OFFLAGA, de Offlaga

OFFLAGA, de Offlaga

Famiglia proveniente da Offlaga, da dove prese il nome, si riallaccia, probabilmente, ad una discendenza di vassalli del monastero di Leno, che allargò poi i suoi possedimenti fondiari a Corticelle e in Franciacorta, a Cazzago S.M., Camignone, Passirano, Valenzano e nelle Chiusure di Brescia. Angelo Quaglia basandosi su un'iscrizione esistente nella chiesa di S. Francesco, nella quale accanto al nome di Giacomo Campioni (m. il 28 luglio 1349) era stato più tardi (nel 1503) accostato quello di Marco Antonio de Offlaga suo erede, con i relativi stemmi, ha pensato che in origine gli Offlaga si chiamassero Campioni, mentre P. Guerrini si è limitato a ritenere che la famiglia di Marcantonio Offlaga discendesse da una Campioni, o con essa fosse per altre ragioni imparentata. Già verso la metà del sec. XIV gli Offlaga si erano trasferiti a Brescia dove nell'Estimo visconteo del 1388 le famiglie con tale nome erano già cinque. Abitavano nei quartieri di S. Giovanni e di S. Nazzaro, esercitandovi le più svariate arti e mestieri. L'estimo ricorda i capifamiglia Graziolo Offlaga con la moglie e un fratello, Giacomino Offlaga formagiaro, Balduino Offlaga sarto, Pecino o Pierino Offlaga notaio, e i tre fratelli Giacomino, Tomaso e Bresciano Offlaga. Alcuni di questi avevano dei fondi o delle case rustiche a Corticelle, altri a Verziano e al Gardellone nel suburbio di Brescia, altri a Cazzago S. Martino, a Camignone e a Valenzano in Franciacorta. L'estimo malatestiano del 1416 ricorda soltanto due famiglie; quella di Tomaso, Francesco e Giovanni, fratelli, con la moglie di Giovanni, nella Quadra V di S. Giovanni, e quella di D. Biancafiore della Corte vedova Offlaga, e di Bertolino suo cognato ammogliato, nella quadra I di S. Alessandro. Le altre famiglie del precedente estimo malatestiano o si erano estinte o erano emigrate dalla città alla campagna. Gli estimi del 1434-1436 registrano nella Quadra IV di S. Giovanni gli eredi di Francesco, nella V di S. Giovanni, Giovanni, nella I di S. Alessandro, Bertolino. Gli estimi del 1473 registrano Bianco, soiaro (in Rua Sovera, IV Quadra di S. Faustino), Francesco e fratelli qd. Maffeo e Giacomo qd. Paolo (nella IV Quadra di S. Giovanni), Bartolomeo (nella V Quadra di S. Giovanni), Pecino qd. Bertolino (nella I Quadra di S. Alessandro). Gli Offlaga erano, nel 1488, entrati nel Consiglio Generale di Brescia e perciò nella nobiltà bresciana, segnalandosi anche per sensibilità artistica. Bartolomeo Offlaga infatti con Andrea Lantani, massaro della Fabbrica del Duomo, commissionava nel 1468 sembra a qualche allievo di Liberale da Verona i magnifici libri corali della Cattedrale eseguiti tra il 1469 e il 1481. Fin dal sec. XV tre rami andarono imponendosi quelli di Bertolino, di Giacomo e di Giovanni questi ultimi due probabilmente fratelli. Quello di Giacomo ebbe maggiore importanza. Ne fece parte il suo pronipote, Lodovico (1498-1569), ma il ramo si estinse presto. Lodovico era figlio unico di Gianfrancesco Offlaga; aveva due altre sorelle, una sposata al nob. Giovanni Antonio Luzzago di Manerbio, l'altra al nob. Cristoforo Ducco. Era nato, come dice la sua iscrizione funebre, nel marzo del 1498, si sposò a vent'anni con una nobile giovinetta di 17 anni, di nome Cecilia, però non ebbe prole maschile, ma soltanto la figlia Polissena (1538-1606), alla quale i coniugi diedero per fratello un povero trovatello dell'ospedale, di nome Giovanni Maria, e chiamato poi Palmiro. Lodovico era molto ricco: possedeva case e fondi, 200 piò a Verziano, 25 a Offlaga, residuo delle antiche possidenze della sua nobile famiglia in questo territorio. Essendo libero dalle preoccupazioni della famiglia si dedicò alla cosa pubblica negli uffici municipali, che egli sostenne con onore e scrupolosità, salendo fino alla più alta carica di Abbate del Comune, che equivarrebbe a quella attuale di Sindaco. Un Bartolomeo Offlaga era nel 1513 podestà di Offlaga; nello stesso anno Cipriano Offlaga era vicario di Calvisano. Due pietre tombali, una nell'ex chiesa di S. Giulia, l'altra nella chiesa di S. Cristo (ma probabilmente proveniente dalla distrutta chiesa di S. Cristoforo), ricordano, la prima, il nob. Lodovico Offlaga e la seconda la figlia Polissena che eresse al padre il monumento.


Ai tempi del Beaziano andava estinguendosi il ramo discendente da Orazio, qd. Giovanni Battista «homo d'armi». Il ramo che continuò più di ogni altro fu quello di Franceschino qd. Giacomo che si estinse nel sec. XVIII con i fratelli Pietro (n. nel 1695) e don Andrea (n. 1705). Da Giovanni, discesero Paolo, Giacomo (presente nell'estimo del 1459); da Giacomo nacque Marcantonio (n. a Brescia il 1465 - m. il 1540). Ancora vivente in Brescia intorno al 1520 era un orefice che teneva la sua bottega nel borgo di S. Nazzaro (attuale corso Martiri della Libertà), e aveva case e fondi a Cazzago S. Martino. Nemmeno lui fu fortunato nella sua discendenza: ebbe due soli figli, Gianfrancesco e Giangiacomo, che dopo la sua morte si separarono, come avviene spesso nelle famiglie anche piccole e poco numerose, per amore di libertà e indipendenza. Gianfrancesco rimasto nella casa paterna ebbe un solo figlio Costantino, morto bambino; poco appresso morì anche lui in giovane età, e la vedova rimasta sola convolò a nuove nozze col nob. Giovanni Battista Provaglio, portandogli come dote anche i beni ereditati dagli Offlaga. Giangiacomo, il secondogenito di Marcantonio, aveva comperato una casa nel vicolo S. Paolo, della parrocchia di S. Maria Calchera, e ivi si ridusse con la sua famiglia, composta della moglie, di un figlio, Azaria (n. 1549), e di tre figlie, Unica, Seconda e Polia. La famiglia era agiata, continuava a possedere case e fondi a Cazzago S. Martino, dove soleva passare tutto il tempo dell'estate e dell'autunno, ma venne bersagliata da disgrazie e disavventure, sostenute con ammirabile spirito di forza e di rassegnazione cristiana. Azaria Offlaga, unico figlio di Giangiacomo, morì in giovane età senza eredi. Una scritta (1548), che lo ricordava, si trovava sotto un affresco un tempo esistente nel castello di Cazzago S. M. di scuola morettesca, raffigurante Tobia e l'angelo. Nel 1588 vivevano le tre figlie con la madre, sempre in vicolo S. Paolo (allora chiamato «del Paradiso»). Nel 1627 erano ancora in vita Seconda e Polia (n. 1559). Quest'ultima, che si chiamava Apollonia, morì l'anno appresso nel 1628 e lasciò tutti i suoi beni in beneficenza. Si trattava della vecchia proprietà di Cazzago (63 piò), della casa abitata e di 31 piò fuori di porta Torlonga nella località Quadro, che portarono all'istituzione di una scuola per poveri (v.Scuola Offlaga). Il Beaziano registra il seguente stemma: «D'azzurro, alla quercia di verde, ghiandata d'oro addestrata da un orso di nero, in atto di arrampicarsi sul tronco».