NAVIGLIO Bresciano

NAVIGLIO Bresciano

Canale navigabile e irrigatorio lungo circa 25 km che si stacca dal fiume Chiese a Gavardo, lascia sulla sua destra Nuvolento, Nuvolera, Mazzano, Rezzato e S. Eufemia, gira a SE della città fino a Canton Mombello dirigendosi poi a S fino oltre S. Zeno, Borgo Poncarale, Montirone, Ghedi, Isorella e Fiesse ove entra nell'Oglio. Un Naviglio risulta già esistente in un atto stipulato nel 1253 (i documenti sono del 29 giugno, 9 settembre e 3 novembre di tale anno) con il quale il Comune di Brescia incarica il maestro muratore Barlino da Goione della riparazione delle Arche di Gavardo all'inizio del «letto vecchio» del Naviglio. C'è chi lo fa risalire ai tempi romani, quando d'altra parte esisteva già un porto di Brescia. Secondo altri, fra cui Paolo Guerrini, venne scavato nei sec. VIII o IX ad opera dei benedettini del Monastero di S. Pietro in Monte Orsino. Il Guerrini derivò la sua opinione, o, come egli la chiama, «intuizione», dall'esistenza di una roggia denominata «Roggia dell'Abate» che non può non essere altro che l'abate di S. Pietro in Monte. Sulla Roggia dell'Abate esistevano nel sec. XI mulini sia a Gavardo che a Prevalle. Di impronta romanica vengono ritenute le «Arche di Gavardo» in pietra viva, munite di saracinesche per la presa e la regolazione delle acque. Il maestro muratore dunque Barlino da Goione (Barlinus de Goyono) si impegnava con il podestà di Brescia, Azzone da Pirovano, ad eseguire svariati lavori per regolare le acque del Chiese versate nel Naviglio mediante opere in muratura nel lato S spesse otto braccia ed alte quindici sopra e sotto sino al muro del Molino dell'isola del vescovo. Secondo Pier Aldo Zanelli a Barlino vennero commissionati il Ponte delle Arche, a due arcate che trovasi duecento metri a valle del ponte con il quale la statale 45 scavalca oggi il Naviglio, e sul quale venne eretta la casa del custode del canale e, assieme, lo sfioratore laterale esistente sul lato sinistro del canale, attraverso il quale il canale stesso restituisce al fiume, sito ad una quota inferiore di qualche metro, le acque esuberanti. Il contratto in parola fa menzione del Molino del vescovo, situato nell'istmo di terra che separa il Naviglio dal Chiese sfruttando in tal modo il dislivello esistente fra canale e fiume. Altri lavori il Comune di Brescia affidava a Barlino nel settembre e nel novembre dello stesso anno. In base a queste informazioni la data 1288 nella quale il vescovo Berardo Maggi avrebbe fatto scavare il Naviglio è probabilmente riferita a radicali miglioramenti dello stesso, cioè l'avvio ad importanti lavori di riassetto dell'estrazione e di modifica del corso d'acqua del «Veterum Navilium» allo scopo di migliorare l'irrigazione dell'alta pianura bresciana centro orientale («ad irriganda Brixiani agri praedia») rinunciando in parte al vecchio tracciato purtroppo insicuro ed abbisognevole di continue e cospicue manutenzioni. Il vescovo Maggi obbligò alcuni comuni (fra i quali anche Volciano) alla manutenzione del canale. Già alla fine del sec. XIII era costituita l'assemblea degli utenti, che sopraintendeva alla decisione dei lavori da eseguire a Gavardo e alla ripartizione delle conseguenti spese. Per motivo analogo, nel novembre del 1366, nella chiesa di S. Pietro de Dom a Brescia (la chiesa preesistente all'attuale cattedrale) venne convocata un'adunanza degli utenti, per decidere come ripartire le spese per la riparazione del manufatto alle Arche a Gavardo, nuovamente devastato, forse a seguito di qualche piena del Chiese. In quella circostanza furono nominati alcuni commissari, assistiti da un ingegnere livellatore, un certo Pasino da Castenedolo , tutti incaricati di effettuare i necessari sopralluoghi e rilievi sia per dare livello alle diverse bocche sia per suddividere le spese sostenute dalla comunità. Le bocche furono tassate in misura variabile, con taglie da 20 a 40 soldi-planet. Sempre nel 1288 venivano pubblicati gli ordinati o provvisioni riguardanti il Naviglio conosciuti da noi nella trascrizione di Graziolo da Gavardo. Le provvisioni vennero approvate dalla Università del Naviglio il 3 dicembre 1414 e da Pandolfo Malatesta, signore di Brescia e di Bergamo, l'1 febbraio 1415. Un «Nuovo corpo delle provvisioni antiche e nuove» venne approntato due anni dopo dai Deputati alla Conservazione del Naviglio ed approvato dal duca Filippo Maria Visconti il 12 febbraio 1422. L'università del Naviglio era retta dai dodici saggi scelti fra i maggiori utenti, uno dei quali doveva essere di Gavardo, due o tre dovevano risiedere nella zona pedemontana, mentre uno ciascuno era attribuito ai territori di Asola, Isorella, Ghedi e Canneto. I saggi erano assistiti da un avvocato e da due sindaci «per la difesa dei diritti del Naviglio» e da un massaro. L'Università ebbe ampi poteri, concedendo e regolando l'estrazione dell'acqua come accadrà nel sec. XVI, quando concederà al Comune di Villanuova sul Clisi di derivare dal canale una seriola. Nel 1428 poi l'Università del Naviglio dopo molte resistenze concesse ai Gonzaga la derivazione di una seriola per l'irrigazione dell'Asolano, a particolari condizioni. Gli studiosi sono d'accordo sul fatto che il Naviglio sia stato scavato al preminente scopo della navigazione come asserisce il nome e confermano i manufatti nonché la analoga destinazione dei Navigli di Cremona, di Pavia, di Milano, press'a poco realizzati nella stessa epoca. E stato osservato, del resto, come i ponti dell'isola in Gavardo, di Bolina, di Pradavaglio e di San Giacinto in S. Eufemia della Fonte (distrutto di recente) sono ad arco a tutto sesto, così come i ponti della laguna veneta per il passaggio dei natanti. Ad un «antico progetto di Navigazione» si appella una pubblicazione del conte Vincenzo Cigola del 1803, dal titolo «Canale Naviglio Bresciano». Ma, sopra ogni altra destinazione, il Naviglio servì soprattutto all'irrigazione e alla fluitazione del legname della Valsabbia e della Valle del Caffaro e di altre merci. I comuni i cui territori venivano irrigati, in tutto od in parte, dalle acque del Naviglio erano: Gavardo, Prevalle, Paitone, Nuvolento, Nuvolera, Bedizzole, Mazzano, Rezzato, Castenedolo, Botticino, Caionvico, Brescia, Borgosatollo, Montirone, Poncarale. La irrigazione raggiunse i limiti della cosiddetta campagna di Montichiari. Colatizi e altre acque servirono inoltre alla bonifica delle lame di Ghedi e di altre terre. Tra le molte rogge e seriole sono da elencare: Vescovata, Viollona e Medici nel comune di Gavardo; Bazzucca, Spinarola, Lancellotta e Desa nel comune di Prevalle; Rudone e Pasotta nel comune di Rezzato; Razzica, Avogadra, Musia nel comune di Brescia. Quanto alla fluitazione il canale era accompagnato specie nella stagione invernale in tutta la sua lunghezza da un sentiero per i cavalli, che anticamente tiravano le zattere cariche di legname o di altri materiali. Il canale servì anche per rifornire legname ed altro alla città assediata nel 1438.


Dopo l'assedio del 1438, con l'erezione di nuovi baluardi e spalti con lo scavo della fossa esterna, vennero convogliate nel Naviglio in località oggi di S. Maria Bambina le acque del Garza, nel cui letto vennero invece immesse le acque del Celato e del Bova. Il 28 febbraio 1446 il Comune acquistava da Tonino qd. Bonomo Caprari de Gabardis di Clusone una bocca di seriola nel Naviglio delle Chiaviche a Borgo Poncarale per il prezzo di 20 ducati d'oro e tre some di frumento. E forse questo il primo tentativo di derivare acque per l'irrigazione della parte più brulla del territorio, cui seguì, più tardi, la bonifica delle lame, attraverso una nuova seriola, che doveva raccogliere le acque colatizie del Levacolo nella regione lamosa detta Striaghe verso Leno. Sotto il dominio veneto nell'ambito della Quadra di Montagna il Naviglio dava il nome ad un distretto con capoluogo Gavardo e comprendente Nuvolento, Sopraponte, Vobarno, Sabbio Chiese, Goglione Sopra e Sotto (oggi Prevalle), Paitone, Vallio, Serle e Prandaglio. Nell'agosto 1454 il Consiglio esaminò un progetto di canale col quale, sfruttando l'acqua delle risorgive a S di Brescia, si potessero collegare Brescia con S. Zeno, Bagnolo e Manerbio. Da S. Zeno alle Chiaviche si poteva sfruttare, allargandolo, il tratto già esistente del Naviglio inferiore. Gli uomini dei tre paesi si dichiararono pronti a provvedere alla mano d'opera per lo scavo. Controversie fra l'Università del Naviglio e il Comune di Brescia si verificarono tra il 1455 e il 1471 circa la giurisdizione sul canale. Il Comune, infatti, rivendicò al Consiglio Generale la nomina dei dodici Saggi, del massaro e dei sindaci. Controversie terminate con una transazione del 1480 secondo la quale veniva riconosciuto all'Università il diritto di nominare gli amministratori, ma Brescia acquisiva quello di eleggere nel Consiglio delle università tre suoi rappresentanti. Di rilievo è il «Registrum Contarenum» con il quale, su incarico del governo veneto il 13 ottobre 1462, il podestà di Brescia Davide Contarini per evitare ogni litigio e contestazione compilava l'elenco delle bocche da cui si autorizzava il prelievo dell'acqua, la loro «bracciatura» o ampiezza e il modo di mantenerle o ripararle. Questa specie di catasto degli utenti del Naviglio elencava ben 101 bocche da Gavardo a Ghedi e finì con abbracciare un complesso di 6800 ettari, senza contare l'utilizzazione delle acque a scopo industriale. Sul Naviglio, alle Chiaviche di Poncarale, veniva conclusa la pace che prese il nome di pace di Bagnolo del 7 agosto 1484 e che la lapide in ricordo posta nell'Osteria suggerisce come firmata nell'«irriguus flumen». Non mancarono contrasti, liti e interventi anche armati tra il Comune di Brescia, cui apparteneva il governo del Naviglio e i Comuni di Lonato, Calcinato e Montichiari per le relative Rogge che tutte traevano acqua dal Chiese. Nel 1487 era stata emanata una ducale nella quale si rinnovavano «i secolari diritti dei tre comuni di Lonato, di Calcinato e di Montichiari sulle acque del Clisi». Ciò scatenò la reazione dei Gavardesi, che pretendevano di usare a loro piacimento delle acque del fiume, nutrendo, come ha annotato Pandolfo Nassino, avversioni anche antivenete e che giunsero a costruire, nel febbraio 1528, alcune «travate» per impedire il libero fluire delle acque del Chiese, e pertanto quello delle derivazioni irrigue. Né valsero le proteste, finché nella notte dal 28 al 29 agosto una spedizione di uomini sopraggiunti da Montichiari e da Calcinato a mano armata ed a forza distrusse quegli impedimenti. Accuse e ritorsioni continuarono fino a quando una lunga istruttoria e il parere dei Dieci portarono ad una sentenza sulla partizione delle acque del fiume Clisi a Gavardo emanata il 19 maggio 1553 dal doge Francesco Donato che stabilì che metà delle acque del fiume Chiese spettasse al Naviglio e l'altra metà alle Comunità di Lonato, Calcinato e Montichiari. Ma la sentenza non eliminò contrasti e liti. Nel quadro della realizzazione di una via navigabile fra Venezia e Brescia, nei primi decenni del '600 si inseriva un progetto del clarense Giacomo Renati di rendere navigabile il Naviglio da Gavardo all'Oglio. Tale progetto venne discusso il 20 ottobre 1656 nel Consiglio Generale della città. La relazione del Renati accompagnata da un «disegno» venne dallo stesso Consiglio approvata il 7 maggio 1660 con un'equa ripartizione di redditi per coloro che avessero contribuito all'impresa. Approvato da Venezia l'11 marzo 1662 il progetto venne rimandato a causa della guerra di Candia.


Come ha documentato Leonardo Mazzoldi il 10 luglio 1673, sotto la Loggia, da parte del pubblico trombetta o araldo, fu proclamato un Editto per la navigazione di Brescia: i rettori, ricordato il decreto del senato del 1662, lasciavano intravvedere gli incalcolabili vantaggi che sarebbero derivati al territorio bresciano dalla estensione di una rete di canali navigabili. L'interessamento delle popolazioni e l'attività dispiegata dai rettori dovettero essere notevoli, se il 16 dicembre 1673 il senato si compiaceva con questi ultimi per lo zelo da essi spiegato a vantaggio dell'impresa, per la quale già si trovavano raccolte «buone summe». Si era così potuto dare inizio ai lavori dietro progetto di Tommaso Cantini che nella primavera del 1674 era già in gran parte realizzato tanto che mancavano al completamento dell'opera «due sole miglia, et anco meno». Invece, l'inadeguatezza dei fondi stanziati e altre difficoltà provocarono l'accantonamento dell'impresa. Nel 1673 il perito Bovio di Lodi avanzava il progetto di congiungere il Naviglio col Molone per mezzo della Castrina vecchia e della Garza vecchia, abbandonato poi per le violente opposizioni. Nel medesimo anno, l'ingegnere padovano Vincenzo Barattoni veniva incaricato di stendere un nuovo progetto per congiungere il Naviglio con il Mella attraverso le lame di Bagnolo, Porzano, Leno e Milzanello. Il progetto, accolto con grande favore e seguito con appalti ed espropriazioni, poi si arenò nonostante che il conte Vincenzo Cigola nella sua «Sposizione dell'antico progetto di navigazione nella provincia di Brescia» ne propugnasse la realizzazione ancora nel 1803. Accantonati i progetti ambiziosi ricomparvero gli eterni contrasti circa le acque del Chiese. A precisare e a dirimere le questioni si susseguirono la relazione del 25 aprile 1688 di Matteo Alberti, gli ordini del 23 aprile 1701 dei Rettori di Brescia, dichiarati dal Senato veneto giudici inappellabili, e, ancora, il concordato dei tecnici Polleni e Corradi del 14 ottobre 1742 e, infine, la Transazione emessa nel 1743 da p. gesuita p. Antonio Lecchi, matematico delle «Loro Maestà Imperiali», e pubblicata a Brescia da Pietro Pluda, ispettore generale, presso il tipografo Gianmaria Rizzardi. In essa si stabilivano i capisaldi in muratura per la divisione delle acque del fiume Chiese. Intanto, nel 1736 presso la tipografia del Rizzardi, il nob. Paolo Scovolo aveva riunito in un volume dal titolo «Provisioni della Università del Naviglio» tutte le Ducali, gli ordini e le terminazioni, ossia tutti i documenti comprovanti diritti e prerogative dell'Università stessa. La silloge venne ripubblicata dai fratelli Pasini nel 1777. Ma tutti questi interventi non valsero a cancellare diatribe specie tra utenti del Chiese e quelli del Naviglio. Infatti a dirimere sempre nuove questioni il 21 dicembre 1783 gli ingegneri Lorgna e Coccoli avanzavano una loro relazione, seguita da una terminazione del 15 aprile 1788, il «Convocato» di Gavardo del 23 aprile 1789 ed infine, la terminazione 17 marzo 1791. Lo stesso Governo provvisorio in nome del Sovrano Popolo Bresciano, il 31 ottobre 1797 decretava la costruzione a valle di Gavardo di un nuovo partitore per la divisione delle acque a metà fra il Naviglio e le Rogge, richiudendo con ciò la terminazione Donato del 19 maggio 1553. Venivano avanzati ancora progetti per la congiunzione del Naviglio con il Mella, e per la costruzione di canali navigabili (v. Navigazione interna; v. Canali navigabili). L'acqua del Naviglio venne deviata verso la brughiera di Montichiari al campo trincerato costruito dal 1805 in poi per ordine di Napoleone I. Contrasti sulle riparazioni delle rive del Naviglio tra l'Università del Naviglio stesso e il governo vennero affrontati nel 1812-1816 del cav. Clemente Di Rosa. Fino al 1846 il Naviglio servì anche alla fluitazione del legname mediante zattere che dalla Valle Sabbia raggiungevano la Razzica di Rezzato, quella di S. Eufemia e San Polo e finivano al Porto di S. Matteo, dove due poderosi gargami in pietra viva e fiammellati facilitavano lo sbarramento delle acque e lo scarico dei legnami in città.


Determinante fu la pubblicazione, il 9 febbraio 1846, di un nuovo Statuto o Regolamento della Università del Canale Naviglio approvata dalla Imperiale Delegazione Provinciale il 19 marzo seguente. Tale statuto introduceva una novità assoluta: rimandava non più alla città di Brescia, ma agli utenti la fissazione dell'uso delle acque. Regolava poi l'organigramma e le varie competenze all'interno dell'Università del Naviglio. Particolari articoli venivano dedicati alla fluitazione del legname. Nel 1862 il dott. Marziale Ducos contestava le riforme del regolamento approvato dalla Commissione Generale del Naviglio bresciano l'1 marzo 1862. L'1 luglio 1866 veniva piantato alla Bargnana, presso Piffione di Borgosatollo, un termine in pietra con la scritta sulla faccia a mattina «termine del Naviglio Grande Brescia» e su quella a sera «Inizio del Naviglio Inferiore». Nuove contestazioni e vertenze venivano suscitate nell'aprile 1867 dalla scoperta, durante lavori di espurgo, di sbarramenti atti a deviare il corso dell'acqua in favore dell'Università del Naviglio a danno di Lonato, Calcinato e Montichiari. Nella causa intervennero studiosi autorevoli e lo stesso avv. Giuseppe Zanardelli. Di notevole importanza assunse dal 1905 il progetto dell'ing. Tobia Bresciani per la riduzione del lago d'Idro a serbatoio artificiale (v. Serbatoio artificiale del lago d'Idro). La realizzazione di tale progetto decretata dal Ministero dei Lavori Pubblici, il 25 ottobre 1917 e realizzata dalla Società Lago di Idro (S.L.I.) permetteva infatti di portare gli ettari irrigati attraverso il Naviglio da 6.844 a 9.755. Il decreto del 5 febbraio 1927 riconosceva come antico l'uso del Chiese da parte del Naviglio, della Roggia Lonata, della Roggia Calcinato e del Vaso Generale di Montichiari. Tali vantaggi e la nuova situazione portarono il 7 maggio 1932 alla formulazione di un nuovo Statuto o Regolamento che venne approvato con decreto del Ministero dell'Agricoltura e foreste il 13 maggio 1933 n. 3255. Nel frattempo, in seguito alle leggi sulle acque (20 novembre 1916 e 9 ottobre 1919) e il Testo Unico dicembre 1933 n. 1775, le acque del Chiese e quelle del Naviglio venivano iscritte sull'Elenco delle Acque Pubbliche. Esperite le pratiche d'uso con l'accatastamento delle bocche, dei singoli terreni irrigati e degli opicifi animati dalle sue acque, il Naviglio ottenne il riconoscimento d'uso di acqua pubblica il 25 febbraio 1937 mediante decreto al quale è seguito altro decreto 16 novembre 1950 per la opposizione del Consorzio al primo. Con tale riconoscimento vennero dapprima assegnati al Naviglio alla presa di Gavardo litri 10.500 al minuto secondo in regime estivo, poi aumentati a litri 12.000 al secondo. L'annuo canone demaniale di derivazione che segue i riconoscimenti venne soddisfatto dalla Università a partire dal 1924 come di legge. Con Decreto 15 gennaio 1940 del ministero dell'Agricoltura e Foreste si riconosceva alla Università la natura giuridica di Consorzio di bonifica a termini del Decreto 13 febbraio 1933 n. 215 sulla bonifica integrale. Inoltre veniva dal 1929 al 1937, realizzato con grandi difficoltà un nuovo sistema di distribuzione e di assegnazione delle portate ai comprensori di Bocca, costruendo nuove paratoie, bracciature o prese. Variazioni vennero operate negli orari di erogazione e nella portata operante in base alla superficie, ubicazione e assorbimento dei terreni dei vari comprensori. Il decreto Finzi del 20 marzo 1921 dispose che la concessione delle acque delle utenze venisse non dalle portate ordinarie spettanti agli antichi utenti, ma dalle nuove portate create dall'invaso del lago d'Idro. Sempre vivo rimase il problema del regime delle bocche e delle variazioni che pesava nelle assemblee degli utenti, come quelle del 19 settembre 1923, del 24 novembre 1926 ecc. Nel quadro della bonifica integrale attraverso l'utilizzo delle acque del Comprensorio irrigato dal Canale Naviglio, con decreto prefettizio del 28 maggio 1929 e poi con Decreto del 12 febbraio 1930 all'Università Naviglio Grande venne imposta l'Amministrazione commissariale e riformato il vecchio statuto-regolamento del 1846 con quello nuovo (13 maggio 1933). Numerose opere vennero compiute nell'ambito così da portare la superficie irrigata dal Naviglio, in ettari, da 7817 del 1929 ai 9.511 del 1933. Nel 1939 a S. Eufemia della Fonte vennero compiuti passaggi e un ponte, mentre la copertura venne eseguita negli anni Cinquanta. Il 12 aprile 1939 alla presenza del ministro Cobolli-Gigli si inaugurava sul Naviglio un nuovo impianto di Servizi municipalizzati. Con Decreto Ministeriale del 2 gennaio 1941 venne costituito il consorzio di bonifica Università del Naviglio bresciano comprendente una superficie di 11.000 ha tutti classificati di bonifica integrale e in parte irrigabile per scorrimento. Nel 1947 il Canale venne tombinato da S. Eufemia alla strada per Mantova evitando in tal modo il tratto che lo conduceva al Porto di S. Matteo, press'a poco nell'attuale via Daniele Comboni. Problemi di dotazione d'acqua si ponevano assieme ad altri ancora nel 1952 fino a quando nel 1953, per la mediazione del sindaco di Brescia, veniva siglata la Pace del Chiese (v.) con la quale venne regolata l'erogazione delle acque specie riguardo all'Alto Mantovano. Nel giugno 1988 l'Università del Naviglio Grande veniva assorbita nel nuovo Consorzio di bonifica.


Rilevante rimase nei secoli il problema degli allagamenti dovuti al percorso pedemontano del Canale nel quale le acque di un bacino imbrifero di circa 80 Km quadrati, nella evenienza di piogge dirotte, venivano ad assumere notevole ed irruente portata. Le «bocche» di sponda sinistra erano insufficienti a smaltire la massa d'acqua torrentizia proveniente in gran copia dalla valle Giava di Nuvolera e dalla immensa Valverde che da S. Eufemia giunge a Serle. Gli abitanti di S. Eufemia e di S. Polo venivano raggiunti dalla maggior copia d'acqua e specialmente a San Polo dove giunge anche il torrente Garza, si verificarono imponenti alvei con i conseguenti danni. Di proporzioni imponenti fu il 7 maggio 1930 l'allagamento della periferia cittadina. Per evitare, nella evenienza di piene del Naviglio, allagamenti e danni, l'amministrazione provvede a far scaricare a Gavardo le acque di concessione nell'alveo torrentizio del Chiese, aprendo anche tutte le «bocche» lungo il suo percorso.