NOY Cesare Maria

NOY Cesare Maria

(Brescia 1805 - Linz, 29 agosto 1868). Di Giuseppe Maria e di Isabella Grasseni. Compiuti gli studi classici a Brescia, si laureò poi in giurisprudenza a Padova, entrando nel 1833 nei rami amministrativi e finanziari della burocrazia statale. Religiosissimo si impegnò subito, assieme ai conti Antonio e Giambattista Valotti, all'avv. Giuseppe Saleri in una azione religioso-sociale, facendo emergere i gravi problemi di un pauperismo sempre più esasperato (vedere, in proposito, la sua «Epistola dei poveri di Brescia a Monsignor Vescovo Carlo Domenico Ferrari scritta in loro onore da C.M.N.» Brescia, Tip. Pio. Ist. S. Barnaba 1834). Dal 1832 al 1836 diresse la «Gazzetta Provinciale». Nel 1840 era Segretario del I.R. Governo di Venezia e in seguito veniva, sempre più, incaricato di delicate missioni. Dimissionario nel 1848, ebbe un momento di crisi nei riguardi dell'Austria, ma tornò quasi subito al servizio dell'impero, entrando al servizio del governatore di Milano, conte Montecuccoli, che gli affidò i settori dell'Istruzione del Personale e dell'Amministrazione comunale. Cercò di giustificare a sè e agli altri la propria posizione dai più considerata «antitaliana», zelando perché Brescia non fosse ultima nella fedeltà leale all'Impero. Nel gennaio 1849 la proposta di inviarlo a Vienna per rinnovare la sudditanza all'Imperatore, dopo le azioni rivoluzionarie del 1848 venne bocciata, mentre l'anno seguente veniva scelto assieme all'avv. Giuseppe Saleri e all'imperiale regio delegato della provincia Gaetano Baroffio per placare le ire imperiali a causa delle Dieci Giornate. Già nel settembre 1849 egli «umiliava e dedicava» inviandolo al maresciallo Radetzky, in via riservata e personale, accompagnandolo dalla domanda di un posto di Consigliere di Governo, un singolare ed interessante progetto riguardante la vendita alla pubblica asta dei beni dei sudditi italiani confiscati dall'Amministrazione dello Stato a causa di imposte, tasse di guerre e multe insolute. Per ovviare a tali inconvenienti il Noy proponeva la costituzione di una «Società generale dell'Unione» con sede in Vienna ed avente per scopo l'acquisto di beni immobili e mobili, ecc., posti in vendita dall'erario nei territori sottomessi alla monarchia austriaca. L'ineccepibile passato di integerrimo funzionario, lo zelo dimostrato, in ogni occasione ed al di là anche di ogni stretto dovere, servirono, certamente, a spalancargli le porte ad ulteriori e sempre più alti avanzamenti di carriera. Nel 1850 lo troviamo consigliere imperiale con incarichi direttivi nell'amministrazione delle ferrovie, specialmente nei riguardi di operazioni di carattere finanziario per investimenti nelle ferrovie imperiali. Apprezzatissimo subito, gli fu concesso un appartamento nel palazzo dei Principi di Montenuovo, figli di Maria Luisa d'Austria, ex imperatrice di Francia e zia dell'imperatore, mentre da parte sua acquistava una villa a Karlsburg. Entrò ben presto in rapporti stretti e quasi confidenziali con l'imperatore stesso, il quale aveva per lui una stima ed una fiducia che riponeva solo in pochi sudditi di razza germanica. La nuova invidiabile posizione sociale gli permise anche di continuare le opere di bene che erano state sempre i principali fulcri del suo programma di vita, aiutando singole persone e le loro iniziative, come fece per mons. Daniele Comboni, aiutandolo nelle sue spedizioni africane. Il concordato fra Austria e S. Sede del 1855 gli ispirò quella «Proposta di un'Associazione Cattolica nel Regno Lombardo-Veneto», che è stata ritenuta uno degli incunaboli dell'Azione Cattolica in Italia avente come principali scopi: a) la difesa e la diffusione del pensiero cattolico espresso dal Papa e dai Vescovi; b) la diffusione su scala popolare ed economicamente accessibile a tutti della stampa cattolica e la graduale soppressione di tutta quella stampa che fosse ritenuta nociva per il sentimento religioso delle nostre popolazioni; c) la protezione, non disgiunta da un aiuto effettivo agli stessi, degli istituti religiosi, di beneficenza e di carità. Tra gli scopi più diretti vi era quello di combattere non solo sul piano politico, ma anche sul piano morale e religioso, l'influenza distruggitrice delle idee e delle pubblicazioni minaccianti la fede religiosa e i costumi. Benché sottolineata anche dalla «Civiltà Cattolica», la proposta non ebbe significative accoglienze. Particolarmente colto, venne eletto e nominato membro di numerosissime accademie culturali quali l'Ateneo di Venezia, l'Arcadia di Roma, la Società Patriottica della Boemia, la Imperiale Regia Società per l'incremento dell'Agricoltura e della Fisica di Brun, l'Accademia Archeologica di Atene. Aveva riunito pure una vastissima e ricca biblioteca che volle legare per testamento ad un istituto culturale di Vienna. Non mancarono al Noy riconoscimenti in campo religioso ed amministrativo. Fu infatti commendatore di S. Silvestro e dell'Ordine di S. Gregorio Magno (13 marzo 1855), cavaliere del Regio Ordine Portoghese di Cristo, cavaliere della Corona di Ferro di 3a classe (17 ottobre 1851) e di S. Lodovico di Parma, ecc. Mori in treno presso Linz, il 29 agosto 1868, mentre era di ritorno verso Vienna, dal confine italiano dove aveva accompagnato le figlie dirette a Brescia. La salma fu trasportata in patria e seppellita nel cimitero di Brescia dove egli stesso si era preparato la tomba arricchita da una scultura di Giov. Antonio Labus raffigurante la Religione e sulla quale fu posta la lapide che di lui dice le virtù più elette: «Cav. Cesare Noy / Marito e Padre incomparabile / severo con sè / indulgentissimo cogli altri / sinceramente religioso / più sollecito dell'utile altrui che del suo / spirava il XXIX agosto MDCCCLXVIII / lasciando la sposa / e quattro figliolette / nella più cruda desolazione». Nel 1853 aveva sposato Teresa Noy, figlia di un suo cugino, avendone quattro figlie, di cui una morta in tenerissima età, mentre le altre, ritornate a Brescia con la madre dopo la sua morte sarebbero andate spose in tre distinte famiglie bresciane: la prima Isabella, al nob. Attilio Ceni, un'altra, Adele, al sig. Guido Pedrali; una terza, Giuseppina, all'ing. Camillo Onofri. Di lui si ricordano: «L'epistola dei poveri di Brescia a monsignor vescovo Carlo Domenico Ferrari / scritta in loro nome / da Cesare M. Noy / (Brescia / tip. del Pio Ist. in S. Barnaba / 1834; 27 pp., din 16°)»; «Proposta di una associazione cattolica nel regno Lombardo Veneto (Vienna 1856 tip. dei PP. Mechitaristi, pp. 17 in 16°).