NUVOLONE o Nuvoloni Giuseppe

NUVOLONE o Nuvoloni Giuseppe

(Milano, 1619-1703). Detto il Panfilo. Figlio cadetto di Panfil Nuvolone, pittore di scene storiche a Cremona. Il Benezit scrive che diede prova di una facilità di lavoro straordinario e di particolare brio, in contrasto con la ponderatezza del fratello Carlo Francesco anche se in vecchiaia andò decadendo in stile e colore. Lavorò soprattutto a Brescia e a Venezia, ma anche a Piacenza. La Pinacoteca di Brera a Milano conserva un suo autoritratto. Emma Calabi afferma che egli «costituì il più attivo tramite tra l'arte bresciana e la lombarda, diffondendo in quella il gusto per le sfumature morbide e i chiaroscuri leggeri, che erano stati messi in onore in questa da G.C. Procaccini e adottati da Carlo Francesco Nuvoloni». Bruno Passamani ha rilevato la presenza nel bresciano di opere del Nuvolone: «di grande rilievo nelle quali si ritrovano vivacità coloristica e pittorica e quel timbro un poco melodrammatico che gli furono propri», e alcune delle quali offrono «brani di intensità drammatica». Sempre il Passamani considera fra le prime opere bresciane dell'autore la «Carità» del palazzo della Congrega Apostolica che «in chiave di sfumato e di effetti decorativi» offre «proposte nuove a Brescia, con le raffinatezze procaccinesche nel colore che si stempera nei grigi e nei bruni, e gli impasti morbidi di certi santi (si veda il bellissimo s. Faustino sempre nella Congrega apostolica), valse a contenere le tendenze del primo Seicento locale, mostrandone il macchinismo e l'ottimismo tutto muscolare. Sempre secondo il Passamani: «Così la composizione a spirale del S. Antonio del Duomo Nuovo, con il contrasto fra gli scuri della parte inferiore e le freschissime colorazioni della zona alta, l'Adorazione dei Magi (1695) del S. Giovanni Evangelista, fornirono ai pittori della fine del secolo esempi compositivi e cromatici la cui portata si può misurare solo su opere che appartengono al secolo nuovo».


Nel Bresciano ha lasciato: Duomo Nuovo (S. Antonio di Padova. La cittadinanza di Brescia implora la cessazione della peste nel 1650 (1679). S. Clemente (sagrestia: Cinque dipinti con misteri della vita di Gesù e Maria). S. Giovanni Ev. (Nascita di G. Cristo; adorazione dei Magi; Purificazione; La Maddalena al Sepolcro; S. Cecilia, S. Caterina e S. Apollonia; Quattro Sibille (a fresco nei pennacchi della Cappella del Sacramento). Pinacoteca Tosio: (Ritratto di Fortunato Vinaccesi). Congrega Apostolica (S. Faustino, S. Giovita, le due tele m. 2,30 x 1,35 sono dal Thieme-Becker date al padre, anziché a Giuseppe Nuvoloni). Cappella della Congrega: La Carità (tela sagomata nella volta m. 3,30 x 2,43). Fiumicello (parrocchiale: S. Francesco), Collezione p. Felice Murachelli (La Carità), già nella chiesa di S. Barnaba, attribuito però a vari autori; a Breno: Chiesa parrocch. (S. Siro - attribuito); a Collio: Chiesa parrocch. Redentore e Santi - attribuito); a Capodiponte: Chiesa della Disciplina (Madonna con Bambino e S. Francesco). Chiesa di Tizio: L'Assunta e gli Apostoli firmata: Joseph Pamphilus Mediolanensis F. 1638; a Muscoline: S. Quirico (Assunzione di M.V. (molto deperita). La tela di Gardone V.T. (parrocchiale: Presentazione di Gesù al Tempio e S. Bernardino) già attribuita anche da G. Panazza al Nuvoloni è stata rivendicata nel 1983 da E.M. Guzzo a Pietro Ricchi. Nella collezione Lechi esistevano «Andromeda, Perseo e il drago». «Andromeda e Perseo. Diana e le ninfe» ambedue ceduti a Pryor: «Venere e Amorini» e «Autoritratto» scomparsi nel saccheggio del 1799.