già predisposto su disegno del geom. Marchesi non venne mai eseguito. All'organo originario veniva nel 1858 sostituito uno strumento della ditta Cadei trasferitovi da Chiari. La sagrestia è arricchita di affreschi (i quattro Evangelisti, scene di vita religiosa) di Pietro Scalvini. Nel 1900-1904 venne costruita la nuova torre, coronata da una grandiosa statua del Redentore sulla quale venne posto un nuovo concerto di campane.


S. MARIA DI LOVERNATO. La rustica chiesetta di Lovernato, ricordata in atti di permuta di fondi del sec. VIII e IX con il bianco campanile, ed un gruppo di case e un vasto cascinale che le fannno da corona fra un verde intenso e riposante conserva intatto il ricordo di un centro carico di secoli e mostra al suo interno la pietà viva di un popolo in stupendi e commoventi dipinti. Un frammento terminale di pilastro datato da Panazza e Tagliaferri tra la seconda metà dell'VIII e la prima metà del IX secolo venne trovato nel 1946 in opere di consolidamento della chiesa. Panazza e Tagliaferri ne hanno rilevato la tecnica e il disegno condotti con piacevole senso decorativo di derivazione classica. Alquanto abbandonata, in nome della sua antica importanza continuò ad essere al centro delle cure della comunità di Ospitaletto che vantò su di essa particolari diritti tanto che nel 1650 l'arciprete Morosini pur riconoscendo che «la cappella campestre di S. Maria di Lovernato fu fatta fabbricare per gli huomini d'esso comune anticamente» lamentava che il comune vi spadroneggiasse, tenendosi perfino le elemosine che vi venivano raccolte. Del resto i diritti del comune sono chiaramente indicati dallo stemma che con la scritta "Comunis Hospitaleti", campeggia sul bel portale cinquecentesco. L'interno del santuario è di semplice architettura della prima metà del Quattrocento composta di due grandi arconi che dividono l'unica navata in tre scompartimenti. Le semplici linee sono movimentate da una doppia e varia teoria di affreschi votivi. Da destra risalendo, si presentano tre grandi Madonne ingenue e primitive di cui una reca il nome del committente, un Venturini da Caino e la data 1479. Segue un S. Genesio con la viola, patrono degli attori. Sotto è ancora una tenera Madonna col Bambino, tutta soffusa di malinconica semplicità e, accanto le due Sante Caterine, quella d'Alessandria (con la ruota che la indica patrona dei molinari) e quella da Siena. Alla base dell'arco c'è S. Simonino da Trento, con sotto un bel mulo bardato segno di un ex voto di un vetturale. Nella seconda campata sempre sulla destra, si presentano un giovane santo con il libro e il crocifisso (forse S. Bernardino da Siena), e quattro Madonne sedute su troni ricchi e graziosi. Le accompagna un bel S. Rocco, giovane e ben modellato, con sotto un S. Biagio (con il rastrello in mano) fra S. Apollonia e S. Antonio. Chiude la serie della parete di destra, ai piedi del grande arco del presbiterio, una Madonna col bambino fasciato. Ritornando alla porta d'entrata e risalendo sulla sinistra si incontrano ancora Madonne solenni e pie con devoti. A loro segue una Pietà, ex voto della, famiglia Guarneri, e tutta spirante commozione e tristezza. L'accompagnano S. Giacomo Apostolo, e S. Sebastiano. La fascia inferiore è occupata da figure molto deteriorate fra cui si scorgono, fianco a fianco, S. Ambrogio, S. Lorenzo, una Madonna con Bambino. Sulla seconda campata, sempre della parete a sinistra, si susseguono una Madonna in trono col Bimbo che ha al collo addirittura un piccolo amuleto contro il malocchio, un S. Antonio, una Madonna con accanto un giovane santo, un S. Antonio abate (bellissimo con ai piedi delle cesoie ad indicare un devoto pastore di pecore), un S.Sebastiano (dono di Pietro Guarneri, 1468) una, santa e una graziosa Madonna. Anche nel piano inferiore della seconda campata si susseguono figure popolaresche e curiose di santi fra cui un S. Stefano con tre assi in testa. Sotto la lunetta di destra ancora tre Madonne, due con S. Antonio, la terza con giovane santo. Affreschi votivi adornano anche i fianchi dell'altare con una Madonna con un devoto giovinetto a sinistra, con un S. Ermete ed una Madonna con un S. Benedetto da Rezzato (con data 22 aprile 1525) a destra. Campeggiano sull'altare in una cornice cinquecentesca, al centro una bella statua lignea della Madonna opera del bresciano Richetti con ai lati, solenni S. Pietro e S. Paolo mentre una Pietà sovrasta il trittico in una graziosa lunetta. Il Panazza ritiene che una ricca serie di Madonne di Lovernato come altre nella Pieve di Nave, nella chiesa della Stocchetta, di S. Rocco di S. Vigilio, ecc. siano di un solo frescante o seguaci di una medesima scuola pittorica. Sono gli ex voto, segni di una viva devozione che alquanto illanguiditasi è stata richiamata dallo zelo instancabile dell'arciprete di Ospitaletto, Giulio Gatti. Quasi a sciogliere un voto il 25 luglio 1945 egli dava infatti il via alle opere di restauro del santuario fatiscente e coperto di calce. A distanza nemmeno di un anno il 25 marzo 1946 il santuario, grazie alle cure di M. Pescatori e B. Simoni, riappariva in tutta la sua ricchezza d'arte e veniva dedicato ai caduti di tutte le guerre. A riconfermare poi il rinnovato amore per la loro Madonna di Lovernato l' 11novembre 1949 la statua della Madonna veniva incoronata. Nel 1974 venne unitamente ad altri interventi posto il nuovo altare liturgico, opera della ditta Poisa di Brescia. Nuovi restauri vennero avviati nel 1981 per intervento dell'Amministrazione comunale.


S. ROCCO. Al bivio delle due strade per Travagliato e Lodetto sorge la chiesa di S. Rocco, ricordata come incompleta e con un solo altare in occasione della visita del vescovo Bollani del 1565 che raccomandò di ultimarla. Venne retta per voto popolare su un cimitero emerso in scavi compiuti nel settembre 1924, quando in seguito a lavori di sterro venne ritrovata una gran quantità di ossa umane. La cappella venne officiata da una confraternita o Disciplina che ne teneva anche l'amministrazione. Un segno esterno dell'antico cimitero qui esistente è un'inferriata chiusa nel muro di cinta, col teschio scolpito negli stipiti laterali e superiore e con la buca delle elemosine in basso. La chiesa è stata ampliata dall'arciprete Rizzi. Vi era una cappella laterale dedicata al Patrocinio di M.V. di cui si celebrava la festa in novembre. Nell'interno nulla di notevole, all'infuori della bella tela settecentesca di scuola bolognese che rappresenta la Madonna con due santi abati benedettini, probabilmente S. Bernardo e S. Romualdo. È probabile che in precedenza esistesse un cappella monastica delle due comunità benedettine di S. Faustino e di S. Gervasio. Anche la nuova chiesa venne infatti dedicata oltre che a S. Rocco e a S. Sebastiano anche a S. Martino. Nel 1791 venne eretto un nuovo portale che porta l'iscrizione «MDCCXCI / D. Rocho, divo Martino / divoq. Sebastiano / a Confraterninate dicata». Forse proveniente da questa chiesa è una bella statuetta di S. Rocco che Luciano Anelli ritiene opera di Stefano Lamberti (1482-1538).


S. ANTONIO DI PADOVA ALLA PALAZZINA. Di proprietà Magrassi, nel 1938 passò alla parrocchia di Passirano e nel 1955 a quella di Ospitaletto.


S. MARIA BAMBINA (a Camaione). Venne ricavata nel 1920 da una sala della Filanda Serlini e affidata alle suore addette allo stabilimento. Più tardi fu concesso il privilegio della Conservazione del SS. Sacramento e vi venne celebrata la messa festiva. 


S. MARIA AUSILIATRICE. Settecentesca, è situata in via Rizzi. Una volta appartenente alla famiglia Simoni, dopo qualche tempo passò alla signora Antonietta Gaiazzi e al signor Ghidini; fu poi di proprietà di Arturo Bonomi, il quale in riconoscenza alla Madonna per l'incolumità della famiglia dai pericoli della guerra, la dedicò a Maria Ausiliatrice. Sembra che quando era aperta al culto si chiamasse col nome di S. Pietro. Nell'interno non vi è più né altare né pala: soltanto sono conservati in buono stato i dipinti dei quattro evangelisti e nel centro, veramente bello, quello dell'Incoronazione della Vergine. Servì come laboratorio di falegnameria, in seguito per la scuola elementare.


L'IMMACOLATA. È la Cappella dell'Oratorio maschile, inaugurata il 25 maggio 1922.


S. MARIA DEL SUFFRAGIO. Nome dato alla Cappella del Cimitero. Il 31 maggio 1972 vi veniva benedetto un busto dedicato a mons. Giulio Gatti, donato da un suo estimatore, opera dello scultore mantovano Menozzi.


Numerose le santelle sparse nel territorio. Quella dedicata ai "Morti del Tabai" dedicata ai caduti della battaglia di Chiari dell'1 settembre 1701. Una santella alla Madonna delle Lagrime venne edificata al Perosino nel 1985. Vicina è una santella costruita nel 1900 per ex voto da certo S. Ferraresi.


ECONOMIA. Biade, vino, gelsi sono le coltivazioni segnalate fino alla metà dell'800. Le principali risorse derivavano dalla coltura del frumento, del granoturco (compreso il quarantino seminato dopo la mietitura e raccolto in autunno), dei gelsi e della vite, dei prati. Il 25% del suolo era costituito da prati, il 70% da terre arative (nell'800 si parla ancora, come tanti secoli prima, di terreni «aratorii asciutti» a N della statale, sö la söta, in dialetto, e di terreni «aratorii irrigatorii» a S), il 5% da orti e da broli; i broli, la cui parola, particolarmente diffusa nell'Italia settentrionale, è di origine preromana (celtica), sono appezzamenti di terreno attigui a case e cascine del paese, cintati con muri di pietra, in cui è praticata una coltivazione intensiva, con irrigazione, di alberi da frutto, viti, ortaggi e fiori. Ne resistono ancora pochi nel paese: i più sono stati travolti dalle varie ondate dell'invasione edilizia. Sussistevano ancora, ma limitate, aree paludose e selvose. L'irrigazione venne avvantaggiata soprattutto dalla Seriola Nuova di Chiari. Per secoli la proprietà rimase concentrata in mano ad alcune famiglie quali gli Averoldi, i Calini (che nel sec. XVI vi possedevano 360 piò), i Gambara (agli inizi del '700 vi possedevano 211 piò), i Roncalli (con 185 piò a Camaione). Poi via via la proprietà si andò frammentando. Sviluppato fu l'allevamento di bachi favorito da grandi filande locali e dall'esistenza di essiccatoi con estesi ammassi.


Benché abbia un territorio ridotto, Ospitaletto vanta uno sviluppo industriale di grande rilievo. A partire dalla metà del sec. XIX entrò anche Ospitaletto nel novero dei paesi produttori di seta con la filanda Serlini al Camaione, che ebbe notevole sviluppo alla fine del secolo e nei primi decenni del 1900, per merito prima di Andrea Serlini e quindi del figlio Federico, che si avvalse della collaborazione nel campo commerciale dei fratelli Piero e Fausto. Il periodo di massimo sviluppo fu dopo la grande guerra e fu dovuto soprattutto a Federico che dimostrò «eccezionali doti di tenacia e di avvedutezza». Le tre filande dei fratelli Serlini di Ospitaletto, Camaione e di Travagliato, che giunsero ad occupare fino a 1200 persone, producevano seta greggia (da bozzoli acquistati nella nostra provincia e in Asia) e filato doppio greggio (da bozzoli acquistati in Italia); esportavano in molti paesi dell'Europa, in Egitto, in Tunisia, in Algeria, in Marocco. Nella lavorazione del filato doppio i Serlini conquistarono presto il primo posto in Italia. Sempre nel settore della seta già nel 1857 si affermò l'attività manifatturiera di Luigi Inselvini che fu tra i coraggiosi che intraprese viaggi in Oriente per procurarsi seme sano di bachi. Nel 1860 Francesco Corbetta avviava una falegnameria che diventerà poi una rinomata fabbrica di sedie. Attiva la torcitura (a solo filo torto) del Calzificio Corrado Forster e C. (e poi Dubs e Forster) che già nel 1885 introduceva l'energia elettrica. Si impose per decenni, lasciando poi il campo nel 1897 ai fratelli Ambrosi che introdussero per primi macchine circolari automatiche per calze, che tennero il campo fino al 1931. Nei primi anni del 1900 aprì un calzificio Antonio Dal Brun. Alla fine dell'800 esistevano anche due tintorie: una della ditta Forster e una della ditta Torri. Ad esse ricorrevano molte fabbriche di tessuti della provincia. Sempre agli inizi del secolo XX si sviluppava l'industria del ferro con la Società Italiana Metallurgica Franchi-Griffini, poi (1915) Franchi Gregorini. Nel 1943 subentrò il tubificio Colombo con un laminatorio decentrato da Lambrate; ma i tedeschi occupanti ne smantellarono macchinari, trasferendoli nel 1944 in Germania. Negli anni Venti erano operanti il Calzificio Ambrosi, due grandi filande, la Ferriera Baggi, mentre molti erano gli occupati come scaricatori di carbone. Nel 1925 veniva costruito ex novo il grande calzificio Ferrari. Assorbì subito 400 operaie che salirono poi a mille. Nel 1931 nei capannoni del Calzificio Ambrosi subentrò la milanese ditta Corbetta che installò una fabbrica di sedie di legno curvato che nel giro di pochi anni impiegò circa 500 dipendenti, chiudendo la sua attività nel 1986. Nel 1939 nacque il calzificio Bonadei e quasi contemporanemente la filanda Walter Mieli. Attivo il Caseificio sociale fondato nel 1940. Nel secondo dopoguerra nasceva la M.R. Contessi e nel 1952 il Calzificio Angelo Barucco. Chiuso nel 1954 il Calzificio Ferrari, alcuni meccanici (Zanola, Gares, ecc.) davano vita a piccole aziende. Nel 1955 la "Gnutti Divisione Macchine Transfert" cominciò a costruire macchine di alta precisione prima per le industrie di rubinetteria poi per quelle automobilistiche. Negli anni '50 e '60 sorsero i Laminatoi Sider (1957) che soppiantarono la M.R. Contessi, la Imes e le Fonderie Ghidoni e Presti. Nel 1963 venne fondata la Saniplast che ebbe notevole sviluppo, come lo ebbe pure dal 1972 la Ferrosider. Nel 1966 nasceva la Gozio Federico per la costruzione di macchine transfert. Ultima a nascere nel 1990 la Micrometal di Alberto Sega e Michele Fasano nota anche per aver coniato nel settembre 1992 le monete della "Lega Lombarda". Nel 1986 alla Corbetta succedeva la Sabaf di Lumezzane, per la fabbrica di cucine. Le imprese ospitalettesi in prevalenza meccaniche passarono da 649 nel 1990 a 663 nel 1991.


Lo sviluppo demografico, economico e sociale ha richiamato anche grandi centri commerciali come il "Policentro Cristallo Uno" assorbito nel luglio 1987 dal Foodmark, società del gruppo Italmark di Pietro e Luigi Odolini e di Dante Anselmi. Gli Odolini poi nel 1989 aprivano alla Baitella un altro centro commerciale con un'area di 50 mila mq. Curioso l'avvio nel 1987, da parte di quattro soci, della Scala magica, una specie di catena di S. Antonio a carattere finanziario. In continua crescita le sedi e gli sportelli bancari fra i quali, nel marzo 1992, quello della Banca S. Paolo.


RETTORI POI ARCIPRETI: nob. Filippo Schilini, can. della Cattedrale (commendatario); Angelo Caglio (1492), D. Francesco di Montichiari (1532), Paolo nob. Meni, dott. in Leggi, Canonico del Duomo e Vic. Gen. (1533-1565), Girolamo Betteni di Saiano (nom. 20.XII.1565 - mo. 1601), Orsatto Orsatti di Cemmo (nom. 19.X.1601 - rin. 1609), Girolamo Merici di Brescia (nom. 10.V.1609 - mo. 30.VII.1624), Giovanni Maria Mosconi (nom. 20.VIII.1624 - mo. 23.VII.1654. È il primo chiamato Arciprete nel 1647), Faustino Bosetti di Chiari (nom. 18.VIII.1653 - rin. 1655), Giuseppe Stancari di Rovato (nom. 21.XII.1655 m. 28.VI.1684), conte Bernardino Olmo di Chiari (nom. 6.IX.1684 - rin. 1692), Altobello nob. Cavalli di Brescia (nom. 24.XI.1692 - rin. 1695), Stefano Bianchi di Rovato (nom. 17.XI.1695 - m. 10.V.1724), Marc'Antonio Landi (nom. 24.VI.1726 - rin.), Pietro Antonio Tonelli di Coccaglio (nom. 28.II.1729 - rin.), Giov. Valerio Maestrini di Maclodio (nom. 22.XI.1733 - mo. 27.II.1736), Giovanni Pace di Concesio (nom. 1.VI.1736 - mo. 6.III.1774), Alessandro Pavoni di Vobarno (nom. 30.IV.1774 - rin. 1776), Giovanni Gavazzi di Montichiari (nom. 24.XII.1776 - mo. 6.1.1793), Giuseppe Consolini di Calcinato (nom. 19.II.1793 - mo. 19.XI.1829), Carlo Buccio di Bagolino (nom. 3.II.1830 - mo. 1864), Girolamo Rizzi di Pisogne, Capp. segreto di Pio X (nom. 18.VII.1864 - mo. 27.I.1911), Angelo Bertelli di Sale Marasino (nom. aprile 1911 - rin. 1920), Rocco Scalvi di Travagliato (1920 - mo. 8.II.1937), Giulio Gatti di Pontoglio (1937 - 1971), Pietro Pea di Verolavecchia (1971).


SINDACI: Antonio Sigismondi (1886-1907), Federico Serlini (1907-1910), Fausto Serlini (1910), Eugenio Sigismondi (1911-1915), Eugenio Sigismondi (1919-1922), Federico Serlini (1920), Giuseppe Crescenti (1920-1922), Giuseppe Sigismondi (1922-1926).


PODESTA': Federico Serlini (1926-1942), Arturo Bonomi (commissario prefettizio), Roberto Ferrari (commissario prefettizio poi podestà 1943-1945).


SINDACI DAL 1945: Belometti Angelo (1945-1951), Baresi cav. Vitale (1952 - nov. 1960), arch. Luigi Corbetta (1961 - maggio 1967), Marchetti cav. Felice (1967-1975), Taini dr. Giuseppe (1975-1984), Baresi prof. Agnese (1984 - giugno 1990), arch. Roberto Bonomi (luglio 1990 - a tutt'oggi).